Gli interpreti: attori invisibili?

Senza-titolo-1

Il 16 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale della Voce. Dedichiamo questo articolo agli interpreti, i professionisti della lingua che fanno della voce lo strumento principale del loro mestiere.

Ribadiamo ancora una volta che l’uso delle parole è importante: infatti, preso fuori contesto, il termine “interprete” può fare riferimento anche ai professionisti della recitazione (a proposito di confusione terminologica, si veda anche l’articolo “L’uso delle parole nel giornalismo: si dice “traduttori” o “interpreti”?”). In realtà, non è un caso che in certe lingue si usi lo stesso termine per indicare le due figure: effettivamente esistono dei parallelismi.

Nel video “The skills of an actor in interpreting”, Matthew Perret spiega che sia gli interpreti che gli attori trasmettono un messaggio e per farlo è richiesta a entrambi, oltre alla conoscenza pratica di tecniche sofisticate, anche una certa dose di “invisibilità”. In che modo l’interprete deve calarsi nei panni dell’oratore, così come un attore si cala nei panni del personaggio? Il segreto per veicolare con successo il messaggio sarebbe trovare il giusto equilibrio tra l’espressione dell’ego e l’espressione dei sentimenti del personaggio o dell’intenzione dell’oratore. Infatti, un ego eccessivo rischierebbe di far concentrare il pubblico sulla resa dell’interprete, mentre una scarsa immedesimazione avrebbe l’effetto di far sembrare la resa insicura o poco professionale. Invece, una combinazione equilibrata di immedesimazione e resa scorrevole e quanto più vicina al registro del personaggio/oratore sarebbe il parametro ideale per una buona performance.

In the beginning was the Word. In the beginning was… the Voice. Perhaps.

“In principio era il Verbo. In principio era… la Voce. Forse.”

Con queste parole, Perret ci vuole dire che nel mestiere dell’interpretariato non sono (soltanto) le parole a fare la resa, ma anche l’intonazione. Ovviamente (sottolinea Perret in un altro esempio), l’interprete non è un attore: se l’oratore urla e sbatte i piedi arrabbiato, l’interprete simultaneista che lavora in una cabina insonorizzata (ma anche l’interprete consecutivista che lavora vicino all’oratore) non può fare lo stesso: sarebbe inutile, innanzitutto perché il pubblico vedrebbe già l’oratore, in secondo luogo perché si avvertirebbe dalla cabina un fastidioso trambusto.

Quanto è importante quindi la voce nel mondo dell’interpretariato? E se un professionista avesse tutte le caratteristiche per poter svolgere il mestiere ma non avesse un timbro vocale gradevole? Nell’articolo “Serve una bella voce per fare l’interprete?”, Emanuela Cardetta spiega come sia possibile rimediare, lavorando su alcuni aspetti: mantenere la fluidità e la scorrevolezza dell’eloquio, dare un’intonazione al discorso, eliminare le pause piene, il respiro affannoso e gli accenti regionali, e fare attenzione al volume mantenendo una distanza adeguata dal microfono.

Ora che abbiamo svelato alcuni trucchi del mestiere… è davvero possibile per un interprete mantenersi invisibile? Nessuno ne parla apertamente, ma fin dagli anni Novanta il mondo accademico, le associazioni professionali e gli stessi interpreti vedono aleggiare nell’aria l’inquietante spettro dell’invisibilità. Nell’articolo “Finding and critiquing the invisible interpreter – A response to Uldis Ozolins”, Jonathan Downie cita il codice AIIC (AIIC Practical Guide for Professional Conference Interpreters, 1993), che non parla di invisibilità, ma ne incoraggia la pratica:

(…) make them [the audience] forget they are hearing the speaker through the interpreter.

“(…) far loro [al pubblico] dimenticare che ascoltano l’oratore attraverso l’interprete.”

In altre parole, l’interprete è il portavoce dell’oratore e come tale non è tenuto a dare spiegazioni e chiarimenti o a prendere decisioni indipendenti. Ciò è anche giusto se l’obiettivo è incoraggiare il rispetto di un’etica professionale di fedeltà al messaggio, altrimenti si rischia di suscitare nel pubblico un effetto di alienazione: l’ego dell’interprete porterebbe chi lo ascolta a vederlo come unico soggetto attivo rilevante della comunicazione.

Tuttavia, nella pratica, gli interpreti di conferenza omettono le ridondanze, adattano le strutture linguistiche, sostituiscono od omettono le battute; gli interpreti di tribunale adeguano anche il registro; gli interpreti di comunità o di trattativa consigliano gli oratori, coordinano i turni tra i parlanti, spiegano processi e problemi, evitano faux pas culturali.

La figura dell’interprete rimarrebbe quindi sospesa a metà tra un attore invisibile e un mediatore versatile che si adatta al contesto comunicazionale, che più che invisibile deve essere necessariamente “imparziale”, termine introdotto da Uldis Ozolins come sinonimo di “neutrale” o (secondo Daniel Gile) fedele a entrambi gli oratori, “bi-parziale”, in continuo equilibrio dinamico a partire dalla sua posizione centrale.

Successivamente, queste posizioni “intermedie” hanno avuto seguito e hanno portato a vedere la figura dell’interprete come mediatore o oratore indipendente (si vedano i contributi alla ricerca di Ebru Diriker).

In realtà, gli interpreti raccontano le parole dell’oratore, ma usano la voce e le loro abilità di mediazione per prendere decisioni indipendenti, ed è anche questo che rende il loro mestiere dinamico e versatile. Questo intervento arbitrario e strategico dell’interprete, spesso impercettibile anche a quei clienti-utenti che reputerebbero indispensabile la sua invisibilità, è essenziale a causa della presenza di culture, lingue e persone diverse che interagiscono nella comunicazione (si veda anche l’articolo di Jonathan Downie “Invisible interpreting is dead; long live added-value interpreting”).

In fondo, come diceva Peadar Ó Guilín in The Inferior:

Changing words isn’t so hard. Recognizing a particular sound, swapping it for another – that was easy even for your ancestors. Reading what happens in your head and the heads of all the beings around you, now that is difficult. Finding equivalents in one culture for the basic concepts of another – that is really difficult.

“Cambiare le parole non è così difficile. Riconoscere un suono particolare, scambiarlo per un altro – questo era facile anche per i nostri antenati. Leggere quello che succede nella mente tua e di tutti gli esseri umani intorno a te, questo è difficile. Trovare in una cultura equivalenti per i concetti basilari di un’altra – questo è davvero difficile.”

5 pensieri riguardo “Gli interpreti: attori invisibili?

  1. Grazie mille per aver ripreso il mio post 🙂 La questione della presunta invisibilità dell’interprete è sempre molto spinosa e a mio avviso è impossibile dirimerla in maniera definitiva con un approccio valido ed efficace in tutti i contesti. Nella pratica ho però constatato che in alcune situazioni proprio per rimanere imparziali la scelta migliore è uscire dall’invisibilità. Per questo mi piace molto il concetto di Jonathan Downie dell’interprete come partecipante attivo che aggiunge valore (attraverso le sue scelte).

    Piace a 1 persona

    1. Grazie a te per il commento, Emanuela. Il tuo articolo offre spunti interessanti e condivido anch’io l’opinione tua e di Jonathan di uscire dall’invisibilità, come si evince anche dalla mia conclusione. Il nostro è un mestiere pratico, pertanto è alla pratica che bisogna fare riferimento. Anch’io all’atto pratico ho notato che è impossibile mantenersi del tutto invisibili e questo è anche un vantaggio. In primis perché il modo di lavorare è anche soggettivo e il fatto di metterci (o doverci mettere) del nostro è un punto a favore anche del cliente, oltre a costituire l’USP che contraddistingue ogni professionista. Se così non fosse, credo che le macchine, se solo fossero efficienti a un livello adeguato, ci avrebbero già sostituiti. E in questo caso avremmo già perso l’aspetto culturale e umano tipico della comunicazione, che è anche quello che rende il nostro mestiere così bello.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...