La memoria, uno strumento del mestiere dell’interprete

La persistenza della memoria

“La persistenza della memoria” (1931), Salvador Dalì

Nel trasmettere un messaggio da una lingua a un’altra, l’interprete non deve soltanto conoscere e saper applicare le tecniche di interpretazione simultanea e consecutiva, ma anche avere una vasta cultura generale, avere studiato a fondo l’argomento e la terminologia del convegno o della trattativa e ricordare le informazioni ottenute sul momento. Per fare tutto questo entra in gioco la memoria.

Traduzione dall’inglese dell’articolo “Human memory: How we make, remember, and forget memories” di Michael Greshko apparso su National Geographic: https://www.nationalgeographic.com/science/health-and-human-body/human-body/human-memory/

La memoria umana avviene in molte parti del cervello contemporaneamente, e alcuni tipi di ricordi si conservano più a lungo di altri.

Fin dal momento in cui nasciamo, il nostro cervello è bombardato da un’immensa quantità di informazioni su di noi e sul mondo che ci circonda. Allora, come conserviamo tutto quello che abbiamo imparato e vissuto? I ricordi.

Gli esseri umani conservano diversi tipi di ricordi per diversi periodi di tempo. I ricordi a breve termine durano da secondi a ore, mentre i ricordi a lungo termine durano anni. Siamo anche dotati di una memoria di lavoro, che ci permette di conservare nella mente un’informazione per un periodo di tempo limitato ripetendola. Quando ripetiamo più volte un numero di telefono per ricordarcelo, utilizziamo la nostra memoria di lavoro.

Un altro modo di classificare i ricordi avviene in base all’oggetto del ricordo stesso e al fatto che ne siamo coscienti. La memoria dichiarativa, detta anche memoria esplicita, consiste nei tipi di ricordi che viviamo in maniera conscia. Alcuni di questi ricordi sono fatti o “conoscenze comuni”: cose come la capitale del Portogallo (Lisbona) o il numero di carte in un mazzo standard (52). Altri consistono di eventi passati che abbiamo vissuto, come una festa di compleanno quando eravamo bambini.

La memoria non dichiarativa, detta anche memoria implicita, si costruisce in maniera inconscia. Questa memoria comprende la memoria procedurale, che il vostro corpo utilizza per ricordare le abilità che avete imparato. Suonate uno strumento o andate in bicicletta? In questi casi attivate la memorie procedurale. La memoria non dichiarativa può anche essere responsabile delle risposte inconsapevoli del vostro corpo, come quando vi aumenta la salivazione alla vista del vostro piatto preferito o vi irrigidite quando vedete qualcosa che vi spaventa.

In generale, la memoria dichiarativa si forma più facilmente rispetto alla memoria non dichiarativa. Impieghiamo meno tempo a ricordare la capitale di un paese rispetto a imparare a suonare il violino. Ma la memoria non dichiarativa si conserva più facilmente. Una volta che avete imparato ad andare in bicicletta, probabilmente non ve lo dimenticherete.

I tipi di amnesia

Per capire in che modo ricordiamo le cose, è incredibilmente utile studiare in che modo ce le dimentichiamo – ragione per cui i ricercatori studiano l’amnesia, la perdita della memoria o la capacità di apprendimento. L’amnesia è solitamente il risultato di qualche genere di trauma al cervello, come un trauma cranico, un ictus, un tumore al cervello, o l’alcolismo cronico.

Esistono due tipi principali di amnesia. La prima, l’amnesia retrograda, si verifica quando ci dimentichiamo le cose che conoscevamo prima del trauma cranico. L’amnesia anterograda si verifica quando il trauma al cervello compromette o interrompe la capacità di formare nuovi ricordi.

Il caso di studio più famoso di amnesia anterograda è Henry Molaison, al quale nel 1953 sono state rimosse alcune parti del cervello nell’ultimo disperato tentativo di trattare le sue crisi epilettiche gravi. Molaison – conosciuto quando era in vita come H.M. – ricordava molte cose della sua infanzia, ma non era in grado di formare nuova memoria dichiarativa. Le persone che lavoravano con lui per decenni si dovevano ripresentare ogni volta che lo incontravano.

Studiando soggetti come H.M. e animali affetti da diversi tipi di danni al cervello, i ricercatori sono ora in grado di rintracciare in quali aree e in che modo si formano diversi tipi di ricordi nel cervello. Sembra che la memoria a breve e termine e la memoria a lungo termine non si formino esattamente allo stesso modo, e nemmeno la memoria dichiarativa e la memoria procedurale.

Nessuna area del cervello conserva tutti i vostri ricordi; diverse aree del cervello formano e conservano diversi tipi di ricordi, e ciascuna di esse può essere coinvolta in processi diversi. Per esempio, le reazioni emotive come la paura risiedono in un’area del cervello detta amigdala. I ricordi delle abilità che avete imparato sono associati a un’area diversa detta corpo striato. Un’area detta ippocampo è fondamentale per formare, conservare e mantenere la memoria dichiarativa. I lobi temporali, le aree del cervello che in parte mancavano a H.M., svolgono un ruolo essenziale nella formazione e nella conservazione dei ricordi.

Come si formano, conservano e mantengono i ricordi

Fin dagli anni Quaranta i ricercatori hanno ipotizzato che i ricordi si conservano all’interno di gruppi di neuroni, o cellule nervose, dette aggregati neuronali. Queste cellule collegate tra loro si attivano come gruppo in risposta a uno stimolo specifico, che sia il volto di un amico o il profumo del pane appena sfornato. Quanto più i neuroni si attivano contemporaneamente, tanto più le interconnessioni tra le cellule si rafforzano. In questo modo, quando un futuro stimolo innesca la risposta delle cellule, è più probabile che si attivi tutto l’aggregato. L’attività collettiva delle cellule nervose trascrive ciò che noi percepiamo come ricordo. I ricercatori studiano ancora i dettagli del funzionamento di questo meccanismo.

Affinché la memoria a breve termine diventi memoria a lungo termine, essa deve essere rafforzata per essere conservata a lungo termine, un processo chiamato consolidamento della memoria. I ricercatori ritengono che il consolidamento avvenga tramite diversi processi. Uno, detto potenziamento a lungo termine, consiste di cellule nervose singole che cambiano per crescere e comunicare con le cellule nervose vicine in maniera diversa. Questo rimodellamento altera le connessioni tra le cellule nervose sul lungo termine, cosa che stabilizza la memoria. Tutti gli animali dotati di memoria a lungo termine utilizzano questo stesso meccanismo cellulare di base; i ricercatori hanno elaborato i dettagli del potenziamento a lungo termine studiando le lumache di mare della California. Tuttavia, non tutti i ricordi a lungo termine devono necessariamente cominciare come ricordi a breve termine.

Quando conserviamo un ricordo, molte parti del cervello comunicano rapidamente tra di loro, anche le aree della corteccia cerebrale che elaborano informazioni ad alto livello, aree che controllano gli input grezzi dei nostri sensi, e un’area detta lobo temporale mediale, che sembra contribuire a coordinare il processo. In un recente studio, nel momento in cui i pazienti conservavano ricordi nuovi, le onde dell’attività nervosa all’interno del lobo temporale mediale si sincronizzavano con le onde della corteccia cerebrale.

Molti misteri della memoria restano tali. In che modo precisamente i ricordi sono codificati all’interno di gruppi di neuroni? Quanto largamente sono distribuite nel cervello le cellule che codificano un dato ricordo? In che modo la nostra attività cerebrale corrisponde al nostro modo di vivere i ricordi? Queste aree di ricerca attive un giorno potranno fornire nuove informazioni sulle funzioni cerebrali e sul modo di trattare le malattie legate alla memoria.

Per esempio, ricerche recenti hanno dimostrato che alcuni ricordi devono essere “riconsolidati” ogni volta che riaffiorano alla mente. Se fosse vero, l’atto di ricordare qualcosa renderebbe la memoria temporaneamente malleabile – possibile da rafforzare, da indebolire, oppure da alterare. I ricordi possono essere più facilmente trattabili con farmaci durante il riconsolidamento e questo potrebbe aiutare a trattare malattie come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...