L’interpretazione di conferenza: dalle origini alle moderne tecnologie CAI

È trascorso quasi un secolo da quando le prime tecnologie per l’interpretazione simultanea iniziavano a prendere piede per sostituire gradualmente l’interpretazione consecutiva nelle grandi conferenze internazionali.

Già nel 1928, in occasione del Congresso dell’Internazionale Comunista a Mosca, l’equipe di interpreti (non ancora professionisti) utilizzava il bidule, un sistema portatile di ricevitori e trasmettitori. Nel 1930 il Congresso Mondiale sull’Energia si è potuto svolgere grazie a un sistema di interpretazione simultanea ideato dalla Siemens. Nel 1933, sempre in occasione del Comintern, si utilizzò per la prima volta la cabina di simultanea, ma il momento di svolta per l’interpretazione di conferenza fu il Processo di Norimberga, grazie al sistema Filene-Finlay, che fu in seguito acquistato dall’IBM (si veda l’articolo di questo blog “L’interpretazione simultanea: origini, tecnologia e abilità dell’interprete”).

Nonostante le cabine di simultanea siano ancora oggi utilizzate per gli eventi internazionali in presenza, l’innovazione tecnologica del settore è avvenuta sotto la spinta di un’evoluzione esterna allo stesso, grazie alla quale sono comparsi nella nostra vita dispositivi come smartphone e tablet da un lato e software di riconoscimento del parlato e di traduzione e trascrizione automatica dall’altro. La combinazione di queste tecnologie ha determinato lo sviluppo della MI (machine interpreting ovvero interpretazione automatica, detta anche speech translation ovvero traduzione del parlato) e della CAI (computer-assisted interpreting ovvero interpretazione assistita).

Attualmente le tecnologie MI combinano l’ASR (automatic speech recognition ovvero riconoscimento automatico del parlato) o speech-to-text (dal parlato al testo scritto), la MT (machine translation ovvero traduzione automatica) e la speech synthesis (sintesi del parlato) o text-to-speech (dal testo scritto al parlato). La loro evoluzione è il Translatotron di Google, che ha l’ambizione di saltare il passaggio intermedio del testo scritto, fornendo un servizio di interpretazione automatica direttamente speech-to-speech (dal parlato al parlato).

La tecnologia ASR trova largo impiego anche nell’interpretazione assistita nei seguenti casi: trascrizione automatica, estrazione terminologica, sintesi del testo, analisi del testo. Un esempio del primo caso è il sistema SightConsec, nel quale la tecnologia di riconoscimento del parlato trascrive simultaneamente il testo e l’interprete lo traduce a vista mentre lo ascolta. Nel secondo caso, attualmente è in corso un progetto di ricerca di Fantinuoli e Defrancq che combina ASR e terminology management (gestione terminologica), volto alla creazione di un virtual boothmate o collega di cabina virtuale, ovvero una tecnologia in grado di trascrivere alcune categorie del testo parlato (termini pretradotti di un glossario precaricato, numeri, nomi propri…) per facilitare il lavoro dell’interprete simultaneista.

L’ASR è anche la tecnologia alla base della tecnica del respeaking (o voice writing) per la sottotitolazione intralinguistica (closed captioning) o interlinguistica (live subtitling) di programmi TV o conferenze destinate a un pubblico sordo (nel primo caso) e/o straniero (nel secondo caso). Questa tecnica si articola in varie fasi: mentre il relatore parla, il respeaker ripete o traduce il testo dettando anche la punteggiatura, il software ASR trasforma il parlato in testo scritto, il respeaker/editor corregge gli errori e invia il sottotitolo o la trascrizione sullo schermo (per ulteriori approfondimenti si vedano gli articoli “Trans-pretation”: il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto?” e “Interpreting the future: remote, over-the-phone, speech-to-text interpreting”).

Tra le tecnologie CAI per l’interpretazione consecutiva vi sono Sim-Consec e Livescribe Smart Pen, che consentono una resa completa e accurata. La prima è una modalità di interpretazione ibrida che combina la simultanea e la consecutiva: mentre il relatore parla, l’interprete registra il discorso e prende appunti, dopodiché lo traduce in simultanea riascoltandolo e basandosi sugli appunti. La seconda è una penna digitale che si usa per prendere appunti su carta speciale e trasformarli in formato digitale; questa tecnologia consentire di toccare una parola per riascoltare l’audio corrispondente (si veda l’articolo “Il rapporto tra l’interprete e l’intelligenza artificiale”).

Il lavoro dell’interprete non consiste solamente nel trasferire parole e significati da una lingua all’altra, e presenta difficoltà legate non solo alla cultura, ma anche alla lettura del linguaggio del corpo, alle differenze linguistiche e dialettali, all’ambiguità e all’ironia. Tuttavia esistono già algoritmi che sono in grado di leggere le labbra ed estrarre emozioni dal testo. Chissà se in futuro i computer riusciranno ad avere un’intelligenza pari a quella umana oppure se sarà l’intelligenza umana a doversi continuamente adattare all’inarrestabile progresso della tecnologia?

Intelligenza artificiale e linguaggio umano

Traduzione dall’inglese dell’articolo “Language AI is really heating up” di Pieter Buteneers apparso su VentureBeat: https://venturebeat.com/2021/01/17/language-ai-is-really-heating-up/.

Nel giro di pochi anni soltanto, gli algoritmi di deep learning si sono evoluti riuscendo a battere i campioni del mondo di giochi di società e a riconoscere i volti con la stessa precisione degli esseri umani (o forse anche meglio). Ma dominare le complessità uniche e ampie del linguaggio umano si è rivelata una delle sfide più ardue dell’intelligenza artificiale.

Tutto questo potrebbe cambiare?

La capacità dei computer di comprendere efficacemente tutto il linguaggio umano trasformerebbe completamente il nostro modo di interagire con i marchi, le aziende, e le organizzazioni di tutto il mondo. Oggi gran parte delle aziende non ha tempo di rispondere a ogni domanda dei clienti. Ma pensiamo se un’azienda fosse davvero in grado di ascoltare, comprendere e rispondere a qualsiasi domanda, in qualsiasi momento e su qualsiasi canale. La mia equipe sta già lavorando con alcune delle organizzazioni più innovative al mondo e con il loro ecosistema di piattaforme tecnologiche per cogliere l’enorme opportunità che abbiamo di stabilire conversazioni individuali con i clienti su larga scala. Ma c’è molto da fare.

C’è voluto fino al 2015 per costruire un algoritmo che fosse in grado di riconoscere i volti con una precisione paragonabile a quella degli esseri umani. Il DeepFace di Facebook ha un’accuratezza pari al 97,4%, poco minore della capacità umana del 97,5%. Come riferimento, l’algoritmo di riconoscimento facciale dell’FBI raggiunge soltanto un’accuratezza dell’85%, il che vuol dire che commette errori in più di un caso su sette.

L’algoritmo dell’FBI è stato creato da un team di ingegneri. Ogni caratteristica, come la dimensione di un naso e la relativa posizione degli occhi, è stata programmata manualmente. L’algoritmo di Facebook funziona invece con l’apprendimento delle caratteristiche. Facebook utilizzava una particolare architettura di deep learning chiamata Reti Neurali Convoluzionali che imita il processo di elaborazione delle immagini da parte dei diversi strati della nostra corteccia visiva. Poiché non conosciamo con esattezza i nostri processi visivi, l’algoritmo è in grado di apprendere le connessioni tra questi strati.

Facebook è riuscito a realizzare tutto questo perché ha pensato a come ottenere due componenti essenziali dell’intelligenza artificiale paragonabile a quella umana: un’architettura che potesse apprendere le caratteristiche, e dati di alta qualità classificati da milioni di utenti che taggavano i loro amici nelle foto che condividevano.

Il linguaggio è all’orizzonte

La vista è un problema che l’evoluzione ha risolto in milioni di specie diverse, ma il linguaggio sembra essere molto più complesso. Per quanto ne sappiamo, siamo attualmente l’unica specie che comunica con un linguaggio complesso.

Meno di 10 anni fa, per capire di cosa trattasse un testo, gli algoritmi di intelligenza artificiale si limitavano a calcolare l’occorrenza di certe parole. Ma questo approccio chiaramente ignora il fatto che le parole abbiano dei sinonimi e assumano significato soltanto all’interno di un determinato contesto.

Nel 2013, Tomas Mikolov con la sua equipe di Google ha scoperto il modo di creare un’architettura capace di apprendere il significato delle parole. Questo algoritmo word2vec forniva una mappatura dei sinonimi ed era in grado di modellare il significato delle parole che descrivevano la dimensione, il genere, la velocità, e di imparare anche i rapporti funzionali come quelli tra i paesi e le rispettive capitali.

L’anello mancante, tuttavia, era il contesto. La vera svolta in questo settore è avvenuta nel 2018, quando Google ha introdotto il modello BERT. Jacob Devlin e la sua equipe hanno riciclato un’architettura che veniva solitamente impiegata per la traduzione automatica e le hanno fatto apprendere il significato di una parola in relazione al suo contesto all’interno di una frase.

Insegnando al modello a inserire le parole mancanti negli articoli di Wikipedia, l’equipe è riuscita a incorporare la struttura del linguaggio nel modello BERT. Soltanto con una quota limitata di dati classificati di alta qualità, l’equipe è stata capace di perfezionare BERT affinché svolgesse una moltitudine di compiti, dal trovare la risposta giusta a una domanda fino a comprendere il vero significato di una frase. Sono stati i primi a cogliere i due aspetti essenziali della comprensione del linguaggio: la giusta architettura e ampie quantità di dati di alta qualità dai quali apprendere le informazioni.

Nel 2019 i ricercatori di Facebook sono riusciti ad andare anche oltre. Hanno allenato un modello simile a BERT su più di 100 lingue simultaneamente. Il modello era in grado di apprendere compiti in una lingua, ad esempio l’inglese, e di utilizzarla per lo stesso compito in una qualsiasi altra lingua, come l’arabo, il cinese, e l’hindi. Questo modello linguaggio-indipendente ottiene gli stessi risultati di BERT sulla lingua nella quale viene allenato, con un margine di errore irrilevante nel passaggio da una lingua all’altra.

Tutte queste tecniche sono davvero straordinarie di per sé, ma nei primi mesi del 2020 i ricercatori di Google sono finalmente riusciti a battere le abilità umane su un’ampia gamma di compiti che richiedevano la comprensione del linguaggio. Google ha spinto l’architettura BERT oltre i suoi limiti, allenando una rete molto più ampia su un numero di dati anche maggiore. Questo cosiddetto modello T5 ora ottiene risultati migliori degli esseri umani nella classificazione delle frasi e nell’individuazione delle giuste risposte a una domanda. Il modello mT5 linguaggio-indipendente lanciato ad ottobre ottiene risultati quasi paragonabili agli esseri umani bilingue nel passaggio da una lingua all’altra, ma riesce a farlo con più di 100 lingue contemporaneamente. E il modello con più di un milione di parametri annunciato da Google questa settimana rende lo stesso ancora più ampio e potente.

Le possibilità

Immaginiamo che i bot delle chat riescano a comprendere quello che scriviamo in ogni lingua immaginabile. Saranno capaci di capire il contesto e di ricordare le nostre conversazioni passate. Tutto questo fornendoci risposte non più generiche, ma proprio precise.

I motori di ricerca saranno in grado di capire qualsiasi domanda. Produrranno delle vere risposte e non sarà nemmeno necessario usare le giuste parole chiave. Avremo un collega di intelligenza artificiale che saprà tutto quello che c’è da sapere sulle nostre procedure aziendali. Niente più domande dai clienti, ai quali basta fare una ricerca su Google conoscendo il gergo giusto. E i colleghi che si chiedono perché nessuno abbia letto tutti i documenti aziendali saranno solo un vago ricordo.

Sorgerà una nuova era di banche dati. Diciamo addio al noioso lavoro di strutturazione dei dati. Qualsiasi promemoria, e-mail, relazione, ecc., verrà automaticamente interpretato, memorizzato, e indicizzato. Non sarà più necessario che il nostro ufficio informatico esegua delle query per poter creare una relazione. Basterà dire alla banca dati quello che vorremo sapere.

E questa è solo la punta dell’iceberg. Qualsiasi procedura che attualmente richiede ancora la comprensione umana del linguaggio ora sta per essere rivoluzionata o automatizzata.

Parlare non costa poco

Qui sorge un problema. Perché non vediamo questi algoritmi ovunque? Allenare l’algoritmo T5 costa circa 1,3 milioni di dollari in termini di calcolo cloud. Per fortuna i ricercatori di Google sono stati così gentili da condividere questi modelli. Ma non è possibile utilizzare questi modelli per qualcosa di specifico senza perfezionarli in maniera tale da permettere loro di svolgere un determinato compito. Quindi anche questo è costoso. E una volta che abbiamo ottimizzato questi modelli per il nostro problema specifico, essi richiedono comunque una grande potenza di calcolo e molto tempo di esecuzione.

Nel corso degli anni, a mano a mano che le aziende investiranno nel perfezionamento di questi modelli, vedremo emergere delle applicazioni limitate. E se ci affidiamo alla legge di Moore, potremo vedere applicazioni più complesse fra circa cinque anni. Ma nasceranno anche nuovi modelli che saranno migliori dell’algoritmo T5.

All’inizio del 2021 stiamo quasi toccando con mano i progressi più significativi dell’intelligenza artificiale nonché le sue infinite possibilità.

Tradurre la cultura tedesca

Se diventassimo consapevoli dell’eredità che giace in ogni parola, studieremmo i nostri dizionari, catalogo della nostra ricchezza, e scopriremmo che dietro ogni parola vi è un mondo. Chi usa le parole mette in moto dei mondi, degli esseri divisi: quello che può consolare l’uno, può ferire a morte un altro.

(Heinrich Böll, discorso “La lingua come luogo di libertà”, 1959, tratto da Piccolo viaggio nell’anima tedesca di V. Vannuccini e F. Predazzi)

Tra le oltre 400.000 parole della lingua tedesca, nessuna delle 300.000 parole della lingua italiana corrisponde esattamente a Weltanschauung, Zeitgeist o Schadenfreude. Non solo. Il tedesco, così come le altre lingue, racchiude una cultura tutta sua, ma a differenza delle altre lingue, è capace di inventare con precisione un infinito mondo di parole combinando uno dopo l’altro sostantivi e montando e smontando prefissi e suffissi come pezzi di lego per plasmare i più svariati significanti di significati. Un lavoro certosino degno della fantasia di una cultura senza eguali nel saper vedere ed esprimere universi astratti e realtà intraducibili. Una cultura ancora attaccata e radicata nel mondo romantico dei sentieri per le passeggiate (ancora meglio: Wanderwege) e nell’elaborazione del suo oscuro ed emblematico passato (Vergangenheitsbewältigung).

La Weltanschauung che noi chiamiamo, in maniera semplicistica, “visione del mondo”, in realtà è un’ampia concezione del mondo che comprende Dio e la vita dell’uomo che ne fa parte. Per i filosofi tedeschi di fine Ottocento era un sistema coerente per spiegare le leggi dell’universo e l’immagine dell’uomo; per Freud era l’ideale non raggiunto dall’umanità, la soluzione onnicomprensiva a tutti i problemi dell’esistenza umana. Anche Zeitgeist, lo “spirito del tempo” dei tedeschi, è una parola di origine filosofica, coniata da J. G. Herder e definita da J. W. Goethe come lo “spirito di quei signori nello spirito dei quali si rispecchiano i tempi”.

Nella cultura tedesca non possiamo farci mancare un pizzico di Schadenfreude, quel sadismo a metà tra l’invidia e la risata tipico di chi gode delle disgrazie altrui, o quel piacere di sentirsi confermati nelle proprie amare convinzioni sull’incompiutezza del mondo e l’indifferenza di Dio. La Schadenfreude in senso stretto è sicuramente retaggio della mentalità piccolo borghese (il Kleinbürger tedesco o lo Spießer austriaco e svizzero) tanto deferente verso l’autorità da sentirsi poco libero e quindi provare un’inconfessabile e clandestina gioia (klammheimliche Freude) per le disgrazie dei potenti o semplicemente del prossimo. Magari anche per quelle di un intellettuale anticonformista e critico verso l’autoritarismo, di un Querdenker (“pensatore trasversale”) come lo era il poeta, critico letterario, saggista, editore e interprete Hans Magnus Enzensberger, o addirittura quelle di un personaggio scomodo come un Nestbeschmutzer (“insozzatore del nido”), uno straniero in patria come lo era per i conservatori il cancelliere Willy Brandt per la sua Ostpolitik, grazie alla quale stabilì e mantenne il dialogo tra le due Germanie.

Il cancelliere Helmut Kohl con François Mitterrand prima e con Mikhail Gorbaciov poi sono stati invece esempi di Männerfreundschaft o “amicizia tra uomini”, contrapposta al corrispettivo femminile Damenkränzchen o “coroncina di signore”, il modo frivolo di stare tra donne. L’amicizia tra uomini è un comportamento legato all’ordine, all’autorità, alla disciplina e ad altre caratteristiche culturali comuni alla tradizione luterana e nazista. È un rapporto tra pari fatto di silenzi, intesa e stima reciproca, seduti a un tavolo (Stammtisch, dove Stamm significa “ceppo”, “lignaggio” e quindi rapporto con la comunità) o a passeggiare immersi nella natura dei Wanderwege (“sentieri per le gite a piedi”). Sì, perché se “passeggiare” è spazieren, la parola wandern rimanda al senso di libertà che si prova ad avventurarsi nel silenzio degli ampi spazi verdi. I Wandervögel (“uccelli migratori”) erano i giovani che viaggiavano a piedi in gruppo, poi assorbiti dalla Gioventù hitleriana ai tempi in cui il nazismo confondeva la natura con il destino delle razze. Da questo profondo rapporto tutto romantico con la natura nasce la coscienza ecologica tedesca, che si spinge fino all’attuale concezione di un’economia a basso impatto ambientale, senz’altro incentivata dal saggio del Club di Roma del 1972 “I limiti dello sviluppo”.

Se “camminare” è laufen, il Mitläufer è “colui che cammina con l’altro”, con la folla, il debole che imita gli altri, l’opportunista o il delatore ligio al dovere, incapace o impossibilitato a opporsi a viso aperto all’autorità. Basti pensare che il 98% dei tedeschi furono indagati dagli Alleati per crimini di guerra a Norimberga. Per dimenticare questo periodo buio della storia tedesca, negli anni Cinquanta nasce Vergangenheitsbewältigung, una parola che indica l’elaborazione e il superamento del passato, il confronto con la storia per metterci una pietra sopra. Emblemi di questa necessità erano i vari progetti culturali lanciati, i monumenti e i musei costruiti a partire dagli anni Sessanta per ricordare l’olocausto e gli ebrei tedeschi. Inoltre tutta l’opera di Günter Grass è permeata da questo spirito e richiama i tedeschi alle responsabilità del nazismo (si vedano gli articoli “L’eredità di Günter Grass: una lezione sulla carnevalizzazione della storia e dell’uomo moderno” e “L’uomo e la tolleranza: lezioni di saggezza dal XX secolo”).

All’operato di Helmut Kohl rimanda anche un’altra parola intraducibile: Zweckgemeinschaft (“comunione di scopi”), l’unione per interesse che si forma quando si ha una coincidenza di interessi per ragioni pratiche. Kohl fu acclamato a Dresda sulle note di “Wir sind ein Volk”, tredici anni prima dell’unificazione tedesca, ma le due Germanie prima separate dalle Sperrgebiete (“zone di chiusura”), dai luoghi di confine tra l’Est e l’Ovest, rimasero sempre due mondi distinti, nei quali sarebbe sempre esistito un hüben e un drüben (un “di qua” e un “di là”).

Zweisamkeit e Feierabend sono invece due retaggi della cultura protestante: parliamo della “solitudine a due” e del “riposo della sera”. La “solitudine” espressa dalla parola Einsamkeit (eins = uno) diventa “dualitudine” con Zweisamkeit (zwei = due), ovvero l’unicità del rapporto a due, ma anche l’isolamento e la chiusura della coppia al mondo lì dove i raduni familiari e gli incontri allargati con gli amici sono meno frequenti. Nella cultura della sacralità della sfera privata e del lavoro diligente e assiduo, il “riposo della sera” è d’obbligo e non c’è tolleranza per chi fa compere all’orario di chiusura dei negozi: quando finisce il lavoro, c’è spazio solo per godersi una birra e il tepore della casa e dell’intimità del focolare (Gemütlichkeit). La parola Feierabend ha proprio una connotazione sacra, perché per la chiesa designa la sera prima della festa sacra. L’icona del riposo della sera è la santa tirolese Notburga, esempio di operosità, obbedienza e fedeltà al dovere, che per intercessione del Signore ottenne dal padrone il diritto di trascorrere la domenica pregando. Oggi il diritto al riposo domenicale è persino riconosciuto costituzionalmente dalla Grundgesetz. Feierabend era anche il nome dato da Hitler all’organizzazione del tempo libero per i lavoratori ed è quasi sinonimo di “stato sociale”, già dalla fine dell’Ottocento merito di Bismarck, che vedeva nella previdenza sociale un antidoto all’espansione del partito socialdemocratico.

La dedizione tedesca all’impegno individuale per il lavoro o lo studio porta all’invenzione di un’altra parola emblematica: Rechthaber, “chi vuole avere sempre ragione”, accompagnata dal proverbio “Besser von Vielem nichts wissen, als Alles besser wissen” (meglio tanto non sapere che sapere tutto meglio). Seguono parole come selbstgerecht (“pieno di sé”), Wichtigtuer (“chi ha l’aria di fare cose importanti”), altklug (“saputello”), Verkehrserzieher (“educatore del traffico” o chi educa gli altri alla guida) e Besserwisser (“chi sa tutto meglio”, anche il burocrate; in questo caso non mancano i riferimenti da parte degli abitanti della Germania Est ai Besserwessi dell’Ovest, che occupano posti di dirigenza e vivono nell’agiatezza).

Nel quadro socioculturale del paese delle tre K (Kinder, Küche, Kirche: figli, cucina, chiesa), dove il modello femminile è quello della Hausfrau (la “padrona di casa”), non possono mancare le Quotenfrauen, le “donne in quota”, e di conseguenza le Rabenmütter, le “madri corvo” che lavorano senza averne bisogno. In Germania soltanto nel 1988 le donne della SPD proposero le quote rosa, quando il femminismo era già diffuso dagli anni Settanta in Italia, in Francia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Oggi la parola Quotenfrau è dispregiativa e indica le donne in carriera che sono tali non per merito ma soltanto grazie alle “quote rosa” (Frauenquoten). Emblema della Quotenfrau è Angela Merkel, eletta presidente della CDU nel 2001 e cancelliera federale nel 2006, lanciata in politica da Helmut Kohl nel 1990 nel primo governo della Germania riunificata. Con la sua impostazione sobria, essenziale e senza fronzoli la cancelliera avrebbe portato una boccata di aria fresca nel clima di Politikverdrossenheit (disincanto verso la politica) che ha caratterizzato l’anima tedesca per molti anni.

I tedeschi, si sa, sono un popolo di lettori, e la loro Fiera del Libro di Francoforte è la più grande al mondo. A ulteriore testimonianza dell’inventiva linguistica tedesca e dell’importanza attribuita alle parole, dal 1971 la Società per la Lingua Tedesca, corrispettivo della nostra Accademia della Crusca, sceglie ogni anno das Wort des Jahres (“la parola dell’anno”), un neologismo di interesse linguistico e storico-sociale. Da qualche anno esiste anche il concorso opposto, quello per das Unwort des Jahres, “la non-parola dell’anno”, o meglio la parola negativa dell’anno.

Decisamente una bella lotta tra le Unwörter di questo 2020!

Interpreting the future: remote, over-the-phone, speech-to-text interpreting

This interview is taken from IEO Conference “Language Access and the New Reality” winter edition of 3-4 December 2020. On 4 December 2020 (2:30-3:30 pm EST) on the panel “Expanding skills and careers” Alessandra Checcarelli discussed the potential to diversify your career by acquiring new knowledge and skills together with Rafa Lombardino and Natali Lekka.

  1. 2020 has been a year of tremendous disruptions, but also a year of tremendous opportunities and innovation in digitization and such. Please share with us what you have been doing and how your areas of expertise have been impacted.

For me, 2020 has been a really strange year from several points of view.
First of all, when the pandemic was declared, nobody of us knew what to think about the virus. We could only figure out that world governments would impose domestic and international travel bans, and this is exactly what happened at the beginning of March. In this scenario, things did not look good at all for conference interpreters!

Before the first lockdown – At the end of January in Italy – the country where I come from – there were already some rumours about the new virus and only a couple of weeks later the media began urging people to stay home. These initial circumstances did not affect my job very much at the beginning. January and February are generally low periods for international conferences and interpreting assignments. What I usually do in the first weeks of the new year is improving online marketing for my interpreting business and working on translation and transcription assignments. This is what I did in the first months of 2020, together with some international conferences that were organised in Rome, the city where I currently live and work. In fact, despite the usual low period and the rumours about the new virus, my city still had something interesting to offer in terms of institutional events and business meetings.

During the first lockdown – This is what happened until the end of February, then a first lockdown was imposed and it lasted for almost 3 months. Unfortunately the highest number of international conferences generally takes place from March to June and from September to December. Of course I was worried about the upcoming conference season: all of my conferences were cancelled and the same happened to all of my colleagues. Luckily enough, I kept doing translations for both old and new clients, mainly medical translations of clinical trials for testing new drugs, and I kept working as a remote and over-the-phone interpreter for the same international clients I worked for before the pandemic outbreak. I also kept working as a remote live transcriber and live subtitler, another specialization I will talk about later. Definitely I cannot say that the first conference season of the year went as well as it could go in any of the previous years, but I cannot even say that it was catastrophic. I managed to work and diversification and having foreign clients really helped me a lot. In particular, what immediately became clear to me and my colleagues was that technology and remote interpreting we had started doing before the crisis were here to stay and to help us survive.

Italian clients – What we needed to do then was to try and educate and convince our Italian clients to go virtual and move their on-site conferences online. This was not easy during the first lockdown, as all of us had to readapt to the new circumstances and those clients who preferred to organise live meetings were completely lost. I think this has also much to do also with our cultural mindset. Italy has always had much to offer in terms of beautiful venues, breath-taking landscapes and excellent food and wine tasting. Some conference organisers have always tried to give their international guests a warm welcome, by accompanying their events with typical local Italian food, interesting sightseeing opportunities after the conference day and gala dinners. In short, the Italian meeting industry has always been the jewel in the crown of the Italian economy and something strictly connected with tourism and also with our culture and way of living.
With the coronavirus everything disappeared like a bubble overnight and conference organisers were not immediately ready for the shift to digital economy. Many of them did not postpone their meetings or moved them online, they just cancelled them.

Before and during the second lockdown – When summer came, we did not expect anybody to organise any conferences in July or August, as a new low season was back as usual, so we waited for another high season to come back from September onwards. At the beginning it was very slow, the meeting industry tried to recover and to come to terms with the government, but the second wave of the pandemic came and today we are still on a light lockdown. In-person conferences and meetings are generally forbidden and in the meantime some Italian clients have been able to make some form of digital shift. I have worked quite a lot recently with remote interpreting for both Italian and international clients and I think all forms of remote interpreting are definitely here to stay, with the hybrid mode probably being the best option, at least in the near future.

  1. What about 2021 and beyond – how do you see the industry changing and innovating?

Remote interpreting before COVID-19 – I can manily speak of conference interpreting, as it has always been my core business since I started my freelance professional activity in 2010. As I said before, I think remote and over-the-phone interpreting are here to stay, even though they will not be the only solutions available on the market.
2020 has only taught interpreters and clients that there are many other possibilities beyond those they already know. Conferences can take place in person, but also online, and OPI and RSI platforms have been improving a lot over the years. I remember starting with my first remote interpreting assignments in 2017, when it had already become part of our daily life as conference interpreters for some years already. In fact remote interpreting is not new, it is just something that existed before and it was driven further by the current pandemic, which urged RSI platform developers to improve their technologies and sometimes to offer their clients turnkey solutions.

Over-the-Phone Interpreting – OPI is still widely used to allow people working from different parts of the world to have an interpreter ready when they need to discuss their business or do market research for example, in order to open up to the possibility of exploring new markets.
From an interpreter’s perspective, OPI is an extremely difficult task, even though I personally find it fun and very interesting. You need to know the topic very well, you need to have a general knowledge of the business and market dynamics and you have to do with a sound quality that is never perfect, as you are speaking on the phone. Moreover, many business people or market researchers have never worked with interpreters, so they do not know how to speak clearly on the phone, so as to allow interpreters to understand the message clearly and to convey it smoothly. As an interpreter, you must know how to handle such situations and how to manage the communicative exchange. You also need to act professionally in a situation that does not give you the chance to see the person speaking.
As we all know, facial expressions and body language are essential aspects of communication and being able to watch the speaker is a big advantage to interpreters. Our role is not only that of repeating words in another language, but it is to convey a message, and a message is much more than words and concepts, it is also cultural context, speaker’s personality, intentions and feelings based on the single circumstances. This is true especially with Italian speakers, as we are famous for being emotional and speaking with both mouth and hands.

Remote Simultaneous Interpreting – RSI may have the same issues in terms of preparation time, short notice, knowledge of the topic, bad sound quality, speakers talking too fast or overlapping each other etc., but luckily enough many remote interpreting platforms give interpreters the chance to see the speaker and to read their PowerPoint presentations, which really helps a lot while we are interpreting. Moreover, sound quality has very much improved over the years and if we use the right tools – last-generation headsets and good Internet connection – together with a good and reliable virtual booth partner, there you have it, and you will see that technology has improved interpreter’s life a lot!

Hybrid mode – Having said that, I believe that in-person meetings and conferences will never disappear. Communication is something human that requires human beings to meet, see each other and exchange ideas without the hurdle of sitting alone before a screen as you were talking to a machine, which is sometimes the impression I get while working remotely. Technology is useful, but it is not a universal remedy. Conferences – and conference interpreting – are human experiences by definition, and not all of them can take place online.

  1. What are your recommendations for linguists who are either new to the industry or pivoting from other areas, such as onsite interpreting, or just in general?

The power of diversification – To linguists who are new to the industry, especially to those who have just graduated in translation or conference interpreting, I would say that studying at university is not enough, it is just a springboard to the exciting world of language professions. Interpreting and translation are very specialized and they require practice, and practice does not make you perfect, but it makes you better at facing new situations, people and working environments. So – I would say – start working with languages while keeping the focus on what you really want to do, and never ever forget the power of diversification. The market is dynamic, it is in continous evolution, and 10 years from now you will not end up doing what we do today, let alone what your university teachers did when they founded the profession.

Embrace technology – We have been talking a lot about innovation, technology and remote interpreting. Technology and innovation will move us forward, and they are already doing it at a breakneck pace. Learn how to use remote interpreting platforms and, in general, learm how to work remotely. Even though I believe that in-person meetings and conferences will never disappear, remote and over-the-phone interpreting are here to stay.

The multiple faces of interpreting – Moreover, use the skills you already have as the basis for acquiring new skills.
You have probably learned about conference and business interpreting at the interpretation school, so you know what I am talking about.
But interpreting is a very wide field of expertise: for instance, have you ever thought about community interpreting and television interpreting?
Well, community interpreting is a type of interpreting that is used in community-based settings and situations, such as healthcare, police, education, law. If you already master the consecutive interpreting technique and if you are a communicative and empathetic person, what you need to work as a community interpreter is to attend an introductory course and specialize in one or more fields, for instance a medical or legal terminology and knowledge course. Community interpreting also offers some great chances to work remotely and video remote interpreting is the preferred mode in medical and legal settings.
There is also television interpreting, which is not exactly a field of expertise, but it is a work setting that requires other specific skills. For example, if you are a breezy and self-confident personality, have a beautiful voice and good acting skills, television interpreting may be for you. You may try to explore voiceover or TV interpreting on teleshopping programs or TV shows where selling or acting skills are required. Here clients look for translation accuracy and speed, but also for interpreters who can play well with their voice and fascinate the audience. Television interpreting is also another option that may fit well with anti-COVID measures in the near future, in that you mainly work in your booth in a separate area of the TV studio and even though you work on-site, you follow the show remotely.

Live subtitling and live reporting – Another specialization that comes from both my education and work experience is live subtitling and live reporting.
Here most people will probably think of stenography or stenotyping.
But there is another technique that is used to produce written text or subtitles in real time starting from a speech source and it is called respeaking. Here you do not need to use your fingers to write anything, you only need to master the simultaneous interpreting technique and to repeat what the speaker is saying by dictating the message to a speech recognition software, which recognises your voice and automatically writes the text.
The text can appear in at least two different formats; the first one is a transcript – or, even better, a computer-assisted real-time transcript – on a Word file and it may be used as conference minutes or court report, for instance. The second option is to let the text appear in a software that will convert it into subtitles. In both cases you can work on-site or remotely with adequate technical equipment.
As you may understand, you can “respeak the speech” by dictating either the message in the speaker’s language or the translation of that message into another language.
The first option is called intralingual respeaking (from and into the same language) and is mainly used to the benefit of the deaf community. In fact for many deaf people sign language is not enough and for complete accessibility they need to read either signs or words or both of them.
The second option is called interlingual respeaking (from a language into another) and may be used in community interpreting settings or at conferences, where the attendees will be able to read the simultaneous translation of the speech on a big screen or on their smartphone or tablet. This kind of written interpreting is also called speech-to-text interpreting or subtitled simultaneous interpreting if we are producing subtitles.
As you may guess, this task requires a higher workload than simultaneous interpreting. In fact the product of respeaking is a written message, and conveying a written message is different from conveying an oral message.
First of all, subtitles must be adapted, they must be readable to the end user, they must probably be shorter but without skipping any sentences or relevant information.
Second, if you are dictating to a software, you need to dictate punctuation too, so you need to have the sentence structure clear in mind.
Third, a software is not a human being: it can capture the sound and transform it into a written output, but it may make mistakes. This means you need to do editing and correct mistakes in real time and you need to do it fast, while you are listening, adapting, dictating, and maybe translating, without losing the rest of the message.
Like in simultaneous interpreting, respeakers or interpreter-respeakers always work in pairs and ideally one of them dictates and the other one edits the written text in real time before sending the final version.

Intersteno – If you are curious about respeaking and other live subtitling and live reporting techniques, I am also a board member of the International Association of Respeaking onA.I.R.-Intersteno Italia. It is an Italian association which was founded in 2012 and later became the Italian delegate association of Intersteno. Each country has its own Intersteno branch. Intersteno is the international federation for information and communication processing, which organizes international competitions in the main speed writing techniques and subjects. We have Internet contests every year and the big one-week Intersteno congress that is organized every two years in a different city in order to exchange ideas and best practices in the sector. If you are interested, you can go to www.intersteno.org: we wait for you in July 2022 in Maastricht! You will attend conferences, youth events and the biggest international competitions in text production, text correction, word processing, audio transcription, speech capturing, real-time speech capturing, note-taking, reporting and much more.

  1. What about mental health, what do you do to keep yourself healthy and grounded?

When talking about this topic, we cannot but say that COVID-19 has really tested the limits of our mental health.

Interpreting is per se a very stressful activity, as it requires the ability to concentrate on what we are listening to and saying, let alone how we are saying it in order to make the original message linguistically and culturally clear to our public. When talking about simultaneous interpreting, all of this happens at the same time, of course.
Then what about the long hours or even days we spend studying the conference topic and preparing glossaries before the assignment? And what is more, let us never forget that freelancers do not do only their job, they are also their own accountants, marketers and bosses. Freelancing is stressful, then add to this conference interpreting and translation, and last but not least, the coronavirus!

But entrepreneurs cannot afford the luxury of relaxing or getting stuck for long, if they want to keep being successful or, quite simply, to live on what they do. The secret to “survive”, as it were, is to find time to learn new skills we are interested in, to stay with friends and positive people, but also to simply do what we love.

In particularly stressful periods I meditate regularly – it really helps me stay grounded and keep a sort of internal balance. After assignments I also love cooking: this is an activity that can really relax me, I like trying new recipes from different countries and I sometimes create new ones.

There are also some activities I do every day for my physical and mental health: I walk in nature, sometimes listening to music at the same time, and I read books in my working languages. Reading is something I have always done since I was a child, it is something I have always loved, as this is the only way you can get to know different worlds in a short span of time. To me reading really means travelling, especially now that we are not allowed to, or we are not free to do as we would like to.

Conclusion

To conclude, I would like to quote from a book that I have recently read, its title is The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, a comedy science fiction novel by Douglas Adams. Some of you have probably heard about it, it was written in late 1970s, originally it was a radio comedy that had been broadcast by the BBC, then it was transformed into many other genres. I am quoting it because it made me laugh so hard and because it is one of the few books that mentions the relevance of the role of interpreters as language mediators and the possibility for technology to replace interpreters, unless we learn how to embrace it.
In this specific case, the interpreter is a small creature called Babel fish and if you stick it in one ear, you can immediately understand any message conveyed in any language.
Quote:

“The Babel fish is small, yellow and leech-like, and probably the oddest thing in the Universe. It feeds on brainwave energy received not from its own carrier but from those around it. It absorbs all unconscious mental frequencies from this brainwave energy to nourish itself with. It then excretes into the mind of its carrier a telepathic matrix formed by combining the conscious thought frequencies with the nerve signals picked up from the speech centres of the brain which has supplied them. The practical upshot of all this is that if you stick a Babel fish in your ear you can instantly understand anything said to you in any form of language. The speech patterns you actually hear decode the brainwave matrix which has been fed into your mind by your Babel fish. Now it is such a bizarrely improbable coincidence that anything so mindbogglingly useful could have evolved purely by chance that some thinkers have chosen it to see it as a final and clinching proof of the non-existence of God.”

Unquote.
Babel fish is a machine translation tool for the oral language, a machine interpreter, which represents for sure the dream of many language engineers and computational linguists today. But I believe it will belong in the science fiction world for long… or forever, I hope, as long as we interpreters learn how to use technology!

IEO International Online Conference 2020 “Language Access and the New Reality” winter edition

Interpreter Education Online (IEO) is organizing the winter edition of the International Online Conference 2020 “Language Access and the New Reality”, which is due to take place on Zoom on 3-4 December 2020.
The big question is: what have been the new trends in the language sector during the pandemic and how will the new year impact interpreters, translators, and the language services industry worldwide?

Which topics will be covered?
On 3 December IEO international guests will discuss the use, misuse or abuse of HIPAA (the U.S. federal law protecting patients’ confidential health information) and the entrepreneurial side – attitudes, behaviours and technologies – of surviving the pandemic.
On 4 December other interesting topics will be discussed, such as the impact and challenges of COVID-19, medical interpreter certification and new assessment procedures, new laws on language access in healthcare and education, diversification opportunities like content writing and live subtitling, new market trends, non-profit organizations’ involvement, individual and collective actions to advocate for interpreters’ professional standing.

In particular, in the afternoon panel entitled “Expanding skills and careers” from 2:30 pm to 3:30 pm EST (8:30-9:30 pm CET) Rafa Lombardino, Natali Lekka and Alessandra Checcarelli will discuss the potential to diversify your translator and/or interpreter career by acquiring new knowledge and skills.
Featured Interpreter Alessandra Checcarelli will contribute to discussions about the disruptions and opportunities of the years 2020 and 2021 in terms of innovation, digitalization and impact on the language industry and language professionals. The main topic she will cover is what interpreters could think about doing in terms of new language services to be performed on site or remotely. Besides the latest remote interpreting trends, in her capacity as board member of the International Association of Respeaking onA.I.R.-Intersteno Italia, she will be talking about the most innovative live subtitling techniques, especially respeaking through speech recognition software, as well as accessibility for the deaf and subtitled simultaneous interpreting.

Do not miss this opportunity to jump-start your career or to take it to the next level!
Sign up for the conference and stay tuned!

“CuoconA.I.R. 2.0”: subtitled international recipes

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After the first launch of “CuoconA.I.R.” initiative, the International Association of Respeaking onA.I.R. – Intersteno Italia is back with its second edition, “CuoconA.I.R. 2.0”!

With “CuoconA.I.R. 2.0”, onA.I.R. – Intersteno Italia is pleased to invite international old and potential new members and friends of the whole Intersteno federation to present a video recipe in their native language.

Those willing to take part in the initiative are warmly invited to send their short video (max. 5 minutes) together with English translation (Word file) at info@respeakingonair.org. It will be subtitled by onA.I.R. subtitling trainees and professionals!

See you on “onA.I.R. – Intersteno Italia” YouTube channel! Please help us share our wonderful linguistic and culinary heritage with the world!

 

onA.I.R. is the Italian national delegate association of Intersteno, the international federation for information and communication processing. Among its general goals is the dissemination of live and pre-recorded subtitling, transcription and speech capturing with respeaking (real-time speech-to-text rendition through speech-recognition software).

For more information on the International Association of Respeaking onA.I.R. (no profit association established in 2012) see: https://www.facebook.com/onA.I.R.InterstenoItalia/.

La memoria, uno strumento del mestiere dell’interprete

La persistenza della memoria

“La persistenza della memoria” (1931), Salvador Dalì

Nel trasmettere un messaggio da una lingua a un’altra, l’interprete non deve soltanto conoscere e saper applicare le tecniche di interpretazione simultanea e consecutiva, ma anche avere una vasta cultura generale, avere studiato a fondo l’argomento e la terminologia del convegno o della trattativa e ricordare le informazioni ottenute sul momento. Per fare tutto questo entra in gioco la memoria.

Traduzione dall’inglese dell’articolo “Human memory: How we make, remember, and forget memories” di Michael Greshko apparso su National Geographic: https://www.nationalgeographic.com/science/health-and-human-body/human-body/human-memory/

La memoria umana avviene in molte parti del cervello contemporaneamente, e alcuni tipi di ricordi si conservano più a lungo di altri.

Fin dal momento in cui nasciamo, il nostro cervello è bombardato da un’immensa quantità di informazioni su di noi e sul mondo che ci circonda. Allora, come conserviamo tutto quello che abbiamo imparato e vissuto? I ricordi.

Gli esseri umani conservano diversi tipi di ricordi per diversi periodi di tempo. I ricordi a breve termine durano da secondi a ore, mentre i ricordi a lungo termine durano anni. Siamo anche dotati di una memoria di lavoro, che ci permette di conservare nella mente un’informazione per un periodo di tempo limitato ripetendola. Quando ripetiamo più volte un numero di telefono per ricordarcelo, utilizziamo la nostra memoria di lavoro.

Un altro modo di classificare i ricordi avviene in base all’oggetto del ricordo stesso e al fatto che ne siamo coscienti. La memoria dichiarativa, detta anche memoria esplicita, consiste nei tipi di ricordi che viviamo in maniera conscia. Alcuni di questi ricordi sono fatti o “conoscenze comuni”: cose come la capitale del Portogallo (Lisbona) o il numero di carte in un mazzo standard (52). Altri consistono di eventi passati che abbiamo vissuto, come una festa di compleanno quando eravamo bambini.

La memoria non dichiarativa, detta anche memoria implicita, si costruisce in maniera inconscia. Questa memoria comprende la memoria procedurale, che il vostro corpo utilizza per ricordare le abilità che avete imparato. Suonate uno strumento o andate in bicicletta? In questi casi attivate la memorie procedurale. La memoria non dichiarativa può anche essere responsabile delle risposte inconsapevoli del vostro corpo, come quando vi aumenta la salivazione alla vista del vostro piatto preferito o vi irrigidite quando vedete qualcosa che vi spaventa.

In generale, la memoria dichiarativa si forma più facilmente rispetto alla memoria non dichiarativa. Impieghiamo meno tempo a ricordare la capitale di un paese rispetto a imparare a suonare il violino. Ma la memoria non dichiarativa si conserva più facilmente. Una volta che avete imparato ad andare in bicicletta, probabilmente non ve lo dimenticherete.

I tipi di amnesia

Per capire in che modo ricordiamo le cose, è incredibilmente utile studiare in che modo ce le dimentichiamo – ragione per cui i ricercatori studiano l’amnesia, la perdita della memoria o la capacità di apprendimento. L’amnesia è solitamente il risultato di qualche genere di trauma al cervello, come un trauma cranico, un ictus, un tumore al cervello, o l’alcolismo cronico.

Esistono due tipi principali di amnesia. La prima, l’amnesia retrograda, si verifica quando ci dimentichiamo le cose che conoscevamo prima del trauma cranico. L’amnesia anterograda si verifica quando il trauma al cervello compromette o interrompe la capacità di formare nuovi ricordi.

Il caso di studio più famoso di amnesia anterograda è Henry Molaison, al quale nel 1953 sono state rimosse alcune parti del cervello nell’ultimo disperato tentativo di trattare le sue crisi epilettiche gravi. Molaison – conosciuto quando era in vita come H.M. – ricordava molte cose della sua infanzia, ma non era in grado di formare nuova memoria dichiarativa. Le persone che lavoravano con lui per decenni si dovevano ripresentare ogni volta che lo incontravano.

Studiando soggetti come H.M. e animali affetti da diversi tipi di danni al cervello, i ricercatori sono ora in grado di rintracciare in quali aree e in che modo si formano diversi tipi di ricordi nel cervello. Sembra che la memoria a breve e termine e la memoria a lungo termine non si formino esattamente allo stesso modo, e nemmeno la memoria dichiarativa e la memoria procedurale.

Nessuna area del cervello conserva tutti i vostri ricordi; diverse aree del cervello formano e conservano diversi tipi di ricordi, e ciascuna di esse può essere coinvolta in processi diversi. Per esempio, le reazioni emotive come la paura risiedono in un’area del cervello detta amigdala. I ricordi delle abilità che avete imparato sono associati a un’area diversa detta corpo striato. Un’area detta ippocampo è fondamentale per formare, conservare e mantenere la memoria dichiarativa. I lobi temporali, le aree del cervello che in parte mancavano a H.M., svolgono un ruolo essenziale nella formazione e nella conservazione dei ricordi.

Come si formano, conservano e mantengono i ricordi

Fin dagli anni Quaranta i ricercatori hanno ipotizzato che i ricordi si conservano all’interno di gruppi di neuroni, o cellule nervose, dette aggregati neuronali. Queste cellule collegate tra loro si attivano come gruppo in risposta a uno stimolo specifico, che sia il volto di un amico o il profumo del pane appena sfornato. Quanto più i neuroni si attivano contemporaneamente, tanto più le interconnessioni tra le cellule si rafforzano. In questo modo, quando un futuro stimolo innesca la risposta delle cellule, è più probabile che si attivi tutto l’aggregato. L’attività collettiva delle cellule nervose trascrive ciò che noi percepiamo come ricordo. I ricercatori studiano ancora i dettagli del funzionamento di questo meccanismo.

Affinché la memoria a breve termine diventi memoria a lungo termine, essa deve essere rafforzata per essere conservata a lungo termine, un processo chiamato consolidamento della memoria. I ricercatori ritengono che il consolidamento avvenga tramite diversi processi. Uno, detto potenziamento a lungo termine, consiste di cellule nervose singole che cambiano per crescere e comunicare con le cellule nervose vicine in maniera diversa. Questo rimodellamento altera le connessioni tra le cellule nervose sul lungo termine, cosa che stabilizza la memoria. Tutti gli animali dotati di memoria a lungo termine utilizzano questo stesso meccanismo cellulare di base; i ricercatori hanno elaborato i dettagli del potenziamento a lungo termine studiando le lumache di mare della California. Tuttavia, non tutti i ricordi a lungo termine devono necessariamente cominciare come ricordi a breve termine.

Quando conserviamo un ricordo, molte parti del cervello comunicano rapidamente tra di loro, anche le aree della corteccia cerebrale che elaborano informazioni ad alto livello, aree che controllano gli input grezzi dei nostri sensi, e un’area detta lobo temporale mediale, che sembra contribuire a coordinare il processo. In un recente studio, nel momento in cui i pazienti conservavano ricordi nuovi, le onde dell’attività nervosa all’interno del lobo temporale mediale si sincronizzavano con le onde della corteccia cerebrale.

Molti misteri della memoria restano tali. In che modo precisamente i ricordi sono codificati all’interno di gruppi di neuroni? Quanto largamente sono distribuite nel cervello le cellule che codificano un dato ricordo? In che modo la nostra attività cerebrale corrisponde al nostro modo di vivere i ricordi? Queste aree di ricerca attive un giorno potranno fornire nuove informazioni sulle funzioni cerebrali e sul modo di trattare le malattie legate alla memoria.

Per esempio, ricerche recenti hanno dimostrato che alcuni ricordi devono essere “riconsolidati” ogni volta che riaffiorano alla mente. Se fosse vero, l’atto di ricordare qualcosa renderebbe la memoria temporaneamente malleabile – possibile da rafforzare, da indebolire, oppure da alterare. I ricordi possono essere più facilmente trattabili con farmaci durante il riconsolidamento e questo potrebbe aiutare a trattare malattie come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 3)

Interpretariato da remoto 3

Dopo aver definito le modalità di interpretariato da remoto e aver dato alcuni suggerimenti agli organizzatori e ai partecipanti degli eventi virtuali, passiamo ora all’ultima parte di questa breve guida dedicata a coloro che sono passati dagli eventi dal vivo agli eventi online. In questo articolo offriamo alcuni spunti e suggerimenti pratici dettati dall’esperienza e validi per le agenzie di interpretariato e/o per gli interpreti.

Organizzare un servizio di interpretariato da remoto

Una volta chiarito con il cliente l’obiettivo dell’evento online, è necessario consigliarlo in merito a quale piattaforma adottare. Ce ne sono tante sul mercato e ognuna di esse offre possibilità diverse per quanto riguarda sia la tecnica di interpretazione (simultanea, consecutiva, trattativa) sia la modalità di interpretariato da remoto. Prima di utilizzarle è necessaria un’approfondita ricerca sulle caratteristiche e la qualità tecnica della strumentazione (es. sistema audio e video) e del software (es. modalità di interazione tra i membri del team, modalità di cambio turno per gli interpreti). Molto spesso le società che noleggiano le piattaforme mettono a disposizione il proprio staff tecnico, in caso contrario è necessario assicurarsi che sia disponibile, qualora le caratteristiche tecniche del sistema lo rendano necessario.

Oltre alla prassi usuale del lavoro di intermediazione tra i clienti e gli interpreti, al fine di garantire un buon servizio le agenzie dovrebbero considerare anche i seguenti aspetti:

  • testare la piattaforma prima di sceglierla, insieme ai fornitori, agli interpreti, allo staff tecnico e al cliente;
  • richiedere il materiale di studio per gli interpreti: nomi e ruoli degli organizzatori e degli speaker, termini tecnici, slide di presentazione ecc.;
  • chiedere il consenso scritto degli interpreti in caso di evento registrato;
  • definire contrattualmente le responsabilità in caso di problemi tecnici: l’interprete garantisce di avere un computer con certe specifiche, una cuffia con microfono di qualità e una di riserva, una connessione Internet ad alta velocità, ma non garantisce per i rischi associati alla connettività o a eventi fuori dal suo controllo;
  • evitare possibilmente le tariffe orarie: organizzare un evento da remoto può favorire i clienti in termini di costi e logistica, ma non facilita il lavoro degli interpreti, che oltre alle difficoltà usuali dell’interpretazione simultanea o consecutiva si trovano a dover imparare a gestire la cabina virtuale. Non si tratta solo di saper usare i comandi, ma anche di comunicare via chat con lo staff tecnico e i membri del team durante il lavoro, di fare i conti con un audio non sempre pulito, e di rinunciare a tutti i vantaggi degli eventi dal vivo: osservare il linguaggio del corpo dello speaker, farsi aiutare dal collega di cabina che è seduto vicino ecc.;
  • se gli interpreti e gli speaker sono connessi da casa o dal proprio studio, assicurarsi che lavorino in un ambiente silenzioso e con una strumentazione di qualità: connessione Internet, cuffie e microfono, eventuale videocamera ben posizionata a livello degli occhi con una buona illuminazione;
  • se gli interpreti sono connessi da una sede con cabine fisiche dotate di computer collegato in remoto, assicurarsi che siano adottate tutte le misure tecniche e di sicurezza. In tempi di pandemia le cabine andrebbero disinfettate e ventilate prima e dopo il lavoro, ciascun interprete dovrebbe lavorare in una cabina usando le proprie cuffie e i guanti per la console, le cabine andrebbero affiancate e separate l’una dall’altra con un vetro trasparente.

Ambiente e strumentazione di lavoro

Per l’interpretariato da remoto è fondamentale che il sistema audio (e video) sia di buona qualità.
L’ideale sarebbe insonorizzare completamente la stanza nella quale si lavora, come consiglia di fare questa guida. In alternativa si può lavorare da una cabina insonorizzata.
Inoltre è necessaria una connessione Internet ad alta velocità e via cavo. Se ad esempio si lavora su Zoom, può risultare utile spegnere il video per velocizzare la connessione e modificare le impostazioni audio per ridurre il rumore di sottofondo.
Per quanto riguarda le cuffie, sono preferibili quelle semiaperte, con microfono, dotate di USB per collegarle al computer e capaci di limitare lo shock acustico.
Il microfono deve avere la funzionalità di cancellazione del rumore (ambientale e riverbero della voce) e possibilmente una risposta in frequenza tra 125 e 15.000 Hz e livelli di impedenza di 16-32 Ohm.

 

Per approfondimenti sulle caratteristiche tecniche delle cuffie e del microfono per l’interpretariato da remoto:

Naomi Bowman, How to choose a headset for RSI (Remote Simultaneous Interpreting):
https://www.linkedin.com/pulse/how-choose-headset-rsi-remote-simultaneous-naomi-bowman/?trackingId=e1%2BY8xnS7r5WE4Y%2FpXbq8Q%3D%3D

Andrea Caniato, Headsets Won’t Work Miracles: Here is How Digital Sound Gets Degraded in the 21st Century:
https://www.linkedin.com/pulse/headsets-wont-work-miracles-here-how-digital-sound-gets-caniato/?trackingId=hgwqDmbCtWSLgJlKuLLRrA%3D%3D

Linee guida dell’Associazione Internazionale degli Interpreti di Conferenza AIIC: https://aiic.net/page/9007

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 2)

Interpretariato da remoto 2

Dopo aver definito le modalità di interpretariato da remoto nel precedente articolo, presentiamo ora qualche suggerimento frutto dell’esperienza personale che può tornare utile a chi organizza e a chi partecipa agli eventi online.

Gli eventi online non sostituiscono gli eventi dal vivo

Tutto ciò che si organizza online è spesso frutto di un compromesso. A volte la telefonata o la videoconferenza rappresentano lo strumento più utile e veloce per rispondere alla necessità di comunicare nell’immediato o per sopperire alla mancanza di interpreti sul posto qualora si decidesse all’ultimo minuto di invitare un ospite straniero. Altre volte, come in questo periodo, trasformare un evento face-to-face in un evento virtuale è necessario per evitare cancellazioni.

Ricordiamoci però che la comunicazione non è solo verbale e non è fatta semplicemente di scambi di battute o interventi frontali a cui far seguire sessioni Q&A di domande e risposte. Comunicare vuol dire esprimere la propria personalità e quello che si ha da dire soprattutto con il linguaggio del corpo, vuol dire incontrarsi e confrontarsi di persona e non limitarsi al semplice argomento da trattare, ma favorire spunti di discussione e riflessione e altre occasioni di incontro.

Anche gli interpreti sono lì per “interpretare”, non per tradurre in maniera fredda o soltanto tecnica i discorsi degli speaker, ma per poter dare espressione al messaggio di chi parla, interpretandone il linguaggio del corpo, lo stato d’animo, il tono di voce, partendo dal contesto comunicativo e tenendo sempre conto della cultura di chi trasmette e di chi riceve quel messaggio. Senza tutti questi indizi visivi la difficoltà di interpretazione aumenta e ne può risentire la qualità.

Utilizzare i video nelle conferenze online è sicuramente utile, ma rispetto alle conferenze dal vivo la tecnologia può rappresentare un ostacolo che si interpone nell’atto comunicativo naturale tra chi parla, chi ascolta e chi è chiamato a mediare la comunicazione.

Prima dell’evento online

Per organizzare un evento nel migliore dei modi sono necessari molto tempo e un’attenta pianificazione, senza trascurare mai l’eventuale scelta della piattaforma e degli interpreti, che possibilmente devono avere esperienza nel settore e conoscenze pregresse dell’argomento da trattare, o quantomeno avere il tempo per prepararsi adeguatamente e produrre e studiare glossari specifici nelle lingue di lavoro. Questo vale anche per gli eventi online ed è sicuramente imprescindibile per quelli face-to-face.

Una volta stabiliti l’argomento, l’obiettivo, la struttura dell’evento online nonché il tipo di piattaforma e la modalità più adatta di interpretariato da remoto qualora vi fossero ospiti stranieri, chi organizza l’evento non dovrebbe trascurare alcuni semplici accorgimenti prima di iniziare.

Innanzitutto sarebbe opportuno inviare a partecipanti la richiesta di adesione con allegato un programma che descriva lo scopo e le aspettative della riunione o conferenza. In base al tipo di evento, sarebbe anche utile stabilire i ruoli dei partecipanti e anticipare agli ospiti se dovranno prendere parte attiva alle decisioni durante la riunione, in modo da potersi preparare. Inoltre, qualora si intendesse registrare l’evento, in questa fase è necessario informare gli interpreti in merito all’utilizzo e alle finalità della registrazione.

Una volta registrati all’evento, i partecipanti dovrebbero ricevere una email nella quale si chiede conferma di partecipazione in quella data e a quel determinato orario. Possibilmente sarebbe anche opportuno inviare una richiesta di partecipazione a una demo della piattaforma che si intende utilizzare, in modo da permettere a tutti, interpreti e tecnici compresi, di testare le funzionalità audio e video della stessa.

Durante l’evento online

Un evento online coinvolgente e dinamico idealmente non dovrebbe durare più di un’ora, ma la durata varia sempre in base alla natura e all’obiettivo dell’evento stesso.

Prima di avviare i lavori, si dovrebbe iniziare con la presentazione dell’evento (argomento, obiettivi, risultati attesi, struttura ecc.) e degli ospiti (ruoli e temi da trattare) e incoraggiare a utilizzare la chat per fare domande durante le presentazioni, in modo da mantenere l’ordine ed evitare interruzioni.

Se si organizzano interventi frontali, l’ideale sarebbe usare presentazioni in PowerPoint e renderle visibili a tutti con la funzionalità di condivisione dello schermo, aggiungendo brevi pause musicali o video. In questo caso, prestare anche attenzione a non mostrare eventuali dati sensibili (es. compilazione automatica) e a chiudere varie app e finestre aperte.

In generale, per mantenere l’attenzione degli ospiti durante la conferenza sarebbe utile fare delle pause di tanto in tanto oppure intervallare presentazioni frontali a sessioni parallele, Q&A, interviste, esercizi di gruppo, giochi di ruolo, sondaggi ecc.

Per agevolare la comprensione del messaggio ai partecipanti e agli interpreti, sarebbe opportuno parlare in un ambiente ordinato, adeguatamente illuminato e silenzioso, con una buona connessione Internet e cuffie e microfono di qualità. Gli speaker dovrebbero moderare il ritmo, anche per prevenire problemi dovuti a una connessione instabile, e parlare uno alla volta, con il microfono e la videocamera ben posizionati. Quando non intervengono, dovrebbero silenziare il microfono e mantenere l’attenzione rivolta all’evento, quindi chiudere eventuali app o finestre aperte per eliminare le notifiche.

Dopo l’evento online

Al termine dell’evento, può risultare utile fare una rapida sintesi dei punti trattati e delle iniziative e decisioni prese (anche per gli ospiti arrivati in ritardo), informando i partecipanti in merito a eventuali follow-up, senza dimenticare di ringraziarli per la partecipazione.

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 1)

Interpretariato da remoto 1

Le misure preventive messe in atto di recente su scala globale durante l’emergenza sanitaria scatenata dal COVID-19 hanno causato l’annullamento di molti eventi locali, nazionali e internazionali. Per adattarsi a questa nuova situazione, gli organizzatori di riunioni, meeting, convegni e conferenze hanno dovuto spostare i loro eventi online, convertendo gli eventi face-to-face in meeting virtuali su piattaforme apposite che permettono di collegare i partecipanti in rete dalla propria abitazione o dal proprio luogo di lavoro.
Per gli eventi internazionali anche gli interpreti e le società di servizi linguistici si sono dovuti adattare alle tecnologie di interpretazione simultanea e consecutiva da remoto. Nel precedente articolo abbiamo affrontato il tema delle tecnologie di interpretazione automatica e assistita; le piattaforme di interpretariato da remoto rientrano nel gruppo delle tecnologie CAI (Computer-Aided Interpreting) di tipo setting-oriented.

Le modalità di interpretariato da remoto

Esistono varie modalità di traduzione della lingua orale da remoto, che esistevano già prima dell’emergenza sanitaria, e che la nuova situazione venutasi a creare ha fatto emergere con maggiore forza:

1. Interpretariato telefonico (OPI – Over-The-Phone Interpreting) – I parlanti e l’interprete sono collegati attraverso una linea telefonica tradizionale o un’apposita applicazione che richiede il collegamento a Internet. È una modalità usata ad esempio per interviste, colloqui tra esperti e in tutte quelle situazioni comunicative di tipo dialogico nelle quali l’interprete traduce in consecutiva le domande e le risposte.

2. Interpretariato simultaneo da remoto (RSI – Remote Simultaneous Interpreting) – Un’apposita piattaforma sostituisce la cabina e diventa la console virtuale dell’interprete, dalla quale esso ascolta e vede via video gli speaker, gestisce i pulsanti per modulare l’audio e la lingua in entrata e in uscita, e ha la possibilità di comunicare via chat con gli organizzatori, i tecnici e il collega di cabina. È una modalità usata per conferenze di vario tipo alle quali i partecipanti e gli interpreti si possono collegare da casa o da una sede apposita (una stanza dotata di cabine fisiche per gli interpreti collegate via Internet per fornire il servizio online ai partecipanti collegati da casa, oppure il luogo della conferenza nel quale si trovano i partecipanti che ascoltano gli interpreti collegati da remoto). In questa modalità, la app della piattaforma che fornisce il servizio permette ai partecipanti che necessitano della traduzione di selezionare il canale della lingua e di ascoltarla dal computer o dal proprio smartphone.

3. Interpretariato in videoconferenza (VRI – Video Remote Interpreting) – Un’apposita piattaforma virtuale permette all’interprete di lavorare via video in modalità simultanea o consecutiva e all’utente di collegarsi per ascoltare e vedere l’interprete che fornisce il servizio da remoto. È una modalità molto usata nell’interpretariato di comunità, soprattutto nei tribunali e negli ospedali o nei casi in cui la specificità del servizio richiede un’interazione più diretta tra tutti i partecipanti alla comunicazione.

4. Sottotitolazione in tempo reale da remoto (Remote Live Subtitling) – In questa modalità il professionista può produrre i sottotitoli o nella stessa lingua della conferenza a beneficio dei partecipanti sordi (tramite respeaking intralinguistico) oppure in un’altra lingua a beneficio dei partecipanti che non conoscono la lingua dello speaker (tramite respeaking interlinguistico). La piattaforma Zoom offre la funzionalità Closed Captioning per i sottotitoli delle conferenze online.

5. Resocontazione in tempo reale da remoto (Remote Live Reporting) – Con questa modalità il professionista può produrre il testo scritto degli interventi della conferenza online in tempo reale in modalità sia intralinguistica (nella stessa lingua) sia interlinguistica (da una lingua all’altra). In questo caso si serve di un’apposita piattaforma che gli permette di inviare il testo o la traduzione prodotti in tempo reale con la tecnica del respeaking dal proprio computer al server remoto. I partecipanti possono leggere in tempo reale la trascrizione o la traduzione dei discorsi accedendo al link tramite il proprio tablet o smartphone.

Per maggiori informazioni sulle tecniche di respeaking si vedano gli articoli: “L’innovazione nel settore dell’interpretariato” e “”Trans-pretation”: il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto?”.

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.