Lungo la Via della Seta

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Questa luce d’Oriente, tra l’onirico e l’immaginifico, è lo sguardo di un antico paese orientale sul mondo, che attraversa l’immensità dei deserti e viaggia tra innumerevoli insidie, lungo la via…

È la luce della civiltà quella che da duemila anni illumina la Via della Seta. Era la strada percorsa delle carovane cammelliere che con le loro campane annunciavano il passaggio alle regioni occidentali. Era l’energica volontà di viaggiatori e avventurieri che solcavano i mari d’Occidente per scoprire, insieme a nuove opportunità di scambio commerciale, la ricca e affascinante cultura che si nascondeva dietro alle musiche, ai canti e ai colori della Via della Seta.
E allora “Arrivederci fra mille anni”, come recita il titolo dello spettacolo teatrale rappresentato al Teatro Argentina di Roma, organizzato dai principali enti di scambio culturale tra l’Italia e la Cina.

Ripercorriamo questa lunga storia di scambi commerciali e culturali proponendo alcune suggestive immagini di questo indimenticabile e infinito viaggio.

ATTO I – Viaggio lungo la Via della Seta

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Nell’antica Cina del II secolo a.C., il diplomatico Zhang Qian fu inviato in missione in Occidente, diventando il pioniere della comunicazione e dell’integrazione tra civiltà lungo la Via della Seta.

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Le campane di bronzo (bianzhong) sono il più antico strumento a percussione cinese.

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Più di mille anni fa, le dame di corte danzavano al palazzo imperiale della dinastia Tang, il Palazzo sulla Luna.

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ATTO II – Perla della Via della Seta

Più di tremila anni fa, Xuan Zang, un monaco della dinastia Tang, viaggiò attraverso più di cento paesi per diffondere il buddismo. Era traduttore e scrittore e redasse il romanzo “Viaggio ad Ovest”, successivamente tradotto in molte lingue, nel quale descrisse nel dettaglio le usanze e le tradizioni dei paesi che aveva visitato, diventando il messaggero per eccellenza negli scambi tra la Cina e il resto del mondo.

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I murali delle Grotte di Dunhuang in Cina raffigurano la bellissima rappresentazione coreutica “Suonare il liuto cinese al contrario”. In occasione dei sacrifici che si svolgevano nel palazzo reale, le danzatrici della “Danza con il lungo nastro di seta” lanciavano e riprendevano con mille evoluzioni i lunghi nastri di seta colorata.

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Le Grotte di Dunhuang raffigurano le Asparas, le divinità volanti che fluttuano in aria.

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La Grotta dei Mille Buddha a Dunhuang raffigura la danza mascherata (jiyue) dei Guerrieri di Buddha che scacciano i demoni per proteggere i vivi.

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Un’altra danza raffigurata nelle famose Grotte di Dunhuang è chiamata “Le mille mani del bodhisattva Guanyin”.

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ATTO III – Bellezza della Via della Seta

Nel XIII secolo, il viaggiatore italiano Marco Polo viaggiò in Cina per 17 anni e scrisse “Il Milione”, testimonianza dei contatti e delle interazioni dirette tra la Cina e l’Occidente.

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La cultura delle minoranze: dai canti e dalle danze di tibetani e uiguri sugli altopiani innevati della città di Daban ai canti nostalgici dei mongoli. Il matrimonio iuguro è considerato patrimonio culturale immateriale cinese.

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Zheng He fu un famoso navigatore e diplomatico dell’antica Cina. Nel 1405, per la prima volta, condusse la sua flotta in Occidente per una missione diplomatica, impresa che ripeté altre sette volte, aprendo di fatto un canale di scambi marittimi economici e culturali tra Cina e paesi asiatici e africani.

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Il fiore di gelsomino, candido, fragrante, riservato e sobrio, è considerato e cantato come simbolo del temperamento della nazione cinese.

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EPILOGO – Arrivederci fra mille anni

È sulla Via della Seta che ci rincontreremo fra mille anni, e allora lasciamoci condurre dai canti e dalle danze, libiamo all’amicizia futura, innalziamo canti all’amore e alla felicità e condividiamo il futuro radioso percorrendola.

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Ricette all’italiana (parte 4)

Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, la dottoressa Giovanna Mormina propone queste ricette semplici, veloci e sempre sane!

Farfalle peperoni e tonno

Farfalle peperoni tonno

Farfalle – tonno (al naturale o ben sgocciolato) – peperoni – spezie (basilico fresco o origano) – olio extravergine di oliva

Arrostire i peperoni. Cuocere, scolare e far freddare la pasta. Aggiungere alla pasta il tonno e i peperoni. Condire con olio e spezie.

Riso con pollo, pomodorini e avocado

Riso pollo e avocado

Riso basmati – petto di pollo grigliato – qualche pomodorino ciliegino o datterino – tocchetti di avocado – olio extravergine di oliva

Cuocere, scolare e far freddare il riso. Aggiungere il pollo, i pomodorini e l’avocado e condire con olio.

Spiedini di salmone

Spiedini al salmone

Filetto di salmone fresco – pangrattato – succo di limone – aglio in polvere – prezzemolo

Tagliare il salmone a cubetti di circa 3 cm e metterli in una ciotola con il succo di limone. Mescolare e tenere da parte. Aggiungere al pangrattato del prezzemolo tritato e dell’aglio in polvere. Passare nel pangrattato i cubetti di salmone, infilzarli negli stecchi e porli su carta da forno. Cuocere per circa 20 minuti a 200° C.

E buon appetito!

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere! 

Il cuore dolce del Brasile

A causa delle differenze storiche e sociali nonché della varietà degli ecosistemi delle regioni del Brasile, la cucina brasiliana di per sé non esiste, ma esistono le espressioni culinarie delle diverse identità culturali. I dolci tipici del Brasile sono a base di frutta: l’ananas (abacaxi), la papaya (mamão), il mango (manga), il cocco (coco), la goiaba, l’acerola, il jambo, l’açaì, ma anche le pere, l’avocado e le arance. Qui ne presentiamo tre, già sperimentati e facili da preparare.

La ricetta del pavê de abacaxi e coco, pavé di ananas e cocco

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Per 8/10 persone: 150 grammi di cocco grattugiato secco – 1 ananas fresco – 200 grammi di zucchero – 1 cucchiaino di cannella in polvere – 100 ml di acqua tiepida / Per la crema: 400 ml di latte di cocco – 200 ml di latte – 25 grammi di amido di mais – 2 tuorli – 100 grammi di zucchero / Per il pavé: 250 grammi di biscotti tipo savoiardi – 200 ml di succo di ananas – 50 ml di rum – cocco grattugiato per guarnire

Idratare il cocco secco con l’acqua tiepida e tagliare le fette di ananas a dadini molto piccoli. Unire in un pentolino il cocco, l’ananas, lo zucchero e la cannella e cuocere a fuoco moderato per 3 minuti, mescolando con un cucchiaio di legno. Preparare la crema mescolando l’amido di mais con i tuorli e il latte di cocco. Unire il latte e lo zucchero e cuocere a fuoco moderato mescolando sempre finché non si addensa, dopodiché mescolare ancora per 1 minuto. Preparare il pavé in una pirofila facendo uno strato con metà dei biscotti inzuppati nel succo di ananas mescolato al rum. Coprire con il dolce di ananas, 1/3 della crema e i rimanenti biscotti inzuppati. Finire con la crema e cospargere con il cocco grattugiato.

La ricetta del bombocado, dolce a base di cocco

Bombocado

4 uova – 2 cucchiai di farina 00 – 120 grammi di farina di mais – 3 cucchiai di farina di cocco – 3 cucchiai di parmigiano grattugiato – 500 ml di latte – 200 ml di latte di cocco – 200 grammi di zucchero – 2 cucchiai di burro fuso – 1/2 bustina di lievito – zucchero a velo

Preriscaldare il forno a 180° C. Frullare tutti gli ingredienti nel mixer fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata di circa 20 x 30 cm. Infornare e cuocere per circa un’ora. Sfornare e far raffreddare per un’ora. Tagliare il dolce a quadrotti e cospargerlo di zucchero a velo.

La ricetta della paçoca, dolce a base di arachidi

Pacoca

250 grammi di arachidi tostate – 250 grammi di biscotti secchi – 400 grammi di latte condensato – 2 cucchiai di zucchero

Frullare le arachidi e i biscotti. Aggiungere lo zucchero e il latte condensato e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo. Adagiare l’impasto in una teglia rettangolare piccola, mantenendo uno spessore di 2 cm, e livellarlo con un cucchiaio. Far riposare il dolce in frigo per un’ora e tagliarlo a quadrotti di 5 cm di lato.

Bom apetite!

Cibo è cultura: storia e leggenda di tre esploratori del mondo

Nella storia delle culture del mondo, il cibo non è stato solamente fonte di nutrimento, ma anche protagonista di lunghi viaggi, incredibili avventure e magiche leggende. In questo articolo raccontiamo la storia reale e immaginaria di tre frutti che colorano l’estate arricchendola della magia di tempi lontani e delle storie di divinità, re, principesse e pescatori.

L’avocado, frutto dell’amore e pera alligatore

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Persea americana, fam. Lauracee

Prende il nome dall’azteco ahuacatl (“testicolo”), poi divenuto in Spagna avogato (“avvocato”) e ridefinito in inglese alligator pear (“pera alligatore”) per assonanza con il termine spagnolo e per la buccia simile alla pelle di un alligatore. Già nel Seicento un inventario di piante giamaicane testimoniava l’uso nella lingua inglese del termine avocado.

Tra il Settecento e il Novecento fu importato in Indonesia, Brasile, Sud Africa, Australia e in Oriente. Nonostante la sua storia ricca di viaggi, l’avocado è un frutto difficile da coltivare perché non cresce ovunque. Milioni di anni fa alcune specie simili alle originarie erano diffuse nella fascia di terra intorno alla California. L’avocado nativo selvatico si chiamava “criollo” e faceva frutti piccoli dalla buccia nera e dal seme grande. Tredicimila anni fa, nel Cenozoico, attirava la macrofauna, e in seguito all’estinzione di massa nel Pleistocene i suoi semi iniziarono a diffondersi. La testimonianza più antica del consumo di avocado risale al 10000 a.C. ed è una grotta a Coxcatlan, a Puebla, in Messico. Nel 5000 a.C. veniva ancora coltivato in Messico e in Guatemala. Già conosciuto dagli Aztechi e dai Maya, nel Quattrocento fu scoperto dai conquistadores spagnoli e portato in Europa. Oggi conta 400 varietà diverse e il suo maggiore produttore è sempre il Messico.

Prima di diffondersi in Europa, inizialmente l’avocado incontrò il divieto degli ecclesiastici cattolici spagnoli a causa della sua simbologia sessuale. Infatti, fin dal 5000 a.C. per gli Aztechi il “frutto dell’amore” aveva proprietà afrodisiache, in quanto la sua forma ricordava i testicoli, mentre per altri popoli del Sud America l’apparato femminile.

Il cocco, albero della vita e faccia di scimmia

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Cocos nucifera, fam. Arecaceae

Prende il nome dallo spagnolo coco (“faccia di scimmia”) per la presenza delle tre tacche a un’estremità della noce.

Il cocco è sempre stato una pianta tropicale molto versatile in quanto capace di mantenere la germinabilità, per questo è fonte di sussistenza per molte popolazioni ed è chiamato anche “albero della vita”. La sua origine è sconosciuta: nel corso del tempo i suoi semi sono stati diffusi dalle correnti marine e dai colonizzatori delle isole del Pacifico. Prima di giungere fino a noi, ha attraversato l’America centrale, il Sud America, la Polinesia e il Sud-est asiatico.

In Nepal è simbolo di fertilità e di Dio. In India si usa regalare agli sposi una noce di cocco, che viene fatta girare intorno alla testa dello sposo, per poi spaccarla e lanciarne in aria i pezzi per allontanare gli spiriti maligni. Inoltre, data la sua forma simile a un cranio umano, la noce di cocco è considerata un frutto sacro e per questo viene sacrificata agli dèi. In India si fa anche ruotare per conoscere l’esito delle malattie: se si ferma a oriente è positivo, se si ferma a occidente è negativo.

Nello stato indiano del Kerala è diffusa anche una leggenda che racconta che il figlio di un pescatore, che non riusciva a pescare, si rivolse a un mago che gli insegnò come staccare la testa dal corpo. Così di notte nuotava nell’oceano per catturare i pesci incuriositi che gli entravano nel corpo dal collo, dopodiché svuotava il corpo e riattaccava la testa. La gente del villaggio si insospettì per il ricco bottino, così una notte un bambino spiò il pescatore e gli rubò la testa, appoggiandola su un cespuglio perché troppo pesante. L’uomo senza testa si rigettò nell’oceano e diventò un pesce, mentre la sua testa crebbe e diventò una palma di cocco che produceva noci dal volto uguale al suo.

Il mango: cibo degli dèi e re dei frutti

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Mangifera indica, fam. Anacardiacee

Prende il nome dalla parola portoghese manga, presa in prestito dalla parola tamil (m)aam-kay, poi mangay in India meridionale.

Risale a quattromila o cinquemila anni fa e ha origini indiane. I suoi semi furono trasportati dai monaci buddhisti in Asia orientale nel IV secolo a.C. e in seguito nel Sud della Cina nel VII secolo. I commercianti arabi lo portarono in Persia e successivamente si diffuse in Africa orientale nel X secolo. Giunse in Europa grazie agli esploratori portoghesi, che lo portarono in Africa e in Sud America tra il Seicento e il Settecento. Nell’Ottocento si diffuse negli Stati Uniti e oggi viene coltivato nei paesi tropicali e subtropicali, prevalentemente in India.

Il mango è il frutto nazionale dell’India, del Pakistan e delle Filippine. In India è considerato il “cibo degli dèi” e il “re dei frutti”, nell’induismo i suoi fiori sono usati nel culto della dea Saraswati ed è nell’olio di fiori di mango che Kama imbeveva le sue frecce per scoccarle contro gli uomini e farli innamorare.

È inoltre simbolo di saggezza e perfezione secondo un testo vedico, che racconta di come il dio Ganesha riuscì a battere il fratello Kartik in una competizione che avrebbe premiato il più veloce a compiere tre volte il giro del mondo: anziché partire con un pavone come fece Kartik, Ganesha girò tre volte intorno ai genitori.

Un’altra antica storia vedica racconta che il re della Terra era innamorato della principessa Surya Bai, la figlia del dio del Sole; una maga per gelosia la gettò in acqua e dove il re la credette annegata sbocciò un fiore di loto. La maga bruciò il fiore e dalle sue ceneri nacque un albero di mango; come un mango maturo cadde a terra, si trasformò nella principessa, che sposò il re.

Il mango ha un significato simbolico anche in Cina: nel 1968 durante la rivoluzione culturale cinese Mao Tse-tung regalò 40 manghi ai suoi operai più fedeli. Allora sconosciuti in Cina, i manghi vennero messi sotto formaldeide e distribuiti ai lavoratori. Oggi in Cina si organizzano ancora manifestazioni aventi come simbolo il frutto del mango e il mango di cera.

La magia del Golfo di Napoli

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Veduta dalla Chiesa di S. Pietro a Pantaniello, Castello Aragonese di Ischia

 

Capri, l’isola elegante

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Capri, regina di rocce, 
nel tuo vestito 
color giglio e amaranto 
son vissuto per svolgere 
dolore e gioia, la vigna 
di grappoli abbaglianti 
conquistati nel mondo, 
il trepido tesoro 
d’aroma e di capelli, 
lampada zenitale, rosa espansa, 
arnia del mio pianeta.

Vi sbarcai in inverno. 
La veste di zaffiro 
custodiva ai suoi piedi, 
e nuda sorgeva in vapori 
di cattedrale marina. 
Una bellezza di pietra. In ogni 
scheggia della sua pelle rinverdiva 
la primavera pura 
che celava un tesoro tra le crepe. 
Un lampo rosso e giallo 
sotto la luce tersa 
giaceva sonnolento 
aspettando 
di scatenare la sua forza. 
Sulla riva di uccelli immobili, 
in mezzo al cielo, 
un grido rauco, il vento 
e la schiuma indicibile. 
D’argento e pietra è la tua veste, appena 
erompe il fiore azzurro a ricamare 
il manto irsuto 
col suo sangue celeste. 
Solitaria Capri, vino 
di chicchi d’argento, 
calice d’inverno, pieno 
di fermento invisibile, 
alzai la tua fermezza, 
la tua luce soave, le tue forme, 
e il tuo alcol di stella 
bevvi come se adagio 
nascesse in me la vita.

Isola, dai tuoi muri 
ho colto il piccolo fiore notturno 
e lo serbo sul petto. 
E dal mare, girando intorno a te, 
ho fatto un anello d’acqua 
che è rimasto sulle onde 
a cingere le torri orgogliose 
di pietra fiorita, 
le cime spaccate 
che ressero il mio amore 
e serberanno con mani implacabili 
l’impronta dei miei baci.

(“Chioma di Capri”, poesia di Pablo Neruda tratta da L’uva e il vento, 1954)

 

Ischia, l’isola selvaggia

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Fra tante belli cose c’ha criato
‘o Padreterno ‘ncopp’ a chesta terra,
na cosa ha fatto che nce s’è spassato:
immiez’ a nu golfo nu pezzullo ‘e terra.
E ‘ncoppa a chesta terra profumata,
c’addora ‘e pace e regna na quieta,
chest’isola da tutte decantata,
te ce ha piazzato pure na pineta.
Ischia, paraviso ‘e giuventù ,
Ischia, chistu mare è sempre blu!
Chistu cielo ch’è n’incanto,
chistu golfo ch’è nu vanto
chesto ‘o tiene sulo tu!
Sti bellizze songhe ‘o vero!
Chesto ‘o dice ‘o forestiero,
ca scurdà nun te pò cchiù .

‘A primma vota ca nce sò venuto
‘ncopp’ a stu scoglio d’oro illuminato,
senza parola sò rimasto, e muto
pe chesta spiaggia me sò ‘ncammenato…
Vedenno cu ‘o due pezzi sti ffigliole,
‘a verità ?, so asciuto d’ ‘o sentiero:
i’ ch’ero già mbriaco ‘e mare, ‘e sole,
overo, sì, aggiù fatto nu pensiero…

(“Ischia mia”, canzone di Totò, 1957)

 

Procida, l’isola silenziosa

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I miei occhi e i miei pensieri lasciavano il cielo con dispetto, riandando a posarsi sul mare, il quale, appena io lo riguardavo, palpitava verso di me, come un innamorato.

Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino: mi accontenterei di essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua. 

(citazioni tratte da L’isola di Arturo di Elsa Morante, 1957)

E…state in salute con gusto

Arrivano le ricette estive “idratanti” della dottoressa Giovanna Mormina!

Buona estate a tutti e buon appetito!

Insalata di pollo con dressing al miele e lime

Piatto unico adatto al periodo estivo che vi terrà sazi per la presenza del pollo (proteine) e dell’avocado (ricco di vitamine C, E, K e potassio e di grassi vegetali monoinsaturi utili per ridurre il rischio cardiovascolare e per aumentare il senso di sazietà).

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Petto di pollo grigliato – insalatine miste (rucola, valeriana) – pomodori Pachino – frutta secca a scelta (noci, mandorle, nocciole, pistacchi, pinoli) – avocado a cubetti – un cucchiaio di miele liquido – 2 cucchiai di aceto balsamico – 30 grammi di succo di lime o limone – 2 cucchiai di olio extravergine di oliva – un pizzico di sale

Tagliare il petto di pollo a striscioline e aggiungere le insalate e i pomodorini. Preparare il dressing emulsionando il miele, l’aceto balsamico, il succo di lime o limone, l’olio e il sale. Irrorare il tutto con il dressing e cospargere con la frutta secca tritata grossolanamente.

Insalata con primosale e songino

L’olio di oliva, i semi di girasole e le noci (usati crudi in questa ricetta) garantiscono un ottimo apporto di vitamine e acidi grassi essenziali, sostanze che ostacolano la fuga di acqua dalle cellule, consentendo il mantenimento della giusta idratazione. Inoltre, le verdure utilizzate contengono il selenio, lo zinco e il rame, oligoelementi che completano l’azione protettiva contro lo stress da sole.

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Primosale a pezzi – songino – ravanelli – pomodorini – gherigli di noci o mandorle – un cucchiaio di semi di girasole o zucca – olio extravergine di oliva – succo di limone – rametti di menta fresca

Per condire preparare una citronette con olio extravergine di oliva, succo di limone e menta fresca.

Granita al limone

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Limoni – fruttosio o saccarosio – acqua

Spremere i limoni e filtrare il succo. Sciogliere lo zucchero nell’acqua, possibilmente tiepida per favorire lo scioglimento dello zucchero. Aggiungere il succo di limone nell’acqua dolcificata, assaggiando per non ottenere un succo molto dolce. Porre il liquido nel freezer e mescolare ogni tanto per evitare che si formi un blocco di ghiaccio. Frullare quando si è cristallizzato.

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere!

Ricette all’italiana (parte 3)

Oggi proponiamo queste due ricette facili, veloci, fresche, sane e soprattutto buonissime della nostra dietologa preferita, la dottoressa Giovanna Mormina!

Pasta al limone

pasta al limone

Per 4 persone: 280 grammi di pasta tipo fusilli o farfalle – un vasetto di yogurt al naturale – un limone non trattato – menta o basilico

Grattugiare la scorza del limone e scaldarla per pochi minuti con lo yogurt. Lessare la pasta e trasferirla nel tegame con lo yogurt (se necessario, diluirlo con acqua di cottura). Aggiungere il succo di limone e foglie di menta o basilico.

Rollè di salmone fresco al pistacchio

rollè di salmone

Filetto di salmone – formaggio spalmabile tipo Philadelphia o ricotta scolata – granella di pistacchi – buccia grattugiata di limone – una presa di pangrattato – insalata verde (per accompagnare)

Spalmare sul filetto di salmone un velo di formaggio spalmabile, la buccia di limone e la granella di pistacchi. Arrotolare il salmone legandolo con spago da cucina oppure preparare singoli involtini da chiudere con gli stecchini. Rotolare il rollè sul pangrattato e la granella. Cuocere su carta da forno massimo a 200° C per 15/20 minuti (tempi indicativi perché, oltre che per il forno, dipendono dallo spessore del filetto). Accompagnare con insalata verde.

E buon appetito!

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