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Due parole su InterGlobArte…

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“Abbiamo viaggiato intorno al mondo, udito molte lingue. Abbiamo vissuto in molti climi. Forse coi nostri sensi abbiamo vissuto più cose di quante gli altri esseri umani osino immaginare.” (Kiana Davenport, scrittrice americana di origini hawaiane)

InterGlobArte è una piattaforma di blogging e guest blogging creata da un’interprete e traduttrice professionista curiosa e profondamente appassionata della diversità del mondo e dei suoi mille colori. Dopo anni di studio e approfondimento delle lingue, delle culture e delle società straniere e anni di lavoro nei più svariati contesti internazionali, questo blog nasce come tentativo di mettere nero su bianco mondi esplorati e mondi ancora da esplorare. Perché non si finisce di imparare mai, ma si guarda al futuro con voglia di scoprire sempre.

Se siete interessati a una o più categorie del blog (Arte – Culture e Tradizioni – Lingue Traduzione Interpretariato – Libri e cinema – Economia e società) potete sottoporre i vostri articoli all’indirizzo email alessandra.checcarelli@hotmail.com aggiungendo il vostro nome, cognome e una breve descrizione del vostro profilo personale e/o professionale. Una volta accettato, l’articolo sarà pubblicato nella rispettiva categoria di appartenenza.

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E…state in salute con gusto

Arrivano le ricette estive “idratanti” della dottoressa Giovanna Mormina!

Buona estate a tutti e buon appetito!

Insalata di pollo con dressing al miele e lime

Piatto unico adatto al periodo estivo che vi terrà sazi per la presenza del pollo (proteine) e dell’avocado (ricco di vitamine C, E, K e potassio e di grassi vegetali monoinsaturi utili per ridurre il rischio cardiovascolare e per aumentare il senso di sazietà).

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Petto di pollo grigliato – insalatine miste (rucola, valeriana) – pomodori Pachino – frutta secca a scelta (noci, mandorle, nocciole, pistacchi, pinoli) – avocado a cubetti – un cucchiaio di miele liquido – 2 cucchiai di aceto balsamico – 30 grammi di succo di lime o limone – 2 cucchiai di olio extravergine di oliva – un pizzico di sale

Tagliare il petto di pollo a striscioline e aggiungere le insalate e i pomodorini. Preparare il dressing emulsionando il miele, l’aceto balsamico, il succo di lime o limone, l’olio e il sale. Irrorare il tutto con il dressing e cospargere con la frutta secca tritata grossolanamente.

Insalata con primosale e songino

L’olio di oliva, i semi di girasole e le noci (usati crudi in questa ricetta) garantiscono un ottimo apporto di vitamine e acidi grassi essenziali, sostanze che ostacolano la fuga di acqua dalle cellule, consentendo il mantenimento della giusta idratazione. Inoltre, le verdure utilizzate contengono il selenio, lo zinco e il rame, oligoelementi che completano l’azione protettiva contro lo stress da sole.

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Primosale a pezzi – songino – ravanelli – pomodorini – gherigli di noci o mandorle – un cucchiaio di semi di girasole o zucca – olio extravergine di oliva – succo di limone – rametti di menta fresca

Per condire preparare una citronette con olio extravergine di oliva, succo di limone e menta fresca.

Granita al limone

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Limoni – fruttosio o saccarosio – acqua

Spremere i limoni e filtrare il succo. Sciogliere lo zucchero nell’acqua, possibilmente tiepida per favorire lo scioglimento dello zucchero. Aggiungere il succo di limone nell’acqua dolcificata, assaggiando per non ottenere un succo molto dolce. Porre il liquido nel freezer e mescolare ogni tanto per evitare che si formi un blocco di ghiaccio. Frullare quando si è cristallizzato.

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere!

L’Oggettivismo e l’etica dell’egoismo razionale

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John Galt, Hank Rearden, Dagny Taggart, Howard Roark, Dominique Francon: sono solo alcuni degli eroi delle opere di Ayn Rand che danno un profondo significato alla loro esistenza e “bruciano di passione per i valori e per la vita sulla Terra”. Da cosa deriva questa caratterizzazione dei personaggi che vivevano idealmente nella mente della loro creatrice e qual è l’etica alla base di questa visione ideale della vita?

Ethics is not a mystic fantasy – nor a social convention – nor a dispensable, subjective luxury… Ethics is an objective necessity of man’s survival – not by the grace of the supernatural nor of your neighbours nor of your whims, but by the grace of reality and the nature of life.

The Objectivist ethics proudly advocates and upholds rational selfishness – which means: the values required for man’s survival qua man – which means: the values required for human survival – not the values produced by the desires, the feelings, the whims or the needs of irrational brutes, who have never outgrown the primordial practice of human sacrifices.

“L’etica non è una fantasia mistica – né una convenzione sociale – né un lusso superfluo, soggettivo… L’etica è una necessità oggettiva della sopravvivenza dell’individuo – non in virtù del soprannaturale o dei vostri vicini o dei vostri capricci, bensì in virtù della realtà e della natura della vita.

L’etica oggettivista sostiene e difende con orgoglio l’egoismo razionale – ovvero: i valori necessari alla sopravvivenza dell’individuo in quanto individuo – non i valori prodotti dai desideri, dai sentimenti, dai capricci o dai bisogni di belve irrazionali, che non hanno mai soppiantato la pratica primordiale dei sacrifici umani.”

Come si è già visto nell’articolo di questo blog ““Atlas shrugged” (1957), A. Rand”, l’Oggettivismo è una filosofia che assume come standard dei valori morali la vita umana, ovvero la vita propria di un essere razionale. L’etica oggettivista ritiene che l’altruismo come è inteso oggi nella società è incompatibile con le necessità creative della natura dell’uomo che vuole vivere in una società libera. Vediamo perché.

Partiamo innanzitutto dalla definizione di “egoista”. Nell’immaginario collettivo, egoista è chi è pronto a calpestare gli altri pur di raggiungere i propri scopi, chi non si interessa di nessuno fuorché di se stesso e chi persegue solo la gratificazione dei capricci del momento. In realtà, il vero significato di “egoista” è “colui che si preoccupa dei propri interessi” e se questo sia un bene o un male sta all’etica stabilirlo.

Un’etica altruista sostituisce la domanda: chi è il beneficiario dei valori? con la domanda: cosa sono i valori?, evitando di definire un codice di valori morali e lasciando l’uomo senza una guida morale. Così, le azioni che vanno a vantaggio degli altri sono buone, mentre le azioni che vanno a vantaggio di chi le intraprende sono cattive. Questo è in contrasto con la realtà, in quanto la natura non fornisce all’uomo una forma automatica di sopravvivenza, bensì è grazie ai suoi sforzi che l’uomo riesce a provvedere al mantenimento della sua esistenza. Di conseguenza, condannare la spinta dell’uomo a difendere i propri interessi significa affermare che la vita è un male ed escludere un’idea di giustizia.

Di contrasto, l’uomo necessita di un codice morale che ne definisca i valori e gli interessi e affermi che la preoccupazione per gli interessi individuali è l’essenza dell’esistenza morale e che l’uomo deve essere il beneficiario delle sue azioni morali. L’uomo ha il diritto di agire per il proprio interesse razionale e questo diritto deriva dalla sua natura e dalla funzione dei valori morali nella vita umana, pertanto si applica solo nel contesto di un codice razionale oggettivamente dimostrato e convalidato di principi morali che definiscono e determinano il suo interesse personale. Non è l’egoismo nietschano, che ritiene che qualsiasi azione, indipendentemente dalla sua natura, è buona se intesa a raggiungere un interesse personale. Così come la soddisfazione dei desideri irrazionali degli altri non è un criterio per definire i valori morali, non lo è nemmeno la soddisfazione dei propri desideri irrazionali. Pertanto, il giudizio indipendente dell’uomo è il mezzo attraverso il quale esso sceglie le proprie azioni, ma non è un criterio morale né una convalida morale; per questo l’etica oggettivista è l’etica dell’egoismo razionale.

Il merito della filosofia oggettivista è stato quello di avere definito cosa sono i valori e perché l’uomo ne ha bisogno, domande lasciate senza risposta dai filosofi che davano per scontata l’etica, senza indagarne le cause metafisiche né ricercarne un riscontro oggettivo nella realtà. Questi tentativi sono stati fatti in due direzioni: dai mistici che hanno assunto a standard del bene la volontà soprannaturale, e dai filosofi che hanno definito un’etica razionale, scientifica, non religiosa, sostituendo il soprannaturale con la società e affermando che l’etica è al di fuori della ragione e come tale può essere soltanto soggettiva.

Valore è ciò per cui si agisce al fine di ottenerlo o mantenerlo. Non è un concetto primario, in quanto presuppone un’entità capace di agire per raggiungere un obiettivo di fronte a un’alternativa, che di base segue sempre due direzioni possibili che si escludono a vicenda: la vita o la morte. È la vita che rende possibile l’esistenza del concetto di valore e solo un’entità vivente può avere degli obiettivi. Lo standard dei valori è la vita, ovvero quanto è necessario per la sopravvivenza di un organismo: tutto ciò che mantiene la vita è buono, tutto ciò che la minaccia è cattivo. Solo un obiettivo ultimo, un fine in sé, rende possibile l’esistenza dei valori. Sul piano metafisico, l’unico fine in sé è la vita; sul piano epistemologico, il concetto di valore dipende dal suo standard, che è la vita.

La coscienza di ciò che è bene e ciò che è male è il mezzo base della sopravvivenza. La forma di coscienza più potente che gli organismi più evoluti possiedono è la facoltà della percezione: l’uomo ha una coscienza volitiva, cioè ha la facoltà di scegliere, le sue azioni e la sua sopravvivenza richiedono la guida di valori concettuali derivati dalla conoscenza concettuale, la quale non si acquisisce in automatico. La facoltà che funziona per concetti è la ragione, il processo del pensiero, che identifica e integra il materiale fornito dai sensi e come tale va esercitata per scelta. Sul piano psicologico, scegliere di pensare oppure no significa scegliere di essere concentrato oppure no; sul piano esistenziale, scegliere di essere concentrato oppure no significa scegliere di essere conscio o no; sul piano metafisico, scegliere di essere conscio o no è scegliere la vita o la morte.

Comunque il processo del pensiero umano non è istintivo né infallibile: l’uomo deve assumersi la responsabilità del suo pensiero e delle sue azioni e deve scoprire le leggi della logica per direzionare il suo pensiero. L’uomo necessita di un codice morale in quanto l’etica risponde alla domanda: quali sono gli obiettivi giusti che l’uomo deve perseguire, ovvero quali sono i valori che l’esistenza umana richiede (per un quadro più completo sui valori e le virtù dell’uomo, si veda ancora l’articolo ““Atlas shrugged” (1957), A. Rand”)? Lo stato di coscienza ultimo che segue il raggiungimento dei valori dell’uomo è la felicità: se l’uomo dà valore al lavoro produttivo (inteso anche in senso lato come azione creativa che persegue uno scopo), la sua felicità è la misura del successo nel servizio della sua vita; se l’uomo dà valore alla distruzione, la sua presunta felicità è la misura del suo successo nel servizio della sua distruzione, ovvero un momento di sollievo dal suo perenne stato di terrore. La felicità non è un fine in sé, il fine in sé è sempre la vita, altrimenti l’uomo si lascerebbe guidare dagli interessi e dai capricci emotivi che confliggerebbero con quelli degli altri, portando allo scontro o al “cannibalismo morale”.

Pertanto, secondo l’etica oggettivista, l’egoismo non esclude il prossimo, anzi, lo valorizza: amare è dare valore, perché solo un individuo razionalmente egoista è un individuo capace di autostima e quindi di stima e amore per gli altri. L’esistenza sociale consente di ottenere due grandi valori: la condivisione della conoscenza e lo scambio attraverso la divisione del lavoro, e questo è possibile soltanto se l’uomo è razionale, produttivo e indipendente e vive in una società razionale, produttiva e libera.

Secondo Rand, nel corso della storia, l’etica dell’egoismo razionale è stata pervertita da tre scuole di teoria etica, che predicano l’altruismo ma si oppongono alla vita nel contenuto e nel metodo: la teoria mistica, la teoria sociale e la teoria soggettivista. Secondo la teoria mistica dell’etica diffusa nel Medioevo, lo standard dei valori si trova oltre la vita umana sulla Terra; la filosofia oggettivista è invece “una filosofia per vivere sulla Terra”. Secondo la teoria sociale dell’etica, alla base della Germania nazista e della Russia sovietica, lo standard è la vita della società come entità collettiva che esclude la vita dell’individuo e quindi il suo valore creativo. Infine, la teoria soggettivista dell’etica è una contraddizione in termini in quanto negazione dell’etica, della realtà e quindi dell’esistenza umana: non esiste principio oggettivo e ognuno predica quello che vuole in quanto la realtà dà all’uomo un assegno in bianco sui valori e l’unico standard morale valido è il capriccio. Quest’ultimo è lo stato attuale della cultura.

Alla civiltà attuale resta quindi soltanto una scelta tra l’etica altruista e l’etica egoista. Per dirla con le parole di John Galt:

You have been using fear as your weapon and have been bringing death to man as his punishment for rejecting your morality. We offer him life as his reward for accepting ours.

“Avete usato la paura come vostra arma e avete portato all’uomo la morte come punizione per aver rifiutato la vostra moralità. Noi gli offriamo la vita come ricompensa per accettare la nostra.”

Il lavoro dell’interprete: una professione, molteplici contesti

di Sergio Paris

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Quando in ambito accademico e non solo si parla della figura dell’interprete, la prima idea che viene in mente è la persona seduta all’interno di una cabina che, ascoltando il discorso originale in cuffia, traduce al microfono simultaneamente in un’altra lingua. Si tratta di un’associazione mentale più che lecita che ovviamente rientra tra le modalità di interpretazione più utilizzate nella maggior parte dei convegni e dei meeting a livello internazionale.

La simultanea è, tra le modalità di interpretazione, una delle più impegnative, in cui il livello di concentrazione deve rimanere alto e l’improvvisazione non ha scampo. Nessun interprete professionista si azzarderebbe mai a cimentarsi in una pratica così altamente tecnica senza un’adeguata preparazione.

Tuttavia, in questo articolo, vorrei parlare invece di cosa accade quando l’interprete viene chiamato a lavorare “fuori dalla cabina”. Non mi riferisco tanto all’interpretazione consecutiva che, seppur non in cabina, ha una definizione del proprio raggio di azione e quindi, come per la simultanea, anche la modalità consecutiva presenta un percorso formativo specifico e soprattutto condizioni di lavoro ben definite.

Cosa succede tuttavia quando si esce dalla cosiddetta “comfort zone”, se così la vogliamo definire? Personalmente svolgo questo lavoro da quasi 18 anni e dopo molte giornate sia come simultaneista che come consecutivista, in questi ultimi 5/6 anni spesso mi sono ritrovato a lavorare anche in molte situazioni al di fuori della summenzionata “comfort zone”, soprattutto in ambito tecnico, un settore al quale non si può sfuggire quando si lavora con una lingua come il tedesco. Corsi di formazione tecnica, visite aziendali, trattative tecnico-commerciali sono tutte situazioni che vedono l’interprete essere fisicamente il “trait d’union” dei soggetti parlanti lingue diverse. Tuttavia, ci sono anche forme di interpretazione simultanea anche in questi casi con l’utilizzo del cosiddetto bidule; ovvero si esce fuori dalla cabina che rappresenta da sempre, come ho già avuto modo di dire, la nostra “comfort zone” prediletta.

Quali sono però le difficoltà che l’interprete potrebbe trovarsi di fronte? Che sia una simultanea in bidule, una consecutiva davanti a un macchinario o una trattativa all’interno di un’officina particolarmente rumorosa, la concentrazione e lo sforzo mentale vengono sempre messi a dura prova. Dal mio punto di vista, devo ammettere che è proprio grazie a queste esperienze più tecniche e meno ordinarie che poi riesco a gestire meglio sia psicologicamente che linguisticamente qualsiasi tipo di difficoltà in cabina o al di fuori di essa. L’accavallarsi delle voci, lo spostamento fisico e l’improvvisazione delle battute che i due interlocutori si scambiano sono elementi che vanno a rendere la resa dell’interprete ancor più difficoltosa e non per questo meno gratificante.

Per alcuni anni ho insegnato interpretazione consecutiva e simultanea di lingua tedesca in una scuola universitaria privata per interpreti e traduttori e in occasione di alcuni momenti di dialogo con i miei studenti già allora facevo presente che non andava screditata nessuna forma di interpretazione. Il mio messaggio era ed è ancora questo: si è sempre interpreti, in qualsiasi ambito siamo chiamati a operare. Non è giusto pensare che il simultaneista è più interprete del trattativista. Si possono svolgere entrambe le modalità nel pieno rispetto del rigore professionale che ne compete.

Ancora oggi il mio approccio professionale è esattamente lo stesso, come anche il tipo di preparazione che vado ad affrontare. Se dovessi spezzare una lancia a favore del contesto lavorativo “fuori cabina”, potrei dire che quando si lavora più a contatto con gli interlocutori, ci si sente decisamente più parte attiva dell’atto comunicativo nel quale ci troviamo a svolgere il nostro servizio. L’intenzione, lo scopo, le emozioni e soprattutto il messaggio sono più immediati e la stessa vicinanza fisica ci permette anche di recuperare quella parte del messaggio che magari non siamo riusciti a cogliere al primo ascolto. E poi, cosa fondamentale, si percepisce più empatia che a mio modesto parere è essenziale, soprattutto in determinati contesti come il “community interpreting” e non solo. Difficilmente si può esperire la stessa empatia quando si è per così dire rinchiusi in una cabina insonorizzata.

In ultimo, lasciatemelo dire, fuori dalla cabina gli interlocutori e i fruitori del nostro servizio ci vedono e si accorgono di noi e nella maggior parte dei casi ci ringraziano per la qualità del nostro servizio, anche in maniera più diretta.

Mi rallegra il fatto che da qualche anno a questa parte anche il mondo accademico e della formazione si è accorto della necessità di addestrare figure professionali in tal senso che sappiano andare anche oltre le classiche forme di interpretazione simultanea e consecutiva. Non è assolutamente vero che se si è in grado di affrontare una simultanea, allora si possa far fronte a un corso di formazione su un macchinario o a una semplice trattativa commerciale. Ci sono regole e dettagli ben precisi da osservare anche in questi ambiti lavorativi.

In conclusione, anche la classica figura dell’interprete simultaneista, oramai posta di fronte alla sempre più imperante innovazione tecnologica come il “Remote Simultaneous Interpreting”, sta cambiando in termini di flessibilità e operatività, proprio perché sono sempre più i contesti comunicativi in cui è necessaria la sua presenza. La pratica è da sempre la migliore scuola, ma se anche la formazione fosse più attenta a queste nuove esigenze, saremmo sicuramente più preparati e meno restii a svolgere determinati servizi che possono sembrare meno gratificanti, ma che in realtà meritano la stessa attenzione di qualsiasi altro servizio di interpretazione simultanea e consecutiva.

Non è mia intenzione dare più o meno valore a una o all’altra forma di interpretazione. Come dicevo, anzi lo specifico ora, non esistono interpreti di serie A o interpreti di serie B. Nelle mie numerose giornate mi è capitato spesso di passare da una cabina a un macchinario, da una tavola rotonda al sedile posteriore di un auto aziendale con a bordo un incontro informale di un certo livello e a metà di una scala con sopra e sotto di me i due interlocutori da mediare. Situazioni queste che possono verificarsi anche nell’arco di pochi giorni, situazioni queste in cui l’interprete esprime al meglio la sua dote principale ovvero la flessibilità mentale e quindi, in virtù di quanto sopra descritto, fisica.

N.d.R.: Il presente articolo non ha alcuna pretesa formativa, né tanto meno si basa su dati scientifici. È solo frutto della mia esperienza sul campo in qualità di interprete e traduttore di madrelingua italiana per le lingue tedesco e inglese (dal 2002).

 

Informazioni sull’autore:

Mi chiamo Sergio Paris e dal 2002 lavoro come interprete di conferenza e traduttore freelance per le lingue italiano, tedesco e inglese. Risiedo in Umbria ma per motivi di studio e di lavoro sono sempre stato in giro per l’Europa. Da bambino la grande passione per la geografia si è subito trasformata in un amore smisurato per le lingue e le culture straniere, soprattutto germaniche. Nel tempo libero adoro leggere, correre all’aria aperta in mezzo alla natura e godere di qualsiasi forma d’arte l’uomo sia in grado di esprimere. Per maggiori informazioni su di me, date un’occhiata al mio sito web: www.sergioparis.it

Il Grande Fratello, Prometeo e l’antifona della libertà

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Now I will tell you the answer to my question. It is this. The Party seeks power entirely for its own sake. We are not interested in the good of others; we are interested solely in power, pure power. What pure power means you will understand presently. We are different from the oligarchies of the past in that we know what we are doing. All the others, even those who resembled ourselves, were cowards and hypocrites. The German Nazis and the Russian Communists came very close to us in their methods, but they never had the courage to recognize their own motives. They pretended, perhaps they even believed, that they had seized power unwillingly and for a limited time, and that just around the corner there lay a paradise where human beings would be free and equal. We are not like that. We know that no one ever seizes power with the intention of relinquishing it. Power is not a means; it is an end. One does not establish a dictatorship in order to safeguard a revolution; one makes the revolution in order to establish the dictatorship. The object of persecution is persecution. The object of torture is torture. The object of power is power. Now you begin to understand me.

(George Orwell, 1984, 1949)

“Ora vi darò la risposta alla mia domanda. È questa. Il Partito cerca potere solo per se stesso. Non ci interessa il bene degli altri; ci interessa soltanto il potere, il puro potere. Cosa significa puro potere lo capirete adesso. Noi siamo diversi dalle oligarchie del passato in quanto sappiamo cosa facciamo. Tutti gli altri, anche coloro che somigliavano a noi, erano dei codardi e degli ipocriti. I nazisti tedeschi e i comunisti russi si sono avvicinati molto a noi nei metodi, ma non hanno mai avuto il coraggio di riconoscere le loro motivazioni. Fingevano, forse credevano anche, di aver conquistato il potere involontariamente e per un tempo limitato, e che appena dietro l’angolo vi fosse un paradiso nel quale gli esseri umani sarebbero stati liberi e uguali. Noi non siamo così. Noi sappiamo che nessuno conquista mai il potere con l’intenzione di rinunciarvi. Il potere non è un mezzo; è un fine. Non si instaura una dittatura per salvaguardare una rivoluzione; si fa la rivoluzione per instaurare la dittatura. L’oggetto della persecuzione è la persecuzione. L’oggetto della tortura è la tortura. L’oggetto del potere è il potere. Ora iniziate a comprendermi.”

Strange are the ways of evil. We are false in the faces of our brothers. We are defying the will of our Councils. We alone, of the thousands who walk this earth, we alone in this hour are doing a work which has no purpose save that we wish to do it. The evil of our crime is not for the human mind to probe. The nature of our punishment, if it be discovered, is not for the human heart to ponder. Never, not in the memory of the Ancient Ones’ Ancients, never have men done that which we are doing. And yet there is no shame in us and no regret. We say to ourselves that we are a wretch and a traitor. But we feel no burden upon our spirit and no fear in our heart. And it seems to us that our spirit is clear as a lake troubled by no eyes save those of the sun. And in our heart – strange are the ways of evil! – in our heart there is the first peace we have known in twenty years.

(Ayn Rand, Anthem, 1938)

“Strane sono le vie del male. Noi siamo falsi di fronte ai nostri fratelli. Noi stiamo sfidando la volontà dei nostri Consigli. Noi da soli, tra le migliaia che camminano su questa terra, noi da soli in questo momento stiamo facendo un lavoro che non ha altro scopo se non quello che siamo noi a desiderare di farlo. Il male del nostro crimine non può dimostrarlo la mente umana. La natura della nostra punizione, se sarà scoperta, non può valutarla il cuore umano. Mai nella memoria degli Antenati degli Antenati, mai gli uomini hanno fatto quello che stiamo facendo noi. E tuttavia in noi non c’è paura né pentimento. Diciamo a noi stessi che siamo dei miserabili e dei traditori. Ma non sentiamo alcun peso sul nostro spirito e alcuna paura nel nostro cuore. E ci sembra che il nostro spirito sia chiaro come un lago, turbato solo dagli occhi del sole. E nel nostro cuore – strane sono le vie del male! – nel nostro cuore per la prima volta avvertiamo una pace che non abbiamo mai conosciuto in vent’anni.”

George Orwell e Ayn Rand sono stati miti della letteratura anglofona nati e cresciuti in paesi e contesti diversi, con ideologie opposte, socialista il primo e oggettivista la seconda, eppure erano entrambi votati alla libertà ed entrambi misero su carta l’idea di un futuro distopico nel quale una realtà dittatoriale avrebbe dominato la vita, la coscienza e i sentimenti dell’uomo. Già nel 1937 Rand scrisse il romanzo breve Anthem (“Antifona”) e lo pubblicò nel 1938; esattamente dieci anni dopo, nel 1948, Orwell si cimentò nella scrittura del romanzo 1984, che poi pubblicò nel 1949.

Nell’immaginario di Orwell, nell’anno 1984 la Terra, governata dal Socing, una versione estrema e corrotta del socialismo, è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie, Oceania, Eurasia ed Estasia, perennemente in lotta per stabilire un unico potere centrale. A dominare è il Partito con a capo un personaggio misterioso e sconosciuto, il Grande Fratello, un misto tra un dittatore sovietico e un dittatore nazista, che attraverso le telecamere spia costantemente i cittadini per mettere in atto misure totalitarie per il controllo della coscienza, dei sentimenti e del linguaggio. Uno dei servitori dello stato è il trentanovenne Winston, un personaggio apparentemente malleabile che in realtà non comprende i condizionamenti del regime: inizialmente scrive un diario per conservare la memoria del suo periodo di lucidità, poi osa innamorarsi di Julia, altra sostenitrice di comodo del Partito. I due entrano a far parte di un’organizzazione ribelle clandestina; in seguito Winston, tradito dai funzionari del Partito, sconta un periodo di prigionia durante il quale è sottoposto a un lavaggio del cervello. Alla fine sia lui che Julia aderiscono totalmente al regime del Grande Fratello.

Nell’immaginario di Rand, in un futuro indefinito l’umanità sopraffatta dal collettivismo perde le tracce della scienza e della civiltà. Il mondo è dominato dalla ristretta ideologia di un sistema totalitario che organizza e controlla tutte le sfere della vita umana. Non esiste più alcun tipo di individualità e anche i pronomi singolari vengono eliminati dal linguaggio: ogni individuo si riferisce a se stesso con il pronome “noi” e viene chiamato con un nome attribuitogli dallo stato. Il protagonista ventunenne Uguaglianza 7-2521, come gli altri allontanato dai genitori biologici e cresciuto in una casa collettiva, ha un’intelligenza superiore che però viene disconosciuta dallo stato, il quale sceglie per lui il lavoro dello spazzino. Uguaglianza 7-2521 lo accetta, ma iniziando a ribellarsi ai dettami dello stato e ai moniti dell’amico Internazionale 4-8818, si nasconde ogni sera sotto un tunnel illuminato solo dalla luce di una candela e lì scrive il suo diario e conduce i suoi esperimenti scientifici. Sul lavoro incontra e si innamora di Libertà 5-3000, scappa dalla casa comune e sconta un periodo di prigionia a causa del suo atteggiamento ribelle. Scappato anche di prigione, Uguaglianza 7-2521 scopre l’elettricità e vuole condividere la sua scoperta con l’umanità, ma incontra l’opposizione del Consiglio Mondiale degli Esperti. Così scappa nella foresta, dove nessuno lo insegue perché è un luogo proibito, e lì ritrova Libertà 5-3000. I due trovano rifugio in una casa di montagna dei Tempi Innominabili, dove grazie ai libri scoprono il pronome “io” e assumono nomi nuovi: Prometeo e Gea. Il romanzo si conclude con l’esaltazione del valore dell’individuo, riassunto nella parola che aveva dato inizialmente nome al romanzo, “la parola che non può mai morire su questa terra, perché ne è il cuore, il senso e la gloria. La parola sacra: EGO”.

Volendoci concentrare sulla soluzione ottimistica offerta da Rand, come riportato nell’articolo di questo blog ““Atlas shrugged” (1957), A. Rand”, “Prometeo è (…) la Mente, l’amante della Vita, l’inventore della scienza e delle arti e l’ispiratore degli uomini, che inganna Epimeteo (in Rand, la società come ordine statale che rende gli uomini animali) per favorire le qualità umane più alte (l’uomo con la sua ragione naturale)”, le quali permettono all’uomo di vivere sulla Terra (Gea). L’Ego esaltato dal Prometeo di “Antifona” è quindi il Sé dell’Individuo, la facoltà della ragione, dalla quale derivano tutte le altre caratteristiche distintive dell’uomo: sentimenti, valori, volontà, individualità, in opposizione a chi è Self-less, letteralmente “senza Sé” (o “altruista”). Il concetto estetico-morale di “Antifona” non è dunque una resa al misticismo, bensì l’esaltazione del culto dell’individuo, il sacro rispetto dell’uomo e del suo valore che si deve alla vita sulla Terra. Ne consegue che l’ideale di Uguaglianza si realizza paradossalmente e implicitamente solo nel rispetto della diversità tipica della vita e nella Libertà di esprimerla e dispiegarla.

Ricette all’italiana (parte 3)

Oggi proponiamo queste due ricette facili, veloci, fresche, sane e soprattutto buonissime della nostra dietologa preferita, la dottoressa Giovanna Mormina!

Pasta al limone

pasta al limone

Per 4 persone: 280 grammi di pasta tipo fusilli o farfalle – un vasetto di yogurt al naturale – un limone non trattato – menta o basilico

Grattugiare la scorza del limone e scaldarla per pochi minuti con lo yogurt. Lessare la pasta e trasferirla nel tegame con lo yogurt (se necessario, diluirlo con acqua di cottura). Aggiungere il succo di limone e foglie di menta o basilico.

Rollè di salmone fresco al pistacchio

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Filetto di salmone – formaggio spalmabile tipo Philadelphia o ricotta scolata – granella di pistacchi – buccia grattugiata di limone – una presa di pangrattato – insalata verde (per accompagnare)

Spalmare sul filetto di salmone un velo di formaggio spalmabile, la buccia di limone e la granella di pistacchi. Arrotolare il salmone legandolo con spago da cucina oppure preparare singoli involtini da chiudere con gli stecchini. Rotolare il rollè sul pangrattato e la granella. Cuocere su carta da forno massimo a 200° C per 15/20 minuti (tempi indicativi perché, oltre che per il forno, dipendono dallo spessore del filetto). Accompagnare con insalata verde.

E buon appetito!

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere! 

L’interpretazione consecutiva: 5 miti da sfatare

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L’interpretazione consecutiva è una modalità di traduzione orale. È detta interpretazione consecutiva perché l’interpretazione avviene dopo l’intervento dell’oratore. L’interprete è vicino all’oratore e ascolta il suo discorso prendendo appunti. Quando l’oratore finisce di parlare (dopo cinque o dieci minuti al massimo), l’interprete riproduce quanto ha detto in un’altra lingua.

(definizione tratta dal sito https://www.interpretetraduttricesimultanea.com)

Già nell’articolo di questo blog “Gli interpreti e il principio di riservatezza dopo il vertice di Helsinki 2018” si era fatto cenno a questa modalità quando si parlava della tecnica di presa di appunti degli interpreti in ambito diplomatico.

Provando ora a calarci nei panni di qualcuno che non è esperto del settore, è abituato ad ascoltare gli interpreti di conferenza e sta assistendo a questa modalità di interpretazione, potremmo affermare che:

  • l’interpretazione consecutiva è più semplice dell’interpretazione simultanea;
  • essendo più semplice, è meno costosa della simultanea;
  • se l’oratore si dilunga, l’interprete può riassumere ciò che ha detto;
  • i simboli che usa l’interprete nei suoi appunti sono quelli degli stenografi;
  • dagli appunti dell’interprete è possibile ricostruire il discorso dell’oratore.

Proviamo ora a spiegarvi perché tutti e cinque sono dei miti da sfatare.

Come vedete, non prendiamo in considerazione il punto di vista di un fruitore del servizio che non ha mai avuto a che fare con gli interpreti e non ne conosce il percorso formativo e professionale. Se così fosse, dovremmo aggiungere un altro luogo comune piuttosto diffuso: per fare l’interprete basta conoscere due (o più) lingue. Evitiamo l’argomento in quanto fin dall’inizio abbiamo affermato che l’interpretazione presuppone la conoscenza e l’applicazione di una tecnica, il che significa che non è un’attività che si può improvvisare. Analizziamo quindi le tre affermazioni.

L’interpretazione consecutiva è più semplice dell’interpretazione simultanea

Falso.

Ascoltare con attenzione un discorso, saperne creare mentre lo si ascolta una mappa mentale e scritta che ne riproduca le singole unità, il filo logico che le lega e i dettagli precisi richiede varie abilità e competenze. Infatti, se è vero che il discorso va tradotto consecutivamente, esso va compreso e strutturato simultaneamente. È quindi necessaria innanzitutto un’elevata capacità di concentrazione, così come è richiesta nell’interpretazione simultanea; inoltre l’interprete deve conoscere bene la struttura linguistica della lingua di partenza e della lingua di arrivo, al fine di strutturare mentalmente e sul foglio le unità del discorso; ancora, l’interprete deve conoscere l’argomento o almeno sapere di cosa si sta parlando, al fine di riprodurre i nessi logici tra le varie unità; infine, all’interprete è richiesta una grande attenzione al dettaglio, oltre alla velocità e alla capacità di analisi e di sintesi.

Queste abilità sono anche richieste nell’interpretazione simultanea, con la differenza che in questo caso la mappa mentale si crea e il filo logico si segue contemporaneamente al discorso, per cui l’interprete simultaneista (abituato a condividere l’attenzione tra il testo che ascolta e il testo che produce e a sentire parlare allo stesso tempo l’oratore e se stesso), a differenza del consecutivista, se riesce a mantenere la velocità e la concentrazione, non rischia di perdersi i dettagli in quanto li rende subito nella lingua di arrivo.

Per finire, mentre il simultaneista è (solitamente) nascosto in una cabina insonorizzata, il consecutivista è direttamente esposto al contatto con il pubblico che lo ascolta, per cui è maggiormente chiamato all’interazione e alla messa in atto di abilità empatiche e “recitative” (si veda l’articolo “Gli interpreti: attori invisibili?”).

Essendo più semplice, è meno costosa della simultanea            

Vero e falso.

Rispetto alla tariffa dell’interprete simultaneista, quella del consecutivista è più alta, in quanto dal suo punto di vista le difficoltà del servizio sono maggiori.

Tuttavia, mentre il simultaneista lavora sempre con un collega, con il quale si alterna ogni 20 o 30 minuti, il consecutivista è in grado di lavorare da solo, poiché la natura del servizio gli consente di distribuire lo sforzo mentale senza concentrarlo in un’attività che prevede simultaneamente l’ascolto, la rielaborazione e la resa.

Questo significa che complessivamente il cliente pagherà di meno un servizio di interpretazione consecutiva, in quanto assumerà un interprete anziché due, ma in ogni caso dovrà tenere presente che i tempi della consecutiva si allungheranno rispetto a quelli della simultanea.

Se l’oratore si dilunga, l’interprete può riassumere ciò che ha detto

Falso.

Un’interpretazione consecutiva non è un riassunto. È vero che il fruitore del servizio (il pubblico) è interessato a conoscere il contenuto del messaggio originale, ma poiché un interprete professionista non è un tuttologo, non è compito suo selezionare le informazioni importanti e scartare quelle che ritiene inutili.

Ci sono lingue come l’italiano che nella pratica sono spesso usate per fare degli interventi molto prolissi ma riassumibili in poche parole. In questo caso, se è possibile rendere il contenuto del testo di partenza con meno parole, soprattutto in lingue come l’inglese o il tedesco, l’interprete è tenuto a fornire una consecutiva più breve dell’originale, ma ciò non significa affatto riassumere, bensì “interpretare” il messaggio ai fini di una resa chiara e fedele.

I simboli che usa l’interprete nei suoi appunti sono quelli degli stenografi 

Falso.

I simboli servono per velocizzare la presa di appunti, che avviene simultaneamente all’ascolto del discorso. Esistono dei simboli standard, ma l’interprete non è obbligato a utilizzarli: alcuni ricordano meglio le informazioni scrivendo le parole, altri usano abbreviazioni, altri simboli inventati che rimandano a parole o concetti, altri non prendono appunti e altri ancora combinano tutte queste possibilità insieme, magari utilizzando parole nella lingua di partenza, nella lingua di arrivo, in entrambe o in un’altra lingua! La tecnica di presa di appunti è quindi molto personale e soggettiva e ogni interprete usa la sua, l’importante è che riesca a ricostruire il messaggio di partenza per poterlo interpretare correttamente nella lingua di arrivo.

Dagli appunti dell’interprete è possibile ricostruire il discorso dell’oratore

Falso.

Va da sé che qualsiasi richiesta rivolta a un’interprete di sottoporre i suoi appunti all’attenzione e all’analisi di terzi si rivelerà inutile: nessuno può capire quello che l’interprete ha scritto e a volte nemmeno lui lo sa!

Alcuni riescono a riprodurre una mappa molto strutturata che segue l’analisi logica delle frasi, per cui potrebbero essere anche in grado di reinterpretare quegli appunti a distanza di tempo, ma difficilmente succede, in quanto per ragioni di riservatezza nei confronti del cliente l’interprete distrugge gli appunti subito dopo il convegno. Altri invece usano queste mappe solamente a supporto della memoria, per cui sul foglio si possono vedere solo frecce, cerchi, quadrati o altri segni incomprensibili a chiunque, quindi non ricostruibili nemmeno dall’interprete subito dopo averli usati per interpretare il discorso e tantomeno a distanza di giorni o settimane. Infine, lavorando su unità di senso per ricostruire il contenuto e non sul contenuto stesso, l’interprete non ricorda mai quello che ha detto. Per queste ragioni sarebbe del tutto inutile chiamarlo a testimoniare!

Ora che abbiamo sfatato cinque miti comuni sull’interpretazione consecutiva vista da un fruitore medio, vorremmo fare un’ultima considerazione che esprime il punto di vista di molti interpreti: sebbene la consecutiva possa adattarsi maggiormente a personalità estroverse ed empatiche (e nemmeno questo va dato per scontato!), resta sempre un compito estremamente complesso che spesso passa al secondo posto nelle preferenze degli interpreti abituati a lavorare anche come simultaneisti.

La ricompensa del consecutivista è il maggiore riconoscimento che ottiene alla fine, qualora sia riuscito a fare un buon lavoro. A rendergli merito è il calore del pubblico e un dubbio che attanaglia la mente di chi lo ha visto e ascoltato: “Ma… quello era uno stenografo o un attore?”.