Tradurre la cultura tedesca

Se diventassimo consapevoli dell’eredità che giace in ogni parola, studieremmo i nostri dizionari, catalogo della nostra ricchezza, e scopriremmo che dietro ogni parola vi è un mondo. Chi usa le parole mette in moto dei mondi, degli esseri divisi: quello che può consolare l’uno, può ferire a morte un altro.

(Heinrich Böll, discorso “La lingua come luogo di libertà”, 1959, tratto da Piccolo viaggio nell’anima tedesca di V. Vannuccini e F. Predazzi)

Tra le oltre 400.000 parole della lingua tedesca, nessuna delle 300.000 parole della lingua italiana corrisponde esattamente a Weltanschauung, Zeitgeist o Schadenfreude. Non solo. Il tedesco, così come le altre lingue, racchiude una cultura tutta sua, ma a differenza delle altre lingue, è capace di inventare con precisione un infinito mondo di parole combinando uno dopo l’altro sostantivi e montando e smontando prefissi e suffissi come pezzi di lego per plasmare i più svariati significanti di significati. Un lavoro certosino degno della fantasia di una cultura senza eguali nel saper vedere ed esprimere universi astratti e realtà intraducibili. Una cultura ancora attaccata e radicata nel mondo romantico dei sentieri per le passeggiate (ancora meglio: Wanderwege) e nell’elaborazione del suo oscuro ed emblematico passato (Vergangenheitsbewältigung).

La Weltanschauung che noi chiamiamo, in maniera semplicistica, “visione del mondo”, in realtà è un’ampia concezione del mondo che comprende Dio e la vita dell’uomo che ne fa parte. Per i filosofi tedeschi di fine Ottocento era un sistema coerente per spiegare le leggi dell’universo e l’immagine dell’uomo; per Freud era l’ideale non raggiunto dall’umanità, la soluzione onnicomprensiva a tutti i problemi dell’esistenza umana. Anche Zeitgeist, lo “spirito del tempo” dei tedeschi, è una parola di origine filosofica, coniata da J. G. Herder e definita da J. W. Goethe come lo “spirito di quei signori nello spirito dei quali si rispecchiano i tempi”.

Nella cultura tedesca non possiamo farci mancare un pizzico di Schadenfreude, quel sadismo a metà tra l’invidia e la risata tipico di chi gode delle disgrazie altrui, o quel piacere di sentirsi confermati nelle proprie amare convinzioni sull’incompiutezza del mondo e l’indifferenza di Dio. La Schadenfreude in senso stretto è sicuramente retaggio della mentalità piccolo borghese (il Kleinbürger tedesco o lo Spießer austriaco e svizzero) tanto deferente verso l’autorità da sentirsi poco libero e quindi provare un’inconfessabile e clandestina gioia (klammheimliche Freude) per le disgrazie dei potenti o semplicemente del prossimo. Magari anche per quelle di un intellettuale anticonformista e critico verso l’autoritarismo, di un Querdenker (“pensatore trasversale”) come lo era il poeta, critico letterario, saggista, editore e interprete Hans Magnus Enzensberger, o addirittura quelle di un personaggio scomodo come un Nestbeschmutzer (“insozzatore del nido”), uno straniero in patria come lo era per i conservatori il cancelliere Willy Brandt per la sua Ostpolitik, grazie alla quale stabilì e mantenne il dialogo tra le due Germanie.

Il cancelliere Helmut Kohl con François Mitterrand prima e con Mikhail Gorbaciov poi sono stati invece esempi di Männerfreundschaft o “amicizia tra uomini”, contrapposta al corrispettivo femminile Damenkränzchen o “coroncina di signore”, il modo frivolo di stare tra donne. L’amicizia tra uomini è un comportamento legato all’ordine, all’autorità, alla disciplina e ad altre caratteristiche culturali comuni alla tradizione luterana e nazista. È un rapporto tra pari fatto di silenzi, intesa e stima reciproca, seduti a un tavolo (Stammtisch, dove Stamm significa “ceppo”, “lignaggio” e quindi rapporto con la comunità) o a passeggiare immersi nella natura dei Wanderwege (“sentieri per le gite a piedi”). Sì, perché se “passeggiare” è spazieren, la parola wandern rimanda al senso di libertà che si prova ad avventurarsi nel silenzio degli ampi spazi verdi. I Wandervögel (“uccelli migratori”) erano i giovani che viaggiavano a piedi in gruppo, poi assorbiti dalla Gioventù hitleriana ai tempi in cui il nazismo confondeva la natura con il destino delle razze. Da questo profondo rapporto tutto romantico con la natura nasce la coscienza ecologica tedesca, che si spinge fino all’attuale concezione di un’economia a basso impatto ambientale, senz’altro incentivata dal saggio del Club di Roma del 1972 “I limiti dello sviluppo”.

Se “camminare” è laufen, il Mitläufer è “colui che cammina con l’altro”, con la folla, il debole che imita gli altri, l’opportunista o il delatore ligio al dovere, incapace o impossibilitato a opporsi a viso aperto all’autorità. Basti pensare che il 98% dei tedeschi furono indagati dagli Alleati per crimini di guerra a Norimberga. Per dimenticare questo periodo buio della storia tedesca, negli anni Cinquanta nasce Vergangenheitsbewältigung, una parola che indica l’elaborazione e il superamento del passato, il confronto con la storia per metterci una pietra sopra. Emblemi di questa necessità erano i vari progetti culturali lanciati, i monumenti e i musei costruiti a partire dagli anni Sessanta per ricordare l’olocausto e gli ebrei tedeschi. Inoltre tutta l’opera di Günter Grass è permeata da questo spirito e richiama i tedeschi alle responsabilità del nazismo (si vedano gli articoli “L’eredità di Günter Grass: una lezione sulla carnevalizzazione della storia e dell’uomo moderno” e “L’uomo e la tolleranza: lezioni di saggezza dal XX secolo”).

All’operato di Helmut Kohl rimanda anche un’altra parola intraducibile: Zweckgemeinschaft (“comunione di scopi”), l’unione per interesse che si forma quando si ha una coincidenza di interessi per ragioni pratiche. Kohl fu acclamato a Dresda sulle note di “Wir sind ein Volk”, tredici anni prima dell’unificazione tedesca, ma le due Germanie prima separate dalle Sperrgebiete (“zone di chiusura”), dai luoghi di confine tra l’Est e l’Ovest, rimasero sempre due mondi distinti, nei quali sarebbe sempre esistito un hüben e un drüben (un “di qua” e un “di là”).

Zweisamkeit e Feierabend sono invece due retaggi della cultura protestante: parliamo della “solitudine a due” e del “riposo della sera”. La “solitudine” espressa dalla parola Einsamkeit (eins = uno) diventa “dualitudine” con Zweisamkeit (zwei = due), ovvero l’unicità del rapporto a due, ma anche l’isolamento e la chiusura della coppia al mondo lì dove i raduni familiari e gli incontri allargati con gli amici sono meno frequenti. Nella cultura della sacralità della sfera privata e del lavoro diligente e assiduo, il “riposo della sera” è d’obbligo e non c’è tolleranza per chi fa compere all’orario di chiusura dei negozi: quando finisce il lavoro, c’è spazio solo per godersi una birra e il tepore della casa e dell’intimità del focolare (Gemütlichkeit). La parola Feierabend ha proprio una connotazione sacra, perché per la chiesa designa la sera prima della festa sacra. L’icona del riposo della sera è la santa tirolese Notburga, esempio di operosità, obbedienza e fedeltà al dovere, che per intercessione del Signore ottenne dal padrone il diritto di trascorrere la domenica pregando. Oggi il diritto al riposo domenicale è persino riconosciuto costituzionalmente dalla Grundgesetz. Feierabend era anche il nome dato da Hitler all’organizzazione del tempo libero per i lavoratori ed è quasi sinonimo di “stato sociale”, già dalla fine dell’Ottocento merito di Bismarck, che vedeva nella previdenza sociale un antidoto all’espansione del partito socialdemocratico.

La dedizione tedesca all’impegno individuale per il lavoro o lo studio porta all’invenzione di un’altra parola emblematica: Rechthaber, “chi vuole avere sempre ragione”, accompagnata dal proverbio “Besser von Vielem nichts wissen, als Alles besser wissen” (meglio tanto non sapere che sapere tutto meglio). Seguono parole come selbstgerecht (“pieno di sé”), Wichtigtuer (“chi ha l’aria di fare cose importanti”), altklug (“saputello”), Verkehrserzieher (“educatore del traffico” o chi educa gli altri alla guida) e Besserwisser (“chi sa tutto meglio”, anche il burocrate; in questo caso non mancano i riferimenti da parte degli abitanti della Germania Est ai Besserwessi dell’Ovest, che occupano posti di dirigenza e vivono nell’agiatezza).

Nel quadro socioculturale del paese delle tre K (Kinder, Küche, Kirche: figli, cucina, chiesa), dove il modello femminile è quello della Hausfrau (la “padrona di casa”), non possono mancare le Quotenfrauen, le “donne in quota”, e di conseguenza le Rabenmütter, le “madri corvo” che lavorano senza averne bisogno. In Germania soltanto nel 1988 le donne della SPD proposero le quote rosa, quando il femminismo era già diffuso dagli anni Settanta in Italia, in Francia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Oggi la parola Quotenfrau è dispregiativa e indica le donne in carriera che sono tali non per merito ma soltanto grazie alle “quote rosa” (Frauenquoten). Emblema della Quotenfrau è Angela Merkel, eletta presidente della CDU nel 2001 e cancelliera federale nel 2006, lanciata in politica da Helmut Kohl nel 1990 nel primo governo della Germania riunificata. Con la sua impostazione sobria, essenziale e senza fronzoli la cancelliera avrebbe portato una boccata di aria fresca nel clima di Politikverdrossenheit (disincanto verso la politica) che ha caratterizzato l’anima tedesca per molti anni.

I tedeschi, si sa, sono un popolo di lettori, e la loro Fiera del Libro di Francoforte è la più grande al mondo. A ulteriore testimonianza dell’inventiva linguistica tedesca e dell’importanza attribuita alle parole, dal 1971 la Società per la Lingua Tedesca, corrispettivo della nostra Accademia della Crusca, sceglie ogni anno das Wort des Jahres (“la parola dell’anno”), un neologismo di interesse linguistico e storico-sociale. Da qualche anno esiste anche il concorso opposto, quello per das Unwort des Jahres, “la non-parola dell’anno”, o meglio la parola negativa dell’anno.

Decisamente una bella lotta tra le Unwörter di questo 2020!

Interpreting the future: remote, over-the-phone, speech-to-text interpreting

This interview is taken from IEO Conference “Language Access and the New Reality” winter edition of 3-4 December 2020. On 4 December 2020 (2:30-3:30 pm EST) on the panel “Expanding skills and careers” Alessandra Checcarelli discussed the potential to diversify your career by acquiring new knowledge and skills together with Rafa Lombardino and Natali Lekka.

  1. 2020 has been a year of tremendous disruptions, but also a year of tremendous opportunities and innovation in digitization and such. Please share with us what you have been doing and how your areas of expertise have been impacted.

For me, 2020 has been a really strange year from several points of view.
First of all, when the pandemic was declared, nobody of us knew what to think about the virus. We could only figure out that world governments would impose domestic and international travel bans, and this is exactly what happened at the beginning of March. In this scenario, things did not look good at all for conference interpreters!

Before the first lockdown – At the end of January in Italy – the country where I come from – there were already some rumours about the new virus and only a couple of weeks later the media began urging people to stay home. These initial circumstances did not affect my job very much at the beginning. January and February are generally low periods for international conferences and interpreting assignments. What I usually do in the first weeks of the new year is improving online marketing for my interpreting business and working on translation and transcription assignments. This is what I did in the first months of 2020, together with some international conferences that were organised in Rome, the city where I currently live and work. In fact, despite the usual low period and the rumours about the new virus, my city still had something interesting to offer in terms of institutional events and business meetings.

During the first lockdown – This is what happened until the end of February, then a first lockdown was imposed and it lasted for almost 3 months. Unfortunately the highest number of international conferences generally takes place from March to June and from September to December. Of course I was worried about the upcoming conference season: all of my conferences were cancelled and the same happened to all of my colleagues. Luckily enough, I kept doing translations for both old and new clients, mainly medical translations of clinical trials for testing new drugs, and I kept working as a remote and over-the-phone interpreter for the same international clients I worked for before the pandemic outbreak. I also kept working as a remote live transcriber and live subtitler, another specialization I will talk about later. Definitely I cannot say that the first conference season of the year went as well as it could go in any of the previous years, but I cannot even say that it was catastrophic. I managed to work and diversification and having foreign clients really helped me a lot. In particular, what immediately became clear to me and my colleagues was that technology and remote interpreting we had started doing before the crisis were here to stay and to help us survive.

Italian clients – What we needed to do then was to try and educate and convince our Italian clients to go virtual and move their on-site conferences online. This was not easy during the first lockdown, as all of us had to readapt to the new circumstances and those clients who preferred to organise live meetings were completely lost. I think this has also much to do also with our cultural mindset. Italy has always had much to offer in terms of beautiful venues, breath-taking landscapes and excellent food and wine tasting. Some conference organisers have always tried to give their international guests a warm welcome, by accompanying their events with typical local Italian food, interesting sightseeing opportunities after the conference day and gala dinners. In short, the Italian meeting industry has always been the jewel in the crown of the Italian economy and something strictly connected with tourism and also with our culture and way of living.
With the coronavirus everything disappeared like a bubble overnight and conference organisers were not immediately ready for the shift to digital economy. Many of them did not postpone their meetings or moved them online, they just cancelled them.

Before and during the second lockdown – When summer came, we did not expect anybody to organise any conferences in July or August, as a new low season was back as usual, so we waited for another high season to come back from September onwards. At the beginning it was very slow, the meeting industry tried to recover and to come to terms with the government, but the second wave of the pandemic came and today we are still on a light lockdown. In-person conferences and meetings are generally forbidden and in the meantime some Italian clients have been able to make some form of digital shift. I have worked quite a lot recently with remote interpreting for both Italian and international clients and I think all forms of remote interpreting are definitely here to stay, with the hybrid mode probably being the best option, at least in the near future.

  1. What about 2021 and beyond – how do you see the industry changing and innovating?

Remote interpreting before COVID-19 – I can manily speak of conference interpreting, as it has always been my core business since I started my freelance professional activity in 2010. As I said before, I think remote and over-the-phone interpreting are here to stay, even though they will not be the only solutions available on the market.
2020 has only taught interpreters and clients that there are many other possibilities beyond those they already know. Conferences can take place in person, but also online, and OPI and RSI platforms have been improving a lot over the years. I remember starting with my first remote interpreting assignments in 2017, when it had already become part of our daily life as conference interpreters for some years already. In fact remote interpreting is not new, it is just something that existed before and it was driven further by the current pandemic, which urged RSI platform developers to improve their technologies and sometimes to offer their clients turnkey solutions.

Over-the-Phone Interpreting – OPI is still widely used to allow people working from different parts of the world to have an interpreter ready when they need to discuss their business or do market research for example, in order to open up to the possibility of exploring new markets.
From an interpreter’s perspective, OPI is an extremely difficult task, even though I personally find it fun and very interesting. You need to know the topic very well, you need to have a general knowledge of the business and market dynamics and you have to do with a sound quality that is never perfect, as you are speaking on the phone. Moreover, many business people or market researchers have never worked with interpreters, so they do not know how to speak clearly on the phone, so as to allow interpreters to understand the message clearly and to convey it smoothly. As an interpreter, you must know how to handle such situations and how to manage the communicative exchange. You also need to act professionally in a situation that does not give you the chance to see the person speaking.
As we all know, facial expressions and body language are essential aspects of communication and being able to watch the speaker is a big advantage to interpreters. Our role is not only that of repeating words in another language, but it is to convey a message, and a message is much more than words and concepts, it is also cultural context, speaker’s personality, intentions and feelings based on the single circumstances. This is true especially with Italian speakers, as we are famous for being emotional and speaking with both mouth and hands.

Remote Simultaneous Interpreting – RSI may have the same issues in terms of preparation time, short notice, knowledge of the topic, bad sound quality, speakers talking too fast or overlapping each other etc., but luckily enough many remote interpreting platforms give interpreters the chance to see the speaker and to read their PowerPoint presentations, which really helps a lot while we are interpreting. Moreover, sound quality has very much improved over the years and if we use the right tools – last-generation headsets and good Internet connection – together with a good and reliable virtual booth partner, there you have it, and you will see that technology has improved interpreter’s life a lot!

Hybrid mode – Having said that, I believe that in-person meetings and conferences will never disappear. Communication is something human that requires human beings to meet, see each other and exchange ideas without the hurdle of sitting alone before a screen as you were talking to a machine, which is sometimes the impression I get while working remotely. Technology is useful, but it is not a universal remedy. Conferences – and conference interpreting – are human experiences by definition, and not all of them can take place online.

  1. What are your recommendations for linguists who are either new to the industry or pivoting from other areas, such as onsite interpreting, or just in general?

The power of diversification – To linguists who are new to the industry, especially to those who have just graduated in translation or conference interpreting, I would say that studying at university is not enough, it is just a springboard to the exciting world of language professions. Interpreting and translation are very specialized and they require practice, and practice does not make you perfect, but it makes you better at facing new situations, people and working environments. So – I would say – start working with languages while keeping the focus on what you really want to do, and never ever forget the power of diversification. The market is dynamic, it is in continous evolution, and 10 years from now you will not end up doing what we do today, let alone what your university teachers did when they founded the profession.

Embrace technology – We have been talking a lot about innovation, technology and remote interpreting. Technology and innovation will move us forward, and they are already doing it at a breakneck pace. Learn how to use remote interpreting platforms and, in general, learm how to work remotely. Even though I believe that in-person meetings and conferences will never disappear, remote and over-the-phone interpreting are here to stay.

The multiple faces of interpreting – Moreover, use the skills you already have as the basis for acquiring new skills.
You have probably learned about conference and business interpreting at the interpretation school, so you know what I am talking about.
But interpreting is a very wide field of expertise: for instance, have you ever thought about community interpreting and television interpreting?
Well, community interpreting is a type of interpreting that is used in community-based settings and situations, such as healthcare, police, education, law. If you already master the consecutive interpreting technique and if you are a communicative and empathetic person, what you need to work as a community interpreter is to attend an introductory course and specialize in one or more fields, for instance a medical or legal terminology and knowledge course. Community interpreting also offers some great chances to work remotely and video remote interpreting is the preferred mode in medical and legal settings.
There is also television interpreting, which is not exactly a field of expertise, but it is a work setting that requires other specific skills. For example, if you are a breezy and self-confident personality, have a beautiful voice and good acting skills, television interpreting may be for you. You may try to explore voiceover or TV interpreting on teleshopping programs or TV shows where selling or acting skills are required. Here clients look for translation accuracy and speed, but also for interpreters who can play well with their voice and fascinate the audience. Television interpreting is also another option that may fit well with anti-COVID measures in the near future, in that you mainly work in your booth in a separate area of the TV studio and even though you work on-site, you follow the show remotely.

Live subtitling and live reporting – Another specialization that comes from both my education and work experience is live subtitling and live reporting.
Here most people will probably think of stenography or stenotyping.
But there is another technique that is used to produce written text or subtitles in real time starting from a speech source and it is called respeaking. Here you do not need to use your fingers to write anything, you only need to master the simultaneous interpreting technique and to repeat what the speaker is saying by dictating the message to a speech recognition software, which recognises your voice and automatically writes the text.
The text can appear in at least two different formats; the first one is a transcript – or, even better, a computer-assisted real-time transcript – on a Word file and it may be used as conference minutes or court report, for instance. The second option is to let the text appear in a software that will convert it into subtitles. In both cases you can work on-site or remotely with adequate technical equipment.
As you may understand, you can “respeak the speech” by dictating either the message in the speaker’s language or the translation of that message into another language.
The first option is called intralingual respeaking (from and into the same language) and is mainly used to the benefit of the deaf community. In fact for many deaf people sign language is not enough and for complete accessibility they need to read either signs or words or both of them.
The second option is called interlingual respeaking (from a language into another) and may be used in community interpreting settings or at conferences, where the attendees will be able to read the simultaneous translation of the speech on a big screen or on their smartphone or tablet. This kind of written interpreting is also called speech-to-text interpreting or subtitled simultaneous interpreting if we are producing subtitles.
As you may guess, this task requires a higher workload than simultaneous interpreting. In fact the product of respeaking is a written message, and conveying a written message is different from conveying an oral message.
First of all, subtitles must be adapted, they must be readable to the end user, they must probably be shorter but without skipping any sentences or relevant information.
Second, if you are dictating to a software, you need to dictate punctuation too, so you need to have the sentence structure clear in mind.
Third, a software is not a human being: it can capture the sound and transform it into a written output, but it may make mistakes. This means you need to do editing and correct mistakes in real time and you need to do it fast, while you are listening, adapting, dictating, and maybe translating, without losing the rest of the message.
Like in simultaneous interpreting, respeakers or interpreter-respeakers always work in pairs and ideally one of them dictates and the other one edits the written text in real time before sending the final version.

Intersteno – If you are curious about respeaking and other live subtitling and live reporting techniques, I am also a board member of the International Association of Respeaking onA.I.R.-Intersteno Italia. It is an Italian association which was founded in 2012 and later became the Italian delegate association of Intersteno. Each country has its own Intersteno branch. Intersteno is the international federation for information and communication processing, which organizes international competitions in the main speed writing techniques and subjects. We have Internet contests every year and the big one-week Intersteno congress that is organized every two years in a different city in order to exchange ideas and best practices in the sector. If you are interested, you can go to www.intersteno.org: we wait for you in July 2022 in Maastricht! You will attend conferences, youth events and the biggest international competitions in text production, text correction, word processing, audio transcription, speech capturing, real-time speech capturing, note-taking, reporting and much more.

  1. What about mental health, what do you do to keep yourself healthy and grounded?

When talking about this topic, we cannot but say that COVID-19 has really tested the limits of our mental health.

Interpreting is per se a very stressful activity, as it requires the ability to concentrate on what we are listening to and saying, let alone how we are saying it in order to make the original message linguistically and culturally clear to our public. When talking about simultaneous interpreting, all of this happens at the same time, of course.
Then what about the long hours or even days we spend studying the conference topic and preparing glossaries before the assignment? And what is more, let us never forget that freelancers do not do only their job, they are also their own accountants, marketers and bosses. Freelancing is stressful, then add to this conference interpreting and translation, and last but not least, the coronavirus!

But entrepreneurs cannot afford the luxury of relaxing or getting stuck for long, if they want to keep being successful or, quite simply, to live on what they do. The secret to “survive”, as it were, is to find time to learn new skills we are interested in, to stay with friends and positive people, but also to simply do what we love.

In particularly stressful periods I meditate regularly – it really helps me stay grounded and keep a sort of internal balance. After assignments I also love cooking: this is an activity that can really relax me, I like trying new recipes from different countries and I sometimes create new ones.

There are also some activities I do every day for my physical and mental health: I walk in nature, sometimes listening to music at the same time, and I read books in my working languages. Reading is something I have always done since I was a child, it is something I have always loved, as this is the only way you can get to know different worlds in a short span of time. To me reading really means travelling, especially now that we are not allowed to, or we are not free to do as we would like to.

Conclusion

To conclude, I would like to quote from a book that I have recently read, its title is The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, a comedy science fiction novel by Douglas Adams. Some of you have probably heard about it, it was written in late 1970s, originally it was a radio comedy that had been broadcast by the BBC, then it was transformed into many other genres. I am quoting it because it made me laugh so hard and because it is one of the few books that mentions the relevance of the role of interpreters as language mediators and the possibility for technology to replace interpreters, unless we learn how to embrace it.
In this specific case, the interpreter is a small creature called Babel fish and if you stick it in one ear, you can immediately understand any message conveyed in any language.
Quote:

“The Babel fish is small, yellow and leech-like, and probably the oddest thing in the Universe. It feeds on brainwave energy received not from its own carrier but from those around it. It absorbs all unconscious mental frequencies from this brainwave energy to nourish itself with. It then excretes into the mind of its carrier a telepathic matrix formed by combining the conscious thought frequencies with the nerve signals picked up from the speech centres of the brain which has supplied them. The practical upshot of all this is that if you stick a Babel fish in your ear you can instantly understand anything said to you in any form of language. The speech patterns you actually hear decode the brainwave matrix which has been fed into your mind by your Babel fish. Now it is such a bizarrely improbable coincidence that anything so mindbogglingly useful could have evolved purely by chance that some thinkers have chosen it to see it as a final and clinching proof of the non-existence of God.”

Unquote.
Babel fish is a machine translation tool for the oral language, a machine interpreter, which represents for sure the dream of many language engineers and computational linguists today. But I believe it will belong in the science fiction world for long… or forever, I hope, as long as we interpreters learn how to use technology!

IEO International Online Conference 2020 “Language Access and the New Reality” winter edition

Interpreter Education Online (IEO) is organizing the winter edition of the International Online Conference 2020 “Language Access and the New Reality”, which is due to take place on Zoom on 3-4 December 2020.
The big question is: what have been the new trends in the language sector during the pandemic and how will the new year impact interpreters, translators, and the language services industry worldwide?

Which topics will be covered?
On 3 December IEO international guests will discuss the use, misuse or abuse of HIPAA (the U.S. federal law protecting patients’ confidential health information) and the entrepreneurial side – attitudes, behaviours and technologies – of surviving the pandemic.
On 4 December other interesting topics will be discussed, such as the impact and challenges of COVID-19, medical interpreter certification and new assessment procedures, new laws on language access in healthcare and education, diversification opportunities like content writing and live subtitling, new market trends, non-profit organizations’ involvement, individual and collective actions to advocate for interpreters’ professional standing.

In particular, in the afternoon panel entitled “Expanding skills and careers” from 2:30 pm to 3:30 pm EST (8:30-9:30 pm CET) Rafa Lombardino, Natali Lekka and Alessandra Checcarelli will discuss the potential to diversify your translator and/or interpreter career by acquiring new knowledge and skills.
Featured Interpreter Alessandra Checcarelli will contribute to discussions about the disruptions and opportunities of the years 2020 and 2021 in terms of innovation, digitalization and impact on the language industry and language professionals. The main topic she will cover is what interpreters could think about doing in terms of new language services to be performed on site or remotely. Besides the latest remote interpreting trends, in her capacity as board member of the International Association of Respeaking onA.I.R.-Intersteno Italia, she will be talking about the most innovative live subtitling techniques, especially respeaking through speech recognition software, as well as accessibility for the deaf and subtitled simultaneous interpreting.

Do not miss this opportunity to jump-start your career or to take it to the next level!
Sign up for the conference and stay tuned!

“CuoconA.I.R. 2.0”: subtitled international recipes

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After the first launch of “CuoconA.I.R.” initiative, the International Association of Respeaking onA.I.R. – Intersteno Italia is back with its second edition, “CuoconA.I.R. 2.0”!

With “CuoconA.I.R. 2.0”, onA.I.R. – Intersteno Italia is pleased to invite international old and potential new members and friends of the whole Intersteno federation to present a video recipe in their native language.

Those willing to take part in the initiative are warmly invited to send their short video (max. 5 minutes) together with English translation (Word file) at info@respeakingonair.org. It will be subtitled by onA.I.R. subtitling trainees and professionals!

See you on “onA.I.R. – Intersteno Italia” YouTube channel! Please help us share our wonderful linguistic and culinary heritage with the world!

 

onA.I.R. is the Italian national delegate association of Intersteno, the international federation for information and communication processing. Among its general goals is the dissemination of live and pre-recorded subtitling, transcription and speech capturing with respeaking (real-time speech-to-text rendition through speech-recognition software).

For more information on the International Association of Respeaking onA.I.R. (no profit association established in 2012) see: https://www.facebook.com/onA.I.R.InterstenoItalia/.

La memoria, uno strumento del mestiere dell’interprete

La persistenza della memoria

“La persistenza della memoria” (1931), Salvador Dalì

Nel trasmettere un messaggio da una lingua a un’altra, l’interprete non deve soltanto conoscere e saper applicare le tecniche di interpretazione simultanea e consecutiva, ma anche avere una vasta cultura generale, avere studiato a fondo l’argomento e la terminologia del convegno o della trattativa e ricordare le informazioni ottenute sul momento. Per fare tutto questo entra in gioco la memoria.

Traduzione dall’inglese dell’articolo “Human memory: How we make, remember, and forget memories” di Michael Greshko apparso su National Geographic: https://www.nationalgeographic.com/science/health-and-human-body/human-body/human-memory/

La memoria umana avviene in molte parti del cervello contemporaneamente, e alcuni tipi di ricordi si conservano più a lungo di altri.

Fin dal momento in cui nasciamo, il nostro cervello è bombardato da un’immensa quantità di informazioni su di noi e sul mondo che ci circonda. Allora, come conserviamo tutto quello che abbiamo imparato e vissuto? I ricordi.

Gli esseri umani conservano diversi tipi di ricordi per diversi periodi di tempo. I ricordi a breve termine durano da secondi a ore, mentre i ricordi a lungo termine durano anni. Siamo anche dotati di una memoria di lavoro, che ci permette di conservare nella mente un’informazione per un periodo di tempo limitato ripetendola. Quando ripetiamo più volte un numero di telefono per ricordarcelo, utilizziamo la nostra memoria di lavoro.

Un altro modo di classificare i ricordi avviene in base all’oggetto del ricordo stesso e al fatto che ne siamo coscienti. La memoria dichiarativa, detta anche memoria esplicita, consiste nei tipi di ricordi che viviamo in maniera conscia. Alcuni di questi ricordi sono fatti o “conoscenze comuni”: cose come la capitale del Portogallo (Lisbona) o il numero di carte in un mazzo standard (52). Altri consistono di eventi passati che abbiamo vissuto, come una festa di compleanno quando eravamo bambini.

La memoria non dichiarativa, detta anche memoria implicita, si costruisce in maniera inconscia. Questa memoria comprende la memoria procedurale, che il vostro corpo utilizza per ricordare le abilità che avete imparato. Suonate uno strumento o andate in bicicletta? In questi casi attivate la memorie procedurale. La memoria non dichiarativa può anche essere responsabile delle risposte inconsapevoli del vostro corpo, come quando vi aumenta la salivazione alla vista del vostro piatto preferito o vi irrigidite quando vedete qualcosa che vi spaventa.

In generale, la memoria dichiarativa si forma più facilmente rispetto alla memoria non dichiarativa. Impieghiamo meno tempo a ricordare la capitale di un paese rispetto a imparare a suonare il violino. Ma la memoria non dichiarativa si conserva più facilmente. Una volta che avete imparato ad andare in bicicletta, probabilmente non ve lo dimenticherete.

I tipi di amnesia

Per capire in che modo ricordiamo le cose, è incredibilmente utile studiare in che modo ce le dimentichiamo – ragione per cui i ricercatori studiano l’amnesia, la perdita della memoria o la capacità di apprendimento. L’amnesia è solitamente il risultato di qualche genere di trauma al cervello, come un trauma cranico, un ictus, un tumore al cervello, o l’alcolismo cronico.

Esistono due tipi principali di amnesia. La prima, l’amnesia retrograda, si verifica quando ci dimentichiamo le cose che conoscevamo prima del trauma cranico. L’amnesia anterograda si verifica quando il trauma al cervello compromette o interrompe la capacità di formare nuovi ricordi.

Il caso di studio più famoso di amnesia anterograda è Henry Molaison, al quale nel 1953 sono state rimosse alcune parti del cervello nell’ultimo disperato tentativo di trattare le sue crisi epilettiche gravi. Molaison – conosciuto quando era in vita come H.M. – ricordava molte cose della sua infanzia, ma non era in grado di formare nuova memoria dichiarativa. Le persone che lavoravano con lui per decenni si dovevano ripresentare ogni volta che lo incontravano.

Studiando soggetti come H.M. e animali affetti da diversi tipi di danni al cervello, i ricercatori sono ora in grado di rintracciare in quali aree e in che modo si formano diversi tipi di ricordi nel cervello. Sembra che la memoria a breve e termine e la memoria a lungo termine non si formino esattamente allo stesso modo, e nemmeno la memoria dichiarativa e la memoria procedurale.

Nessuna area del cervello conserva tutti i vostri ricordi; diverse aree del cervello formano e conservano diversi tipi di ricordi, e ciascuna di esse può essere coinvolta in processi diversi. Per esempio, le reazioni emotive come la paura risiedono in un’area del cervello detta amigdala. I ricordi delle abilità che avete imparato sono associati a un’area diversa detta corpo striato. Un’area detta ippocampo è fondamentale per formare, conservare e mantenere la memoria dichiarativa. I lobi temporali, le aree del cervello che in parte mancavano a H.M., svolgono un ruolo essenziale nella formazione e nella conservazione dei ricordi.

Come si formano, conservano e mantengono i ricordi

Fin dagli anni Quaranta i ricercatori hanno ipotizzato che i ricordi si conservano all’interno di gruppi di neuroni, o cellule nervose, dette aggregati neuronali. Queste cellule collegate tra loro si attivano come gruppo in risposta a uno stimolo specifico, che sia il volto di un amico o il profumo del pane appena sfornato. Quanto più i neuroni si attivano contemporaneamente, tanto più le interconnessioni tra le cellule si rafforzano. In questo modo, quando un futuro stimolo innesca la risposta delle cellule, è più probabile che si attivi tutto l’aggregato. L’attività collettiva delle cellule nervose trascrive ciò che noi percepiamo come ricordo. I ricercatori studiano ancora i dettagli del funzionamento di questo meccanismo.

Affinché la memoria a breve termine diventi memoria a lungo termine, essa deve essere rafforzata per essere conservata a lungo termine, un processo chiamato consolidamento della memoria. I ricercatori ritengono che il consolidamento avvenga tramite diversi processi. Uno, detto potenziamento a lungo termine, consiste di cellule nervose singole che cambiano per crescere e comunicare con le cellule nervose vicine in maniera diversa. Questo rimodellamento altera le connessioni tra le cellule nervose sul lungo termine, cosa che stabilizza la memoria. Tutti gli animali dotati di memoria a lungo termine utilizzano questo stesso meccanismo cellulare di base; i ricercatori hanno elaborato i dettagli del potenziamento a lungo termine studiando le lumache di mare della California. Tuttavia, non tutti i ricordi a lungo termine devono necessariamente cominciare come ricordi a breve termine.

Quando conserviamo un ricordo, molte parti del cervello comunicano rapidamente tra di loro, anche le aree della corteccia cerebrale che elaborano informazioni ad alto livello, aree che controllano gli input grezzi dei nostri sensi, e un’area detta lobo temporale mediale, che sembra contribuire a coordinare il processo. In un recente studio, nel momento in cui i pazienti conservavano ricordi nuovi, le onde dell’attività nervosa all’interno del lobo temporale mediale si sincronizzavano con le onde della corteccia cerebrale.

Molti misteri della memoria restano tali. In che modo precisamente i ricordi sono codificati all’interno di gruppi di neuroni? Quanto largamente sono distribuite nel cervello le cellule che codificano un dato ricordo? In che modo la nostra attività cerebrale corrisponde al nostro modo di vivere i ricordi? Queste aree di ricerca attive un giorno potranno fornire nuove informazioni sulle funzioni cerebrali e sul modo di trattare le malattie legate alla memoria.

Per esempio, ricerche recenti hanno dimostrato che alcuni ricordi devono essere “riconsolidati” ogni volta che riaffiorano alla mente. Se fosse vero, l’atto di ricordare qualcosa renderebbe la memoria temporaneamente malleabile – possibile da rafforzare, da indebolire, oppure da alterare. I ricordi possono essere più facilmente trattabili con farmaci durante il riconsolidamento e questo potrebbe aiutare a trattare malattie come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 3)

Interpretariato da remoto 3

Dopo aver definito le modalità di interpretariato da remoto e aver dato alcuni suggerimenti agli organizzatori e ai partecipanti degli eventi virtuali, passiamo ora all’ultima parte di questa breve guida dedicata a coloro che sono passati dagli eventi dal vivo agli eventi online. In questo articolo offriamo alcuni spunti e suggerimenti pratici dettati dall’esperienza e validi per le agenzie di interpretariato e/o per gli interpreti.

Organizzare un servizio di interpretariato da remoto

Una volta chiarito con il cliente l’obiettivo dell’evento online, è necessario consigliarlo in merito a quale piattaforma adottare. Ce ne sono tante sul mercato e ognuna di esse offre possibilità diverse per quanto riguarda sia la tecnica di interpretazione (simultanea, consecutiva, trattativa) sia la modalità di interpretariato da remoto. Prima di utilizzarle è necessaria un’approfondita ricerca sulle caratteristiche e la qualità tecnica della strumentazione (es. sistema audio e video) e del software (es. modalità di interazione tra i membri del team, modalità di cambio turno per gli interpreti). Molto spesso le società che noleggiano le piattaforme mettono a disposizione il proprio staff tecnico, in caso contrario è necessario assicurarsi che sia disponibile, qualora le caratteristiche tecniche del sistema lo rendano necessario.

Oltre alla prassi usuale del lavoro di intermediazione tra i clienti e gli interpreti, al fine di garantire un buon servizio le agenzie dovrebbero considerare anche i seguenti aspetti:

  • testare la piattaforma prima di sceglierla, insieme ai fornitori, agli interpreti, allo staff tecnico e al cliente;
  • richiedere il materiale di studio per gli interpreti: nomi e ruoli degli organizzatori e degli speaker, termini tecnici, slide di presentazione ecc.;
  • chiedere il consenso scritto degli interpreti in caso di evento registrato;
  • definire contrattualmente le responsabilità in caso di problemi tecnici: l’interprete garantisce di avere un computer con certe specifiche, una cuffia con microfono di qualità e una di riserva, una connessione Internet ad alta velocità, ma non garantisce per i rischi associati alla connettività o a eventi fuori dal suo controllo;
  • evitare possibilmente le tariffe orarie: organizzare un evento da remoto può favorire i clienti in termini di costi e logistica, ma non facilita il lavoro degli interpreti, che oltre alle difficoltà usuali dell’interpretazione simultanea o consecutiva si trovano a dover imparare a gestire la cabina virtuale. Non si tratta solo di saper usare i comandi, ma anche di comunicare via chat con lo staff tecnico e i membri del team durante il lavoro, di fare i conti con un audio non sempre pulito, e di rinunciare a tutti i vantaggi degli eventi dal vivo: osservare il linguaggio del corpo dello speaker, farsi aiutare dal collega di cabina che è seduto vicino ecc.;
  • se gli interpreti e gli speaker sono connessi da casa o dal proprio studio, assicurarsi che lavorino in un ambiente silenzioso e con una strumentazione di qualità: connessione Internet, cuffie e microfono, eventuale videocamera ben posizionata a livello degli occhi con una buona illuminazione;
  • se gli interpreti sono connessi da una sede con cabine fisiche dotate di computer collegato in remoto, assicurarsi che siano adottate tutte le misure tecniche e di sicurezza. In tempi di pandemia le cabine andrebbero disinfettate e ventilate prima e dopo il lavoro, ciascun interprete dovrebbe lavorare in una cabina usando le proprie cuffie e i guanti per la console, le cabine andrebbero affiancate e separate l’una dall’altra con un vetro trasparente.

Ambiente e strumentazione di lavoro

Per l’interpretariato da remoto è fondamentale che il sistema audio (e video) sia di buona qualità.
L’ideale sarebbe insonorizzare completamente la stanza nella quale si lavora, come consiglia di fare questa guida. In alternativa si può lavorare da una cabina insonorizzata.
Inoltre è necessaria una connessione Internet ad alta velocità e via cavo. Se ad esempio si lavora su Zoom, può risultare utile spegnere il video per velocizzare la connessione e modificare le impostazioni audio per ridurre il rumore di sottofondo.
Per quanto riguarda le cuffie, sono preferibili quelle semiaperte, con microfono, dotate di USB per collegarle al computer e capaci di limitare lo shock acustico.
Il microfono deve avere la funzionalità di cancellazione del rumore (ambientale e riverbero della voce) e possibilmente una risposta in frequenza tra 125 e 15.000 Hz e livelli di impedenza di 16-32 Ohm.

 

Per approfondimenti sulle caratteristiche tecniche delle cuffie e del microfono per l’interpretariato da remoto:

Naomi Bowman, How to choose a headset for RSI (Remote Simultaneous Interpreting):
https://www.linkedin.com/pulse/how-choose-headset-rsi-remote-simultaneous-naomi-bowman/?trackingId=e1%2BY8xnS7r5WE4Y%2FpXbq8Q%3D%3D

Andrea Caniato, Headsets Won’t Work Miracles: Here is How Digital Sound Gets Degraded in the 21st Century:
https://www.linkedin.com/pulse/headsets-wont-work-miracles-here-how-digital-sound-gets-caniato/?trackingId=hgwqDmbCtWSLgJlKuLLRrA%3D%3D

Linee guida dell’Associazione Internazionale degli Interpreti di Conferenza AIIC: https://aiic.net/page/9007

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 2)

Interpretariato da remoto 2

Dopo aver definito le modalità di interpretariato da remoto nel precedente articolo, presentiamo ora qualche suggerimento frutto dell’esperienza personale che può tornare utile a chi organizza e a chi partecipa agli eventi online.

Gli eventi online non sostituiscono gli eventi dal vivo

Tutto ciò che si organizza online è spesso frutto di un compromesso. A volte la telefonata o la videoconferenza rappresentano lo strumento più utile e veloce per rispondere alla necessità di comunicare nell’immediato o per sopperire alla mancanza di interpreti sul posto qualora si decidesse all’ultimo minuto di invitare un ospite straniero. Altre volte, come in questo periodo, trasformare un evento face-to-face in un evento virtuale è necessario per evitare cancellazioni.

Ricordiamoci però che la comunicazione non è solo verbale e non è fatta semplicemente di scambi di battute o interventi frontali a cui far seguire sessioni Q&A di domande e risposte. Comunicare vuol dire esprimere la propria personalità e quello che si ha da dire soprattutto con il linguaggio del corpo, vuol dire incontrarsi e confrontarsi di persona e non limitarsi al semplice argomento da trattare, ma favorire spunti di discussione e riflessione e altre occasioni di incontro.

Anche gli interpreti sono lì per “interpretare”, non per tradurre in maniera fredda o soltanto tecnica i discorsi degli speaker, ma per poter dare espressione al messaggio di chi parla, interpretandone il linguaggio del corpo, lo stato d’animo, il tono di voce, partendo dal contesto comunicativo e tenendo sempre conto della cultura di chi trasmette e di chi riceve quel messaggio. Senza tutti questi indizi visivi la difficoltà di interpretazione aumenta e ne può risentire la qualità.

Utilizzare i video nelle conferenze online è sicuramente utile, ma rispetto alle conferenze dal vivo la tecnologia può rappresentare un ostacolo che si interpone nell’atto comunicativo naturale tra chi parla, chi ascolta e chi è chiamato a mediare la comunicazione.

Prima dell’evento online

Per organizzare un evento nel migliore dei modi sono necessari molto tempo e un’attenta pianificazione, senza trascurare mai l’eventuale scelta della piattaforma e degli interpreti, che possibilmente devono avere esperienza nel settore e conoscenze pregresse dell’argomento da trattare, o quantomeno avere il tempo per prepararsi adeguatamente e produrre e studiare glossari specifici nelle lingue di lavoro. Questo vale anche per gli eventi online ed è sicuramente imprescindibile per quelli face-to-face.

Una volta stabiliti l’argomento, l’obiettivo, la struttura dell’evento online nonché il tipo di piattaforma e la modalità più adatta di interpretariato da remoto qualora vi fossero ospiti stranieri, chi organizza l’evento non dovrebbe trascurare alcuni semplici accorgimenti prima di iniziare.

Innanzitutto sarebbe opportuno inviare a partecipanti la richiesta di adesione con allegato un programma che descriva lo scopo e le aspettative della riunione o conferenza. In base al tipo di evento, sarebbe anche utile stabilire i ruoli dei partecipanti e anticipare agli ospiti se dovranno prendere parte attiva alle decisioni durante la riunione, in modo da potersi preparare. Inoltre, qualora si intendesse registrare l’evento, in questa fase è necessario informare gli interpreti in merito all’utilizzo e alle finalità della registrazione.

Una volta registrati all’evento, i partecipanti dovrebbero ricevere una email nella quale si chiede conferma di partecipazione in quella data e a quel determinato orario. Possibilmente sarebbe anche opportuno inviare una richiesta di partecipazione a una demo della piattaforma che si intende utilizzare, in modo da permettere a tutti, interpreti e tecnici compresi, di testare le funzionalità audio e video della stessa.

Durante l’evento online

Un evento online coinvolgente e dinamico idealmente non dovrebbe durare più di un’ora, ma la durata varia sempre in base alla natura e all’obiettivo dell’evento stesso.

Prima di avviare i lavori, si dovrebbe iniziare con la presentazione dell’evento (argomento, obiettivi, risultati attesi, struttura ecc.) e degli ospiti (ruoli e temi da trattare) e incoraggiare a utilizzare la chat per fare domande durante le presentazioni, in modo da mantenere l’ordine ed evitare interruzioni.

Se si organizzano interventi frontali, l’ideale sarebbe usare presentazioni in PowerPoint e renderle visibili a tutti con la funzionalità di condivisione dello schermo, aggiungendo brevi pause musicali o video. In questo caso, prestare anche attenzione a non mostrare eventuali dati sensibili (es. compilazione automatica) e a chiudere varie app e finestre aperte.

In generale, per mantenere l’attenzione degli ospiti durante la conferenza sarebbe utile fare delle pause di tanto in tanto oppure intervallare presentazioni frontali a sessioni parallele, Q&A, interviste, esercizi di gruppo, giochi di ruolo, sondaggi ecc.

Per agevolare la comprensione del messaggio ai partecipanti e agli interpreti, sarebbe opportuno parlare in un ambiente ordinato, adeguatamente illuminato e silenzioso, con una buona connessione Internet e cuffie e microfono di qualità. Gli speaker dovrebbero moderare il ritmo, anche per prevenire problemi dovuti a una connessione instabile, e parlare uno alla volta, con il microfono e la videocamera ben posizionati. Quando non intervengono, dovrebbero silenziare il microfono e mantenere l’attenzione rivolta all’evento, quindi chiudere eventuali app o finestre aperte per eliminare le notifiche.

Dopo l’evento online

Al termine dell’evento, può risultare utile fare una rapida sintesi dei punti trattati e delle iniziative e decisioni prese (anche per gli ospiti arrivati in ritardo), informando i partecipanti in merito a eventuali follow-up, senza dimenticare di ringraziarli per la partecipazione.

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 1)

Interpretariato da remoto 1

Le misure preventive messe in atto di recente su scala globale durante l’emergenza sanitaria scatenata dal COVID-19 hanno causato l’annullamento di molti eventi locali, nazionali e internazionali. Per adattarsi a questa nuova situazione, gli organizzatori di riunioni, meeting, convegni e conferenze hanno dovuto spostare i loro eventi online, convertendo gli eventi face-to-face in meeting virtuali su piattaforme apposite che permettono di collegare i partecipanti in rete dalla propria abitazione o dal proprio luogo di lavoro.
Per gli eventi internazionali anche gli interpreti e le società di servizi linguistici si sono dovuti adattare alle tecnologie di interpretazione simultanea e consecutiva da remoto. Nel precedente articolo abbiamo affrontato il tema delle tecnologie di interpretazione automatica e assistita; le piattaforme di interpretariato da remoto rientrano nel gruppo delle tecnologie CAI (Computer-Aided Interpreting) di tipo setting-oriented.

Le modalità di interpretariato da remoto

Esistono varie modalità di traduzione della lingua orale da remoto, che esistevano già prima dell’emergenza sanitaria, e che la nuova situazione venutasi a creare ha fatto emergere con maggiore forza:

1. Interpretariato telefonico (OPI – Over-The-Phone Interpreting) – I parlanti e l’interprete sono collegati attraverso una linea telefonica tradizionale o un’apposita applicazione che richiede il collegamento a Internet. È una modalità usata ad esempio per interviste, colloqui tra esperti e in tutte quelle situazioni comunicative di tipo dialogico nelle quali l’interprete traduce in consecutiva le domande e le risposte.

2. Interpretariato simultaneo da remoto (RSI – Remote Simultaneous Interpreting) – Un’apposita piattaforma sostituisce la cabina e diventa la console virtuale dell’interprete, dalla quale esso ascolta e vede via video gli speaker, gestisce i pulsanti per modulare l’audio e la lingua in entrata e in uscita, e ha la possibilità di comunicare via chat con gli organizzatori, i tecnici e il collega di cabina. È una modalità usata per conferenze di vario tipo alle quali i partecipanti e gli interpreti si possono collegare da casa o da una sede apposita (una stanza dotata di cabine fisiche per gli interpreti collegate via Internet per fornire il servizio online ai partecipanti collegati da casa, oppure il luogo della conferenza nel quale si trovano i partecipanti che ascoltano gli interpreti collegati da remoto). In questa modalità, la app della piattaforma che fornisce il servizio permette ai partecipanti che necessitano della traduzione di selezionare il canale della lingua e di ascoltarla dal computer o dal proprio smartphone.

3. Interpretariato in videoconferenza (VRI – Video Remote Interpreting) – Un’apposita piattaforma virtuale permette all’interprete di lavorare via video in modalità simultanea o consecutiva e all’utente di collegarsi per ascoltare e vedere l’interprete che fornisce il servizio da remoto. È una modalità molto usata nell’interpretariato di comunità, soprattutto nei tribunali e negli ospedali o nei casi in cui la specificità del servizio richiede un’interazione più diretta tra tutti i partecipanti alla comunicazione.

4. Sottotitolazione in tempo reale da remoto (Remote Live Subtitling) – In questa modalità il professionista può produrre i sottotitoli o nella stessa lingua della conferenza a beneficio dei partecipanti sordi (tramite respeaking intralinguistico) oppure in un’altra lingua a beneficio dei partecipanti che non conoscono la lingua dello speaker (tramite respeaking interlinguistico). La piattaforma Zoom offre la funzionalità Closed Captioning per i sottotitoli delle conferenze online.

5. Resocontazione in tempo reale da remoto (Remote Live Reporting) – Con questa modalità il professionista può produrre il testo scritto degli interventi della conferenza online in tempo reale in modalità sia intralinguistica (nella stessa lingua) sia interlinguistica (da una lingua all’altra). In questo caso si serve di un’apposita piattaforma che gli permette di inviare il testo o la traduzione prodotti in tempo reale con la tecnica del respeaking dal proprio computer al server remoto. I partecipanti possono leggere in tempo reale la trascrizione o la traduzione dei discorsi accedendo al link tramite il proprio tablet o smartphone.

Per maggiori informazioni sulle tecniche di respeaking si vedano gli articoli: “L’innovazione nel settore dell’interpretariato” e “”Trans-pretation”: il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto?”.

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Il rapporto tra l’interprete e l’intelligenza artificiale

Interprete e intelligenza artificiale

Le innovazioni tecnologiche nel settore della lingua scritta sono antecedenti rispetto a quelle della lingua orale e ne costituiscono la base.

Esiste una differenza tra machine translation (MT – traduzione automatica) e computer-aided/-assisted translation (CAT – traduzione assistita): la prima consiste nell’impiego di un sistema informatico per tradurre un testo scritto da una lingua all’altra senza l’intervento del traduttore; la seconda è la traduzione effettuata con l’ausilio di programmi informatici o software al fine di ridurre il carico lavorativo del traduttore umano e migliorare lo stile e la terminologia del testo.

Così come nel settore della traduzione, anche in quello dell’interpretazione esiste una distinzione tra machine interpretation (MI – interpretazione automatica) e computer-aided/computer-assisted interpretation (CAI – interpretazione assistita): mentre la prima non richiede l’intervento dell’interprete, la seconda utilizza un software per facilitare alcuni aspetti del processo di traduzione orale, al fine di rendere il servizio dell’interprete umano migliore e più efficiente.

Quali sono stati nel corso del tempo gli sviluppi dell’intelligenza artificiale (I.A.) e della linguistica computazionale nel settore dell’elaborazione del linguaggio naturale e in seguito in quello dell’interpretazione automatica e assistita?

L’intelligenza artificiale

Secondo il professor Bruce G. Buchanan dell’Università di Pittsburgh, la storia antica dell’I.A. parte dalla mitologia greca e concerne la creazione di artefatti “intelligenti” costruiti con strumenti meccanici reali o fraudolenti, mentre la storia moderna dell’I.A. inizia a partire dalla seconda guerra mondiale e riguarda la creazione dei primi elaboratori elettronici moderni e di programmi che svolgono complessi compiti intellettuali.

L’intelligenza artificiale nel ventunesimo secolo è lo studio dei meccanismi alla base della conoscenza umana, dal ragionamento logico-matematico alla comprensione del linguaggio naturale, al fine di riprodurli tramite elaboratori elettronici che possano compiere azioni “intelligenti”. Oggi il principale motivo di scontro tra gli esperti del settore è riducibile alla suddivisione dell’I.A. in due branche: l’I.A. forte (un computer può avere un’intelligenza pari a quella umana) e l’I.A. debole (un computer non sarà mai equivalente alla mente umana, dal momento che quest’ultima è dotata anche di creatività, socialità ed emozioni). Se si considera la programmazione classica basata su linguaggi simbolici e lineari, domina l’I.A. debole. Se invece si considera la diffusione di reti neurali, di algoritmi generici e di sistemi di calcolo parallelo, l’ago della bilancia si sposta a favore dei sostenitori dell’I.A. forte. In ogni caso la chiave dell’intelligenza artificiale è sempre l’imitazione dell’intelligenza naturale basata sul processo di apprendimento delle macchine.

La linguistica computazionale

Spesso la linguistica computazionale è considerata un sotto-campo dell’I.A., anche se la sua nascita come settore di studi è precedente. La linguistica computazionale nacque infatti negli anni Cinquanta negli Stati Uniti per opera di linguisti computazionali che si servivano del computer per tradurre gli articoli delle riviste scientifiche dal russo all’inglese. Notando che le traduzioni automatiche non erano accurate, proposero la linguistica computazionale come nuovo campo per sviluppare algoritmi e programmi per elaborare dati linguistici. In altre parole, la disciplina divenne un sotto-settore dell’I.A. nel momento in cui ci si rese conto che per tradurre automaticamente era necessario capire il funzionamento della comprensione e della produzione umana del linguaggio naturale, elaborandolo tramite un computer.

Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, la sinergia tra le teorie formali del linguaggio e il calcolo simbolico ha portato alla realizzazione di programmi informatici che rappresentano modelli linguistici. Poiché per riprodurre i processi linguistici non era più sufficiente l’informatica, si iniziò a diffondere l’idea di utilizzare la linguistica computazionale per tradurre da una lingua all’altra. L’idea era già nata nel 1949, quando Warren Weaver, uno dei padri della Teoria della Comunicazione, propose di affiancare alle tecniche statistiche conoscenze di linguistica formale per l’attività di “transduzione” da un codice all’altro, svolta dai servizi segreti nell’operazione di code cracking (code breaking).

La Association for Computational Linguistics definisce la linguistica computazionale come lo studio scientifico della lingua da una prospettiva computazionale; secondo Giacomo Ferrari essa affonda le sue radici nelle discipline formali tradizionali, ovvero:
– la linguistica: la genealogia delle lingue di August Schleicher, influenzato dalle teorie evoluzioniste del naturalista inglese Charles Darwin, e la linguistica di Ferdinand De Saussure, influenzato a sua volta dal sociologo Émile Durchheim;
– la matematica: lo studio dei meccanismi formali della comunicazione;
– l’informatica, della quale la linguistica computazionale è soltanto una scienza parallela e non una sua applicazione;
– è alla base dell’ingegneria linguistica, la quale consiste nella progettazione linguistica con il fine di costruire sistemi di elaborazione del linguaggio naturale.

Alla luce di tale definizione la linguistica computazionale è un campo interdisciplinare che studia i formalismi descrittivi del funzionamento del linguaggio naturale (una qualsiasi lingua non inventata formatasi gradualmente nel corso del tempo che si distingue dai linguaggi dei computer) con lo scopo di riprodurlo in programmi supportati da elaboratori elettronici. Così come nell’intelligenza artificiale, anche nella linguistica computazionale si deve dare al computer la possibilità di apprendere, ovvero creare sistemi di apprendimento automatico che producano programmi in grado di acquisire ed elaborare campioni, estraendone le conoscenze linguistiche.

L’elaborazione del linguaggio naturale

Le tecnologie di interpretazione automatica sono il risultato degli studi condotti in un campo denominato Natural Language Processing (NLP), ovvero “elaborazione del linguaggio naturale”, “tecnologia del linguaggio” o “tecnologia del linguaggio naturale”; il termine viene utilizzato a partire dagli anni Ottanta per definire un insieme di software che elaborano in modo intelligente testi scritti in linguaggio naturale, tra i quali word processors, dizionari, correttori di grammatica e spelling e programmi di traduzione automatica. Attualmente, dal punto di vista teorico, l’NLP si definisce come un campo dell’informatica sovrapposto alla linguistica computazionale che studia le interazioni tra il computer e il linguaggio umano naturale, sia scritto che orale. In questo articolo ci occuperemo soltanto della lingua orale.

Il processo più complesso di NLP è la comprensione del linguaggio naturale, che richiede da parte del computer una vasta conoscenza del mondo e la capacità di manipolarlo. Il processo di comprensione della lingua orale si articola a sua volta in riconoscimento automatico della voce (voice recognition, ovvero il riconoscimento della voce ma non l’analisi del contenuto dell’espressione vocale) o del parlato (speech recognition, ovvero il riconoscimento della voce con lo scopo di capire il contenuto di ciò che il parlante dice) e analisi del testo orale. I passi successivi sono la traduzione automatica (machine translation) e la produzione della lingua orale (speech synthesis o sintesi vocale).

L’interpretazione automatica (machine interpreting)

A partire dal 1992 l’SRI International ha realizzato un’architettura modulare di traduzione della voce unilaterale per un numero ristretto di ambiti (viaggi in aereo) e di lingue (inglese, svedese, francese e in seguito spagnolo) con un vocabolario di 1.500 parole. Il software si chiamava Spoken Language Translator e la sua architettura di sistema costituisce tuttora la base delle tecnologie di interpretazione automatica. Nel 1995 è stata introdotta la nuova versione del sistema con traduzione bilaterale e negli anni successivi, fino alla metà del 1999, sono state introdotte nuove lingue e nuovi ambiti di applicazione.

Gli attuali dispositivi di traduzione mobile sono stati sviluppati a partire dai sistemi di traduzione unilaterale di frasi dall’inglese, che sono stati poi estesi a sistemi bilaterali e infine a quelli più attuali di interpretazione automatica del parlato spontaneo. La maggior parte dei dispositivi in commercio destinati ad ambiti specifici si basa su sistemi di traduzione di frasi di lunghezza limitata, detti SPTS (Spoken Phrase Translation Systems). Questi sistemi sono ispirati ai manuali di conversazione, nei quali per ogni ambito è indicata una lista di frasi con la rispettiva forma fonetica, e necessitano di un input vocale che consenta loro di selezionare la frase voluta e di ripeterla nella lingua di arrivo riproducendo la traduzione preregistrata. L’ampliamento degli SPTS ha portato alla creazione dei sistemi di dialogo tra l’uomo e la tecnologia, detti SLS (Spoken Language Systems), i quali rispondono alle domande o agli ordini dell’utente o seguono le sue istruzioni.

Idealmente, un interprete automatico dovrebbe contenere tutti i sistemi suddetti e disporre di un vocabolario e di una comprensione del mondo e delle lingue tali da poter gestire una comunicazione e tradurre la lingua parlata a un livello pari o addirittura superiore a quello di un interprete umano, pertanto la strada verso la creazione di un interprete automatico a tutti gli effetti è ancora lunga. Il primo sistema vero e proprio di traduzione mobile è stato costruito soltanto nel 1999 in Giappone dall’Advanced Telecommunications Research Institute International ed era un dispositivo mobile destinato a chi viaggia che conteneva una voce che traduceva le parole pronunciate dall’utente (giapponese) nella lingua di arrivo (coreano) nel telefono cellulare di un altro utente, servendosi di traduzioni preregistrate. Nel 2005 un’altra società giapponese, la NEC Corporation, ha annunciato lo sviluppo di un sistema di traduzione che poteva essere caricato nei telefoni cellulari e che poteva riconoscere 50.000 parole giapponesi e 30.000 parole inglesi ed era specializzato per le informazioni turistiche, ma il progetto è stato presentato soltanto nel 2009. A questi strumenti sono seguiti i cellulari per l’apprendimento delle lingue, nei quali voci di dizionario, frasi, quiz e traduzioni erano inviati via sms. Inoltre nel 2007 la società bulgara Interlecta ha lanciato uno strumento di traduzione mobile con la possibilità di inviare traduzioni scritte via sms o e-mail, integrato con un modulo di sintesi vocale e di traduzione di immagini. Per funzionare, gli strumenti di traduzione mobile devono poter comunicare con server esterni che ricevono il testo scritto o orale di input, lo traducono e lo rimandano all’utente; per questo necessitano della connessione a Internet. Pertanto, i dizionari parlanti e i manuali di conversazione destinati a molti strumenti portatili non rientrano fra le tecnologie di traduzione mobile in quanto non richiedono Internet.

Dal 2002 DARPA finanzia il progetto dell’SRI International che mira allo sviluppo di tecnologie di interpretazione automatica di tre tipi, le quali si distinguono in base al genere di servizio fornito: la traduzione della voce unilaterale (dall’inglese a più lingue di arrivo), bilaterale (dall’inglese a altre lingue e viceversa) e del parlato spontaneo (interpretazione anche bilaterale di frasi spontanee non memorizzate in precedenza nel sistema).

L’interpretazione assistita (computer-aided interpretation)

Le tecnologie di interpretazione assistita sono soprattutto frutto delle ricerche degli ultimi vent’anni.

Claudio Fantinuoli distingue due grandi gruppi di tecnologie CAI: quelle process-oriented supportano e accompagnano l’interprete durante le fasi del servizio o del processo di traduzione orale (sistemi di gestione terminologica, estrazione di dati, memorizzazione terminologica, analisi dei corpora ecc.); quelle setting-oriented circondano il processo di interpretazione (console per cabine, piattaforme e dispositivi di interpretariato da remoto o telefonico ecc.). In questo articolo illustreremo alcuni esempi di tecnologie CAI process-oriented.

Nel 1999 un interprete funzionario dell’Unione europea ha proposto di utilizzare un registratore vocale digitale per registrare il discorso originale, che viene poi ripetuto alle orecchie dell’interprete, il quale lo rende in modalità simultanea: il sistema è chiamato Consec-Simul, in quanto combina le modalità di interpretazione consecutiva e simultanea.

Nel 2014 è stato introdotto il sistema Consecutive Pen, che fa uso di una penna digitale per prendere appunti su carta speciale integrando un microfono incorporato, una cassa acustica e una telecamera a infrarossi. Un programma sincronizza gli appunti con l’audio registrato nello stesso momento e l’utente può toccare una parola per ascoltare la parte dell’audio corrispondente.

Secondo Fantinuoli, a seconda dell’architettura e dello spettro di funzionalità, gli strumenti CAI si dividono in strumenti di prima generazione e di seconda generazione. I primi sono stati introdotti 15 anni fa e progettati per supportare gli interpreti nella gestione terminologica. Interplex, Terminus, Interpreters’ Help, LookUp e DolTerm sono tutte interfacce grafiche per memorizzare e recuperare dati terminologici multilingue da una banca dati. Si distinguono dai sistemi di gestione terminologica dei traduttori in quanto sono in grado di memorizzare informazioni aggiuntive ai termini in settori specifici e consentono di categorizzare i termini ricercati. I secondi sono più recenti e rispondono alla necessità di rispondere in maniera più completa alle esigenze degli interpreti durante il processo di lavoro, aggiungendo ad esempio funzionalità di organizzazione del materiale testuale, recupero delle informazioni dai corpora o da altre risorse ecc. Intragloss e InterpretBank sono gli strumenti CAI di seconda generazione attualmente diffusi. Intragloss assiste l’interprete nella fase preparatoria di un incarico e presenta un approccio nuovo alla creazione dei glossari, in quanto si basa sull’interazione tra i testi preparatori e la banca dati terminologica. Inoltre consente da un lato di preparare un glossario evidenziando un termine e cercandone la traduzione nelle risorse online come i glossari, le banche dati, i dizionari ecc., dall’altro di estrarre automaticamente tutti i termini del glossario di settore che appare nel documento, collegando direttamente i testi con la banca dati terminologica disponibile. Invece InterpretBank dispone di funzionalità specifiche che tengono conto dei limiti di tempo e delle peculiarità dell’interpretazione simultanea ed è attualmente l’unico strumento CAI che facilita il processo di ricerca terminologica in cabina.

Inoltre le tecnologie di interpretazione sono utilizzate anche nella didattica e per soddisfare le necessità comunicative dei sordi in tempo reale. In quest’ultimo caso, i servizi CAI utilizzano tecnologie di trascrizione, resocontazione e sottotitolazione per trasformare il testo orale in testo scritto, servendosi di trascrittori, resocontisti o sottotitolatori che digitano l’input vocale su laptop con tecniche di scrittura veloce, con macchine stenografiche o con il riconoscimento del parlato (respeaking) in modalità intralinguistica (da una lingua alla stessa lingua) o interlinguistica (da una lingua a un’altra). Il respeaking (per maggiori informazioni si veda l’articolo di questo blog “”Transpretation”: il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto?”) è una tecnica di produzione di sottotitoli in tempo reale nella quale il respeaker ascolta alle cuffie la voce dell’oratore e simultaneamente sintetizza/ripete il discorso a un software di riconoscimento del parlato utilizzando un microfono standard oppure insonorizzato (stenomask). Mentre il software trascrive il testo dettato al computer, il respeaker corregge il testo trascritto e lo trasforma in sottotitoli mediante appositi software. A seconda del tipo di utenza e delle finalità del servizio, il pubblico che legge il testo può essere composto di utenti sordi oppure stranieri. In quest’ultimo caso, è possibile abbinare il servizio di interpretazione simultanea al servizio di respeaking, oppure servirsi di professionisti interpreti-respeaker che svolgano contemporaneamente entrambi i servizi.

Verso il futuro

Oggi il mondo delle tecnologie destinate agli interpreti di conferenza è ancora un labirinto in continua evoluzione. I sostenitori dell’I.A. forte che non conoscono le peculiarità del lavoro degli interpreti intendono costruire interpreti automatici senza tenere conto dei molteplici compiti che svolge un interprete, che oltre a lavorare sulla lingua e sulla cultura, vive l’ambiente che lo circonda. L’interprete ascolta l’oratore osservando i segnali non verbali e le reazioni del pubblico, analizza e vive completamente il messaggio effimero, lo “interpreta” tenendo conto della cultura di partenza e di quella di arrivo e stabilisce con le persone un contatto visivo, al fine di assicurarsi che il messaggio sia stato ricevuto e compreso. Finora nessuna macchina è riuscita a fare tutto questo e gli interpreti automatici si sono ridotti a meri strumenti portatili in grado di risolvere i problemi comunicativi solo nelle situazioni di emergenza.
Chissà se l’incubo del mostro tecnologico tanto temuto dagli interpreti un giorno si realizzerà oppure svanirà completamente? Una delle citazioni più famose del grande evento di Ginevra dello scorso ottobre “100 years of Conference Interpreting” è questa:

Gli interpreti non saranno sostituiti dalla tecnologia, ma saranno sostituiti dagli interpreti che utilizzano la tecnologia.

Dunque gli interpreti di oggi saranno disposti a seguire il progresso tecnologico per trovare nell’I.A. un’utile alleata?

 

Fonti principali:
Interpretazione automatica o assistita? Il rapporto tra l’interprete e l’intelligenza artificiale di A. Checcarelli, 2009, tesi di laurea specialistica non pubblicata
Computer-assisted interpretation: challenges and future perspectives di C. Fantinuoli, 2018, pubblicazione

L’innovazione nel settore dell’interpretariato – Intervista “A tu per tu con i professionisti”

Intervista del 28 aprile 2020 ad Alessandra Checcarelli, ospite del ciclo di dirette “A tu per tu con i professionisti” organizzato dalla SSML San Domenico di Roma.

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Buon pomeriggio alla nostra ospite del secondo giorno del ciclo di dirette “A tu per tu con i professionisti”: oggi abbiamo Alessandra Checcarelli, interprete e traduttrice.

Racconto brevemente come ci siamo conosciute, per rimarcare quanto è importante lavorare nel Web. Ci siamo conosciute perché Alessandra ha un blog molto interessante, che tratta di lingue, traduzione, e interpretariato, e anche perché poi sono andata a vedere chi era e cosa faceva. Ha in parallelo anche un sito vetrina, che parla della sua attività, del suo curriculum, dei suoi servizi, quindi ha tutta una struttura ad hoc. Poi dalla presenza on-line a LinkedIn, da LinkedIn a un bel messaggio, dal messaggio a un invito a un evento, poi purtroppo c’è stato il lockdown e non abbiamo potuto fare l’evento, ma ci siamo conosciute dal vivo e adesso ci incontriamo di nuovo tramite PC, in streaming.

Vuoi raccontarti brevemente e dirci chi sei?

Ho iniziato a occuparmi di interpretariato frequentando la scuola interpreti. Sono partita direttamente con un percorso da scuola interpreti, frequentando prima la facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale per avere le basi della traduzione scritta e della traduzione orale o interpretazione. Dopodiché ho frequentato il corso di laurea di secondo livello in Interpretariato di Conferenza perché mi sentivo più portata per la traduzione orale per motivi caratteriali. Terminato il percorso universitario, precisamente dieci anni fa, nel 2010, ho iniziato l’attività di interprete e traduttrice, all’inizio più lentamente, anche svolgendo dei lavori paralleli part-time sempre nel settore delle lingue, poi piano piano ho aumentato la base di clienti, di contatti, di colleghi ecc. e ho iniziato a svolgere a tempo pieno l’attività freelance soprattutto di interprete, ma anche di traduttrice.

Perché hai deciso di aprire il sito e il blog? Questi erano più o meno connessi al tuo percorso professionale? In quale fase li collochi?

Ai tempi dell’università ero una delle persone più lontane dalla tecnologia, o meglio, mi limitavo a conoscere la tecnologia di base che mi serviva per svolgere soltanto l’attività di traduttrice e interprete, che poi chiaramente ho approfondito nel corso del tempo e dopo la laurea. Poi però mi sono resa conto che la pubblicità era una cosa molto importante, non soltanto dal vivo (i contatti personali con i colleghi e con i clienti e quindi il passaparola, che chiaramente è utilissimo), ma anche la presenza on-line. Oggi come oggi, senza presenza on-line si è quasi fuori dal mercato. Con il sito web ho iniziato qualche anno dopo, cinque o sei anni fa; mi serviva chiaramente un sito web di tipo vetrina, nel quale potessi almeno far vedere innanzitutto che esistevo, poi che cosa facevo, come avevo intenzione di venire incontro alle esigenze dei diversi clienti, quali clienti ecc. Poi ovviamente tutto è andato di pari passo con delle specializzazioni che ho approfondito e portato avanti nel corso del tempo. Quindi prima è venuto il sito, poi piano piano e abbastanza recentemente, circa tre anni fa, ho aperto anche questo blog, per approfondire i miei interessi, dedicandolo non soltanto alla traduzione e all’interpretariato. Chiaramente questa era una sezione utile, anche perché avendo un sito statico mi serviva una piattaforma dove mantenere il passo con gli sviluppi del settore, informare i clienti, mantenere un contatto con i colleghi del settore, e per questo mi serviva una piattaforma dinamica. Il sito e il blog sono entrambi utilissimi, perché senza di essi tutto si baserebbe sul passaparola, che è fondamentale e anche naturale quando si svolge la libera professione, però avere una presenza on-line è essenziale e imprescindibile.

Infatti, a prescindere da quello che stiamo vivendo in questo momento, bisogna utilizzare più canali. Le relazioni personali face-to-face sono importanti, però dall’altra parte io che ti ho conosciuto voglio informarmi e capire bene cosa fai e chi sei, quindi la prima cosa che faccio è andarti a cercare. Ti cerco su Google e se hai un sito bene, vedo anche tutto quello che hai fatto, se ci sono delle foto anche meglio (ho visto anche le tue di foto sul tuo sito: una bella esperienza!). Puoi dirci qualcosa sulle esperienze più divertenti, più difficili o più particolari? Anche questo sarebbe interessante.

Le mie esperienze sono state e sono tuttora (lockdown escluso) abbastanza variegate, sono sempre state molto differenziate e diverse l’una dall’altra. Io non mi sono mai concentrata esclusivamente su un settore soltanto, proprio perché sono una persona dinamica e curiosa, mi piace conoscere tante cose, quindi sono partita da generalista piuttosto che da specialista, poi piano piano ho continuato a formarmi lavorando. È anche il lavoro, anzi, soprattutto il lavoro, che fa l’interprete, perché un interprete o un traduttore si forma sul campo, essendo professioni molto pratiche, non si può formare con la semplice teoria o con il semplice percorso di laurea. Si diventa professionisti svolgendo la professione. Questo è stato il mio caso. Poi avendo lavorato in settori diversi, dalla politica e quindi le istituzioni all’economia e alla finanza e quindi le aziende, considerando anche le singole specialità delle aziende, che sono tutte diverse (ognuna produce una cosa), ho iniziato uno studio per quanto riguarda la specialità della singola azienda o del singolo cliente e ho approfondito facendo diverse cose e approfondendone altre. Tra le più difficili, io direi che chiaramente il mercato privato è quanto più difficile ci possa essere per un interprete, più del pubblico, perché è più variegato. Almeno per quella che è la mia esperienza, nel privato la difficoltà sta nel fatto che ogni volta è una prima volta, ogni volta è una cosa diversa, e anche se si ripete l’argomento, è la realtà del cliente a cambiare. Se vogliamo servire un cliente, dobbiamo fare attenzione alla sua realtà: senza conoscere quella realtà, è difficile saperlo tradurre o interpretare bene. L’ambito istituzionale è complesso, però dipende dal tipo di istituzionale, che a volte può diventare complesso, a volte invece se si parla di assemblee o discorsi politici, se si conosce l’attualità, è un settore un po’ meno variegato, anche se non necessariamente più facile. Io ho fatto anche delle esperienze in televisione, traducendo anche capi di stato e di governo. Quelle sono state esperienze che io ho trovato molto divertenti.

Divertenti? Immagino anche emozionanti!

Sì e no, per un motivo semplice: sono state entusiasmanti più che emozionanti, perché “emozionante” potrebbe dire che l’emozione può giocare brutti scherzi e in quel caso l’interprete potrebbe riscontrare le difficoltà della diretta, cosa che non deve succedere. Da interpreti si impara ad avere sangue freddo, un po’ forse gli interpreti ce l’hanno di natura, un po’ chiaramente lo imparano, così come imparano a saper gestire le emozioni. Quindi parlare di incarichi emozionanti direi che è possibile fino a un certo punto: lo sono come esperienza in toto, ma non nel momento in cui si sta lavorando, quello non deve esserlo mai, o comunque dobbiamo cercare di limitare le emozioni il più possibile e mantenere la razionalità, perché si deve sempre capire il discorso che fa qualcun altro, ci si deve calare nella situazione, e nel momento in cui si è troppo emotivi, diventa difficile.

È proprio quello che deve fare l’interprete: non deve uscire fuori dal suo ruolo o far trasparire emozioni.

Esatto. Con questo non voglio dire che non si debbano avere, perché averle è essenziale per calarsi nel ruolo. Anche in quel caso, l’interprete che rende meglio il messaggio è l’interprete che molto probabilmente si cala meglio nei panni dell’oratore, oppure, come dicevo prima, nella realtà del cliente. Per esempio nei discorsi politici, ma a volte anche nell’interpretariato di tribunale in alcuni casi può diventare difficile, a seconda dei casi. Però è un mestiere in cui non ci si annoia e che ti mette alla prova in toto; a me piace tanto per questo.

È anche motivo di crescita sotto tutti i punti di vista, perché poi magari hai anche meno paura di fare certe cose, ad esempio parlare in pubblico diventa più semplice perché sei abituato a parlare davanti a un ministro oppure a un personaggio importante e quindi poi certe cose diventano più semplici, perché hai già provato certe emozioni prima della prestazione, mentre poi hai mantenuto il controllo, quindi impari per forza.

Sul parlare in pubblico, se parliamo sempre di fare l’interprete è vero, ma non è detto. Con il fatto che l’interprete con il tempo si abitua a parlare in pubblico, ma dicendo quello che ha detto qualcun altro, magari può trovare più difficoltà a raccontare in pubblico questioni personali oppure a fare degli interventi propri. Potrebbe essere più difficoltoso rispetto a quando si parla in pubblico e si rende il messaggio di qualcun altro.

Certo, ci sono tante situazioni e bisogna sperimentare per capire. Veniamo poi all’argomento super interessante, che io che non sono del settore giustamente non conoscevo, ma che ho scoperto on-line dal tuo blog e poi da te che me lo hai raccontato. Adesso mi farebbe piacere che anche tu lo raccontassi a tutti coloro che ci stanno seguendo. Parlo proprio dell’interpretariato in simultanea sottotitolato.

Questo è un servizio molto innovativo che sta prendendo piede negli ultimi anni. È un tipo di servizio che piano piano come mondo degli interpreti stiamo introducendo nel mercato, a partire da una tecnica che serve per fare i sottotitoli live. Prima di parlare di interpretazione simultanea sottotitolata, io partirei da come funziona la sottotitolazione in tempo reale. Io utilizzo una tecnica, che è quella del respeaking, che consiste nel dettare a un software che riconosce la mia voce quello che io sto sentendo, per poterlo poi trasmettere a un pubblico per esempio non udente. Se per esempio in questo momento un oratore sta parlando l’italiano, io voglio rendere il messaggio a un pubblico sordo, il quale, non potendolo ascoltare, lo può leggere. In sostanza quello che faccio è dettare il messaggio a questo software che riconosce la mia voce e trascrive quello che ho detto, in modo che il pubblico sordo lo possa leggere. Con questa tecnica io faccio un servizio di sottotitolazione in tempo reale. Potendolo fare dall’italiano, che è la mia madrelingua, verso l’italiano, lo posso fare anche come interprete, cioè considerando che un oratore parla una lingua che io posso tradurre in simultanea, ma non per un pubblico che mi ascolta, bensì per un software che lo trascrive e poi lo proietta su uno schermo affinché il pubblico lo possa leggere. Quindi l’interpretazione simultanea sottotitolata combina le tecniche dell’interpretazione simultanea classica con la tecnica del respeaking o respeakeraggio, in cui l’interprete “ridice” quello che sta dicendo l’oratore, e nel caso della simultanea aggiunge questo passaggio interlinguistico, per esempio l’oratore parla in inglese e io proietto i sottotitoli in italiano. Si tratta di un servizio in più destinato a un pubblico qualsiasi che può richiedere questo tipo di servizio. Chiaramente può essere un pubblico sordo, come nel caso del respeaking intralinguistico (la sottotitolazione in diretta da una lingua alla stessa lingua), oppure un pubblico straniero (con il passaggio da una lingua a un’altra).

Quand’è che viene applicato: quando si fa una conferenza, insieme all’interpretazione simultanea, in parallelo o sono due cose che si possono adottare separatamente?

Se parliamo di una conferenza, l’interpretazione simultanea sottotitolata si fa in un contesto ideale nel quale ci sono (come nel caso della simultanea classica) un pubblico straniero e un oratore che parla una lingua diversa. Come funziona? O è lo stesso interprete a essere anche respeaker, e in quel caso l’interprete funge da interprete-respeaker, dettando al software il messaggio in un’altra lingua, allo stesso tempo facendo la simultanea, dettandola al software, manovrando i comandi del software e correggendo per fare in modo che la resa non sia sbagliata. Poiché per questo è richiesto un carico cognitivo molto elevato (dato dalla combinazione delle varie tecniche, dall’utilizzo della tecnologia, per cui si hanno sotto controllo tante cose in più), in questo caso si può pensare anche di avere due interpreti (chi fa l’interprete ha sempre bisogno di un collega di cabina o da remoto che lo sostituisca ogni venti minuti, per cui ogni venti minuti lavora uno dei due interpreti) e due respeaker, altrimenti il livello di stress per combinare tutti i servizi credo sia almeno il doppio di quello della simultanea classica. Questo è il motivo per cui questo tipo di servizio, richiedendo quattro professionisti anziché due, forse fatica un po’ a prendere piede, ma è anche vero che avere due interpreti-respeaker per tutta la giornata è difficile senza che si raggiungano livelli di stress elevati. A volte succede, mi è capitato, però chiaramente anche lì dipende dal cliente, perché anche per il cliente, seguire per tutto il tempo una trascrizione o un sottotitolo piuttosto che ascoltare è più faticoso. Per questo credo che difficilmente riusciremo a soppiantare la simultanea tradizionale, è soltanto un tipo di servizio diverso per un utente diverso che richiede una resa diversa, però non sono servizi concorrenti.

Chiaramente questa tecnica può essere applicata anche da remoto, giusto?

Esatto, può essere applicata molto bene anche da remoto. Questo è vero sia se parliamo di semplice simultanea sia se parliamo di simultanea sottotitolata sia se parliamo anche solo di respeaking. Chiaramente è possibile anche farlo da remoto, aggiungendo in più delle piattaforme in tutti i casi.

Ho detto questo perché chiaramente adesso è tutto bloccato e non c’è più la conferenza fatta nella maniera tradizionale, ma ci sarebbero le conferenze da poter organizzare in streaming. Anche questo è un appello che vorrei lanciare: purtroppo, in questo momento in cui siamo tutti fermi, ci sono delle modalità che possono essere adottate. Ci sono tantissime piattaforme che hanno concesso licenze a titolo gratuito, non solo alle istituzioni, o hanno fatto degli sconti abbastanza importanti, quindi l’evento che non si potrà più organizzare di persona come prima si può fare in streaming. Tutti i servizi che sono connessi a un evento (chiaramente l’unico che non c’è è il coffee break, ma forse quello si può fare virtualmente) come l’interpretariato si possono fare da remoto, quindi anche questa sottocategoria dell’interpretariato in simultanea si può fare allo stesso tempo da remoto; le soluzioni si possono trovare. Questa diretta di oggi serve anche a trasmettere messaggi come questo: si possono organizzare comunque eventi, si possono comunque adottare soluzioni alternative.

Esatto, più che altro perché sono servizi molto utili e più che sottocategorie della simultanea sono modalità ancora diverse di poter effettuare e usufruire della simultanea. Il fatto che sia da remoto non dovrebbe bloccare gli utenti o evitare che la utilizzino per dubbi di funzionamento, perché adesso le piattaforme si stanno evolvendo e sviluppando sia dal lato cliente che dal lato interprete. Anche gli stessi interpreti non incontreranno (se la tecnologia continua a evolversi) tante più difficoltà rispetto alla simultanea tradizionale, perché comunque i problemi tecnici possono esserci sia in una situazione dal vivo che in una situazione da remoto. Chiaramente quando si lavora in remoto non c’è nulla di tangibile, l’impatto è diverso, però anche lì è una questione di abitudine: ci sono piattaforme che trasmettono un audio molto pulito e molto buono sia per gli interpreti che ascoltano e quindi riescono a lavorare sia per chi usufruisce del servizio. Molto spesso queste piattaforme garantiscono la resa al cliente direttamente su smartphone con una app, tramite la quale si riesce ad ascoltare la simultanea come se il telefono diventasse un ricevitore che si utilizza nella simultanea classica.

Adesso mi è venuto in mente anche un altro argomento, parlando del telefono: esiste anche l’interpretariato in consecutiva tramite telefono?

La tecnologia può fare miracoli e, almeno per quella che è la mia esperienza, a volte l’interpretazione è possibile farla anche al telefono. Quando dico al telefono non intendo solo una piattaforma come può essere Skype o qualsiasi piattaforma telefonica, ma proprio lo smartphone. In quel caso si fa molto spesso consecutiva più che simultanea, ovvero, piuttosto che la simultanea, nella quale la voce dell’interprete si sovrappone a quella di chi parla, la consecutiva serve per rendere un messaggio dopo che l’oratore finisce di parlare. Se si tratta di interviste telefoniche, è possibile che l’interprete consecutivista sia chiamato anche a svolgere dei servizi di interpretariato telefonico in consecutiva. Chiaramente lì il problema è che la voce o l’audio che arrivano dal telefono non sono quelli che possono arrivare in cuffia; dovrebbe essere un audio pulito, ma non è sempre così. Questo potrebbe essere un problema, perché chiaramente l’interprete l’audio lo vuole avere pulito in quanto è proprio lo strumento del suo lavoro: senza ricevere l’audio, il messaggio non arriva. Tuttavia è una modalità fattibile nel momento in cui si conosce l’argomento o ciò di cui si sta parlando: in quel caso non è nulla di impossibile.

Certo, conoscere l’argomento aiuta: se c’è un buco nell’audio oppure non si sente bene, magari si riesce a ricostruire il discorso.

Sicuramente aiuta. Certo, l’audio pulito è sicuramente la situazione ideale. Però se vogliamo parlare di evolversi e di quello che sarà il futuro, senza rimanere soltanto con i sistemi tradizionali, sebbene sicuramente funzionanti, dobbiamo anche aprirci per far funzionare bene gli strumenti tecnologici che ci serviranno per l’interpretariato del futuro.

Sicuramente qualcuno ideerà una app che pulirà anche l’audio…

Non so se sia possibile, ma vorrei sperare che sia così. Questo non vuol dire che l’interpretariato da remoto o telefonico o comunque la tecnologia debbano sostituire per forza l’interpretariato tradizionale. Sarà comunque il mercato a dettare la linea guida e se sarà più richiesto un servizio o un altro non sarà sicuramente l’interprete a deciderlo, se non promuovendo le condizioni ottimali per svolgere il servizio, però oltre a quello si tratta sempre di una combinazione tra quello che si offre e quello di cui si fruisce.

Certo, è un adattamento, un cambiamento, poi piano piano ci si adatterà, ci evolveremo e vedremo qual è la soluzione migliore per adottare anche questa diversa tipologia di interpretariato.

Può essere un servizio diverso e complementare, che non necessariamente deve rimpiazzare l’interpretariato di persona. Anzi, sono proprio servizi diversi nei quali molto spesso l’utenza è diversa, la soluzione è diversa, quindi il risultato è diverso. Una cosa non esclude l’altra, almeno io non ho una visione esclusiva, secondo me sopravviveranno in ogni caso.

Insieme, cioè sono varie tipologie che possono essere adottate “o” oppure “e”, nell’unione delle due cose. Ho visto che già siamo a trenta minuti di diretta, quindi faccio l’ultima domanda che farò a tutti: un consiglio che daresti a uno studente e un consiglio che daresti a un tuo collega interprete ma anche traduttore.

Se vogliamo parlare di consigli, io direi che questo vale sia per la traduzione che per l’interpretariato e vale in generale sia per uno studente che per un professionista. In sostanza darei uno stesso unico consiglio che ritengo essenziale per poter svolgere al meglio la professione. Trattandosi di una professione molto pratica, si inizia già a praticarla nel momento in cui si studia. Chiaramente poi si approfondisce, ma questo è il motivo per cui si tratta di un continuum ed è difficile, dal mio punto di vista, dare un consiglio separatamente a uno studente e a un professionista. Per entrambi io direi che il consiglio è questo: non smettere mai di essere curiosi, non smettere mai di leggere, di ascoltare, di indagare, di approfondire. Meglio si conosce un argomento e meglio lo si può interpretare, e in generale, più si conosce il mondo, più si ha una cultura generale ampia, più è facile essere un bravo traduttore e interprete. È sempre un percorso di miglioramento nel quale non si è mai arrivati. Secondo me questo è un mestiere nel quale chiaramente l’esperienza conta molto, perché con l’esperienza si riesce a essere migliori, ma non vuol dire che tanta esperienza sia sufficiente. È un continuo evolversi, un continuo imparare, quindi bisogna calarsi già in questa ottica da studenti senza limitarsi o fermarsi a quello che si studia all’università. Gli esami sono utilissimi, imparare la tecnica è utile, la lingua è utile, è tutto fondamentale e propedeutico, però non basta: è un punto di partenza che va scavalcato, bisogna andare oltre. Quindi: curiosità e mai smettere di indagare e seguire seminari. Tra l’altro adesso con la quarantena siamo anche facilitati in termini di tempo per poter seguire webinar di ogni tipo, per leggere, e per informarsi, perché solo con un’ampia conoscenza del mondo si riesce a lavorare al meglio. L’interprete questo fa: trasmette un messaggio, e senza sapere di cosa si parla è difficile trasmettere un messaggio.

Sì, poi più si ha cultura e meglio è sicuramente. Io penso anche che più ci si informa dapprima e meglio è, perché chiaramente si inizia ad acquisire più bagaglio culturale. Se io per esempio mi sveglio dopo dieci anni che mi sono laureato e inizio in quel momento a capire che forse quello che ho studiato non basta e devo andare oltre, allora lì ci saranno già tutti quelli che hanno iniziato durante il percorso universitario che saranno 20.000 anni luce rispetto una persona che ha iniziato troppo tardi. Quindi secondo me anche la tempistica è fondamentale.

Sicuramente sì, in questi casi lo è assolutamente. Credo anche che forse sia automatico, perché scegliere questo mestiere dovrebbe essere anche indice di curiosità.

Sì, però spesso e volentieri è una consapevolezza che si acquisisce con la maturità, magari quando si è piccoli questo ancora non si capisce. Per un interprete penso che lo sia ancora di più: se un interprete inizia subito ad approfondire, penso che sia molto più avvantaggiato rispetto a qualcun altro che inizia a farlo dopo. Poi è un cane che si morde la coda, perché magari troverà lavoro prima rispetto a chi invece non lo ha fatto…

Queste poi sono sempre situazioni da valutare caso per caso, non è automatico, però chiaramente la regola generale è che più si sa e meglio si può interpretare o tradurre. Se parlassimo la stessa lingua ma dicessimo cose diverse, non ci capiremmo lo stesso. Non si tratta solo di una questione linguistica, ma anche di contenuti e di conoscenza dell’argomento.

Anche di cultura, di conoscere anche l’origine di un paese oppure da dove viene la persona. Quando si parla di interpretare o tradurre due lingue diverse, non sono solo le due lingue, ma è tutto un mondo quello che ci si porta dietro.

Sicuramente anche la cultura, infatti è un’opera di mediazione, non soltanto un’opera di traduzione. La traduzione non esiste senza mediazione, non a caso il percorso non è inverso: si inizia con la mediazione e poi si va avanti per studiare o approfondire l’interpretariato o la traduzione. È un percorso sicuramente obbligato: non conoscendo la cultura di un paese, non si conosce nemmeno appieno la lingua, o meglio, non si sa trasmettere un messaggio. Questo mestiere è fatto di tante cose. Molto spesso chi non lo conosce o chi non è addentro tende a pensare che faccia tutto Google Translate oppure lo fa la app che mi parla e mi dice le cose in un’altra lingua. Perché, non si può fare così? Sì, liberissimi! Il problema è che il risultato non sarà lo stesso e alla fine non vi capirete.

Che era proprio l’obiettivo iniziale: cercare di capirsi.

Esatto, quindi l’aspetto umano non andrebbe assolutamente trascurato, oltre che l’aspetto culturale.

Ti ringrazio per aver partecipato a questa nostra iniziativa. Saluto tutti quanti, chi ci ha seguito. Buon pomeriggio a tutti.

Grazie mille e buon pomeriggio a tutti.

 

Il video integrale dell’intervista è disponibile su YouTube al link: https://www.youtube.com/watch?v=5cQUeO_0fS8