Il mondo degli interpreti – Intervista alla radio

Intervista integrale del 24 ottobre 2018 ad Alessandra Checcarelli, ospite del programma Live Social in onda su Radio Roma Capitale il 20 novembre 2018.

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Buonasera, bentrovati. La confidenza, la conoscenza di una lingua non è sufficiente, certamente, per essere una brava o un bravo interprete, perché già nella parola “interpretare” c’è molto di più, c’è anche l’aspetto diciamo paraverbale, se non a volte anche non verbale. Anche se, quando assistiamo magari ad una conferenza o semplicemente a una persona che viene accompagnata dall’interprete, ci rendiamo conto di quanto sia, soprattutto nella traduzione quella simultanea, complicato stare al passo di una persona che magari non è neanche abituata ad avere l’interprete vicino. Comunque a un certo punto del discorso magari si dimentica che quella è la situazione nella quale si trova e naturalmente comincia a parlare anche con la velocità e con la modulazione che gli è propria nella vita di tutti i giorni. Allora oggi andiamo a conoscere proprio la figura dell’interprete e della traduttrice, quindi, di conseguenza. Ne abbiamo scovata una grazie alla redazione, una professionista che ha qui sito operativo a Roma, ma che naturalmente lavora in tanti contesti. Vi presento Alessandra Checcarelli. Buonasera, Alessandra, bentrovata!

Buonasera.

Oh, devo dire la verità: tanti anni che faccio questa trasmissione, tante (inevitabilmente) professioni che vado a conoscere, no? Perché poi è vero che parliamo di tanti argomenti, però si appoggiano sempre ai professionisti e alle professioni. Questa è la prima volta che mi capita di conoscere direttamente vis à vis (questo è bolognese: vis à vis) un’interprete. Un’interprete nel senso tecnico della parola. Ho avuto modo di parlare con i traduttori, ma il traduttore appunto lavora per lo più su roba scritta e quindi…

Esatto.

…è tutt’altro mestiere. Allora, ti faccio una domanda a ampio raggio: però quali sono i segreti, o meglio, le difficoltà anche, che incontra un traduttore?

Allora…

…un interprete, pardon? 

Un interprete. Allora, iniziamo con il dire che in realtà la parola “traduttore” di suo è molto spesso utilizzata per designare entrambe le professioni, anche se in realtà la vera denominazione è appunto per chi traduce la lingua orale “interprete”, per chi traduce la lingua scritta appunto “traduttore”. Io svolgo entrambe le professioni, ma prevalentemente ho una formazione da interprete di conferenza e lavoro soprattutto come interprete di conferenza. Quali sono le difficoltà? Dunque, un po’, un paio le hai nominate: la velocità, il fatto di calarsi nei panni di chi parla, e quindi rendere le sfumature linguistiche, l’intenzione…

Esatto, l’intenzione…

…più che le parole, l’intenzione del messaggio.

Esatto.

Esatto.

Perché poi quando parliamo noi inevitabilmente rimarchiamo un parola, una frase piuttosto che un’altra per far capire…

Esatto.

…per mandare un determinato messaggio, no? E anche…

Esattamente.

…come dicevi tu prima il tono che si usa ci fa capire anche se c’è, come dire, una lettura possibilmente ironica…

Esatto, e quindi…

…della cosa stessa.

…l’interprete cosa fa? Deve rendere tutta quell’ironia, deve rendere l’ironia, deve rendere la tristezza, deve rendere… è un po’ diciamo un “attore dell’ordinario”, perché comunque le situazioni ordinarie sono tante e l’interprete un po’…

Esatto.

…per poter svolgere appieno il suo mestiere deve un po’ calarsi nei panni…

Bravissima.

…un po’ essere attore.

È un po’, sai, come nel doppiaggio, dove sì, è importantissimo, fondamentale, avere una dizione perfetta, avere un buon timbro di voce, una buona gestione anche, come dire, della voce stessa, ma molti dei doppiatori italiani (non so, abbiamo una scuola importante in Italia) sono anche, se non prima di tutto, degli attori.

Esatto, esatto.

Eh capisci, quindi…

Esatto.

…bisogna entrare proprio nel personaggio e nella vicenda, è necessario.

C’è chiaramente un’affinità, anche se non siamo dei doppiatori.

Certo…

C’è un’affinità…

Sì sì sì, chiaro.

…ma ci sono chiaramente delle differenze, perché non è per forza richiesto un timbro particolare all’interprete.

Nooo, è chiaro! È chiaro, è chiaro!

Questo c’è da dire.

Anche perché voi traducete o in simultanea o in modo…

Consecutiva.

…consecutivo non film o serie televisive, ma quello che succede nella realtà con persone…

Esatto, diciamo così, sì.

…che non stanno lì a recitare, diciamo, tra virgolette.

Più che altro lo facciamo sul momento…

Ecco…

…quindi…

Allora, simultanea e consecutiva…

…e consecutiva.

Perché? Perché simultanea è come se tu dovessi tradurre adesso quello che io ti sto dicendo.

Esattamente, io parlerei sopra la tua voce e tradurrei esattamente, anzi, interpreterei…

Sì.

…detto nella maniera corretta, quello che tu stai dicendo, nel modo in cui lo dici, cercando prima di calarmi nei tuoi panni. Consecutiva vuol dire che, invece, lo farei dopo, cioè tu parli, fai il tuo discorso, dopo un po’, dopo qualche minuto, mentre io prendo appunti, mi rielaboro il messaggio e poi lo rendo dopo la fine del tuo discorso.

Infatti. Infatti spesso, quando assistiamo a questa seconda tipologia di interpretazione, ci rendiamo conto che a volte quello che il traduttore dice dura meno tempo rispetto a quello che ha detto la persona stessa.

A volte capita e personalmente io credo che sia anche un fatto soggettivo…

Ah, ok.

…nel senso che non è una professione che, nonostante abbia chiaramente delle regole… non è una professione che stabilisce esattamente come devi interpretare, cioè è anche un po’ soggettiva, diciamo, in un certo senso. Può essere più breve la resa, semplicemente perché quello che si intende fare è trasmettere un messaggio. Di conseguenza, se l’oratore, magari nella sua cultura, è abituato a parlare di più… facciamo finta, la lingua italiana)…

Sì.

…si parla tantissimo, si utilizzano tante frasi, tante parole, magari per dire un concetto molto più riduttivo, che ad esempio nella lingua inglese si tradurrebbe con molte meno parole, e quindi in quel caso non è magari un riassunto, ma è una maniera diversa di rendere lo stesso messaggio in un’altra cultura.

Assolutamente. Allora, Alessandra, veniamo un po’ alle lingue. Quante ne parli? Quali parli, soprattutto?

Allora, se consideriamo l’italiano, che è la mia lingua madre, parlo l’inglese, il tedesco e il francese…

Ok.

…quindi sono quattro complessivamente.

Certo, assolutamente. I contesti dove solitamente finora ti sei trovata a lavorare quali sono stati, quali sono?

Tantissimi, tanti e i più diversi e disparati, molto distanti anche l’uno dall’altro, tant’è che ogni volta sembra una prima volta. Ogni volta è un riadattarsi a una situazione nuova, che è anche la cosa bellissima, a mio avviso, di questo mestiere, cioè trovarsi ogni volta davanti ad una cosa completamente diversa ed è come se tu non l’avessi mai fatto. Conferenze istituzionali, conferenze aziendali, meeting, riunioni, televisione… ambito religioso, ad esempio, quindi anche lì siamo sempre in conferenza, però…

Il latino, lei traduce…

Ha ha ha.

Sto scherzando, naturalmente.

Ha ha ha. No.

No no, nel senso, lei parla il latino, cioè loro fanno la messa in italiano… no, scherzo… in italiano e lei traduce, come una volta, in latino…

Beh, le congregazioni diciamo…

Eh va beh, va beh…

…sono un po’ sparse per il mondo, quindi anche loro costituiscono…

Certo…

…diciamo…

…assolutamente.

…una committenza.

Assolutamente. Insomma, si può vedere qualcosa dei tuoi lavori, delle tue partecipazioni sul tuo sito: www.interpretetraduttricesimultanea.com; questo è il sito. Alessandra, ecco, prima ne parlavamo anche fuori onda, si immagina sempre dall’esterno che il vostro sia un lavoro dove bisogna sempre continuare un po’ ad esercitarsi…

Sì…

Eh…

Sì, è un esercizio…

…ad allenare anche l’orecchio…

Esatto. Diciamo che chi sceglie di fare questo mestiere sceglie di farsi assorbire completamente la vita da questo lavoro. Perché? Perché è impossibile pensare di poter svolgere questo lavoro senza un costante aggiornamento, senza una costante formazione personale, riformazione personale, perché chiaramente il percorso di studi non basta… esercizio continuo, esercizio che continua e che si continua a svolgere lavorando, perché il lavoro è la migliore pratica, diciamo.

Assolutamente. Senti, una conferenza a cui partecipi o un qualsiasi altro contesto similare insomma, che ti ha visto protagonista quanto dura solitamente? Cioè, hai anche tradotto… non so se hai anche interpretato… perché io immagino una conferenza, qualcuno che parla, magari che è invitato che parla quei 50 minuti, un’ora, un’ora e mezza… anche più.

Sì, allora…

Quanto si può tenere botta? Questo mi chiedo…

Quanto si tiene botta? Allora, chiaramente le conferenze o gli incarichi in generale hanno ciascuno una sua durata.

Sì.

Quello televisivo molto spesso, se si tratta ad esempio di conferenze stampa, un’ora, e allora in quel caso tieni botta per forza, perché è così. Altrimenti, quando si tratta di conferenze dal vivo, in cui la tua voce viene trasmessa direttamente nell’aula dove tu sei…

Sì.

…ma anche per esempio in una modalità remota…

Sì.

…anche a distanza, visto che adesso è una modalità abbastanza gettonata, si tiene botta 20 minuti, poi c’è il collega…

Mmm.

…che in simultanea ti sostituisce per gli altri 20 minuti…

…e poi ritocca a te?

…e poi ritocca a te.

Ho fatto caso a questo, non ricordo veramente, se no ne farei menzione, lo direi… sì, una conferenza di quelle che, sai, durano due o tre giorni, che poi esce magari il video, il filmato, è tutto, diciamo, compresso in cinque-sei ore. Io me la sono vista, questa conferenza interessante, un po’ a pezzetti. Ricordo che c’erano tre speaker (tre speakers, tre voci), appunto, che poi ogni… sì, forse mezz’ora…

…mezz’ora…

…20 minuti, si alternavano.

Ci alternavamo.

Caspita… caspita!

Per una questione di concentrazione, perché chiaramente…

Eh, per quello, per quello, no, era da lì che nasceva un po’ la mia curiosità, perché comunque…

Certo.

…è un lavoro importante, proprio fisico, direi, non solo mentale…

Sì sì.

…proprio fisico.

Sì sì, è esattamente tutte e due.

Eh…

Molto fisico, anche.

Bene. Come si diventa interpreti? Esiste una scuola?

Allora… esiste una scuola…

Adesso dice: “La mia scuola!”.

No… no no.

No?

Assolutamente.

Ancora no?

Assolutamente… no, non lo dico, perché non è così, perché adesso ce ne sono tante, diciamo che il mercato si è molto allargato, quindi le scuole interpreti sono tante. Si chiamano scuole interpreti, ma in realtà sono dei percorsi di laurea, delle facoltà, che sostituiscono quelle che una volta erano le famose scuole interpreti. Continuiamo a chiamarle così, anche perché molto spesso ci scambiano per dei laureati in lingue, cosa che non è, perché si tratta di percorsi di studio molto diversi. Quindi esistono quelle che ancora chiamiamo scuole interpreti o facoltà di traduzione e interpretariato o meglio lauree specialistiche in interpretariato di conferenza o in traduzione. Quindi, come si diventa interpreti? Così, ma non basta. Questo è un percorso di formazione basilare, a cui segue, ovviamente, il percorso professionale, la pratica professionale, che si acquista facendo, con tutte le difficoltà del caso, perché all’inizio, essendo un mercato competitivo, è anche un mercato di difficile accesso, un mercato in cui è necessaria molta pazienza, molta costanza, tantissima passione, perché altrimenti è un lavoro che non si farebbe mai, se non fosse per la passione. E quindi si diventa interpreti un po’ con la formazione e un po’ con la pratica, ma soprattutto con la pratica.

Molto bene. E allora io ricordo: Alessandra Checcarelli, la trovate anche su Facebook, vediamo un po’, perché ho qualche problema di diottria. È questa pagina: Alessandra Checcarelli… respeaker, giusto?

Anche.

Translator… scusate, conference interpreter… come si pronuncia bene, fammelo tu?

Conference interpreter, translator, respeaker.

Ecco, giustamente mi sono servito della tua pronunzia. www.interpretetraduttricesimultanea.com: questo è il tuo sito, c’è anche il numero: 3200363892. Grazie, Alessandra, per essere stata con noi!

Grazie a voi!

Grazie!

Grazie!

Andiamo avanti qui su Live Social, e aspettiamo ancora tanti ospiti, tante interviste e sorprese. Rimanete con noi! 

 

Il video integrale dell’intervista è disponibile su YouTube al link: https://youtu.be/YEk-BtF6d0E

Il video ridotto dell’intervista è disponibile su Facebook al link: https://www.facebook.com/intervisteestorie/videos/2206301889611067/ 

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