Aria di primavera in cucina

Siamo tornati con le freschissime ricette primaverili della dottoressa Giovanna Mormina!

Lasagna di patate e carciofi

Lasagna di patate e carciofi

Gli ingredienti speciali della ricetta sono le patate, che apportano potassio (che contrasta la ritenzione idrica) e i carciofi, ricchi di inulina (una fibra che contrasta la stipsi e aumenta il senso di sazietà) e di cinarina (che facilita il valoro del fegato),

Patate – carciofi – ricotta – grana grattugiato – olio extravergine di oliva – sale

Affettare le patate e i carciofi. Disporre su una teglia rivestita con carta da forno uno strato di patate coperto con uno strato di crema di ricotta. Coprire con uno strato di carciofi e uno di crema di ricotta. Proseguire fino a esaurimento degli ingredienti. Spolverizzare il piatto con il grana e cuocere in forno a 200° per 15 minuti.

Tortino di alici con origano e pomodorini

Tortino di alici

Alici – pomodorini Piccadilly – olio extravergine di oliva – origano – sale

Disporre le alici pulite su una placca rivestita di carta da forno con un filo di olio. Tagliare i pomodorini a spicchi, condirli con olio, sale e origano e porli sullo strato di alici. Fare altri strati fino a esaurimento degli ingredienti. Cuocere in forno precedentemente riscaldato a 180° per 15 minuti.

Insalata di farro, carote e noci

Insalata di farro

Farro – carote – noci – feta o primosale – pomodorini – origano – olio extravergine di oliva

Lessare il farro. Riunire in una terrina le carote grattugiate, le noci tritate grossolanamente, il formaggio tagliato a cubetti e i pomodorini tagliati a metà. Aggiungere il farro e condire con olio e origano.

Rotolo con fragole o lamponi

Rotolo con fragole o lamponi

60 grammi di farina 00 – 60 grammi di fecola di patate – 100 grammi di zucchero a velo – 1 limone – 3 uova – 200 grammi di fragole o lamponi – 30 grammi di mandorle tritate – 100 grammi di ricotta

Montare i tuorli con 60 grammi di zucchero a velo, poi incorporare la scorza del limone grattugiata, la farina, la fecola e gli albumi montati a neve. Versare il composto su una placca rivestita di carta da forno e infornare a 200° per 15 minuti. Capovolgere il panbiscotto su un canovaccio e farlo raffreddare. Eliminare la carta da forno, arrotolare il panbiscotto su se stesso e avvolgerlo nel telo. Lavare le fragole o i lamponi e frullarne una parte con la ricotta. Spalmare la crema sul rotolo e distribuirvi la frutta rimasta. Arrotolare il dolce, avvolgerlo nella pellicola e porlo in frigo. Servirlo a fette dopo averlo spolverizzato con lo zucchero a velo.

E buon appetito!

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere!

Losar, il capodanno tibetano

Tibet 1

In Tibet la festa più importante del calendario è il Losar, ovvero il capodanno, che quest’anno è caduto tra il 24 e il 26 febbraio.

Questa festa risale al periodo pre-buddista, quando i tibetani erano di religione Bon e facevano un rito spirituale ogni inverno. In seguito, sotto il regno di Pude Gungyal, il nono re del Tibet, il Losar è diventato una festa buddista annuale. Si narra anche che la festa ebbe inizio quando l’anziana Belma introdusse l’unità di misura del tempo basata sulle fasi lunari nel periodo autunnale; in questo caso il Losar sarebbe nato come festa religiosa che celebrava l’agricoltura.

I festeggiamenti durano due settimane, con antiche cerimonie, canti, danze, passaggi di torce di fuoco tra la folla e battaglie tra re e ministri. Gli ultimi due giorni dell’anno vecchio, detto Gutor, sono dedicati il primo alla pulizia di casa e alla celebrazione con i piatti tipici (tra cui una zuppa di carne e verdure servita con ravioli), il secondo alle cerimonie religiose nei monasteri (con doni ai monaci e sparo di petardi per scacciare gli spiriti maligni). Il primo giorno del Losar è dedicato alle celebrazioni religiose con canti e banchetti e all’usanza di portare un secchio al fiume per riempirlo della prima acqua che scorre nel nuovo anno; il secondo alle visite di amici e parenti e alle fiaccolate per scacciare gli spiriti maligni; il terzo alle visite e alle offerte ai monasteri locali.

Alcuni piatti tipici del capodanno tibetano sono i Momo (ravioli grandi ripieni di verdure), il Dahl (lenticchie speziate accompagnate con riso bianco), il Palaak paneer (tofu grigliato in salsa di spinaci), i Khapse (biscotti fritti con diverse forme preparati con farina, uova, burro e zucchero).

Una famosa tradizione tibetana è la creazione e distruzione dei Màndala (dall’antico sanscrito “cerchio”). I Màndala sono raffigurazioni circolari buddiste e induiste che rappresentano l’universo e sono decorate all’interno con cerchi, quadrati o altre forme geometriche antiche con un significato spirituale. Nel buddismo tibetano sono decorati con granelli di sabbia colorata (ottenuta da pietre macinate e tinte con inchiostri colorati opachi, secondo la pratica dul-tson-kyil-khor) versati sulla superficie con un imbuto di metallo stretto detto Chakpur dal centro verso l’esterno da quattro monaci che lavorano contemporaneamente, ciascuno su un quadrante del Màndala contornato con il gesso o la matita. Appena completato, il Màndala viene distrutto per simboleggiare il non attaccamento al mondo materiale (nulla dura per sempre).

Dal verde all’arancio: colori e sapori d’autunno

Eccoci finalmente con le coloratissime ricette pre-natalizie della dottoressa Giovanna Mormina!

Salsa guacamole

Salsa guacamole

L’avocado, più che un frutto, va considerato una bacca oleosa come l’oliva. Contiene ben 231 Kcal/100 gr, 23% di grassi monoinsaturi, vitamina E, vitamine del gruppo B, potassio e fibre. Consumato crudo può essere considerato un integratore naturale adatto per chi pratica attività sportiva, per gli adolescenti e in generale per tutti coloro che vogliono alleggerire la dieta di prodotti di origine animale. La sua polpa si adatta alla preparazioni dolci in sostituzione del burro e tagliata a cubetti può essere aggiunta alle insalate estive.
La ricetta più nota che vede protagonista l’avocado è la famosa salsa guacamole di origine messicana. Secondo la tradizione risale all’epoca in cui vissero gli Aztechi, che già a quel tempo la preparavano con solo tre ingredienti: avocado, succo di lime e sale. È ideale per accompagnare piatti di carne o pesce o da spalmare semplicemente su crostini di pane.

300 grammi di polpa di avocado a pezzi – 40 grammi di succo di lime – 2 pizzichi di sale

Frullare tutti gli ingredienti fino a ottenere la consistenza desiderata.

Orecchiette con i broccoletti

Orecchiette con broccoletti

Orecchiette – broccoletti – pomodori Pachino – acqua – aglio – peperoncino – sale – olio extravergine di oliva

Lessare i broccoletti e scolarli leggermente crudi. Fare rosolare l’olio, l’aglio e il peperoncino. Unire i pomodorini tagliati a metà e i broccoletti, salare e lasciare cuocere per circa 10 minuti. Lessare le orecchiette nell’acqua di cottura dei broccoletti e saltarle in padella con il condimento preparato. Completare il condimento con olio.

Vellutata di zucca

Vellutata di zucca

Appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, la zucca è indicata nelle diete ipocaloriche per il suo bassissimo contenuto sia glucidico che lipidico (100 grammi di zucca apportano solo 26 calorie).
Ricca di acqua (90%), vitamine tra le quali spicca il betacarotene (precursore della vita), sali minerali, potassio (che contrasta la ritenzione idrica), magnesio (miorilassante naturale utile per ridurre gli stati di ansia) e triptofano (aminoacido coinvolto nella produzione di serotonina, aiuta a contrastare l’insonnia).

VERSIONE CON PATATE

Zucca – 1 patata piccola – brodo vegetale – cipolla bianca o porro – olio extravergine di oliva – cannella o noce moscata – crostini o cereali (farro, orzo)

Fare appassire la cipolla o il porro con poco olio e aggiungere la zucca tagliata a tocchetti e la patata. Aggiungere acqua o brodo vegetale e poi frullare. Aggiungete un tocco finale di cannella o di noce moscata e dei crostini o cereali.

VERSIONE CON LENTICCHIE

Zucca – lenticchie – acqua – cipolla bianca o porro – carote – sedano – olio extravergine di oliva

Preparare un ricco soffritto di cipolla, carote e sedano e aggiungere la zucca tagliata a tocchetti. Aggiungere acqua e poi frullare. Completare il piatto con l’aggiunta di lenticchie precotte (contenenti proteine vegetali e ferro) e olio.

Salmone all’arancia

Salmone all'arancia

Questo piatto fornisce carboidrati (frutta e verdura), proteine e grassi omega 3. Inoltre, la vitamina C contenuta nell’arancia, nel succo di limone e nella melagrana favorisce l’assimilazione di ferro presente nel salmone.

Arance – salmone – succo di limone o di arancia – radicchio – chicchi di melograno – olio extravergine di oliva

Tagliare a fette le arance pelate al vivo e sistemarle su un piatto da portata formando un letto. Adagiarvi sopra il salmone e irrorare con succo di limone o di arancia. Completare il piatto con una julienne di radicchio o con cubetti di arancia e con una manciata abbondante di chicchi di melograno. Irrorare con olio.

E buon appetito!

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere! 

Lungo la Via della Seta

Seta 1

Questa luce d’Oriente, tra l’onirico e l’immaginifico, è lo sguardo di un antico paese orientale sul mondo, che attraversa l’immensità dei deserti e viaggia tra innumerevoli insidie, lungo la via…

È la luce della civiltà quella che da duemila anni illumina la Via della Seta. Era la strada percorsa delle carovane cammelliere che con le loro campane annunciavano il passaggio alle regioni occidentali. Era l’energica volontà di viaggiatori e avventurieri che solcavano i mari d’Occidente per scoprire, insieme a nuove opportunità di scambio commerciale, la ricca e affascinante cultura che si nascondeva dietro alle musiche, ai canti e ai colori della Via della Seta.
E allora “Arrivederci fra mille anni”, come recita il titolo dello spettacolo teatrale rappresentato al Teatro Argentina di Roma, organizzato dai principali enti di scambio culturale tra l’Italia e la Cina.

Ripercorriamo questa lunga storia di scambi commerciali e culturali proponendo alcune suggestive immagini di questo indimenticabile e infinito viaggio.

ATTO I – Viaggio lungo la Via della Seta

Seta 2

Nell’antica Cina del II secolo a.C., il diplomatico Zhang Qian fu inviato in missione in Occidente, diventando il pioniere della comunicazione e dell’integrazione tra civiltà lungo la Via della Seta.

Seta 3

Le campane di bronzo (bianzhong) sono il più antico strumento a percussione cinese.

Seta 4Seta 5

Più di mille anni fa, le dame di corte danzavano al palazzo imperiale della dinastia Tang, il Palazzo sulla Luna.

Seta 6Seta 7

ATTO II – Perla della Via della Seta

Più di tremila anni fa, Xuan Zang, un monaco della dinastia Tang, viaggiò attraverso più di cento paesi per diffondere il buddismo. Era traduttore e scrittore e redasse il romanzo “Viaggio ad Ovest”, successivamente tradotto in molte lingue, nel quale descrisse nel dettaglio le usanze e le tradizioni dei paesi che aveva visitato, diventando il messaggero per eccellenza negli scambi tra la Cina e il resto del mondo.

Seta 8

I murali delle Grotte di Dunhuang in Cina raffigurano la bellissima rappresentazione coreutica “Suonare il liuto cinese al contrario”. In occasione dei sacrifici che si svolgevano nel palazzo reale, le danzatrici della “Danza con il lungo nastro di seta” lanciavano e riprendevano con mille evoluzioni i lunghi nastri di seta colorata.

Seta 9

Le Grotte di Dunhuang raffigurano le Asparas, le divinità volanti che fluttuano in aria.

Seta 10Seta 11

La Grotta dei Mille Buddha a Dunhuang raffigura la danza mascherata (jiyue) dei Guerrieri di Buddha che scacciano i demoni per proteggere i vivi.

Seta 12Seta 13

Un’altra danza raffigurata nelle famose Grotte di Dunhuang è chiamata “Le mille mani del bodhisattva Guanyin”.

Seta 14Seta 15Seta 16Seta 17

ATTO III – Bellezza della Via della Seta

Nel XIII secolo, il viaggiatore italiano Marco Polo viaggiò in Cina per 17 anni e scrisse “Il Milione”, testimonianza dei contatti e delle interazioni dirette tra la Cina e l’Occidente.

Seta 18Seta 19Seta 20Seta 21Seta 22

La cultura delle minoranze: dai canti e dalle danze di tibetani e uiguri sugli altopiani innevati della città di Daban ai canti nostalgici dei mongoli. Il matrimonio iuguro è considerato patrimonio culturale immateriale cinese.

Seta 23Seta 24Seta 25

Zheng He fu un famoso navigatore e diplomatico dell’antica Cina. Nel 1405, per la prima volta, condusse la sua flotta in Occidente per una missione diplomatica, impresa che ripeté altre sette volte, aprendo di fatto un canale di scambi marittimi economici e culturali tra Cina e paesi asiatici e africani.

Seta 26

Il fiore di gelsomino, candido, fragrante, riservato e sobrio, è considerato e cantato come simbolo del temperamento della nazione cinese.

Seta 27Seta 28

EPILOGO – Arrivederci fra mille anni

È sulla Via della Seta che ci rincontreremo fra mille anni, e allora lasciamoci condurre dai canti e dalle danze, libiamo all’amicizia futura, innalziamo canti all’amore e alla felicità e condividiamo il futuro radioso percorrendola.

Seta 29

Ricette all’italiana (parte 4)

Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, la dottoressa Giovanna Mormina propone queste ricette semplici, veloci e sempre sane!

Farfalle peperoni e tonno

Farfalle peperoni tonno

Farfalle – tonno (al naturale o ben sgocciolato) – peperoni – spezie (basilico fresco o origano) – olio extravergine di oliva

Arrostire i peperoni. Cuocere, scolare e far freddare la pasta. Aggiungere alla pasta il tonno e i peperoni. Condire con olio e spezie.

Riso con pollo, pomodorini e avocado

Riso pollo e avocado

Riso basmati – petto di pollo grigliato – qualche pomodorino ciliegino o datterino – tocchetti di avocado – olio extravergine di oliva

Cuocere, scolare e far freddare il riso. Aggiungere il pollo, i pomodorini e l’avocado e condire con olio.

Spiedini di salmone

Spiedini al salmone

Filetto di salmone fresco – pangrattato – succo di limone – aglio in polvere – prezzemolo

Tagliare il salmone a cubetti di circa 3 cm e metterli in una ciotola con il succo di limone. Mescolare e tenere da parte. Aggiungere al pangrattato del prezzemolo tritato e dell’aglio in polvere. Passare nel pangrattato i cubetti di salmone, infilzarli negli stecchi e porli su carta da forno. Cuocere per circa 20 minuti a 200° C.

E buon appetito!

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere! 

Il cuore dolce del Brasile

A causa delle differenze storiche e sociali nonché della varietà degli ecosistemi delle regioni del Brasile, la cucina brasiliana di per sé non esiste, ma esistono le espressioni culinarie delle diverse identità culturali. I dolci tipici del Brasile sono a base di frutta: l’ananas (abacaxi), la papaya (mamão), il mango (manga), il cocco (coco), la goiaba, l’acerola, il jambo, l’açaì, ma anche le pere, l’avocado e le arance. Qui ne presentiamo tre, già sperimentati e facili da preparare.

La ricetta del pavê de abacaxi e coco, pavé di ananas e cocco

pave-abacaxi

Per 8/10 persone: 150 grammi di cocco grattugiato secco – 1 ananas fresco – 200 grammi di zucchero – 1 cucchiaino di cannella in polvere – 100 ml di acqua tiepida / Per la crema: 400 ml di latte di cocco – 200 ml di latte – 25 grammi di amido di mais – 2 tuorli – 100 grammi di zucchero / Per il pavé: 250 grammi di biscotti tipo savoiardi – 200 ml di succo di ananas – 50 ml di rum – cocco grattugiato per guarnire

Idratare il cocco secco con l’acqua tiepida e tagliare le fette di ananas a dadini molto piccoli. Unire in un pentolino il cocco, l’ananas, lo zucchero e la cannella e cuocere a fuoco moderato per 3 minuti, mescolando con un cucchiaio di legno. Preparare la crema mescolando l’amido di mais con i tuorli e il latte di cocco. Unire il latte e lo zucchero e cuocere a fuoco moderato mescolando sempre finché non si addensa, dopodiché mescolare ancora per 1 minuto. Preparare il pavé in una pirofila facendo uno strato con metà dei biscotti inzuppati nel succo di ananas mescolato al rum. Coprire con il dolce di ananas, 1/3 della crema e i rimanenti biscotti inzuppati. Finire con la crema e cospargere con il cocco grattugiato.

La ricetta del bombocado, dolce a base di cocco

Bombocado

4 uova – 2 cucchiai di farina 00 – 120 grammi di farina di mais – 3 cucchiai di farina di cocco – 3 cucchiai di parmigiano grattugiato – 500 ml di latte – 200 ml di latte di cocco – 200 grammi di zucchero – 2 cucchiai di burro fuso – 1/2 bustina di lievito – zucchero a velo

Preriscaldare il forno a 180° C. Frullare tutti gli ingredienti nel mixer fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata di circa 20 x 30 cm. Infornare e cuocere per circa un’ora. Sfornare e far raffreddare per un’ora. Tagliare il dolce a quadrotti e cospargerlo di zucchero a velo.

La ricetta della paçoca, dolce a base di arachidi

Pacoca

250 grammi di arachidi tostate – 250 grammi di biscotti secchi – 400 grammi di latte condensato – 2 cucchiai di zucchero

Frullare le arachidi e i biscotti. Aggiungere lo zucchero e il latte condensato e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo. Adagiare l’impasto in una teglia rettangolare piccola, mantenendo uno spessore di 2 cm, e livellarlo con un cucchiaio. Far riposare il dolce in frigo per un’ora e tagliarlo a quadrotti di 5 cm di lato.

Bom apetite!

Cibo è cultura: storia e leggenda di tre esploratori del mondo

Nella storia delle culture del mondo, il cibo non è stato solamente fonte di nutrimento, ma anche protagonista di lunghi viaggi, incredibili avventure e magiche leggende. In questo articolo raccontiamo la storia reale e immaginaria di tre frutti che colorano l’estate arricchendola della magia di tempi lontani e delle storie di divinità, re, principesse e pescatori.

L’avocado, frutto dell’amore e pera alligatore

Senza-titolo-4

Persea americana, fam. Lauracee

Prende il nome dall’azteco ahuacatl (“testicolo”), poi divenuto in Spagna avogato (“avvocato”) e ridefinito in inglese alligator pear (“pera alligatore”) per assonanza con il termine spagnolo e per la buccia simile alla pelle di un alligatore. Già nel Seicento un inventario di piante giamaicane testimoniava l’uso nella lingua inglese del termine avocado.

Tra il Settecento e il Novecento fu importato in Indonesia, Brasile, Sud Africa, Australia e in Oriente. Nonostante la sua storia ricca di viaggi, l’avocado è un frutto difficile da coltivare perché non cresce ovunque. Milioni di anni fa alcune specie simili alle originarie erano diffuse nella fascia di terra intorno alla California. L’avocado nativo selvatico si chiamava “criollo” e faceva frutti piccoli dalla buccia nera e dal seme grande. Tredicimila anni fa, nel Cenozoico, attirava la macrofauna, e in seguito all’estinzione di massa nel Pleistocene i suoi semi iniziarono a diffondersi. La testimonianza più antica del consumo di avocado risale al 10000 a.C. ed è una grotta a Coxcatlan, a Puebla, in Messico. Nel 5000 a.C. veniva ancora coltivato in Messico e in Guatemala. Già conosciuto dagli Aztechi e dai Maya, nel Quattrocento fu scoperto dai conquistadores spagnoli e portato in Europa. Oggi conta 400 varietà diverse e il suo maggiore produttore è sempre il Messico.

Prima di diffondersi in Europa, inizialmente l’avocado incontrò il divieto degli ecclesiastici cattolici spagnoli a causa della sua simbologia sessuale. Infatti, fin dal 5000 a.C. per gli Aztechi il “frutto dell’amore” aveva proprietà afrodisiache, in quanto la sua forma ricordava i testicoli, mentre per altri popoli del Sud America l’apparato femminile.

Il cocco, albero della vita e faccia di scimmia

Senza-titolo-3

Cocos nucifera, fam. Arecaceae

Prende il nome dallo spagnolo coco (“faccia di scimmia”) per la presenza delle tre tacche a un’estremità della noce.

Il cocco è sempre stato una pianta tropicale molto versatile in quanto capace di mantenere la germinabilità, per questo è fonte di sussistenza per molte popolazioni ed è chiamato anche “albero della vita”. La sua origine è sconosciuta: nel corso del tempo i suoi semi sono stati diffusi dalle correnti marine e dai colonizzatori delle isole del Pacifico. Prima di giungere fino a noi, ha attraversato l’America centrale, il Sud America, la Polinesia e il Sud-est asiatico.

In Nepal è simbolo di fertilità e di Dio. In India si usa regalare agli sposi una noce di cocco, che viene fatta girare intorno alla testa dello sposo, per poi spaccarla e lanciarne in aria i pezzi per allontanare gli spiriti maligni. Inoltre, data la sua forma simile a un cranio umano, la noce di cocco è considerata un frutto sacro e per questo viene sacrificata agli dèi. In India si fa anche ruotare per conoscere l’esito delle malattie: se si ferma a oriente è positivo, se si ferma a occidente è negativo.

Nello stato indiano del Kerala è diffusa anche una leggenda che racconta che il figlio di un pescatore, che non riusciva a pescare, si rivolse a un mago che gli insegnò come staccare la testa dal corpo. Così di notte nuotava nell’oceano per catturare i pesci incuriositi che gli entravano nel corpo dal collo, dopodiché svuotava il corpo e riattaccava la testa. La gente del villaggio si insospettì per il ricco bottino, così una notte un bambino spiò il pescatore e gli rubò la testa, appoggiandola su un cespuglio perché troppo pesante. L’uomo senza testa si rigettò nell’oceano e diventò un pesce, mentre la sua testa crebbe e diventò una palma di cocco che produceva noci dal volto uguale al suo.

Il mango: cibo degli dèi e re dei frutti

Senza-titolo-5

Mangifera indica, fam. Anacardiacee

Prende il nome dalla parola portoghese manga, presa in prestito dalla parola tamil (m)aam-kay, poi mangay in India meridionale.

Risale a quattromila o cinquemila anni fa e ha origini indiane. I suoi semi furono trasportati dai monaci buddhisti in Asia orientale nel IV secolo a.C. e in seguito nel Sud della Cina nel VII secolo. I commercianti arabi lo portarono in Persia e successivamente si diffuse in Africa orientale nel X secolo. Giunse in Europa grazie agli esploratori portoghesi, che lo portarono in Africa e in Sud America tra il Seicento e il Settecento. Nell’Ottocento si diffuse negli Stati Uniti e oggi viene coltivato nei paesi tropicali e subtropicali, prevalentemente in India.

Il mango è il frutto nazionale dell’India, del Pakistan e delle Filippine. In India è considerato il “cibo degli dèi” e il “re dei frutti”, nell’induismo i suoi fiori sono usati nel culto della dea Saraswati ed è nell’olio di fiori di mango che Kama imbeveva le sue frecce per scoccarle contro gli uomini e farli innamorare.

È inoltre simbolo di saggezza e perfezione secondo un testo vedico, che racconta di come il dio Ganesha riuscì a battere il fratello Kartik in una competizione che avrebbe premiato il più veloce a compiere tre volte il giro del mondo: anziché partire con un pavone come fece Kartik, Ganesha girò tre volte intorno ai genitori.

Un’altra antica storia vedica racconta che il re della Terra era innamorato della principessa Surya Bai, la figlia del dio del Sole; una maga per gelosia la gettò in acqua e dove il re la credette annegata sbocciò un fiore di loto. La maga bruciò il fiore e dalle sue ceneri nacque un albero di mango; come un mango maturo cadde a terra, si trasformò nella principessa, che sposò il re.

Il mango ha un significato simbolico anche in Cina: nel 1968 durante la rivoluzione culturale cinese Mao Tse-tung regalò 40 manghi ai suoi operai più fedeli. Allora sconosciuti in Cina, i manghi vennero messi sotto formaldeide e distribuiti ai lavoratori. Oggi in Cina si organizzano ancora manifestazioni aventi come simbolo il frutto del mango e il mango di cera.