L’interpretazione consecutiva: 5 miti da sfatare

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L’interpretazione consecutiva è una modalità di traduzione orale. È detta interpretazione consecutiva perché l’interpretazione avviene dopo l’intervento dell’oratore. L’interprete è vicino all’oratore e ascolta il suo discorso prendendo appunti. Quando l’oratore finisce di parlare (dopo cinque o dieci minuti al massimo), l’interprete riproduce quanto ha detto in un’altra lingua.

(definizione tratta dal sito https://www.interpretetraduttricesimultanea.com)

Già nell’articolo di questo blog “Gli interpreti e il principio di riservatezza dopo il vertice di Helsinki 2018” si era fatto cenno a questa modalità quando si parlava della tecnica di presa di appunti degli interpreti in ambito diplomatico.

Provando ora a calarci nei panni di qualcuno che non è esperto del settore, è abituato ad ascoltare gli interpreti di conferenza e sta assistendo a questa modalità di interpretazione, potremmo affermare che:

  • l’interpretazione consecutiva è più semplice dell’interpretazione simultanea;
  • essendo più semplice, è meno costosa della simultanea;
  • se l’oratore si dilunga, l’interprete può riassumere ciò che ha detto;
  • i simboli che usa l’interprete nei suoi appunti sono quelli degli stenografi;
  • dagli appunti dell’interprete è possibile ricostruire il discorso dell’oratore.

Proviamo ora a spiegarvi perché tutti e cinque sono dei miti da sfatare.

Come vedete, non prendiamo in considerazione il punto di vista di un fruitore del servizio che non ha mai avuto a che fare con gli interpreti e non ne conosce il percorso formativo e professionale. Se così fosse, dovremmo aggiungere un altro luogo comune piuttosto diffuso: per fare l’interprete basta conoscere due (o più) lingue. Evitiamo l’argomento in quanto fin dall’inizio abbiamo affermato che l’interpretazione presuppone la conoscenza e l’applicazione di una tecnica, il che significa che non è un’attività che si può improvvisare. Analizziamo quindi le tre affermazioni.

L’interpretazione consecutiva è più semplice dell’interpretazione simultanea

Falso.

Ascoltare con attenzione un discorso, saperne creare mentre lo si ascolta una mappa mentale e scritta che ne riproduca le singole unità, il filo logico che le lega e i dettagli precisi richiede varie abilità e competenze. Infatti, se è vero che il discorso va tradotto consecutivamente, esso va compreso e strutturato simultaneamente. È quindi necessaria innanzitutto un’elevata capacità di concentrazione, così come è richiesta nell’interpretazione simultanea; inoltre l’interprete deve conoscere bene la struttura linguistica della lingua di partenza e della lingua di arrivo, al fine di strutturare mentalmente e sul foglio le unità del discorso; ancora, l’interprete deve conoscere l’argomento o almeno sapere di cosa si sta parlando, al fine di riprodurre i nessi logici tra le varie unità; infine, all’interprete è richiesta una grande attenzione al dettaglio, oltre alla velocità e alla capacità di analisi e di sintesi.

Queste abilità sono anche richieste nell’interpretazione simultanea, con la differenza che in questo caso la mappa mentale si crea e il filo logico si segue contemporaneamente al discorso, per cui l’interprete simultaneista (abituato a condividere l’attenzione tra il testo che ascolta e il testo che produce e a sentire parlare allo stesso tempo l’oratore e se stesso), a differenza del consecutivista, se riesce a mantenere la velocità e la concentrazione, non rischia di perdersi i dettagli in quanto li rende subito nella lingua di arrivo.

Per finire, mentre il simultaneista è (solitamente) nascosto in una cabina insonorizzata, il consecutivista è direttamente esposto al contatto con il pubblico che lo ascolta, per cui è maggiormente chiamato all’interazione e alla messa in atto di abilità empatiche e “recitative” (si veda l’articolo “Gli interpreti: attori invisibili?”).

Essendo più semplice, è meno costosa della simultanea            

Vero e falso.

Rispetto alla tariffa dell’interprete simultaneista, quella del consecutivista è più alta, in quanto dal suo punto di vista le difficoltà del servizio sono maggiori.

Tuttavia, mentre il simultaneista lavora sempre con un collega, con il quale si alterna ogni 20 o 30 minuti, il consecutivista è in grado di lavorare da solo, poiché la natura del servizio gli consente di distribuire lo sforzo mentale senza concentrarlo in un’attività che prevede simultaneamente l’ascolto, la rielaborazione e la resa.

Questo significa che complessivamente il cliente pagherà di meno un servizio di interpretazione consecutiva, in quanto assumerà un interprete anziché due, ma in ogni caso dovrà tenere presente che i tempi della consecutiva si allungheranno rispetto a quelli della simultanea.

Se l’oratore si dilunga, l’interprete può riassumere ciò che ha detto

Falso.

Un’interpretazione consecutiva non è un riassunto. È vero che il fruitore del servizio (il pubblico) è interessato a conoscere il contenuto del messaggio originale, ma poiché un interprete professionista non è un tuttologo, non è compito suo selezionare le informazioni importanti e scartare quelle che ritiene inutili.

Ci sono lingue come l’italiano che nella pratica sono spesso usate per fare degli interventi molto prolissi ma riassumibili in poche parole. In questo caso, se è possibile rendere il contenuto del testo di partenza con meno parole, soprattutto in lingue come l’inglese o il tedesco, l’interprete è tenuto a fornire una consecutiva più breve dell’originale, ma ciò non significa affatto riassumere, bensì “interpretare” il messaggio ai fini di una resa chiara e fedele.

I simboli che usa l’interprete nei suoi appunti sono quelli degli stenografi 

Falso.

I simboli servono per velocizzare la presa di appunti, che avviene simultaneamente all’ascolto del discorso. Esistono dei simboli standard, ma l’interprete non è obbligato a utilizzarli: alcuni ricordano meglio le informazioni scrivendo le parole, altri usano abbreviazioni, altri simboli inventati che rimandano a parole o concetti, altri non prendono appunti e altri ancora combinano tutte queste possibilità insieme, magari utilizzando parole nella lingua di partenza, nella lingua di arrivo, in entrambe o in un’altra lingua! La tecnica di presa di appunti è quindi molto personale e soggettiva e ogni interprete usa la sua, l’importante è che riesca a ricostruire il messaggio di partenza per poterlo interpretare correttamente nella lingua di arrivo.

Dagli appunti dell’interprete è possibile ricostruire il discorso dell’oratore

Falso.

Va da sé che qualsiasi richiesta rivolta a un’interprete di sottoporre i suoi appunti all’attenzione e all’analisi di terzi si rivelerà inutile: nessuno può capire quello che l’interprete ha scritto e a volte nemmeno lui lo sa!

Alcuni riescono a riprodurre una mappa molto strutturata che segue l’analisi logica delle frasi, per cui potrebbero essere anche in grado di reinterpretare quegli appunti a distanza di tempo, ma difficilmente succede, in quanto per ragioni di riservatezza nei confronti del cliente l’interprete distrugge gli appunti subito dopo il convegno. Altri invece usano queste mappe solamente a supporto della memoria, per cui sul foglio si possono vedere solo frecce, cerchi, quadrati o altri segni incomprensibili a chiunque, quindi non ricostruibili nemmeno dall’interprete subito dopo averli usati per interpretare il discorso e tantomeno a distanza di giorni o settimane. Infine, lavorando su unità di senso per ricostruire il contenuto e non sul contenuto stesso, l’interprete non ricorda mai quello che ha detto. Per queste ragioni sarebbe del tutto inutile chiamarlo a testimoniare!

Ora che abbiamo sfatato cinque miti comuni sull’interpretazione consecutiva vista da un fruitore medio, vorremmo fare un’ultima considerazione che esprime il punto di vista di molti interpreti: sebbene la consecutiva possa adattarsi maggiormente a personalità estroverse ed empatiche (e nemmeno questo va dato per scontato!), resta sempre un compito estremamente complesso che spesso passa al secondo posto nelle preferenze degli interpreti abituati a lavorare anche come simultaneisti.

La ricompensa del consecutivista è il maggiore riconoscimento che ottiene alla fine, qualora sia riuscito a fare un buon lavoro. A rendergli merito è il calore del pubblico e un dubbio che attanaglia la mente di chi lo ha visto e ascoltato: “Ma… quello era uno stenografo o un attore?”.

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