L’innovazione nel settore dell’interpretariato – Intervista “A tu per tu con i professionisti”

Intervista del 28 aprile 2020 ad Alessandra Checcarelli, ospite del ciclo di dirette “A tu per tu con i professionisti” organizzato dalla SSML San Domenico di Roma.

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Buon pomeriggio alla nostra ospite del secondo giorno del ciclo di dirette “A tu per tu con i professionisti”: oggi abbiamo Alessandra Checcarelli, interprete e traduttrice.

Racconto brevemente come ci siamo conosciute, per rimarcare quanto è importante lavorare nel Web. Ci siamo conosciute perché Alessandra ha un blog molto interessante, che tratta di lingue, traduzione, e interpretariato, e anche perché poi sono andata a vedere chi era e cosa faceva. Ha in parallelo anche un sito vetrina, che parla della sua attività, del suo curriculum, dei suoi servizi, quindi ha tutta una struttura ad hoc. Poi dalla presenza on-line a LinkedIn, da LinkedIn a un bel messaggio, dal messaggio a un invito a un evento, poi purtroppo c’è stato il lockdown e non abbiamo potuto fare l’evento, ma ci siamo conosciute dal vivo e adesso ci incontriamo di nuovo tramite PC, in streaming.

Vuoi raccontarti brevemente e dirci chi sei?

Ho iniziato a occuparmi di interpretariato frequentando la scuola interpreti. Sono partita direttamente con un percorso da scuola interpreti, frequentando prima la facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale per avere le basi della traduzione scritta e della traduzione orale o interpretazione. Dopodiché ho frequentato il corso di laurea di secondo livello in Interpretariato di Conferenza perché mi sentivo più portata per la traduzione orale per motivi caratteriali. Terminato il percorso universitario, precisamente dieci anni fa, nel 2010, ho iniziato l’attività di interprete e traduttrice, all’inizio più lentamente, anche svolgendo dei lavori paralleli part-time sempre nel settore delle lingue, poi piano piano ho aumentato la base di clienti, di contatti, di colleghi ecc. e ho iniziato a svolgere a tempo pieno l’attività freelance soprattutto di interprete, ma anche di traduttrice.

Perché hai deciso di aprire il sito e il blog? Questi erano più o meno connessi al tuo percorso professionale? In quale fase li collochi?

Ai tempi dell’università ero una delle persone più lontane dalla tecnologia, o meglio, mi limitavo a conoscere la tecnologia di base che mi serviva per svolgere soltanto l’attività di traduttrice e interprete, che poi chiaramente ho approfondito nel corso del tempo e dopo la laurea. Poi però mi sono resa conto che la pubblicità era una cosa molto importante, non soltanto dal vivo (i contatti personali con i colleghi e con i clienti e quindi il passaparola, che chiaramente è utilissimo), ma anche la presenza on-line. Oggi come oggi, senza presenza on-line si è quasi fuori dal mercato. Con il sito web ho iniziato qualche anno dopo, cinque o sei anni fa; mi serviva chiaramente un sito web di tipo vetrina, nel quale potessi almeno far vedere innanzitutto che esistevo, poi che cosa facevo, come avevo intenzione di venire incontro alle esigenze dei diversi clienti, quali clienti ecc. Poi ovviamente tutto è andato di pari passo con delle specializzazioni che ho approfondito e portato avanti nel corso del tempo. Quindi prima è venuto il sito, poi piano piano e abbastanza recentemente, circa tre anni fa, ho aperto anche questo blog, per approfondire i miei interessi, dedicandolo non soltanto alla traduzione e all’interpretariato. Chiaramente questa era una sezione utile, anche perché avendo un sito statico mi serviva una piattaforma dove mantenere il passo con gli sviluppi del settore, informare i clienti, mantenere un contatto con i colleghi del settore, e per questo mi serviva una piattaforma dinamica. Il sito e il blog sono entrambi utilissimi, perché senza di essi tutto si baserebbe sul passaparola, che è fondamentale e anche naturale quando si svolge la libera professione, però avere una presenza on-line è essenziale e imprescindibile.

Infatti, a prescindere da quello che stiamo vivendo in questo momento, bisogna utilizzare più canali. Le relazioni personali face-to-face sono importanti, però dall’altra parte io che ti ho conosciuto voglio informarmi e capire bene cosa fai e chi sei, quindi la prima cosa che faccio è andarti a cercare. Ti cerco su Google e se hai un sito bene, vedo anche tutto quello che hai fatto, se ci sono delle foto anche meglio (ho visto anche le tue di foto sul tuo sito: una bella esperienza!). Puoi dirci qualcosa sulle esperienze più divertenti, più difficili o più particolari? Anche questo sarebbe interessante.

Le mie esperienze sono state e sono tuttora (lockdown escluso) abbastanza variegate, sono sempre state molto differenziate e diverse l’una dall’altra. Io non mi sono mai concentrata esclusivamente su un settore soltanto, proprio perché sono una persona dinamica e curiosa, mi piace conoscere tante cose, quindi sono partita da generalista piuttosto che da specialista, poi piano piano ho continuato a formarmi lavorando. È anche il lavoro, anzi, soprattutto il lavoro, che fa l’interprete, perché un interprete o un traduttore si forma sul campo, essendo professioni molto pratiche, non si può formare con la semplice teoria o con il semplice percorso di laurea. Si diventa professionisti svolgendo la professione. Questo è stato il mio caso. Poi avendo lavorato in settori diversi, dalla politica e quindi le istituzioni all’economia e alla finanza e quindi le aziende, considerando anche le singole specialità delle aziende, che sono tutte diverse (ognuna produce una cosa), ho iniziato uno studio per quanto riguarda la specialità della singola azienda o del singolo cliente e ho approfondito facendo diverse cose e approfondendone altre. Tra le più difficili, io direi che chiaramente il mercato privato è quanto più difficile ci possa essere per un interprete, più del pubblico, perché è più variegato. Almeno per quella che è la mia esperienza, nel privato la difficoltà sta nel fatto che ogni volta è una prima volta, ogni volta è una cosa diversa, e anche se si ripete l’argomento, è la realtà del cliente a cambiare. Se vogliamo servire un cliente, dobbiamo fare attenzione alla sua realtà: senza conoscere quella realtà, è difficile saperlo tradurre o interpretare bene. L’ambito istituzionale è complesso, però dipende dal tipo di istituzionale, che a volte può diventare complesso, a volte invece se si parla di assemblee o discorsi politici, se si conosce l’attualità, è un settore un po’ meno variegato, anche se non necessariamente più facile. Io ho fatto anche delle esperienze in televisione, traducendo anche capi di stato e di governo. Quelle sono state esperienze che io ho trovato molto divertenti.

Divertenti? Immagino anche emozionanti!

Sì e no, per un motivo semplice: sono state entusiasmanti più che emozionanti, perché “emozionante” potrebbe dire che l’emozione può giocare brutti scherzi e in quel caso l’interprete potrebbe riscontrare le difficoltà della diretta, cosa che non deve succedere. Da interpreti si impara ad avere sangue freddo, un po’ forse gli interpreti ce l’hanno di natura, un po’ chiaramente lo imparano, così come imparano a saper gestire le emozioni. Quindi parlare di incarichi emozionanti direi che è possibile fino a un certo punto: lo sono come esperienza in toto, ma non nel momento in cui si sta lavorando, quello non deve esserlo mai, o comunque dobbiamo cercare di limitare le emozioni il più possibile e mantenere la razionalità, perché si deve sempre capire il discorso che fa qualcun altro, ci si deve calare nella situazione, e nel momento in cui si è troppo emotivi, diventa difficile.

È proprio quello che deve fare l’interprete: non deve uscire fuori dal suo ruolo o far trasparire emozioni.

Esatto. Con questo non voglio dire che non si debbano avere, perché averle è essenziale per calarsi nel ruolo. Anche in quel caso, l’interprete che rende meglio il messaggio è l’interprete che molto probabilmente si cala meglio nei panni dell’oratore, oppure, come dicevo prima, nella realtà del cliente. Per esempio nei discorsi politici, ma a volte anche nell’interpretariato di tribunale in alcuni casi può diventare difficile, a seconda dei casi. Però è un mestiere in cui non ci si annoia e che ti mette alla prova in toto; a me piace tanto per questo.

È anche motivo di crescita sotto tutti i punti di vista, perché poi magari hai anche meno paura di fare certe cose, ad esempio parlare in pubblico diventa più semplice perché sei abituato a parlare davanti a un ministro oppure a un personaggio importante e quindi poi certe cose diventano più semplici, perché hai già provato certe emozioni prima della prestazione, mentre poi hai mantenuto il controllo, quindi impari per forza.

Sul parlare in pubblico, se parliamo sempre di fare l’interprete è vero, ma non è detto. Con il fatto che l’interprete con il tempo si abitua a parlare in pubblico, ma dicendo quello che ha detto qualcun altro, magari può trovare più difficoltà a raccontare in pubblico questioni personali oppure a fare degli interventi propri. Potrebbe essere più difficoltoso rispetto a quando si parla in pubblico e si rende il messaggio di qualcun altro.

Certo, ci sono tante situazioni e bisogna sperimentare per capire. Veniamo poi all’argomento super interessante, che io che non sono del settore giustamente non conoscevo, ma che ho scoperto on-line dal tuo blog e poi da te che me lo hai raccontato. Adesso mi farebbe piacere che anche tu lo raccontassi a tutti coloro che ci stanno seguendo. Parlo proprio dell’interpretariato in simultanea sottotitolato.

Questo è un servizio molto innovativo che sta prendendo piede negli ultimi anni. È un tipo di servizio che piano piano come mondo degli interpreti stiamo introducendo nel mercato, a partire da una tecnica che serve per fare i sottotitoli live. Prima di parlare di interpretazione simultanea sottotitolata, io partirei da come funziona la sottotitolazione in tempo reale. Io utilizzo una tecnica, che è quella del respeaking, che consiste nel dettare a un software che riconosce la mia voce quello che io sto sentendo, per poterlo poi trasmettere a un pubblico per esempio non udente. Se per esempio in questo momento un oratore sta parlando l’italiano, io voglio rendere il messaggio a un pubblico sordo, il quale, non potendolo ascoltare, lo può leggere. In sostanza quello che faccio è dettare il messaggio a questo software che riconosce la mia voce e trascrive quello che ho detto, in modo che il pubblico sordo lo possa leggere. Con questa tecnica io faccio un servizio di sottotitolazione in tempo reale. Potendolo fare dall’italiano, che è la mia madrelingua, verso l’italiano, lo posso fare anche come interprete, cioè considerando che un oratore parla una lingua che io posso tradurre in simultanea, ma non per un pubblico che mi ascolta, bensì per un software che lo trascrive e poi lo proietta su uno schermo affinché il pubblico lo possa leggere. Quindi l’interpretazione simultanea sottotitolata combina le tecniche dell’interpretazione simultanea classica con la tecnica del respeaking o respeakeraggio, in cui l’interprete “ridice” quello che sta dicendo l’oratore, e nel caso della simultanea aggiunge questo passaggio interlinguistico, per esempio l’oratore parla in inglese e io proietto i sottotitoli in italiano. Si tratta di un servizio in più destinato a un pubblico qualsiasi che può richiedere questo tipo di servizio. Chiaramente può essere un pubblico sordo, come nel caso del respeaking intralinguistico (la sottotitolazione in diretta da una lingua alla stessa lingua), oppure un pubblico straniero (con il passaggio da una lingua a un’altra).

Quand’è che viene applicato: quando si fa una conferenza, insieme all’interpretazione simultanea, in parallelo o sono due cose che si possono adottare separatamente?

Se parliamo di una conferenza, l’interpretazione simultanea sottotitolata si fa in un contesto ideale nel quale ci sono (come nel caso della simultanea classica) un pubblico straniero e un oratore che parla una lingua diversa. Come funziona? O è lo stesso interprete a essere anche respeaker, e in quel caso l’interprete funge da interprete-respeaker, dettando al software il messaggio in un’altra lingua, allo stesso tempo facendo la simultanea, dettandola al software, manovrando i comandi del software e correggendo per fare in modo che la resa non sia sbagliata. Poiché per questo è richiesto un carico cognitivo molto elevato (dato dalla combinazione delle varie tecniche, dall’utilizzo della tecnologia, per cui si hanno sotto controllo tante cose in più), in questo caso si può pensare anche di avere due interpreti (chi fa l’interprete ha sempre bisogno di un collega di cabina o da remoto che lo sostituisca ogni venti minuti, per cui ogni venti minuti lavora uno dei due interpreti) e due respeaker, altrimenti il livello di stress per combinare tutti i servizi credo sia almeno il doppio di quello della simultanea classica. Questo è il motivo per cui questo tipo di servizio, richiedendo quattro professionisti anziché due, forse fatica un po’ a prendere piede, ma è anche vero che avere due interpreti-respeaker per tutta la giornata è difficile senza che si raggiungano livelli di stress elevati. A volte succede, mi è capitato, però chiaramente anche lì dipende dal cliente, perché anche per il cliente, seguire per tutto il tempo una trascrizione o un sottotitolo piuttosto che ascoltare è più faticoso. Per questo credo che difficilmente riusciremo a soppiantare la simultanea tradizionale, è soltanto un tipo di servizio diverso per un utente diverso che richiede una resa diversa, però non sono servizi concorrenti.

Chiaramente questa tecnica può essere applicata anche da remoto, giusto?

Esatto, può essere applicata molto bene anche da remoto. Questo è vero sia se parliamo di semplice simultanea sia se parliamo di simultanea sottotitolata sia se parliamo anche solo di respeaking. Chiaramente è possibile anche farlo da remoto, aggiungendo in più delle piattaforme in tutti i casi.

Ho detto questo perché chiaramente adesso è tutto bloccato e non c’è più la conferenza fatta nella maniera tradizionale, ma ci sarebbero le conferenze da poter organizzare in streaming. Anche questo è un appello che vorrei lanciare: purtroppo, in questo momento in cui siamo tutti fermi, ci sono delle modalità che possono essere adottate. Ci sono tantissime piattaforme che hanno concesso licenze a titolo gratuito, non solo alle istituzioni, o hanno fatto degli sconti abbastanza importanti, quindi l’evento che non si potrà più organizzare di persona come prima si può fare in streaming. Tutti i servizi che sono connessi a un evento (chiaramente l’unico che non c’è è il coffee break, ma forse quello si può fare virtualmente) come l’interpretariato si possono fare da remoto, quindi anche questa sottocategoria dell’interpretariato in simultanea si può fare allo stesso tempo da remoto; le soluzioni si possono trovare. Questa diretta di oggi serve anche a trasmettere messaggi come questo: si possono organizzare comunque eventi, si possono comunque adottare soluzioni alternative.

Esatto, più che altro perché sono servizi molto utili e più che sottocategorie della simultanea sono modalità ancora diverse di poter effettuare e usufruire della simultanea. Il fatto che sia da remoto non dovrebbe bloccare gli utenti o evitare che la utilizzino per dubbi di funzionamento, perché adesso le piattaforme si stanno evolvendo e sviluppando sia dal lato cliente che dal lato interprete. Anche gli stessi interpreti non incontreranno (se la tecnologia continua a evolversi) tante più difficoltà rispetto alla simultanea tradizionale, perché comunque i problemi tecnici possono esserci sia in una situazione dal vivo che in una situazione da remoto. Chiaramente quando si lavora in remoto non c’è nulla di tangibile, l’impatto è diverso, però anche lì è una questione di abitudine: ci sono piattaforme che trasmettono un audio molto pulito e molto buono sia per gli interpreti che ascoltano e quindi riescono a lavorare sia per chi usufruisce del servizio. Molto spesso queste piattaforme garantiscono la resa al cliente direttamente su smartphone con una app, tramite la quale si riesce ad ascoltare la simultanea come se il telefono diventasse un ricevitore che si utilizza nella simultanea classica.

Adesso mi è venuto in mente anche un altro argomento, parlando del telefono: esiste anche l’interpretariato in consecutiva tramite telefono?

La tecnologia può fare miracoli e, almeno per quella che è la mia esperienza, a volte l’interpretazione è possibile farla anche al telefono. Quando dico al telefono non intendo solo una piattaforma come può essere Skype o qualsiasi piattaforma telefonica, ma proprio lo smartphone. In quel caso si fa molto spesso consecutiva più che simultanea, ovvero, piuttosto che la simultanea, nella quale la voce dell’interprete si sovrappone a quella di chi parla, la consecutiva serve per rendere un messaggio dopo che l’oratore finisce di parlare. Se si tratta di interviste telefoniche, è possibile che l’interprete consecutivista sia chiamato anche a svolgere dei servizi di interpretariato telefonico in consecutiva. Chiaramente lì il problema è che la voce o l’audio che arrivano dal telefono non sono quelli che possono arrivare in cuffia; dovrebbe essere un audio pulito, ma non è sempre così. Questo potrebbe essere un problema, perché chiaramente l’interprete l’audio lo vuole avere pulito in quanto è proprio lo strumento del suo lavoro: senza ricevere l’audio, il messaggio non arriva. Tuttavia è una modalità fattibile nel momento in cui si conosce l’argomento o ciò di cui si sta parlando: in quel caso non è nulla di impossibile.

Certo, conoscere l’argomento aiuta: se c’è un buco nell’audio oppure non si sente bene, magari si riesce a ricostruire il discorso.

Sicuramente aiuta. Certo, l’audio pulito è sicuramente la situazione ideale. Però se vogliamo parlare di evolversi e di quello che sarà il futuro, senza rimanere soltanto con i sistemi tradizionali, sebbene sicuramente funzionanti, dobbiamo anche aprirci per far funzionare bene gli strumenti tecnologici che ci serviranno per l’interpretariato del futuro.

Sicuramente qualcuno ideerà una app che pulirà anche l’audio…

Non so se sia possibile, ma vorrei sperare che sia così. Questo non vuol dire che l’interpretariato da remoto o telefonico o comunque la tecnologia debbano sostituire per forza l’interpretariato tradizionale. Sarà comunque il mercato a dettare la linea guida e se sarà più richiesto un servizio o un altro non sarà sicuramente l’interprete a deciderlo, se non promuovendo le condizioni ottimali per svolgere il servizio, però oltre a quello si tratta sempre di una combinazione tra quello che si offre e quello di cui si fruisce.

Certo, è un adattamento, un cambiamento, poi piano piano ci si adatterà, ci evolveremo e vedremo qual è la soluzione migliore per adottare anche questa diversa tipologia di interpretariato.

Può essere un servizio diverso e complementare, che non necessariamente deve rimpiazzare l’interpretariato di persona. Anzi, sono proprio servizi diversi nei quali molto spesso l’utenza è diversa, la soluzione è diversa, quindi il risultato è diverso. Una cosa non esclude l’altra, almeno io non ho una visione esclusiva, secondo me sopravviveranno in ogni caso.

Insieme, cioè sono varie tipologie che possono essere adottate “o” oppure “e”, nell’unione delle due cose. Ho visto che già siamo a trenta minuti di diretta, quindi faccio l’ultima domanda che farò a tutti: un consiglio che daresti a uno studente e un consiglio che daresti a un tuo collega interprete ma anche traduttore.

Se vogliamo parlare di consigli, io direi che questo vale sia per la traduzione che per l’interpretariato e vale in generale sia per uno studente che per un professionista. In sostanza darei uno stesso unico consiglio che ritengo essenziale per poter svolgere al meglio la professione. Trattandosi di una professione molto pratica, si inizia già a praticarla nel momento in cui si studia. Chiaramente poi si approfondisce, ma questo è il motivo per cui si tratta di un continuum ed è difficile, dal mio punto di vista, dare un consiglio separatamente a uno studente e a un professionista. Per entrambi io direi che il consiglio è questo: non smettere mai di essere curiosi, non smettere mai di leggere, di ascoltare, di indagare, di approfondire. Meglio si conosce un argomento e meglio lo si può interpretare, e in generale, più si conosce il mondo, più si ha una cultura generale ampia, più è facile essere un bravo traduttore e interprete. È sempre un percorso di miglioramento nel quale non si è mai arrivati. Secondo me questo è un mestiere nel quale chiaramente l’esperienza conta molto, perché con l’esperienza si riesce a essere migliori, ma non vuol dire che tanta esperienza sia sufficiente. È un continuo evolversi, un continuo imparare, quindi bisogna calarsi già in questa ottica da studenti senza limitarsi o fermarsi a quello che si studia all’università. Gli esami sono utilissimi, imparare la tecnica è utile, la lingua è utile, è tutto fondamentale e propedeutico, però non basta: è un punto di partenza che va scavalcato, bisogna andare oltre. Quindi: curiosità e mai smettere di indagare e seguire seminari. Tra l’altro adesso con la quarantena siamo anche facilitati in termini di tempo per poter seguire webinar di ogni tipo, per leggere, e per informarsi, perché solo con un’ampia conoscenza del mondo si riesce a lavorare al meglio. L’interprete questo fa: trasmette un messaggio, e senza sapere di cosa si parla è difficile trasmettere un messaggio.

Sì, poi più si ha cultura e meglio è sicuramente. Io penso anche che più ci si informa dapprima e meglio è, perché chiaramente si inizia ad acquisire più bagaglio culturale. Se io per esempio mi sveglio dopo dieci anni che mi sono laureato e inizio in quel momento a capire che forse quello che ho studiato non basta e devo andare oltre, allora lì ci saranno già tutti quelli che hanno iniziato durante il percorso universitario che saranno 20.000 anni luce rispetto una persona che ha iniziato troppo tardi. Quindi secondo me anche la tempistica è fondamentale.

Sicuramente sì, in questi casi lo è assolutamente. Credo anche che forse sia automatico, perché scegliere questo mestiere dovrebbe essere anche indice di curiosità.

Sì, però spesso e volentieri è una consapevolezza che si acquisisce con la maturità, magari quando si è piccoli questo ancora non si capisce. Per un interprete penso che lo sia ancora di più: se un interprete inizia subito ad approfondire, penso che sia molto più avvantaggiato rispetto a qualcun altro che inizia a farlo dopo. Poi è un cane che si morde la coda, perché magari troverà lavoro prima rispetto a chi invece non lo ha fatto…

Queste poi sono sempre situazioni da valutare caso per caso, non è automatico, però chiaramente la regola generale è che più si sa e meglio si può interpretare o tradurre. Se parlassimo la stessa lingua ma dicessimo cose diverse, non ci capiremmo lo stesso. Non si tratta solo di una questione linguistica, ma anche di contenuti e di conoscenza dell’argomento.

Anche di cultura, di conoscere anche l’origine di un paese oppure da dove viene la persona. Quando si parla di interpretare o tradurre due lingue diverse, non sono solo le due lingue, ma è tutto un mondo quello che ci si porta dietro.

Sicuramente anche la cultura, infatti è un’opera di mediazione, non soltanto un’opera di traduzione. La traduzione non esiste senza mediazione, non a caso il percorso non è inverso: si inizia con la mediazione e poi si va avanti per studiare o approfondire l’interpretariato o la traduzione. È un percorso sicuramente obbligato: non conoscendo la cultura di un paese, non si conosce nemmeno appieno la lingua, o meglio, non si sa trasmettere un messaggio. Questo mestiere è fatto di tante cose. Molto spesso chi non lo conosce o chi non è addentro tende a pensare che faccia tutto Google Translate oppure lo fa la app che mi parla e mi dice le cose in un’altra lingua. Perché, non si può fare così? Sì, liberissimi! Il problema è che il risultato non sarà lo stesso e alla fine non vi capirete.

Che era proprio l’obiettivo iniziale: cercare di capirsi.

Esatto, quindi l’aspetto umano non andrebbe assolutamente trascurato, oltre che l’aspetto culturale.

Ti ringrazio per aver partecipato a questa nostra iniziativa. Saluto tutti quanti, chi ci ha seguito. Buon pomeriggio a tutti.

Grazie mille e buon pomeriggio a tutti.

 

Il video integrale dell’intervista è disponibile su YouTube al link: https://www.youtube.com/watch?v=5cQUeO_0fS8 

L’iniziativa “CuoconA.I.R.”: ricette in dialetto e sottotitoli

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Nei giorni del lockdown il direttivo dell’Associazione Internazionale di Respeaking onA.I.R. ha lanciato l’iniziativa “CuoconA.I.R.”.

L’idea è quella di coinvolgere chi ama cucinare nella realizzazione creativa di un breve video di 5 minuti nel quale prepara una ricetta e ne spiega la procedura nel suo dialetto. I partecipanti all’iniziativa dovranno inviare il video e la trascrizione in italiano all’indirizzo email info@respeakingonair.org. L’associazione si occuperà della sottotitolazione del video e lo pubblicherà sul canale YouTube “onA.I.R. Intersteno Italia” e sulle sue piattaforme social.

L’obiettivo è da un lato quello di coinvolgere i soci in un progetto divertente e creativo per diffondere la conoscenza del nostro patrimonio culturale, culinario e dialettale, dall’altro quello di incuriosire e invogliare nuovi potenziali soci a prendere parte alla promozione e alla diffusione della cultura dell’accessibilità e dell’inclusività delle persone svantaggiate a livello linguistico e sensoriale.

 

L’Associazione onA.I.R. è il gruppo nazionale italiano di Intersteno, la federazione internazionale per il trattamento dell’informazione e della comunicazione, e ha tra i suoi obiettivi generali la divulgazione della pratica della sottotitolazione in tempo reale e in differita, della trascrizione e della ripresa del parlato tramite la tecnica del respeaking (trascrizione in tempo reale del parlato tramite software di riconoscimento del parlato).

Per maggiori informazioni sull’Associazione Internazionale di Respeaking onA.I.R. (associazione no profit costituita nel 2012) si veda: https://www.facebook.com/onA.I.R.InterstenoItalia/.

Blockchain e criptovalute: quali sviluppi per il settore della traduzione?

Blockchain

Traduzione dall’inglese dell’articolo “Blockchain in the language services industry – A revolution not quite in the making” di Belén Agulló García apparso su Nimdzi: https://www.nimdzi.com/blockchain-language-services-industry/ 

Si sente parlare di blockchain e bitcoin da più di dieci anni ormai, ma la gran parte di noi comuni mortali fatica ancora a capire come funziona tutta questa tecnologia messa insieme, senza neanche pensare alle sue implicazioni per il settore di servizi linguistici. Proviamo a capirci qualcosa.

Cos’è la blockchain?

Questa tecnologia è nata a supporto dell’infrastruttura necessaria per le transazioni con le criptovalute come bitcoin o ethereum. La blockchain e il bitcoin sono stati creati da Satoshi Nakamoto (che è un nome falso). Nessuno sa chi in realtà si nasconde dietro a questa invenzione, ma Satoshi Nakamoto era il Bansky delle criptovalute nel 2008.

La blockchain [letteralmente “catena di blocchi”, N.d.T.] è un elenco di registrazioni o un registro. Questo registro è pubblico e permanente. Qualsiasi elemento di valore può essere trasferito da una parte all’altra e registrato, così da generare un sistema affidabile. I dati registrati non possono essere modificati o alterati poiché ciò vorrebbe dire modificare l’intera catena di blocchi, per questo motivo la blockchain è considerata sicura.

Queste informazioni memorizzate digitalmente sono chiamate blocchi. La banca dati peer-to-peer della blockchain è sincronizzata, decentralizzata, e distribuita. Non esiste copia cartacea della banca dati in nessun luogo specifico, come avviene con le banche dati tradizionali. Tutti gli utenti hanno lo stesso livello di privilegi nella rete. Ciò presenta un potenziale problema di scalabilità per la blockchain. Se la banca dati diventa enorme, saranno necessarie macchine più potenti e una quantità maggiore di energia per creare i nodi. Ancora non siamo arrivati a questo punto.

Criptovaluta: un esempio

Vediamo un esempio del principale settore che sfrutta la blockchain: le criptovalute.

Suzie vuole trasferire a Anthony 100 bitcoin. Ordina la transazione e questa viene registrata nella rete pubblica in modalità del tutto anonima. Gli utenti nella rete bitcoin non vedono il nome di Suzie e Anthony, ma la loro transazione è identificata da un codice unico, detto hash, che può essere tracciato. In seguito gli utenti della comunità bitcoin, detti miner, devono validare la transazione, ovvero verificare che non ci sia nulla di illegale, come ad esempio una doppia spesa. Doppia spesa vuol dire usare la stessa criptovaluta più di una volta, così da diventare dei potenziali cripto-milionari, ma il sistema non consente di farlo.

Una volta verificata la transazione, questa diventa un blocco. In seguito la comunità deve mettersi d’accordo sull’aggiunta del blocco al registro. Ciascun blocco di dati relativi alla transazione è “incatenato” all’ultimo blocco registrato. In seguito gli viene assegnato un hash crittografico, o firma digitale, in modo da collegare entrambi i blocchi e confermare l’integrità dei blocchi precedenti. In questo modo, la transazione tra Suzie e Anthony è registrata in modo affidabile, immutabile e permanente in questa banca dati pubblica, decentralizzata e aperta. Ciascun blocco ha una chiave criptata privata o password che è necessaria per accedere alle informazioni in quel blocco specifico. (…)

Esempi di utilizzo della blockchain

Quello delle transazioni con le criptovalute è attualmente il principale settore che sfrutta i vantaggi della blockchain, ma esistono altre applicazioni di questa tecnologia, come ad esempio gli smart contract.

Questi vengono eseguiti senza l’interazione umana al soddisfacimento di alcune condizioni o regole pre-programmate. Ciò consente di eseguire un contratto evitando il coinvolgimento di terze parti e impedisce alle parti di commettere frodi o modificare le condizioni una volta raggiunto l’accordo. Gli esempi di utilizzo degli smart contract sono infiniti. Ad esempio, nella catena di distribuzione questi contratti possono essere utilizzati per stabilire condizioni contrattuali specifiche trasparenti e disponibili per tutte le parti. Possono anche essere utilizzati per gestire i diritti di proprietà nel processo di distribuzione e per localizzare i beni e i prodotti. Una volta consegnate e verificate le forniture, il pagamento può avvenire automaticamente. Questo semplifica il processo ed elimina costi inutili.

Sono anche stati fatti dei tentativi per utilizzare la blockchain per le votazioni online, il che potrebbe essere una buona idea per coinvolgere un maggior numero di elettori. Ad esempio, nel 2018 la West Virginia ha offerto un sistema di voto elettronico basato sulla blockchain per le elezioni di medio termine. Le votazioni online erano state predisposte per i cittadini che vivevano all’estero, per l’esercito o per la marina mercantile. Tuttavia, la sicurezza suscita naturalmente preoccupazione in questo settore.

Con la tecnologia blockchain è possibile trasferire qualsiasi elemento di valore (valuta, beni o anche il voto), definito con il termine di nuovo conio “l’internet del valore”, in sicurezza da una parte all’altra.

La blockchain nel settore dei servizi linguistici

Cosa ha a che vedere la blockchain con il settore dei servizi linguistici? Alcune aziende sfruttano già questa tecnologia.

ONE HOUR TRANSLATION

One Hour Translation afferma di utilizzare già la tecnologia blockchain per condividere su richiesta i contenuti delle memorie di traduzione (TM), con lo scopo di migliorare i risultati della traduzione automatica neurale (NMT). In questo modo, il contenuto tradotto che può essere riservato sarebbe disponibile ai clienti a pagamento e la soluzione di traduzione automatica [MT, N.d.T.] sarebbe personalizzata in base alle necessità dei clienti. Un altro impiego di questa tecnologia da parte dell’azienda è la tracciabilità della qualità. Tutte le fasi del processo traduttivo sono registrate in un registro di metadati, come il nome, la data, la combinazione linguistica del traduttore, ecc. Poi, qualora vi fosse un problema di qualità, il cliente può avere accesso al blocco specifico in cui sono salvate le informazioni e verificare l’accaduto. L’azienda può anche decidere quali traduttori/revisori coinvolgere nei loro progetti sulla base di queste informazioni.

EXFLUENCY

Exfluency è un grande mercato basato sulla tecnologia blockchain. Non si tratta di un fornitore di servizi linguistici (LSP) di per sé, bensì si definisce un “mercato che facilita l’acquisto e la vendita della comunicazione multilingue”. Exfluency ha creato la propria Iniziale di Moneta Offerta o ICO (ovvero il proprio bitcoin) chiamata XFL. L’amministratore delegato, Robert Etches, è stato intervistato sul podcast di Globally Speaking (…) e ha affermato che Exfluency vuole essere una porta per la comunicazione linguistica, piuttosto che un guardiano. Exfluency ha fuso insieme tecnologia NMT e tecnologia blockchain, utilizzando la blockchain per diversi scopi:

1) eliminare gli intermediari, ovvero le agenzie di traduzione;
2) tracciare la qualità delle traduzioni e migliorarne l’affidabilità, in modo che chi acquista il servizio possa decidere quali linguisti assumere per i propri progetti;
3) semplificare i micropagamenti utilizzando una propria criptovaluta;
4) pagare i linguisti per il lavoro di correzione (o post editing) delle stringhe tradotte dalla traduzione automatica.

Exfluency afferma che i CAT tool [strumenti di traduzione assistita, N.d.T.] non saranno utilizzati in questo nuovo modello. I traduttori saranno pagati con token XFL per caricare i dati bilingue nel sistema. Una volta caricati, i dati bilingue appartengono alla comunità Exfluency, per cui possono essere utilizzati da tutti i traduttori. Inoltre i linguisti possono anche correggere o post-editare il contenuto generato dalla NMT qualora venisse loro richiesto, e saranno pagati con denaro fiat (ovvero dollari, euro o qualunque altra non-criptovaluta) per quel servizio. Secondo Etches, con questo modello “Vogliono riuscire a espandere quel mercato della [traduzione] da 50 miliardi di dollari a forse 75 miliardi.”

Altre aziende come Kolin stanno pensando a un modello simile: creare la propria ICO chiamata Kolins per pagare i traduttori per il lavoro svolto. Il risultato è un modello di crowdsourcing, poiché i traduttori sono volontari e vengono pagati in Kolins e non in denaro fiat. Kolin offre anche servizi professionali a prezzi diversi per i vari clienti.

I vantaggi della blockchain per il settore dei servizi linguistici

Riassumiamo cosa offre la blockchain al settore dei servizi linguistici:

Una rete distribuita peer-to-peer – Grazie a questo sistema, le terze parti che sono dotate di un server centrale con tutte le informazioni non sono più necessarie, quindi la comunità di traduttori può crescere senza bisogno di intermediari.

Decentralizzazione – Questo significa un maggiore livello di sicurezza in caso di disastro (come la distruzione di un server centrale o del computer). Sarebbe più sicura per i clienti e i traduttori, poiché minimizzerebbe il rischio di perdita dei dati.

Registro di informazioni non alterabile – Grazie alla fiducia riposta in un sistema blockchain, la comunità di traduttori sarebbe più affidabile e tracciabile.

Pensatelo come un intreccio di filigrana per tutte le fasi della catena di localizzazione – La blockchain esclude le agenzie o i linguisti imbroglioni che si servono di sistemi di qualità poco trasparenti, perché tutte le informazioni sono memorizzate e pubbliche.

È un’importante tecnologia da applicare alla gestione delle TM o della MT – La blockchain potrebbe potenzialmente risolvere i problemi di copyright relativi alla traduzione audiovisiva o letteraria. Una delle principali preoccupazioni in questi settori è come si utilizzano i CAT tool o anche la MT in un prodotto che genera diritti d’autore per chi svolge la traduzione. Con un sistema blockchain di TM o di MT, la titolarità di ciascuna stringa potrebbe essere tracciata, consentendo al soggetto di ricevere il pagamento per il suo contributo al testo audiovisivo o letterario. In questo modo il processo sarebbe più efficiente senza essere ingiusto nei confronti degli autori delle traduzioni.

Smart contract – Gli smart contract contribuirebbero all’eliminazione delle terze parti. Chi acquista un servizio di traduzione potrebbe automatizzare il flusso di lavoro con gli smart contract e rivolgersi direttamente ai traduttori professionisti.

Anonimizzazione delle “transazioni” – Sarà garantita la riservatezza delle transazioni.

Superamento dei limiti di pagamento – Se si effettuassero pagamenti in criptovalute non ci sarebbero le limitazioni dovute alle politiche bancarie o governative. Ma chi vuole essere pagato in criptovalute se il loro valore non è garantito da denaro fiat? Non siamo ancora a quel punto, ma è una bella idea per un’economia più globale.

Tenete d’occhio la blockchain

Per quanto la blockchain sia una tecnologia in fase embrionale nel settore dei servizi linguistici, possiamo comunque immaginare applicazioni molteplici e prospettive future.

Secondo Marco Iansiti e Karim R. Lakhani di Harvard Business Review, ci vorranno decenni per adottare la tecnologia blockchain. Inoltre, non vi sono ancora molti casi di successo, per cui è probabile che soltanto gli imprenditori più visionari (o chi vorrà scommetterci) abbracceranno per primi la rivoluzione blockchain nel settore dei servizi linguistici.

Il segreto, come per qualsiasi altro progresso tecnologico, sarà come coinvolgere chi è interessato, cioè i traduttori e i loro clienti, in questo nuovo modello. In che modo la blockchain è una soluzione migliore per tutti? Il settore dei servizi linguistici sta già attraversando una trasformazione dovuta alla MT e all’intelligenza artificiale. Forse la tecnologia blockchain sarà il collante che unirà tutte queste tecnologie così disparate, creando un ambiente nuovo e stimolante.

Quindi, d’ora in poi, fate anche voi la vostra parte!

“Trans-pretation”: il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto?

Al convegno “100 years of Conference Interpreting” organizzato dall’Università di Ginvera, l’International Labour Organisation e l’AIIC, nella sessione dedicata al futuro dell’interpretazione simultanea, Carlo Eugeni ha lanciato la provocazione: “il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto”.

di Carlo Eugeni

Telephone-interpreting

Respeaking

Partendo dal concetto di trans-pretation (Safar 2019), ossia l’ibridazione sempre più evidente e diffusa tra le forme di mediazione scritta (translation) e quelle di mediazione orale (interpretation), e passando per la sottotitolazione in tempo reale tramite respeaking, la prospettiva dell’interpretazione scritta pare meno assurda.

Per capirne meglio i dettagli, basta scomporre l’idea di interpretazione scritta nelle tre componenti hymesiane della traduzione: processo, prodotto e funzione. La natura del prodotto è l’unica che cambia perché il pubblico dovrebbe passare dal sentire l’interpretazione in cuffia al leggerla su uno schermo, come nel caso dei sottotitoli per non udenti offerti da Televideo e Mediavideo alle rispettive pagine 777.

La funzione rimarrebbe intatta, perché i sottotitoli svolgerebbero la stessa funzione traduttiva che svolge attualmente la voce nelle ricetrasmittenti, con décalage simile (si veda anche l’articolo di questo blog “L’interpretazione simultanea: origini, tecnologia e abilità dell’interprete”).

L’aspetto sul quale è interessante soffermarsi è il processo, molto simile a quello dell’interpretazione simultanea. Tra le tecniche usate per produrre sottotitoli in tempo reale, infatti, il respeaking consiste nell’ascoltare quello che dice l’oratore e, simultaneamente, ripeterlo o riformularlo oralmente a favore di un pubblico di sordi (nel caso della sottotitolazione intralinguistica). Grazie a un software di riconoscimento del parlato molto simile a quello che si usa per scrivere messaggi con la voce tramite smartphone, la voce del respeaker diventa testo, immediatamente visibile agli spettatori. A conferma della similitudine con la tecnica dell’interpretazione simultanea, i risultati del progetto LTA sulle competenze del sottotitolatore e la produzione di materiali didattici per la formazione (o autoformazione) del sottotitolatore in tempo reale e uno studio ancora in corso d’opera (Cosci, in stampa) che sembra confermare che le aree del cervello coinvolte nei due processi (resapeaking e interpretazione simultanea) sono le stesse così come la quantità di onde Alfa, Beta e Gamma, in linea con la Théorie du Sens.

Applicato alla conferenza in lingua straniera, questa tecnica è già stata sperimentata per tradurre oratori stranieri in contesti specifici (si vedano i progetti di onA.I.R. disponibili su www.respeakingonair.org) con un certo successo, confermato dalla soddisfazione degli utenti, che apprezzano in particolare la possibilità di riutilizzare i sottotitoli come appunti della conferenza e l’esperienza visiva di ricezione della traduzione.

Per quanto riguarda la formazione degli interpreti alla sottotitolazione nel momento in cui una tecnica del genere prendesse piede, si è già detto che le competenze dell’interprete e del respeaker sono molto simili. Tuttavia alcune differenze sussistono e richiedono una formazione specifica. Se ci sono alcune facoltà che si muovono in questo senso, la buona notizia è che il progetto LTA sta producendo materiali che saranno accessibili online e gratuitamente volti specificamente alla formazione e l’autoformazione del sottotitolatore in tempo reale.

Il take-home message è: “Don’t be afraid of technology. Give it a try and go written!”.

 

Informazioni sull’autore:

Carlo Eugeni è interprete, traduttore, respeaker, docente universitario, presidente del Comitato Scientifico di Intersteno e PhD con la prima tesi di ricerca sulla tecnica del respeaking per la sottotitolazione live. Attualmente partecipa al progetto di ricerca LTA (Live Text Access): http://ltaproject.eu.

“100 years of Conference Interpreting”: best tweets from Geneva, October 3-4 2019

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With special thanks to all conference interpreters from all over the world who have been in Geneva over the last few days to contribute to our profession with their speeches, questions, debates, ideas and insights!

Here is a collection of the best tweets from #Conf1nt100.

When the interpreting doesn’t work, the meeting doesn’t work. When the interpreting is reliable, the meeting works.

(Guy Ryder)

Did you know that simultaneous interpreting used to be called “telephone interpreting” in its early days? The first audio system was designed by IBM.

(Cyril Belange)

Interpreting is not so susceptible to automation as some suggest.

(Guy Ryder)

How will technology be used not just to enhance interpretation services but to change them? (…) We must ensure that the future of interpreting is what we wish it to be, not what others think it should be.

(Guy Ryder)

When the interpretation stops, discussions stop; if the interpretation is not there, the process grinds to a halt.

(Guy Ryder)

Interpreting is a human experience. It is. Technology makes it possible, but it remains a human experience. That is where its greatest value resides.

(Barry S. Olsen)

However incoherent or illogical they may be speaking in their own language, somebody in the booth somewhere is going to make sense of it.

(Guy Ryder)

Perhaps the sharpest weapon in any arsenal is a qualified professional interpreter.

(Uroš Peterc)

Why study the history of interpreting?

“Historia est magistra vitae.” Cicero

“What happened in the past can influence what is happening today. But what is happening today does not influence the past.” Jesus Baigorri

“Know your history, know your profession.” Me

(Barry S. Olsen)

Interpreting promotes democracy and equality, mitigating power differences.

(Jesús Baigorri)

What was initially considered impossible – listening to be speaker while simultaneously conveying what the speaker was saying in another language – was discovered to be possible after all!

(Rachel Farmer)

After WWII, Japanese was considered too distant a language from English to be interpreted simultaneously. Interestingly, simultaneous interpreting from Japanese was actually provided at the ILO as early as 1928!

(Rachel Farmer)

Simultaneous interpreting began at the United Nations while the Nuremberg Trials were still underway.

(Jesús Baigorri Jalón)

Nuremberg interpreters had to deal with linguistic issues like the “past tense” but above all, they had to handle a very strong emotional charge.

(Jesús Baigorri Jalón)

Jean Herbert was known to say, “interpreting can be divided into theory and practice. So, let’s focus on practice.” I can relate to that. Not to say that theory isn’t important, but I’m a practical guy. To the extent that theory informs practice, I’m all for it.

(Barry S. Olsen)

Apparently some interpreting users used to see it as magic… then it became a profession. (It’s still magic. We just know how the trick is done.)

(Jonathan Downie)

Japanese was thought impossible to simultaneously interpret, despite the fact it had been done already – I’m glad that there’s at least one Japanese in the room to have the honour to be here and to listen to unmissable speeches on interpreting.

(Rié Hiramatsu)

The subject of interpreting is structured into two main parts, theory and practice. And now that theory is done, let’s start with the practice.

(Jean Herbert)

Our profession won’t have a future if we don’t give it a past.

(Jesús Bairgorri Jalón)

Why do staff interpreters have a 50/50 male-to-female ratio, while there are three female interpreters for every male interpreter in the profession in general?

(Josh Goldsmith)

Everyone wants interpreters to be “faithful to the original speaker” – but everyone has a different definition of what this means!

(Jonathan Downie)

Use their terminology, not ours, and you get much better answers.

(Jonathan Downie)

Stakeholder expectations are not static.

(Jonathan Downie)

The better we understand client needs, the better we will know how they will expect interpreters to contribute to meeting a client’s needs.

(Jonathan Downie)

You need to practice as much as possible, because practice makes perfect, and you can only learn by doing.

(Pedro Luís Queirós Duarte)

A circular economy of good interpreters, where nothing is wasted because the student becomes the trainer and helps new students.

(Pedro Luís Queirós Duarte)

Written interpreting? Wow! That will kick the legs out from under the current paradigm.

(Barry S. Olsen)

The only people not happy with the prospect of interpreters doing live subtitling is… interpreters.

(Jonathan Downie)

If we don’t know where we come from, we can hardly know where we’re going.

(Jesús Baigorri Jalón)

Many technological controversies have brought about controversies.

(Jesús Baigorri Jalón)

Respeaking technology = live subtitling, involves listening & reformulating, then a software transcribes the output in written form. Technology engages the same area of the brain as simultaneous interpreting. Could  “written interpreting” be possible? Carlo Eugeni thinks so.

(Sylvie Nossereau)

The EU institutions work with 24 official languages, which means there are more than 500 language combinations. Interpreters play a key role contributing to peace and understanding.

(Juan Carlos Jiménez)

Multilingualism in Canada dates back to the Constitution Act of 1867, when French and English were both allowed and promoted in the Canadian Parliament. However, the shift from symbolic bilingualism to true bilingualism came 100 years later, with the introduction of simultaneous interpreting in the Canadian House of Commons.

(Matthew Ball)

Please note that the “term is International Sign, rather than International Sign Language or International Signs, this indicates that IS does not have full linguistic status but is a translanguaging practice”.

(Maya de Wit)

As interpreters, we have a bit of an identity crisis, because we’re always in the background.

(Uroš Peterc)

The European Parliament tested remote interpreting in November 2003 – the booths for the ten new member states hadn’t been built yet!

(Josh Goldsmith)

We have become completely anonymous non-beings, just voices… We are not just voices. We are part of the interaction.

(Barry S. Olsen)

Jesús Baigorri argues that younger people may be more accustomed to screens and more likely to adopt remote interpreting – but interestingly enough, in my research, colleagues adopting technologies tend to have many years of experience.

(Josh Goldsmith)

Alienation is the interpreter’s main fear – proximity is important in interpreting.

(Uroš Peterc)

The connection and the ability to bring people together give us sense of satisfaction and bring many people into the profession… We are not just voices.

(Barry S. Olsen)

As Professor Olsen says, interpreters are not just voices — remote interpretation should not further anonymise the people behind the booth (or screen).

(Interprefy)

We are still using a map of the brain created 100 years ago. 1993 was the first time a researcher recorded the brain activity of someone interpreting. A lot has been achieved since then, especially in terms of computer analysis, technique and sample size.

(Alexis Hervais-Adelman)

Interpreters’ brains, compared to those of non-interpreter bilinguals, change their configuration as a function of interpreting.

(Alexis Hervais-Adelman)

Interpreting is harder than “just” shadowing, as more brain areas are activated during the task due to the bilingual nature of the exercise.

(Alexis Hervais-Adelman)

Expertise modifies several areas of the brain. This is also true for interpreting, where processing capacity and control of attention seem to develop over time.

(Alexis Hervais-Adelman)

The right caudate nucleus changes its activity due to interpreter training, just as does for expert musicians and golfers.

(Alexis Hervais-Adelman)

With expertise, interpreters’ brains free up new resources to refine performance, analogous to patterns in professional golfers, chess players, and musicians.

(Alexis Hervais-Adelman)

“Inside the skull of every one of us, there is something like a brain of a crocodile” (Carl Sagan). Apparently, this primal brain is more activated than expected when interpreting.

(Alexis Hervais-Adelman)

When looking at brain maps recorded when participants interpret, we notice that most brain areas are activated. Being an interpreter is therefore much more than being an expert in languages, it is about being an expert in control.

(Alexis Hervais-Adelman)

Thanks to interpreting, our brains change. Our skills in other domains – like memory and attention – improve.

(Alexis Hervais-Adelman)

Being an interpreter is more than being an expert in language, it means being an expert in control. Interpreting is a task “involving all of the brain’s resources”. Interpreters’ brains are beautiful!

(Alexis Hervais-Adelman)

Neuroscientists gathered at the #Conf1nt100 at @FTI_UNIGE to explain why they are so interested in simultaneous interpreting: “it is the upper end of the language control spectrum: extreme language control”.

(Marzia Sebastiani)

German A interpreters working into a B language use anticipation more often than other A languages (but also make more mistakes when anticipating).

(Franz Pöchhacker)

Anticipation: a strategy used my many interpreters when they rely on context or world knowledge to produce the target language equivalent before it is uttered.

(Franz Pöchhacker)

Retour anticipation only helps if you have the expressive skills in your B language.

(Franz Poechhacker)

In a study, German A participants working into an English B had a significantly higher instance of successful anticipation than English natives working in the same direction, but only if they have adequate expressive skills in the target language.

(Franz Poechhacker)

Prediction helps us comprehend more rapidly. (…) So it stands to reason interpreters make predictions to understand the speaker’s message more quickly.

(Rhona Amos)

Interpreters predicted target words earlier than translators.

(Rhona Amos)

In multilinguals, all languages are activated at the same time. Co-activation works like a search engine – and sometimes, there are just too many tabs open!

(Laura Keller)

Our eyes may not reveal all of the things that can be revealed about this very complicated task of simultaneous interpreting.

(Laura Keller)

Becoming an interpreter is a great way of increasing your vocabulary.

(Laura Babcock)

How do interpreters manage their cognitive load?

– They anticipate

– They improve their memory, and

– They increase their lexical access

Insights from Laura Babcock

(Rachel Farmer)

Interpreters consider that being able to see the speaker is absolutely crucial to understand the speaker, but with the introduction of remote interpreting, this principle is often questioned.

(Eléonore Arbona)

Interpreters perceive gestures to be very important to understand the speaker’s meaning.

(Eléonore Arbona)

Few studies tackle the link between quality in interpreting and the ability to see the speaker. This means that we do not have any scientific proof to claim that seeing the speaker is necessary for interpreting.

(Eléonore Arbona)

I often gesture while interpreting in the booth and have seen other Southern European colleagues do so too. I definitely feel like I find the right words more easily.

(Nuria Campoy)

The décalage is the same for men and women, but it’s not the same for fast and slow speakers.

(Camille Collard)

Experimental researchers and corpus researchers should come together and complement one another to improve understanding of interpreting.

(Camille Collard)

Joindre le geste à la parole aide-t-il vraiment les interprètes à exercer leur métier? Cela reste à démontrer mais ça ne veut pas dire que ce n’est pas un plus en cabine.

(Eléonore Arbona)

Quality is almost always defined negatively: errors, disfluencies, etc. It is never defined positively in interpreting studies – only as what you shouldn’t do.

(Bart Defrancq)

We need to understand situational factors underpinning interpreter decisions better. That will be the added value of a human interpreter, compared to artificial intelligence.

(Ebru Diriker)

We still lack research on retour interpreting. Indeed, we know that interpreting into a B language is cognitively different than interpreting into a A language, but current cognitive models do not make this distinction.

(Bart Defrancq)

The brain centres interpreters use when working into their A language are not the same as the ones used when working in retour which should have implications for interpreting training.

(Maha El-Metwally)

Les aires du cerveau qui sont recrutées pour interpréter vers la langue B (retour) sont différentes des aires activées pendant l’interprétation vers la langue A.

(Bart Defrancq cite les recherches d’Alfonso García)

Ne serait-il pas dangereux de remettre le niveau de qualité attendue des interprètes dans les mains des utilisateurs?

(Toufic Abichaker)

Researchers can speak truth to power.

(Kilian G. Seeber)

On parle beaucoup de la qualité de l’interprétation, “mais est-ce qu’on mesure aussi la qualité de l’orateur?”

(Bart Defrancq)

I am very much a made, not born interpreter.

(Jacolyn Harmer)

English is everywhere, spoken by both native and non-native speakers of English. Speaking Globish creates another kind of identity and English now is a sine qua non for interpretation students.

(Jacolyn Harmer)

Nuremberg was a live curriculum lab to identify key skills and subskills of simultaneous interpreting.

(Jacolyn Harmer)

Alienation is the interpreter’s main fear.

(Uros Peterc)

Adoption of technology is the newest change in the interpreting classroom.

(Jacolyn Harmer)

Tomorrow’s human interpreters will engage in human-machine interaction thanks to artificial intelligence designed to support the human interpreter.

(Jacolyn Harmer)

There are no shortcuts.

(Jacolyn Harmer)

Interpreter training can be supported by research and new technology.

(Jacolyn Harmer)

Consec and sim in courtrooms, sometimes remote. Same for medical interpreters. Cinderella has long since joined her sisters at the ball.

(Jacolyn Harmer)

Why do we continue doing consecutive, when we could do sim-consec?

(Marie Diur)

Interpreters won’t be replaced by technology but they will be replaced by interpreters who use technology.

(Marie Diur and Lucía Ruiz Rosendo)

Not all natives have an A language.

(Nathalie Loiseau)

Interpreters will not be replaced by technology, but interpreters using technology will replace those who don’t use it.

(Marie Diur)

Universities need to go beyond teaching the technologies of today and teach the technologies of tomorrow: Deep learning, neural networks, artificial intelligence, and more.

(Claudio Fantinuoli)

Someday interpreters will be confronted with this AI interpreting. It’s not for tomorrow yet, but the day after tomorrow.

(Claudio Fantinuoli)

How help novice interpreters making the leap from graduation to a successful career. In a way it is a mission impossible. Almost impossible to deliver turnkey interpreters ready for the booth as from day 1.

(Jacolyn Harmer)

Given low accreditation rates, we are under an obligation to make sure our future graduates are specialists, not generalists.

(Jacolyn Harmer)

AI tech is invading the field of interpreters. Make it a valuable helper or it might turn into your worst competitor! We need to develop informed knowledge on deep learning and neural networks.

(Claudio Fantinuoli)

You can’t prepare students for machine interpreting. You can, however, make them aware of what it is. We will arrive at a stage where we will see a combination of human and machine interpreting. We will need trained interpreters to support clients.

(Claudio Fantinuoli)

It is insufficient to say: interpreting is so complex, a machine cannot do it. We live in a knowledge society and our profession needs knowledge about this topic too. This is a tough one for us, I know. At university we need broader approach than the institutions.

(Claudio Fantinuoli)

AI interpreting could be an aid in certain circumstances and actually expand the use of interpretation. Do we want access to languages and communication to be elitist or accessible to all?

(Sarah Hickey)

Don’t call speech-to-speech translation “machine interpretation.” It isn’t. AI does not interpret language, it crunches data with algorithms and produces results, the interpretation of which is left entirely up to the user.

(Barry S. Olsen)

Could one day technologies (speech-to-text + text-to-text + voice synthesizers) combine to produce automatic interpreting? Machine translation is here, how long till machine interpreters? We need to keep an eye on the developments and stay up to date.

(Sergei Chernov)

Multilingualism is part of our DNA. Multilingualism is not about officials or politicians speaking many languages but about all citizens being able to use their own language and we EU interpreters will make it understandable to all others!

(Hernandez-Saseta)

We as interpreters see machine/AI interpreting as a threat, society might well see it as an opportunity. It is coming anyway and it will influence client expectations. This is about much more than conference interpreting, about other uses too.

(Claudio Fantinuoli)

C’est quoi le multilinguisme ? C’est pouvoir s’exprimer dans sa langue maternelle et être interprété par des interprètes (ce n’est pas baragouiner dans plusieurs langues).

(Javier Hernandez-Saseta)

Thank God for those who are mad who protect us from those who are too wise.

(Christopher Thiéry)

Everything that can happen with technology doesn’t.

(Christopher Thiéry)

The future of interpreting at European Parliament interpreters may include:

– Augmented reality

– Voice-activated terminology searches and live transcription

– Captioning of live debates at meetings

(A. Walter Drop)

Our interpreters will require the right skills to do their job well in a changing environment. Our most immediate task is to help interpreters adapt to the changes we see.

(A. Walter Drop)

Let’s be controversial. Let’s be troublesome.

(Troblesome Terps)

Whenever there has been a significant change in society, interpreters have been there.

(Barry S. Olsen)

Interdisciplinarity is an act of improvisation. I can’t think of any better preparation for interpreting than madness and improvisation.

(Interpreter History)

Remote is already a reality in the private market. And it works. It allows language access. There is a lot of useful information out there.

(Barry S. Olsen)

It is not the only role – or the primary role – of academic research to produce only the findings that are in the interest of the profession. Academic research might go against the interests of the profession or what the profession wants to hear.

(Carmen Delgado)

L’apprentissage de la consécutive reste important aujourd’hui, même si on est peu ou pas amené à la pratiquer professionnellement: elle sert à l’interprète à analyser le discours.

(Marie Muttilainen)

Sometimes we use the wrong technology just because we feel the pressure. Instead, we need to sit in the driver’s seat. Otherwise, it will be too late, and we’ll see a tsunami – whether we like it or not, and whether the technology is ready or not.

(Claudio Fantinuoli)

Attention à la tendance de vouloir rédiger des textes de manière à ce qu’ils soient facilement traduis par des machines. Les orateurs doivent avoir la liberté de s’exprimer comme ils le veulent.

(Marie Muttilainen)

If you make a mistake in a two-day conference, nobody notices. If you make a mistake in a 15-minute speech, game over.

(Uroš Peterc)

I’m quite optimistic about the future of conference interpreting. But if you have a tsunami, you have an alarm. You know something is happening, and you can react and prepare.

(Claudio Fantinuoli)

How can an employer judge an interpreter who is working behind a screen and who is unknown to them in real life? How can employers assess the reputation of an interpreter working remotely?

(Marklen Konurbaev)

My job as Chief Intepreter is to sell excellence.

(Marie Diur)

There’s no point in doing bad interpreting – we might as well not interpret at all.

(Alexander C. Gansmeier)

We mustn’t be driven by technology. We have to drive technology.

(Claudio Fantinuoli)

It’s all about change, all the time. Technology is helpful but also a disruptor, which is good. And remember that conference interpreting is not interpretation, it is a very specific job.

(Uroš Peterc)

L’interpretazione simultanea: origini, tecnologia e abilità dell’interprete

Simultanea

Dopo aver parlato di interpretazione consecutiva (“L’interpretazione consecutiva: 5 miti da sfatare”), di chuchotage (“Chuchotage”) e della moltitudine di situazioni che richiedono all’interprete una flessibilità che va oltre le competenze tecniche (“Il lavoro dell’interprete: una professione, molteplici contesti”), presentiamo la modalità attualmente più standard di interpretazione di conferenza: la simultanea.

Le origini e la tecnologia

Prima del 1945, la modalità di interpretazione più utilizzata nelle conferenze internazionali era senza dubbio la consecutiva. Questa tecnica di traduzione orale risolveva i problemi di comunicazione tra i parlanti di lingue diverse, ma richiedendo l’alternanza dei turni tra gli oratori e gli interpreti, era spesso causa del lungo protrarsi degli eventi, la cui durata si estendeva da molte ore a più giornate.

Come illustravamo nell’articolo “I primi interpreti della storia”, il Processo di Norimberga fu il momento storico che segnò la svolta nell’interpretazione di conferenza. Il Tribunale Militare Internazionale decise che i criminali di guerra dovevano ricevere un opportuno, equo e rapido processo. Per garantire ciò era necessario che si potessero esprimere ciascuno nella propria lingua e che si adottasse un sistema di traduzione più veloce di quello allora più diffuso. Serviva una squadra numerosa di interpreti che fosse in grado di coprire tutte le combinazioni linguistiche presenti nello scambio comunicativo tra giudici, testimoni, avvocati, pubblici ministeri e giornalisti, nonché una tecnologia che consentisse agli interpreti di velocizzare il loro compito.

Così, il colonnello americano e interprete Léon Dostert propose l’interpretazione simultanea e formò un’équipe di 100 interpreti per abituarli a tradurre oralmente in tempo reale i discorsi spontanei dei partecipanti attivi ai processi. Ciò gli fu possibile grazie alla tecnologia dell’IBM, che aveva acquistato il sistema di interpretazione simultanea telefonica brevettato nel 1921 da Alan Gordon Finlay ed Edward Filene (fu lo stesso Filene ad utilizzare per primo il termine “interpretazione simultanea” nel 1925). La stessa strumentazione fu utilizzata dagli interpreti della Lega delle Nazioni, con la differenza fondamentale che gli interpreti traducevano i discorsi in anticipo per poi leggerli al microfono coprendo la voce dell’oratore. Gli interpreti del Processo di Norimberga avevano due compiti: tradurre simultaneamente “a vista” i documenti scritti e interpretare i discorsi spontanei dei partecipanti attivi ai processi. Allora erano in grado di interpretare a una velocità di 60 parole al minuto, per cui al sistema di trasmissione del suono dotato di console, cuffie e microfono dal lato interpreti, e a quello di ricezione del suono all’orecchio degli ascoltatori, si aggiungevano le luci dal lato oratori: la luce gialla indicava di rallentare, la luce rossa di fermarsi per consentire agli interpreti di recuperare le parti mancanti. Gli stessi interpreti protagonisti del Processo di Norimberga furono successivamente impiegati alle Nazioni Unite.

Il sistema classico di interpretazione simultanea per grandi conferenze internazionali o per ampi gruppi di partecipanti richiede: un sistema di trasmissione del suono con una cabina insonorizzata (in modo da favorire la concentrazione degli interpreti) contenente una console alla quale sono collegate delle cuffie (per consentire all’interprete di ascoltare la voce dell’oratore che parla al microfono della sala) e un microfono (al quale l’interprete traduce), e un sistema di ricezione del suono costituito da ricevitori e cuffie senza fili da cui il pubblico ascolta la voce dell’interprete, selezionando il canale corrispondente alla lingua di interesse. Per scrupolo, specifichiamo che servono almeno due console per cabina, ciascuna dotata di cuffie, microfono e comandi per l’accensione e lo spegnimento del microfono, la regolazione del volume, il cambio del canale della lingua ecc. (per approfondire, si veda: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com/Interpretazione%20simultanea.html). Questo sistema con la cabina fu utilizzato per la prima volta nel 1933 in occasione della XIII sessione del Comitato Esecutivo del Comintern.

Le abilità dell’interprete  

Lo svolgimento di un compito così complesso di traduzione orale in tempo reale da una lingua all’altra richiede all’interprete, oltre alle elevate competenze linguistiche, un lungo percorso di studio e di pratica professionale per sviluppare ottime capacità di ascolto, concentrazione, comprensione, analisi, rielaborazione e traduzione rapida del messaggio originale. A queste fasi simultanee dell’interpretazione si aggiunge la memoria a breve termine: per elaborare il messaggio, l’interprete necessita di qualche secondo di décalage, ovvero di scarto temporale tra l’ascolto del messaggio e la produzione della traduzione. Durante il décalage interviene la memoria a breve termine, che permette all’interprete di memorizzare le informazioni momentaneamente tralasciate per restituirle nella fase di resa, senza tradurre le parole, bensì interpretando il messaggio. Nel frattempo, l’interprete continua ad ascoltare l’oratore e mentre traduce si prepara alla frase successiva.

Le varie ricerche sull’attivazione delle aree del cervello sottoposto all’attività di interpretazione simultanea hanno scoperto che non vi sono aree specifiche che rendono gli interpreti simultaneisti soggetti “anomali”, bensì il cervello è capace di coordinare rapidamente più aree che normalmente svolgono attività generali. L’area di Broca partecipa alla produzione del linguaggio, è coinvolta nella memoria a breve termine, nell’abilità di ragionamento e nel pensiero astratto ed è legata alle aree vicine responsabili della comprensione e della produzione del linguaggio; il corpo striato è composto dal nucleo caudato e dal putamen, due aree che partecipano a compiti complessi come l’apprendimento, la pianificazione, le capacità decisionali e il movimento.

Ora, la prossima volta che vi capiterà di ascoltare dei simultaneisti, non chiedetevi come facciano a tradurre così velocemente coprendo la voce di chi parla: l’interpretazione simultanea è un lavoro e una professione che non si improvvisa, ma si apprende con un arduo percorso di pratica e di studio che non finisce mai, e soprattutto con una lunga esperienza sul campo.

Il lavoro dell’interprete: una professione, molteplici contesti

di Sergio Paris

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Quando in ambito accademico e non solo si parla della figura dell’interprete, la prima idea che viene in mente è la persona seduta all’interno di una cabina che, ascoltando il discorso originale in cuffia, traduce al microfono simultaneamente in un’altra lingua. Si tratta di un’associazione mentale più che lecita che ovviamente rientra tra le modalità di interpretazione più utilizzate nella maggior parte dei convegni e dei meeting a livello internazionale.

La simultanea è, tra le modalità di interpretazione, una delle più impegnative, in cui il livello di concentrazione deve rimanere alto e l’improvvisazione non ha scampo. Nessun interprete professionista si azzarderebbe mai a cimentarsi in una pratica così altamente tecnica senza un’adeguata preparazione.

Tuttavia, in questo articolo, vorrei parlare invece di cosa accade quando l’interprete viene chiamato a lavorare “fuori dalla cabina”. Non mi riferisco tanto all’interpretazione consecutiva che, seppur non in cabina, ha una definizione del proprio raggio di azione e quindi, come per la simultanea, anche la modalità consecutiva presenta un percorso formativo specifico e soprattutto condizioni di lavoro ben definite.

Cosa succede tuttavia quando si esce dalla cosiddetta “comfort zone”, se così la vogliamo definire? Personalmente svolgo questo lavoro da quasi 18 anni e dopo molte giornate sia come simultaneista che come consecutivista, in questi ultimi 5/6 anni spesso mi sono ritrovato a lavorare anche in molte situazioni al di fuori della summenzionata “comfort zone”, soprattutto in ambito tecnico, un settore al quale non si può sfuggire quando si lavora con una lingua come il tedesco. Corsi di formazione tecnica, visite aziendali, trattative tecnico-commerciali sono tutte situazioni che vedono l’interprete essere fisicamente il “trait d’union” dei soggetti parlanti lingue diverse. Tuttavia, ci sono anche forme di interpretazione simultanea anche in questi casi con l’utilizzo del cosiddetto bidule; ovvero si esce fuori dalla cabina che rappresenta da sempre, come ho già avuto modo di dire, la nostra “comfort zone” prediletta.

Quali sono però le difficoltà che l’interprete potrebbe trovarsi di fronte? Che sia una simultanea in bidule, una consecutiva davanti a un macchinario o una trattativa all’interno di un’officina particolarmente rumorosa, la concentrazione e lo sforzo mentale vengono sempre messi a dura prova. Dal mio punto di vista, devo ammettere che è proprio grazie a queste esperienze più tecniche e meno ordinarie che poi riesco a gestire meglio sia psicologicamente che linguisticamente qualsiasi tipo di difficoltà in cabina o al di fuori di essa. L’accavallarsi delle voci, lo spostamento fisico e l’improvvisazione delle battute che i due interlocutori si scambiano sono elementi che vanno a rendere la resa dell’interprete ancor più difficoltosa e non per questo meno gratificante.

Per alcuni anni ho insegnato interpretazione consecutiva e simultanea di lingua tedesca in una scuola universitaria privata per interpreti e traduttori e in occasione di alcuni momenti di dialogo con i miei studenti già allora facevo presente che non andava screditata nessuna forma di interpretazione. Il mio messaggio era ed è ancora questo: si è sempre interpreti, in qualsiasi ambito siamo chiamati a operare. Non è giusto pensare che il simultaneista è più interprete del trattativista. Si possono svolgere entrambe le modalità nel pieno rispetto del rigore professionale che ne compete.

Ancora oggi il mio approccio professionale è esattamente lo stesso, come anche il tipo di preparazione che vado ad affrontare. Se dovessi spezzare una lancia a favore del contesto lavorativo “fuori cabina”, potrei dire che quando si lavora più a contatto con gli interlocutori, ci si sente decisamente più parte attiva dell’atto comunicativo nel quale ci troviamo a svolgere il nostro servizio. L’intenzione, lo scopo, le emozioni e soprattutto il messaggio sono più immediati e la stessa vicinanza fisica ci permette anche di recuperare quella parte del messaggio che magari non siamo riusciti a cogliere al primo ascolto. E poi, cosa fondamentale, si percepisce più empatia che a mio modesto parere è essenziale, soprattutto in determinati contesti come il “community interpreting” e non solo. Difficilmente si può esperire la stessa empatia quando si è per così dire rinchiusi in una cabina insonorizzata.

In ultimo, lasciatemelo dire, fuori dalla cabina gli interlocutori e i fruitori del nostro servizio ci vedono e si accorgono di noi e nella maggior parte dei casi ci ringraziano per la qualità del nostro servizio, anche in maniera più diretta.

Mi rallegra il fatto che da qualche anno a questa parte anche il mondo accademico e della formazione si è accorto della necessità di addestrare figure professionali in tal senso che sappiano andare anche oltre le classiche forme di interpretazione simultanea e consecutiva. Non è assolutamente vero che se si è in grado di affrontare una simultanea, allora si possa far fronte a un corso di formazione su un macchinario o a una semplice trattativa commerciale. Ci sono regole e dettagli ben precisi da osservare anche in questi ambiti lavorativi.

In conclusione, anche la classica figura dell’interprete simultaneista, oramai posta di fronte alla sempre più imperante innovazione tecnologica come il “Remote Simultaneous Interpreting”, sta cambiando in termini di flessibilità e operatività, proprio perché sono sempre più i contesti comunicativi in cui è necessaria la sua presenza. La pratica è da sempre la migliore scuola, ma se anche la formazione fosse più attenta a queste nuove esigenze, saremmo sicuramente più preparati e meno restii a svolgere determinati servizi che possono sembrare meno gratificanti, ma che in realtà meritano la stessa attenzione di qualsiasi altro servizio di interpretazione simultanea e consecutiva.

Non è mia intenzione dare più o meno valore a una o all’altra forma di interpretazione. Come dicevo, anzi lo specifico ora, non esistono interpreti di serie A o interpreti di serie B. Nelle mie numerose giornate mi è capitato spesso di passare da una cabina a un macchinario, da una tavola rotonda al sedile posteriore di un auto aziendale con a bordo un incontro informale di un certo livello e a metà di una scala con sopra e sotto di me i due interlocutori da mediare. Situazioni queste che possono verificarsi anche nell’arco di pochi giorni, situazioni queste in cui l’interprete esprime al meglio la sua dote principale ovvero la flessibilità mentale e quindi, in virtù di quanto sopra descritto, fisica.

N.d.R.: Il presente articolo non ha alcuna pretesa formativa, né tanto meno si basa su dati scientifici. È solo frutto della mia esperienza sul campo in qualità di interprete e traduttore di madrelingua italiana per le lingue tedesco e inglese (dal 2002).

 

Informazioni sull’autore:

Mi chiamo Sergio Paris e dal 2002 lavoro come interprete di conferenza e traduttore freelance per le lingue italiano, tedesco e inglese. Risiedo in Umbria ma per motivi di studio e di lavoro sono sempre stato in giro per l’Europa. Da bambino la grande passione per la geografia si è subito trasformata in un amore smisurato per le lingue e le culture straniere, soprattutto germaniche. Nel tempo libero adoro leggere, correre all’aria aperta in mezzo alla natura e godere di qualsiasi forma d’arte l’uomo sia in grado di esprimere. Per maggiori informazioni su di me, date un’occhiata al mio sito web: www.sergioparis.it

L’interpretazione consecutiva: 5 miti da sfatare

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L’interpretazione consecutiva è una modalità di traduzione orale. È detta interpretazione consecutiva perché l’interpretazione avviene dopo l’intervento dell’oratore. L’interprete è vicino all’oratore e ascolta il suo discorso prendendo appunti. Quando l’oratore finisce di parlare (dopo cinque o dieci minuti al massimo), l’interprete riproduce quanto ha detto in un’altra lingua.

(definizione tratta dal sito https://www.interpretetraduttricesimultanea.com)

Già nell’articolo di questo blog “Gli interpreti e il principio di riservatezza dopo il vertice di Helsinki 2018” si era fatto cenno a questa modalità quando si parlava della tecnica di presa di appunti degli interpreti in ambito diplomatico.

Provando ora a calarci nei panni di qualcuno che non è esperto del settore, è abituato ad ascoltare gli interpreti di conferenza e sta assistendo a questa modalità di interpretazione, potremmo affermare che:

  • l’interpretazione consecutiva è più semplice dell’interpretazione simultanea;
  • essendo più semplice, è meno costosa della simultanea;
  • se l’oratore si dilunga, l’interprete può riassumere ciò che ha detto;
  • i simboli che usa l’interprete nei suoi appunti sono quelli degli stenografi;
  • dagli appunti dell’interprete è possibile ricostruire il discorso dell’oratore.

Proviamo ora a spiegarvi perché tutti e cinque sono dei miti da sfatare.

Come vedete, non prendiamo in considerazione il punto di vista di un fruitore del servizio che non ha mai avuto a che fare con gli interpreti e non ne conosce il percorso formativo e professionale. Se così fosse, dovremmo aggiungere un altro luogo comune piuttosto diffuso: per fare l’interprete basta conoscere due (o più) lingue. Evitiamo l’argomento in quanto fin dall’inizio abbiamo affermato che l’interpretazione presuppone la conoscenza e l’applicazione di una tecnica, il che significa che non è un’attività che si può improvvisare. Analizziamo quindi le tre affermazioni.

L’interpretazione consecutiva è più semplice dell’interpretazione simultanea

Falso.

Ascoltare con attenzione un discorso, saperne creare mentre lo si ascolta una mappa mentale e scritta che ne riproduca le singole unità, il filo logico che le lega e i dettagli precisi richiede varie abilità e competenze. Infatti, se è vero che il discorso va tradotto consecutivamente, esso va compreso e strutturato simultaneamente. È quindi necessaria innanzitutto un’elevata capacità di concentrazione, così come è richiesta nell’interpretazione simultanea; inoltre l’interprete deve conoscere bene la struttura linguistica della lingua di partenza e della lingua di arrivo, al fine di strutturare mentalmente e sul foglio le unità del discorso; ancora, l’interprete deve conoscere l’argomento o almeno sapere di cosa si sta parlando, al fine di riprodurre i nessi logici tra le varie unità; infine, all’interprete è richiesta una grande attenzione al dettaglio, oltre alla velocità e alla capacità di analisi e di sintesi.

Queste abilità sono anche richieste nell’interpretazione simultanea, con la differenza che in questo caso la mappa mentale si crea e il filo logico si segue contemporaneamente al discorso, per cui l’interprete simultaneista (abituato a condividere l’attenzione tra il testo che ascolta e il testo che produce e a sentire parlare allo stesso tempo l’oratore e se stesso), a differenza del consecutivista, se riesce a mantenere la velocità e la concentrazione, non rischia di perdersi i dettagli in quanto li rende subito nella lingua di arrivo.

Per finire, mentre il simultaneista è (solitamente) nascosto in una cabina insonorizzata, il consecutivista è direttamente esposto al contatto con il pubblico che lo ascolta, per cui è maggiormente chiamato all’interazione e alla messa in atto di abilità empatiche e “recitative” (si veda l’articolo “Gli interpreti: attori invisibili?”).

Essendo più semplice, è meno costosa della simultanea            

Vero e falso.

Rispetto alla tariffa dell’interprete simultaneista, quella del consecutivista è più alta, in quanto dal suo punto di vista le difficoltà del servizio sono maggiori.

Tuttavia, mentre il simultaneista lavora sempre con un collega, con il quale si alterna ogni 20 o 30 minuti, il consecutivista è in grado di lavorare da solo, poiché la natura del servizio gli consente di distribuire lo sforzo mentale senza concentrarlo in un’attività che prevede simultaneamente l’ascolto, la rielaborazione e la resa.

Questo significa che complessivamente il cliente pagherà di meno un servizio di interpretazione consecutiva, in quanto assumerà un interprete anziché due, ma in ogni caso dovrà tenere presente che i tempi della consecutiva si allungheranno rispetto a quelli della simultanea.

Se l’oratore si dilunga, l’interprete può riassumere ciò che ha detto

Falso.

Un’interpretazione consecutiva non è un riassunto. È vero che il fruitore del servizio (il pubblico) è interessato a conoscere il contenuto del messaggio originale, ma poiché un interprete professionista non è un tuttologo, non è compito suo selezionare le informazioni importanti e scartare quelle che ritiene inutili.

Ci sono lingue come l’italiano che nella pratica sono spesso usate per fare degli interventi molto prolissi ma riassumibili in poche parole. In questo caso, se è possibile rendere il contenuto del testo di partenza con meno parole, soprattutto in lingue come l’inglese o il tedesco, l’interprete è tenuto a fornire una consecutiva più breve dell’originale, ma ciò non significa affatto riassumere, bensì “interpretare” il messaggio ai fini di una resa chiara e fedele.

I simboli che usa l’interprete nei suoi appunti sono quelli degli stenografi 

Falso.

I simboli servono per velocizzare la presa di appunti, che avviene simultaneamente all’ascolto del discorso. Esistono dei simboli standard, ma l’interprete non è obbligato a utilizzarli: alcuni ricordano meglio le informazioni scrivendo le parole, altri usano abbreviazioni, altri simboli inventati che rimandano a parole o concetti, altri non prendono appunti e altri ancora combinano tutte queste possibilità insieme, magari utilizzando parole nella lingua di partenza, nella lingua di arrivo, in entrambe o in un’altra lingua! La tecnica di presa di appunti è quindi molto personale e soggettiva e ogni interprete usa la sua, l’importante è che riesca a ricostruire il messaggio di partenza per poterlo interpretare correttamente nella lingua di arrivo.

Dagli appunti dell’interprete è possibile ricostruire il discorso dell’oratore

Falso.

Va da sé che qualsiasi richiesta rivolta a un’interprete di sottoporre i suoi appunti all’attenzione e all’analisi di terzi si rivelerà inutile: nessuno può capire quello che l’interprete ha scritto e a volte nemmeno lui lo sa!

Alcuni riescono a riprodurre una mappa molto strutturata che segue l’analisi logica delle frasi, per cui potrebbero essere anche in grado di reinterpretare quegli appunti a distanza di tempo, ma difficilmente succede, in quanto per ragioni di riservatezza nei confronti del cliente l’interprete distrugge gli appunti subito dopo il convegno. Altri invece usano queste mappe solamente a supporto della memoria, per cui sul foglio si possono vedere solo frecce, cerchi, quadrati o altri segni incomprensibili a chiunque, quindi non ricostruibili nemmeno dall’interprete subito dopo averli usati per interpretare il discorso e tantomeno a distanza di giorni o settimane. Infine, lavorando su unità di senso per ricostruire il contenuto e non sul contenuto stesso, l’interprete non ricorda mai quello che ha detto. Per queste ragioni sarebbe del tutto inutile chiamarlo a testimoniare!

Ora che abbiamo sfatato cinque miti comuni sull’interpretazione consecutiva vista da un fruitore medio, vorremmo fare un’ultima considerazione che esprime il punto di vista di molti interpreti: sebbene la consecutiva possa adattarsi maggiormente a personalità estroverse ed empatiche (e nemmeno questo va dato per scontato!), resta sempre un compito estremamente complesso che spesso passa al secondo posto nelle preferenze degli interpreti abituati a lavorare anche come simultaneisti.

La ricompensa del consecutivista è il maggiore riconoscimento che ottiene alla fine, qualora sia riuscito a fare un buon lavoro. A rendergli merito è il calore del pubblico e un dubbio che attanaglia la mente di chi lo ha visto e ascoltato: “Ma… quello era uno stenografo o un attore?”.

Gli interpreti: attori invisibili?

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Il 16 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale della Voce. Dedichiamo questo articolo agli interpreti, i professionisti della lingua che fanno della voce lo strumento principale del loro mestiere.

Ribadiamo ancora una volta che l’uso delle parole è importante: infatti, preso fuori contesto, il termine “interprete” può fare riferimento anche ai professionisti della recitazione (a proposito di confusione terminologica, si veda anche l’articolo “L’uso delle parole nel giornalismo: si dice “traduttori” o “interpreti”?”). In realtà, non è un caso che in certe lingue si usi lo stesso termine per indicare le due figure: effettivamente esistono dei parallelismi.

Nel video “The skills of an actor in interpreting”, Matthew Perret spiega che sia gli interpreti che gli attori trasmettono un messaggio e per farlo è richiesta a entrambi, oltre alla conoscenza pratica di tecniche sofisticate, anche una certa dose di “invisibilità”. In che modo l’interprete deve calarsi nei panni dell’oratore, così come un attore si cala nei panni del personaggio? Il segreto per veicolare con successo il messaggio sarebbe trovare il giusto equilibrio tra l’espressione dell’ego e l’espressione dei sentimenti del personaggio o dell’intenzione dell’oratore. Infatti, un ego eccessivo rischierebbe di far concentrare il pubblico sulla resa dell’interprete, mentre una scarsa immedesimazione avrebbe l’effetto di far sembrare la resa insicura o poco professionale. Invece, una combinazione equilibrata di immedesimazione e resa scorrevole e quanto più vicina al registro del personaggio/oratore sarebbe il parametro ideale per una buona performance.

In the beginning was the Word. In the beginning was… the Voice. Perhaps.

“In principio era il Verbo. In principio era… la Voce. Forse.”

Con queste parole, Perret ci vuole dire che nel mestiere dell’interpretariato non sono (soltanto) le parole a fare la resa, ma anche l’intonazione. Ovviamente (sottolinea Perret in un altro esempio), l’interprete non è un attore: se l’oratore urla e sbatte i piedi arrabbiato, l’interprete simultaneista che lavora in una cabina insonorizzata (ma anche l’interprete consecutivista che lavora vicino all’oratore) non può fare lo stesso: sarebbe inutile, innanzitutto perché il pubblico vedrebbe già l’oratore, in secondo luogo perché si avvertirebbe dalla cabina un fastidioso trambusto.

Quanto è importante quindi la voce nel mondo dell’interpretariato? E se un professionista avesse tutte le caratteristiche per poter svolgere il mestiere ma non avesse un timbro vocale gradevole? Nell’articolo “Serve una bella voce per fare l’interprete?”, Emanuela Cardetta spiega come sia possibile rimediare, lavorando su alcuni aspetti: mantenere la fluidità e la scorrevolezza dell’eloquio, dare un’intonazione al discorso, eliminare le pause piene, il respiro affannoso e gli accenti regionali, e fare attenzione al volume mantenendo una distanza adeguata dal microfono.

Ora che abbiamo svelato alcuni trucchi del mestiere… è davvero possibile per un interprete mantenersi invisibile? Nessuno ne parla apertamente, ma fin dagli anni Novanta il mondo accademico, le associazioni professionali e gli stessi interpreti vedono aleggiare nell’aria l’inquietante spettro dell’invisibilità. Nell’articolo “Finding and critiquing the invisible interpreter – A response to Uldis Ozolins”, Jonathan Downie cita il codice AIIC (AIIC Practical Guide for Professional Conference Interpreters, 1993), che non parla di invisibilità, ma ne incoraggia la pratica:

(…) make them [the audience] forget they are hearing the speaker through the interpreter.

“(…) far loro [al pubblico] dimenticare che ascoltano l’oratore attraverso l’interprete.”

In altre parole, l’interprete è il portavoce dell’oratore e come tale non è tenuto a dare spiegazioni e chiarimenti o a prendere decisioni indipendenti. Ciò è anche giusto se l’obiettivo è incoraggiare il rispetto di un’etica professionale di fedeltà al messaggio, altrimenti si rischia di suscitare nel pubblico un effetto di alienazione: l’ego dell’interprete porterebbe chi lo ascolta a vederlo come unico soggetto attivo rilevante della comunicazione.

Tuttavia, nella pratica, gli interpreti di conferenza omettono le ridondanze, adattano le strutture linguistiche, sostituiscono od omettono le battute; gli interpreti di tribunale adeguano anche il registro; gli interpreti di comunità o di trattativa consigliano gli oratori, coordinano i turni tra i parlanti, spiegano processi e problemi, evitano faux pas culturali.

La figura dell’interprete rimarrebbe quindi sospesa a metà tra un attore invisibile e un mediatore versatile che si adatta al contesto comunicazionale, che più che invisibile deve essere necessariamente “imparziale”, termine introdotto da Uldis Ozolins come sinonimo di “neutrale” o (secondo Daniel Gile) fedele a entrambi gli oratori, “bi-parziale”, in continuo equilibrio dinamico a partire dalla sua posizione centrale.

Successivamente, queste posizioni “intermedie” hanno avuto seguito e hanno portato a vedere la figura dell’interprete come mediatore o oratore indipendente (si vedano i contributi alla ricerca di Ebru Diriker).

In realtà, gli interpreti raccontano le parole dell’oratore, ma usano la voce e le loro abilità di mediazione per prendere decisioni indipendenti, ed è anche questo che rende il loro mestiere dinamico e versatile. Questo intervento arbitrario e strategico dell’interprete, spesso impercettibile anche a quei clienti-utenti che reputerebbero indispensabile la sua invisibilità, è essenziale a causa della presenza di culture, lingue e persone diverse che interagiscono nella comunicazione (si veda anche l’articolo di Jonathan Downie “Invisible interpreting is dead; long live added-value interpreting”).

In fondo, come diceva Peadar Ó Guilín in The Inferior:

Changing words isn’t so hard. Recognizing a particular sound, swapping it for another – that was easy even for your ancestors. Reading what happens in your head and the heads of all the beings around you, now that is difficult. Finding equivalents in one culture for the basic concepts of another – that is really difficult.

“Cambiare le parole non è così difficile. Riconoscere un suono particolare, scambiarlo per un altro – questo era facile anche per i nostri antenati. Leggere quello che succede nella mente tua e di tutti gli esseri umani intorno a te, questo è difficile. Trovare in una cultura equivalenti per i concetti basilari di un’altra – questo è davvero difficile.”

“Chuchotage”

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Chuchotage è un cortometraggio di genere drammatico di Barnabás Tóth prodotto da Laokoon Filmgroup e uscito nel luglio 2018. È visibile su Vimeo al seguente link: https://vimeo.com/309900652 e illustra il lavoro degli interpreti simultaneisti durante una conferenza internazionale… quando ad ascoltarli è un solo partecipante.

Infatti, come citato alla fine del film, lo chuchotage è “la forma più difficile di interpretazione, nella quale l’interprete effettua l’interpretazione simultanea senza l’ausilio di un dispositivo o di un sistema di interpretazione. Seduto a fianco del cliente, il linguista sussurra l’interpretazione di quanto detto dagli altri, ma interpreta ad alta voce le parole del cliente. Questa forma di interpretazione può essere svolta con un livello di qualità sufficiente solo se un gruppo molto ristretto di persone necessita dell’interpretazione” (fonte: Associazione ungherese di traduttori e interpreti).

How many hours have I spoken, in these dark, tiny booths… hidden in the back of the room… I’m a man in the shadows. I’m not part of the protocol, I’m not part of the official program, yet here I am. Translating politicians, tradesmen, lawyers. I’m the guardian of secrets. Countries and millions depend on me. I live by strict rules, nothing ever puts me off. Except you. I’ve never been so confidential with someone before. I can see your hair, your neck, your earrings. I see you’re listening to me. There are 70 people in that room, but you’re the only one hearing me. I flew over half of Europe, I got up at 4 am, landed in Prague at 7, watching you since 9 o’ clock. Can’t take my eyes off you since then. I want to meet you. I want to see you. Up close. I want to hear your voice. For you I would step out of the shadows, into the light. You don’t speak English, I will be your interpreter. I’ll follow you everywhere, sitting behind you. Whispering into your ear. Showing you what chuchotage is.

Citazione dal film: “Quante ore ho parlato, in queste minuscole cabine buie… nascosto sul retro della stanza… sono un uomo nell’ombra. Non faccio parte del protocollo, non faccio parte del programma ufficiale, ma sono qui. A tradurre politici, imprenditori, avvocati. Sono il guardiano dei segreti. Interi paesi e milioni di persone dipendono da me. Seguo regole rigide, nulla mai mi dissuade. Tranne te. Non sono stato mai così confidenziale con qualcuno prima d’ora. Vedo i tuoi capelli, il tuo collo, i tuoi orecchini. Vedo che mi stai ascoltando. Ci sono 70 persone in quella stanza, ma tu sei l’unica che mi sente. Ho percorso mezza Europa in aereo, mi sono alzato alle 4:00 di mattina, sono atterrato a Praga alle 7:00, e ti osservo dalle 9:00. Non riesco a toglierti gli occhi di dosso da allora. Voglio incontrarti. Voglio vederti. Da vicino. Voglio sentire la tua voce. Per te uscirei dall’ombra, sotto la luce. Non conosci l’inglese, io sarò il tuo interprete. Ti seguirò ovunque, seduto dietro di te. Per sussurrarti all’orecchio. Per farti vedere cos’è lo chuchotage.”