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Due parole su InterGlobArte…

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“Abbiamo viaggiato intorno al mondo, udito molte lingue. Abbiamo vissuto in molti climi. Forse coi nostri sensi abbiamo vissuto più cose di quante gli altri esseri umani osino immaginare.” (Kiana Davenport, scrittrice americana di origini hawaiane)

InterGlobArte è una piattaforma di blogging e guest blogging creata da un’interprete e traduttrice professionista curiosa e profondamente appassionata della diversità del mondo e dei suoi mille colori. Dopo anni di studio e approfondimento delle lingue, delle culture e delle società straniere e anni di lavoro nei più svariati contesti internazionali, questo blog nasce come tentativo di mettere nero su bianco mondi esplorati e mondi ancora da esplorare. Perché non si finisce di imparare mai, ma si guarda al futuro con voglia di scoprire sempre.

Se siete interessati a una o più categorie del blog (Arte – Culture e Tradizioni – Lingue Traduzione Interpretariato – Libri e cinema – Economia e società) potete sottoporre i vostri articoli all’indirizzo email alessandra.checcarelli@hotmail.com aggiungendo il vostro nome, cognome e una breve descrizione del vostro profilo personale e/o professionale. Una volta accettato, l’articolo sarà pubblicato nella rispettiva categoria di appartenenza.

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 3)

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Dopo aver definito le modalità di interpretariato da remoto e aver dato alcuni suggerimenti agli organizzatori e ai partecipanti degli eventi virtuali, passiamo ora all’ultima parte di questa breve guida dedicata a coloro che sono passati dagli eventi dal vivo agli eventi online. In questo articolo offriamo alcuni spunti e suggerimenti pratici dettati dall’esperienza e validi per le agenzie di interpretariato e/o per gli interpreti.

Organizzare un servizio di interpretariato da remoto

Una volta chiarito con il cliente l’obiettivo dell’evento online, è necessario consigliarlo in merito a quale piattaforma adottare. Ce ne sono tante sul mercato e ognuna di esse offre possibilità diverse per quanto riguarda sia la tecnica di interpretazione (simultanea, consecutiva, trattativa) sia la modalità di interpretariato da remoto. Prima di utilizzarle è necessaria un’approfondita ricerca sulle caratteristiche e la qualità tecnica della strumentazione (es. sistema audio e video) e del software (es. modalità di interazione tra i membri del team, modalità di cambio turno per gli interpreti). Molto spesso le società che noleggiano le piattaforme mettono a disposizione il proprio staff tecnico, in caso contrario è necessario assicurarsi che sia disponibile, qualora le caratteristiche tecniche del sistema lo rendano necessario.

Oltre alla prassi usuale del lavoro di intermediazione tra i clienti e gli interpreti, al fine di garantire un buon servizio le agenzie dovrebbero considerare anche i seguenti aspetti:

  • testare la piattaforma prima di sceglierla, insieme ai fornitori, agli interpreti, allo staff tecnico e al cliente;
  • richiedere il materiale di studio per gli interpreti: nomi e ruoli degli organizzatori e degli speaker, termini tecnici, slide di presentazione ecc.;
  • chiedere il consenso scritto degli interpreti in caso di evento registrato;
  • definire contrattualmente le responsabilità in caso di problemi tecnici: l’interprete garantisce di avere un computer con certe specifiche, una cuffia con microfono di qualità e una di riserva, una connessione Internet ad alta velocità, ma non garantisce per i rischi associati alla connettività o a eventi fuori dal suo controllo;
  • evitare possibilmente le tariffe orarie: organizzare un evento da remoto può favorire i clienti in termini di costi e logistica, ma non facilita il lavoro degli interpreti, che oltre alle difficoltà usuali dell’interpretazione simultanea o consecutiva si trovano a dover imparare a gestire la cabina virtuale. Non si tratta solo di saper usare i comandi, ma anche di comunicare via chat con lo staff tecnico e i membri del team durante il lavoro, di fare i conti con un audio non sempre pulito, e di rinunciare a tutti i vantaggi degli eventi dal vivo: osservare il linguaggio del corpo dello speaker, farsi aiutare dal collega di cabina che è seduto vicino ecc.;
  • se gli interpreti e gli speaker sono connessi da casa o dal proprio studio, assicurarsi che lavorino in un ambiente silenzioso e con una strumentazione di qualità: connessione Internet, cuffie e microfono, eventuale videocamera ben posizionata a livello degli occhi con una buona illuminazione;
  • se gli interpreti sono connessi da una sede con cabine fisiche dotate di computer collegato in remoto, assicurarsi che siano adottate tutte le misure tecniche e di sicurezza. In tempi di pandemia le cabine andrebbero disinfettate e ventilate prima e dopo il lavoro, ciascun interprete dovrebbe lavorare in una cabina usando le proprie cuffie e i guanti per la console, le cabine andrebbero affiancate e separate l’una dall’altra con un vetro trasparente.

Ambiente e strumentazione di lavoro

Per l’interpretariato da remoto è fondamentale che il sistema audio (e video) sia di buona qualità.
L’ideale sarebbe insonorizzare completamente la stanza nella quale si lavora, come consiglia di fare questa guida. In alternativa si può lavorare da una cabina insonorizzata.
Inoltre è necessaria una connessione Internet ad alta velocità e via cavo. Se ad esempio si lavora su Zoom, può risultare utile spegnere il video per velocizzare la connessione e modificare le impostazioni audio per ridurre il rumore di sottofondo.
Per quanto riguarda le cuffie, sono preferibili quelle semiaperte, con microfono, dotate di USB per collegarle al computer e capaci di limitare lo shock acustico.
Il microfono deve avere la funzionalità di cancellazione del rumore (ambientale e riverbero della voce) e possibilmente una risposta in frequenza tra 125 e 15.000 Hz e livelli di impedenza di 16-32 Ohm.

 

Per approfondimenti sulle caratteristiche tecniche delle cuffie e del microfono per l’interpretariato da remoto:

Naomi Bowman, How to choose a headset for RSI (Remote Simultaneous Interpreting):
https://www.linkedin.com/pulse/how-choose-headset-rsi-remote-simultaneous-naomi-bowman/?trackingId=e1%2BY8xnS7r5WE4Y%2FpXbq8Q%3D%3D

Andrea Caniato, Headsets Won’t Work Miracles: Here is How Digital Sound Gets Degraded in the 21st Century:
https://www.linkedin.com/pulse/headsets-wont-work-miracles-here-how-digital-sound-gets-caniato/?trackingId=hgwqDmbCtWSLgJlKuLLRrA%3D%3D

Linee guida dell’Associazione Internazionale degli Interpreti di Conferenza AIIC: https://aiic.net/page/9007

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 2)

Interpretariato da remoto 2

Dopo aver definito le modalità di interpretariato da remoto nel precedente articolo, presentiamo ora qualche suggerimento frutto dell’esperienza personale che può tornare utile a chi organizza e a chi partecipa agli eventi online.

Gli eventi online non sostituiscono gli eventi dal vivo

Tutto ciò che si organizza online è spesso frutto di un compromesso. A volte la telefonata o la videoconferenza rappresentano lo strumento più utile e veloce per rispondere alla necessità di comunicare nell’immediato o per sopperire alla mancanza di interpreti sul posto qualora si decidesse all’ultimo minuto di invitare un ospite straniero. Altre volte, come in questo periodo, trasformare un evento face-to-face in un evento virtuale è necessario per evitare cancellazioni.

Ricordiamoci però che la comunicazione non è solo verbale e non è fatta semplicemente di scambi di battute o interventi frontali a cui far seguire sessioni Q&A di domande e risposte. Comunicare vuol dire esprimere la propria personalità e quello che si ha da dire soprattutto con il linguaggio del corpo, vuol dire incontrarsi e confrontarsi di persona e non limitarsi al semplice argomento da trattare, ma favorire spunti di discussione e riflessione e altre occasioni di incontro.

Anche gli interpreti sono lì per “interpretare”, non per tradurre in maniera fredda o soltanto tecnica i discorsi degli speaker, ma per poter dare espressione al messaggio di chi parla, interpretandone il linguaggio del corpo, lo stato d’animo, il tono di voce, partendo dal contesto comunicativo e tenendo sempre conto della cultura di chi trasmette e di chi riceve quel messaggio. Senza tutti questi indizi visivi la difficoltà di interpretazione aumenta e ne può risentire la qualità.

Utilizzare i video nelle conferenze online è sicuramente utile, ma rispetto alle conferenze dal vivo la tecnologia può rappresentare un ostacolo che si interpone nell’atto comunicativo naturale tra chi parla, chi ascolta e chi è chiamato a mediare la comunicazione.

Prima dell’evento online

Per organizzare un evento nel migliore dei modi sono necessari molto tempo e un’attenta pianificazione, senza trascurare mai l’eventuale scelta della piattaforma e degli interpreti, che possibilmente devono avere esperienza nel settore e conoscenze pregresse dell’argomento da trattare, o quantomeno avere il tempo per prepararsi adeguatamente e produrre e studiare glossari specifici nelle lingue di lavoro. Questo vale anche per gli eventi online ed è sicuramente imprescindibile per quelli face-to-face.

Una volta stabiliti l’argomento, l’obiettivo, la struttura dell’evento online nonché il tipo di piattaforma e la modalità più adatta di interpretariato da remoto qualora vi fossero ospiti stranieri, chi organizza l’evento non dovrebbe trascurare alcuni semplici accorgimenti prima di iniziare.

Innanzitutto sarebbe opportuno inviare a partecipanti la richiesta di adesione con allegato un programma che descriva lo scopo e le aspettative della riunione o conferenza. In base al tipo di evento, sarebbe anche utile stabilire i ruoli dei partecipanti e anticipare agli ospiti se dovranno prendere parte attiva alle decisioni durante la riunione, in modo da potersi preparare. Inoltre, qualora si intendesse registrare l’evento, in questa fase è necessario informare gli interpreti in merito all’utilizzo e alle finalità della registrazione.

Una volta registrati all’evento, i partecipanti dovrebbero ricevere una email nella quale si chiede conferma di partecipazione in quella data e a quel determinato orario. Possibilmente sarebbe anche opportuno inviare una richiesta di partecipazione a una demo della piattaforma che si intende utilizzare, in modo da permettere a tutti, interpreti e tecnici compresi, di testare le funzionalità audio e video della stessa.

Durante l’evento online

Un evento online coinvolgente e dinamico idealmente non dovrebbe durare più di un’ora, ma la durata varia sempre in base alla natura e all’obiettivo dell’evento stesso.

Prima di avviare i lavori, si dovrebbe iniziare con la presentazione dell’evento (argomento, obiettivi, risultati attesi, struttura ecc.) e degli ospiti (ruoli e temi da trattare) e incoraggiare a utilizzare la chat per fare domande durante le presentazioni, in modo da mantenere l’ordine ed evitare interruzioni.

Se si organizzano interventi frontali, l’ideale sarebbe usare presentazioni in PowerPoint e renderle visibili a tutti con la funzionalità di condivisione dello schermo, aggiungendo brevi pause musicali o video. In questo caso, prestare anche attenzione a non mostrare eventuali dati sensibili (es. compilazione automatica) e a chiudere varie app e finestre aperte.

In generale, per mantenere l’attenzione degli ospiti durante la conferenza sarebbe utile fare delle pause di tanto in tanto oppure intervallare presentazioni frontali a sessioni parallele, Q&A, interviste, esercizi di gruppo, giochi di ruolo, sondaggi ecc.

Per agevolare la comprensione del messaggio ai partecipanti e agli interpreti, sarebbe opportuno parlare in un ambiente ordinato, adeguatamente illuminato e silenzioso, con una buona connessione Internet e cuffie e microfono di qualità. Gli speaker dovrebbero moderare il ritmo, anche per prevenire problemi dovuti a una connessione instabile, e parlare uno alla volta, con il microfono e la videocamera ben posizionati. Quando non intervengono, dovrebbero silenziare il microfono e mantenere l’attenzione rivolta all’evento, quindi chiudere eventuali app o finestre aperte per eliminare le notifiche.

Dopo l’evento online

Al termine dell’evento, può risultare utile fare una rapida sintesi dei punti trattati e delle iniziative e decisioni prese (anche per gli ospiti arrivati in ritardo), informando i partecipanti in merito a eventuali follow-up, senza dimenticare di ringraziarli per la partecipazione.

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Tutti pronti per l’interpretariato da remoto? Breve guida pratica per utenti e interpreti (parte 1)

Interpretariato da remoto 1

Le misure preventive messe in atto di recente su scala globale durante l’emergenza sanitaria scatenata dal COVID-19 hanno causato l’annullamento di molti eventi locali, nazionali e internazionali. Per adattarsi a questa nuova situazione, gli organizzatori di riunioni, meeting, convegni e conferenze hanno dovuto spostare i loro eventi online, convertendo gli eventi face-to-face in meeting virtuali su piattaforme apposite che permettono di collegare i partecipanti in rete dalla propria abitazione o dal proprio luogo di lavoro.
Per gli eventi internazionali anche gli interpreti e le società di servizi linguistici si sono dovuti adattare alle tecnologie di interpretazione simultanea e consecutiva da remoto. Nel precedente articolo abbiamo affrontato il tema delle tecnologie di interpretazione automatica e assistita; le piattaforme di interpretariato da remoto rientrano nel gruppo delle tecnologie CAI (Computer-Aided Interpreting) di tipo setting-oriented.

Le modalità di interpretariato da remoto

Esistono varie modalità di traduzione della lingua orale da remoto, che esistevano già prima dell’emergenza sanitaria, e che la nuova situazione venutasi a creare ha fatto emergere con maggiore forza:

1. Interpretariato telefonico (OPI – Over-The-Phone Interpreting) – I parlanti e l’interprete sono collegati attraverso una linea telefonica tradizionale o un’apposita applicazione che richiede il collegamento a Internet. È una modalità usata ad esempio per interviste, colloqui tra esperti e in tutte quelle situazioni comunicative di tipo dialogico nelle quali l’interprete traduce in consecutiva le domande e le risposte.

2. Interpretariato simultaneo da remoto (RSI – Remote Simultaneous Interpreting) – Un’apposita piattaforma sostituisce la cabina e diventa la console virtuale dell’interprete, dalla quale esso ascolta e vede via video gli speaker, gestisce i pulsanti per modulare l’audio e la lingua in entrata e in uscita, e ha la possibilità di comunicare via chat con gli organizzatori, i tecnici e il collega di cabina. È una modalità usata per conferenze di vario tipo alle quali i partecipanti e gli interpreti si possono collegare da casa o da una sede apposita (una stanza dotata di cabine fisiche per gli interpreti collegate via Internet per fornire il servizio online ai partecipanti collegati da casa, oppure il luogo della conferenza nel quale si trovano i partecipanti che ascoltano gli interpreti collegati da remoto). In questa modalità, la app della piattaforma che fornisce il servizio permette ai partecipanti che necessitano della traduzione di selezionare il canale della lingua e di ascoltarla dal computer o dal proprio smartphone.

3. Interpretariato in videoconferenza (VRI – Video Remote Interpreting) – Un’apposita piattaforma virtuale permette all’interprete di lavorare via video in modalità simultanea o consecutiva e all’utente di collegarsi per ascoltare e vedere l’interprete che fornisce il servizio da remoto. È una modalità molto usata nell’interpretariato di comunità, soprattutto nei tribunali e negli ospedali o nei casi in cui la specificità del servizio richiede un’interazione più diretta tra tutti i partecipanti alla comunicazione.

4. Sottotitolazione in tempo reale da remoto (Remote Live Subtitling) – In questa modalità il professionista può produrre i sottotitoli o nella stessa lingua della conferenza a beneficio dei partecipanti sordi (tramite respeaking intralinguistico) oppure in un’altra lingua a beneficio dei partecipanti che non conoscono la lingua dello speaker (tramite respeaking interlinguistico). La piattaforma Zoom offre la funzionalità Closed Captioning per i sottotitoli delle conferenze online.

5. Resocontazione in tempo reale da remoto (Remote Live Reporting) – Con questa modalità il professionista può produrre il testo scritto degli interventi della conferenza online in tempo reale in modalità sia intralinguistica (nella stessa lingua) sia interlinguistica (da una lingua all’altra). In questo caso si serve di un’apposita piattaforma che gli permette di inviare il testo o la traduzione prodotti in tempo reale con la tecnica del respeaking dal proprio computer al server remoto. I partecipanti possono leggere in tempo reale la trascrizione o la traduzione dei discorsi accedendo al link tramite il proprio tablet o smartphone.

Per maggiori informazioni sulle tecniche di respeaking si vedano gli articoli: “L’innovazione nel settore dell’interpretariato” e “”Trans-pretation”: il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto?”.

 

Per richiedere un servizio di interpretariato telefonico, da remoto, in videoconferenza, sottotitolazione o resocontazione in tempo reale: https://www.interpretetraduttricesimultanea.com.

Il rapporto tra l’interprete e l’intelligenza artificiale

Interprete e intelligenza artificiale

Le innovazioni tecnologiche nel settore della lingua scritta sono antecedenti rispetto a quelle della lingua orale e ne costituiscono la base.

Esiste una differenza tra machine translation (MT – traduzione automatica) e computer-aided/-assisted translation (CAT – traduzione assistita): la prima consiste nell’impiego di un sistema informatico per tradurre un testo scritto da una lingua all’altra senza l’intervento del traduttore; la seconda è la traduzione effettuata con l’ausilio di programmi informatici o software al fine di ridurre il carico lavorativo del traduttore umano e migliorare lo stile e la terminologia del testo.

Così come nel settore della traduzione, anche in quello dell’interpretazione esiste una distinzione tra machine interpretation (MI – interpretazione automatica) e computer-aided/computer-assisted interpretation (CAI – interpretazione assistita): mentre la prima non richiede l’intervento dell’interprete, la seconda utilizza un software per facilitare alcuni aspetti del processo di traduzione orale, al fine di rendere il servizio dell’interprete umano migliore e più efficiente.

Quali sono stati nel corso del tempo gli sviluppi dell’intelligenza artificiale (I.A.) e della linguistica computazionale nel settore dell’elaborazione del linguaggio naturale e in seguito in quello dell’interpretazione automatica e assistita?

L’intelligenza artificiale

Secondo il professor Bruce G. Buchanan dell’Università di Pittsburgh, la storia antica dell’I.A. parte dalla mitologia greca e concerne la creazione di artefatti “intelligenti” costruiti con strumenti meccanici reali o fraudolenti, mentre la storia moderna dell’I.A. inizia a partire dalla seconda guerra mondiale e riguarda la creazione dei primi elaboratori elettronici moderni e di programmi che svolgono complessi compiti intellettuali.

L’intelligenza artificiale nel ventunesimo secolo è lo studio dei meccanismi alla base della conoscenza umana, dal ragionamento logico-matematico alla comprensione del linguaggio naturale, al fine di riprodurli tramite elaboratori elettronici che possano compiere azioni “intelligenti”. Oggi il principale motivo di scontro tra gli esperti del settore è riducibile alla suddivisione dell’I.A. in due branche: l’I.A. forte (un computer può avere un’intelligenza pari a quella umana) e l’I.A. debole (un computer non sarà mai equivalente alla mente umana, dal momento che quest’ultima è dotata anche di creatività, socialità ed emozioni). Se si considera la programmazione classica basata su linguaggi simbolici e lineari, domina l’I.A. debole. Se invece si considera la diffusione di reti neurali, di algoritmi generici e di sistemi di calcolo parallelo, l’ago della bilancia si sposta a favore dei sostenitori dell’I.A. forte. In ogni caso la chiave dell’intelligenza artificiale è sempre l’imitazione dell’intelligenza naturale basata sul processo di apprendimento delle macchine.

La linguistica computazionale

Spesso la linguistica computazionale è considerata un sotto-campo dell’I.A., anche se la sua nascita come settore di studi è precedente. La linguistica computazionale nacque infatti negli anni Cinquanta negli Stati Uniti per opera di linguisti computazionali che si servivano del computer per tradurre gli articoli delle riviste scientifiche dal russo all’inglese. Notando che le traduzioni automatiche non erano accurate, proposero la linguistica computazionale come nuovo campo per sviluppare algoritmi e programmi per elaborare dati linguistici. In altre parole, la disciplina divenne un sotto-settore dell’I.A. nel momento in cui ci si rese conto che per tradurre automaticamente era necessario capire il funzionamento della comprensione e della produzione umana del linguaggio naturale, elaborandolo tramite un computer.

Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, la sinergia tra le teorie formali del linguaggio e il calcolo simbolico ha portato alla realizzazione di programmi informatici che rappresentano modelli linguistici. Poiché per riprodurre i processi linguistici non era più sufficiente l’informatica, si iniziò a diffondere l’idea di utilizzare la linguistica computazionale per tradurre da una lingua all’altra. L’idea era già nata nel 1949, quando Warren Weaver, uno dei padri della Teoria della Comunicazione, propose di affiancare alle tecniche statistiche conoscenze di linguistica formale per l’attività di “transduzione” da un codice all’altro, svolta dai servizi segreti nell’operazione di code cracking (code breaking).

La Association for Computational Linguistics definisce la linguistica computazionale come lo studio scientifico della lingua da una prospettiva computazionale; secondo Giacomo Ferrari essa affonda le sue radici nelle discipline formali tradizionali, ovvero:
– la linguistica: la genealogia delle lingue di August Schleicher, influenzato dalle teorie evoluzioniste del naturalista inglese Charles Darwin, e la linguistica di Ferdinand De Saussure, influenzato a sua volta dal sociologo Émile Durchheim;
– la matematica: lo studio dei meccanismi formali della comunicazione;
– l’informatica, della quale la linguistica computazionale è soltanto una scienza parallela e non una sua applicazione;
– è alla base dell’ingegneria linguistica, la quale consiste nella progettazione linguistica con il fine di costruire sistemi di elaborazione del linguaggio naturale.

Alla luce di tale definizione la linguistica computazionale è un campo interdisciplinare che studia i formalismi descrittivi del funzionamento del linguaggio naturale (una qualsiasi lingua non inventata formatasi gradualmente nel corso del tempo che si distingue dai linguaggi dei computer) con lo scopo di riprodurlo in programmi supportati da elaboratori elettronici. Così come nell’intelligenza artificiale, anche nella linguistica computazionale si deve dare al computer la possibilità di apprendere, ovvero creare sistemi di apprendimento automatico che producano programmi in grado di acquisire ed elaborare campioni, estraendone le conoscenze linguistiche.

L’elaborazione del linguaggio naturale

Le tecnologie di interpretazione automatica sono il risultato degli studi condotti in un campo denominato Natural Language Processing (NLP), ovvero “elaborazione del linguaggio naturale”, “tecnologia del linguaggio” o “tecnologia del linguaggio naturale”; il termine viene utilizzato a partire dagli anni Ottanta per definire un insieme di software che elaborano in modo intelligente testi scritti in linguaggio naturale, tra i quali word processors, dizionari, correttori di grammatica e spelling e programmi di traduzione automatica. Attualmente, dal punto di vista teorico, l’NLP si definisce come un campo dell’informatica sovrapposto alla linguistica computazionale che studia le interazioni tra il computer e il linguaggio umano naturale, sia scritto che orale. In questo articolo ci occuperemo soltanto della lingua orale.

Il processo più complesso di NLP è la comprensione del linguaggio naturale, che richiede da parte del computer una vasta conoscenza del mondo e la capacità di manipolarlo. Il processo di comprensione della lingua orale si articola a sua volta in riconoscimento automatico della voce (voice recognition, ovvero il riconoscimento della voce ma non l’analisi del contenuto dell’espressione vocale) o del parlato (speech recognition, ovvero il riconoscimento della voce con lo scopo di capire il contenuto di ciò che il parlante dice) e analisi del testo orale. I passi successivi sono la traduzione automatica (machine translation) e la produzione della lingua orale (speech synthesis o sintesi vocale).

L’interpretazione automatica (machine interpreting)

A partire dal 1992 l’SRI International ha realizzato un’architettura modulare di traduzione della voce unilaterale per un numero ristretto di ambiti (viaggi in aereo) e di lingue (inglese, svedese, francese e in seguito spagnolo) con un vocabolario di 1.500 parole. Il software si chiamava Spoken Language Translator e la sua architettura di sistema costituisce tuttora la base delle tecnologie di interpretazione automatica. Nel 1995 è stata introdotta la nuova versione del sistema con traduzione bilaterale e negli anni successivi, fino alla metà del 1999, sono state introdotte nuove lingue e nuovi ambiti di applicazione.

Gli attuali dispositivi di traduzione mobile sono stati sviluppati a partire dai sistemi di traduzione unilaterale di frasi dall’inglese, che sono stati poi estesi a sistemi bilaterali e infine a quelli più attuali di interpretazione automatica del parlato spontaneo. La maggior parte dei dispositivi in commercio destinati ad ambiti specifici si basa su sistemi di traduzione di frasi di lunghezza limitata, detti SPTS (Spoken Phrase Translation Systems). Questi sistemi sono ispirati ai manuali di conversazione, nei quali per ogni ambito è indicata una lista di frasi con la rispettiva forma fonetica, e necessitano di un input vocale che consenta loro di selezionare la frase voluta e di ripeterla nella lingua di arrivo riproducendo la traduzione preregistrata. L’ampliamento degli SPTS ha portato alla creazione dei sistemi di dialogo tra l’uomo e la tecnologia, detti SLS (Spoken Language Systems), i quali rispondono alle domande o agli ordini dell’utente o seguono le sue istruzioni.

Idealmente, un interprete automatico dovrebbe contenere tutti i sistemi suddetti e disporre di un vocabolario e di una comprensione del mondo e delle lingue tali da poter gestire una comunicazione e tradurre la lingua parlata a un livello pari o addirittura superiore a quello di un interprete umano, pertanto la strada verso la creazione di un interprete automatico a tutti gli effetti è ancora lunga. Il primo sistema vero e proprio di traduzione mobile è stato costruito soltanto nel 1999 in Giappone dall’Advanced Telecommunications Research Institute International ed era un dispositivo mobile destinato a chi viaggia che conteneva una voce che traduceva le parole pronunciate dall’utente (giapponese) nella lingua di arrivo (coreano) nel telefono cellulare di un altro utente, servendosi di traduzioni preregistrate. Nel 2005 un’altra società giapponese, la NEC Corporation, ha annunciato lo sviluppo di un sistema di traduzione che poteva essere caricato nei telefoni cellulari e che poteva riconoscere 50.000 parole giapponesi e 30.000 parole inglesi ed era specializzato per le informazioni turistiche, ma il progetto è stato presentato soltanto nel 2009. A questi strumenti sono seguiti i cellulari per l’apprendimento delle lingue, nei quali voci di dizionario, frasi, quiz e traduzioni erano inviati via sms. Inoltre nel 2007 la società bulgara Interlecta ha lanciato uno strumento di traduzione mobile con la possibilità di inviare traduzioni scritte via sms o e-mail, integrato con un modulo di sintesi vocale e di traduzione di immagini. Per funzionare, gli strumenti di traduzione mobile devono poter comunicare con server esterni che ricevono il testo scritto o orale di input, lo traducono e lo rimandano all’utente; per questo necessitano della connessione a Internet. Pertanto, i dizionari parlanti e i manuali di conversazione destinati a molti strumenti portatili non rientrano fra le tecnologie di traduzione mobile in quanto non richiedono Internet.

Dal 2002 DARPA finanzia il progetto dell’SRI International che mira allo sviluppo di tecnologie di interpretazione automatica di tre tipi, le quali si distinguono in base al genere di servizio fornito: la traduzione della voce unilaterale (dall’inglese a più lingue di arrivo), bilaterale (dall’inglese a altre lingue e viceversa) e del parlato spontaneo (interpretazione anche bilaterale di frasi spontanee non memorizzate in precedenza nel sistema).

L’interpretazione assistita (computer-aided interpretation)

Le tecnologie di interpretazione assistita sono soprattutto frutto delle ricerche degli ultimi vent’anni.

Claudio Fantinuoli distingue due grandi gruppi di tecnologie CAI: quelle process-oriented supportano e accompagnano l’interprete durante le fasi del servizio o del processo di traduzione orale (sistemi di gestione terminologica, estrazione di dati, memorizzazione terminologica, analisi dei corpora ecc.); quelle setting-oriented circondano il processo di interpretazione (console per cabine, piattaforme e dispositivi di interpretariato da remoto o telefonico ecc.). In questo articolo illustreremo alcuni esempi di tecnologie CAI process-oriented.

Nel 1999 un interprete funzionario dell’Unione europea ha proposto di utilizzare un registratore vocale digitale per registrare il discorso originale, che viene poi ripetuto alle orecchie dell’interprete, il quale lo rende in modalità simultanea: il sistema è chiamato Consec-Simul, in quanto combina le modalità di interpretazione consecutiva e simultanea.

Nel 2014 è stato introdotto il sistema Consecutive Pen, che fa uso di una penna digitale per prendere appunti su carta speciale integrando un microfono incorporato, una cassa acustica e una telecamera a infrarossi. Un programma sincronizza gli appunti con l’audio registrato nello stesso momento e l’utente può toccare una parola per ascoltare la parte dell’audio corrispondente.

Secondo Fantinuoli, a seconda dell’architettura e dello spettro di funzionalità, gli strumenti CAI si dividono in strumenti di prima generazione e di seconda generazione. I primi sono stati introdotti 15 anni fa e progettati per supportare gli interpreti nella gestione terminologica. Interplex, Terminus, Interpreters’ Help, LookUp e DolTerm sono tutte interfacce grafiche per memorizzare e recuperare dati terminologici multilingue da una banca dati. Si distinguono dai sistemi di gestione terminologica dei traduttori in quanto sono in grado di memorizzare informazioni aggiuntive ai termini in settori specifici e consentono di categorizzare i termini ricercati. I secondi sono più recenti e rispondono alla necessità di rispondere in maniera più completa alle esigenze degli interpreti durante il processo di lavoro, aggiungendo ad esempio funzionalità di organizzazione del materiale testuale, recupero delle informazioni dai corpora o da altre risorse ecc. Intragloss e InterpretBank sono gli strumenti CAI di seconda generazione attualmente diffusi. Intragloss assiste l’interprete nella fase preparatoria di un incarico e presenta un approccio nuovo alla creazione dei glossari, in quanto si basa sull’interazione tra i testi preparatori e la banca dati terminologica. Inoltre consente da un lato di preparare un glossario evidenziando un termine e cercandone la traduzione nelle risorse online come i glossari, le banche dati, i dizionari ecc., dall’altro di estrarre automaticamente tutti i termini del glossario di settore che appare nel documento, collegando direttamente i testi con la banca dati terminologica disponibile. Invece InterpretBank dispone di funzionalità specifiche che tengono conto dei limiti di tempo e delle peculiarità dell’interpretazione simultanea ed è attualmente l’unico strumento CAI che facilita il processo di ricerca terminologica in cabina.

Inoltre le tecnologie di interpretazione sono utilizzate anche nella didattica e per soddisfare le necessità comunicative dei sordi in tempo reale. In quest’ultimo caso, i servizi CAI utilizzano tecnologie di trascrizione, resocontazione e sottotitolazione per trasformare il testo orale in testo scritto, servendosi di trascrittori, resocontisti o sottotitolatori che digitano l’input vocale su laptop con tecniche di scrittura veloce, con macchine stenografiche o con il riconoscimento del parlato (respeaking) in modalità intralinguistica (da una lingua alla stessa lingua) o interlinguistica (da una lingua a un’altra). Il respeaking (per maggiori informazioni si veda l’articolo di questo blog “”Transpretation”: il futuro dell’interpretazione simultanea è scritto?”) è una tecnica di produzione di sottotitoli in tempo reale nella quale il respeaker ascolta alle cuffie la voce dell’oratore e simultaneamente sintetizza/ripete il discorso a un software di riconoscimento del parlato utilizzando un microfono standard oppure insonorizzato (stenomask). Mentre il software trascrive il testo dettato al computer, il respeaker corregge il testo trascritto e lo trasforma in sottotitoli mediante appositi software. A seconda del tipo di utenza e delle finalità del servizio, il pubblico che legge il testo può essere composto di utenti sordi oppure stranieri. In quest’ultimo caso, è possibile abbinare il servizio di interpretazione simultanea al servizio di respeaking, oppure servirsi di professionisti interpreti-respeaker che svolgano contemporaneamente entrambi i servizi.

Verso il futuro

Oggi il mondo delle tecnologie destinate agli interpreti di conferenza è ancora un labirinto in continua evoluzione. I sostenitori dell’I.A. forte che non conoscono le peculiarità del lavoro degli interpreti intendono costruire interpreti automatici senza tenere conto dei molteplici compiti che svolge un interprete, che oltre a lavorare sulla lingua e sulla cultura, vive l’ambiente che lo circonda. L’interprete ascolta l’oratore osservando i segnali non verbali e le reazioni del pubblico, analizza e vive completamente il messaggio effimero, lo “interpreta” tenendo conto della cultura di partenza e di quella di arrivo e stabilisce con le persone un contatto visivo, al fine di assicurarsi che il messaggio sia stato ricevuto e compreso. Finora nessuna macchina è riuscita a fare tutto questo e gli interpreti automatici si sono ridotti a meri strumenti portatili in grado di risolvere i problemi comunicativi solo nelle situazioni di emergenza.
Chissà se l’incubo del mostro tecnologico tanto temuto dagli interpreti un giorno si realizzerà oppure svanirà completamente? Una delle citazioni più famose del grande evento di Ginevra dello scorso ottobre “100 years of Conference Interpreting” è questa:

Gli interpreti non saranno sostituiti dalla tecnologia, ma saranno sostituiti dagli interpreti che utilizzano la tecnologia.

Dunque gli interpreti di oggi saranno disposti a seguire il progresso tecnologico per trovare nell’I.A. un’utile alleata?

 

Fonti principali:
Interpretazione automatica o assistita? Il rapporto tra l’interprete e l’intelligenza artificiale di A. Checcarelli, 2009, tesi di laurea specialistica non pubblicata
Computer-assisted interpretation: challenges and future perspectives di C. Fantinuoli, 2018, pubblicazione

L’innovazione nel settore dell’interpretariato – Intervista “A tu per tu con i professionisti”

Intervista del 28 aprile 2020 ad Alessandra Checcarelli, ospite del ciclo di dirette “A tu per tu con i professionisti” organizzato dalla SSML San Domenico di Roma.

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Buon pomeriggio alla nostra ospite del secondo giorno del ciclo di dirette “A tu per tu con i professionisti”: oggi abbiamo Alessandra Checcarelli, interprete e traduttrice.

Racconto brevemente come ci siamo conosciute, per rimarcare quanto è importante lavorare nel Web. Ci siamo conosciute perché Alessandra ha un blog molto interessante, che tratta di lingue, traduzione, e interpretariato, e anche perché poi sono andata a vedere chi era e cosa faceva. Ha in parallelo anche un sito vetrina, che parla della sua attività, del suo curriculum, dei suoi servizi, quindi ha tutta una struttura ad hoc. Poi dalla presenza on-line a LinkedIn, da LinkedIn a un bel messaggio, dal messaggio a un invito a un evento, poi purtroppo c’è stato il lockdown e non abbiamo potuto fare l’evento, ma ci siamo conosciute dal vivo e adesso ci incontriamo di nuovo tramite PC, in streaming.

Vuoi raccontarti brevemente e dirci chi sei?

Ho iniziato a occuparmi di interpretariato frequentando la scuola interpreti. Sono partita direttamente con un percorso da scuola interpreti, frequentando prima la facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale per avere le basi della traduzione scritta e della traduzione orale o interpretazione. Dopodiché ho frequentato il corso di laurea di secondo livello in Interpretariato di Conferenza perché mi sentivo più portata per la traduzione orale per motivi caratteriali. Terminato il percorso universitario, precisamente dieci anni fa, nel 2010, ho iniziato l’attività di interprete e traduttrice, all’inizio più lentamente, anche svolgendo dei lavori paralleli part-time sempre nel settore delle lingue, poi piano piano ho aumentato la base di clienti, di contatti, di colleghi ecc. e ho iniziato a svolgere a tempo pieno l’attività freelance soprattutto di interprete, ma anche di traduttrice.

Perché hai deciso di aprire il sito e il blog? Questi erano più o meno connessi al tuo percorso professionale? In quale fase li collochi?

Ai tempi dell’università ero una delle persone più lontane dalla tecnologia, o meglio, mi limitavo a conoscere la tecnologia di base che mi serviva per svolgere soltanto l’attività di traduttrice e interprete, che poi chiaramente ho approfondito nel corso del tempo e dopo la laurea. Poi però mi sono resa conto che la pubblicità era una cosa molto importante, non soltanto dal vivo (i contatti personali con i colleghi e con i clienti e quindi il passaparola, che chiaramente è utilissimo), ma anche la presenza on-line. Oggi come oggi, senza presenza on-line si è quasi fuori dal mercato. Con il sito web ho iniziato qualche anno dopo, cinque o sei anni fa; mi serviva chiaramente un sito web di tipo vetrina, nel quale potessi almeno far vedere innanzitutto che esistevo, poi che cosa facevo, come avevo intenzione di venire incontro alle esigenze dei diversi clienti, quali clienti ecc. Poi ovviamente tutto è andato di pari passo con delle specializzazioni che ho approfondito e portato avanti nel corso del tempo. Quindi prima è venuto il sito, poi piano piano e abbastanza recentemente, circa tre anni fa, ho aperto anche questo blog, per approfondire i miei interessi, dedicandolo non soltanto alla traduzione e all’interpretariato. Chiaramente questa era una sezione utile, anche perché avendo un sito statico mi serviva una piattaforma dove mantenere il passo con gli sviluppi del settore, informare i clienti, mantenere un contatto con i colleghi del settore, e per questo mi serviva una piattaforma dinamica. Il sito e il blog sono entrambi utilissimi, perché senza di essi tutto si baserebbe sul passaparola, che è fondamentale e anche naturale quando si svolge la libera professione, però avere una presenza on-line è essenziale e imprescindibile.

Infatti, a prescindere da quello che stiamo vivendo in questo momento, bisogna utilizzare più canali. Le relazioni personali face-to-face sono importanti, però dall’altra parte io che ti ho conosciuto voglio informarmi e capire bene cosa fai e chi sei, quindi la prima cosa che faccio è andarti a cercare. Ti cerco su Google e se hai un sito bene, vedo anche tutto quello che hai fatto, se ci sono delle foto anche meglio (ho visto anche le tue di foto sul tuo sito: una bella esperienza!). Puoi dirci qualcosa sulle esperienze più divertenti, più difficili o più particolari? Anche questo sarebbe interessante.

Le mie esperienze sono state e sono tuttora (lockdown escluso) abbastanza variegate, sono sempre state molto differenziate e diverse l’una dall’altra. Io non mi sono mai concentrata esclusivamente su un settore soltanto, proprio perché sono una persona dinamica e curiosa, mi piace conoscere tante cose, quindi sono partita da generalista piuttosto che da specialista, poi piano piano ho continuato a formarmi lavorando. È anche il lavoro, anzi, soprattutto il lavoro, che fa l’interprete, perché un interprete o un traduttore si forma sul campo, essendo professioni molto pratiche, non si può formare con la semplice teoria o con il semplice percorso di laurea. Si diventa professionisti svolgendo la professione. Questo è stato il mio caso. Poi avendo lavorato in settori diversi, dalla politica e quindi le istituzioni all’economia e alla finanza e quindi le aziende, considerando anche le singole specialità delle aziende, che sono tutte diverse (ognuna produce una cosa), ho iniziato uno studio per quanto riguarda la specialità della singola azienda o del singolo cliente e ho approfondito facendo diverse cose e approfondendone altre. Tra le più difficili, io direi che chiaramente il mercato privato è quanto più difficile ci possa essere per un interprete, più del pubblico, perché è più variegato. Almeno per quella che è la mia esperienza, nel privato la difficoltà sta nel fatto che ogni volta è una prima volta, ogni volta è una cosa diversa, e anche se si ripete l’argomento, è la realtà del cliente a cambiare. Se vogliamo servire un cliente, dobbiamo fare attenzione alla sua realtà: senza conoscere quella realtà, è difficile saperlo tradurre o interpretare bene. L’ambito istituzionale è complesso, però dipende dal tipo di istituzionale, che a volte può diventare complesso, a volte invece se si parla di assemblee o discorsi politici, se si conosce l’attualità, è un settore un po’ meno variegato, anche se non necessariamente più facile. Io ho fatto anche delle esperienze in televisione, traducendo anche capi di stato e di governo. Quelle sono state esperienze che io ho trovato molto divertenti.

Divertenti? Immagino anche emozionanti!

Sì e no, per un motivo semplice: sono state entusiasmanti più che emozionanti, perché “emozionante” potrebbe dire che l’emozione può giocare brutti scherzi e in quel caso l’interprete potrebbe riscontrare le difficoltà della diretta, cosa che non deve succedere. Da interpreti si impara ad avere sangue freddo, un po’ forse gli interpreti ce l’hanno di natura, un po’ chiaramente lo imparano, così come imparano a saper gestire le emozioni. Quindi parlare di incarichi emozionanti direi che è possibile fino a un certo punto: lo sono come esperienza in toto, ma non nel momento in cui si sta lavorando, quello non deve esserlo mai, o comunque dobbiamo cercare di limitare le emozioni il più possibile e mantenere la razionalità, perché si deve sempre capire il discorso che fa qualcun altro, ci si deve calare nella situazione, e nel momento in cui si è troppo emotivi, diventa difficile.

È proprio quello che deve fare l’interprete: non deve uscire fuori dal suo ruolo o far trasparire emozioni.

Esatto. Con questo non voglio dire che non si debbano avere, perché averle è essenziale per calarsi nel ruolo. Anche in quel caso, l’interprete che rende meglio il messaggio è l’interprete che molto probabilmente si cala meglio nei panni dell’oratore, oppure, come dicevo prima, nella realtà del cliente. Per esempio nei discorsi politici, ma a volte anche nell’interpretariato di tribunale in alcuni casi può diventare difficile, a seconda dei casi. Però è un mestiere in cui non ci si annoia e che ti mette alla prova in toto; a me piace tanto per questo.

È anche motivo di crescita sotto tutti i punti di vista, perché poi magari hai anche meno paura di fare certe cose, ad esempio parlare in pubblico diventa più semplice perché sei abituato a parlare davanti a un ministro oppure a un personaggio importante e quindi poi certe cose diventano più semplici, perché hai già provato certe emozioni prima della prestazione, mentre poi hai mantenuto il controllo, quindi impari per forza.

Sul parlare in pubblico, se parliamo sempre di fare l’interprete è vero, ma non è detto. Con il fatto che l’interprete con il tempo si abitua a parlare in pubblico, ma dicendo quello che ha detto qualcun altro, magari può trovare più difficoltà a raccontare in pubblico questioni personali oppure a fare degli interventi propri. Potrebbe essere più difficoltoso rispetto a quando si parla in pubblico e si rende il messaggio di qualcun altro.

Certo, ci sono tante situazioni e bisogna sperimentare per capire. Veniamo poi all’argomento super interessante, che io che non sono del settore giustamente non conoscevo, ma che ho scoperto on-line dal tuo blog e poi da te che me lo hai raccontato. Adesso mi farebbe piacere che anche tu lo raccontassi a tutti coloro che ci stanno seguendo. Parlo proprio dell’interpretariato in simultanea sottotitolato.

Questo è un servizio molto innovativo che sta prendendo piede negli ultimi anni. È un tipo di servizio che piano piano come mondo degli interpreti stiamo introducendo nel mercato, a partire da una tecnica che serve per fare i sottotitoli live. Prima di parlare di interpretazione simultanea sottotitolata, io partirei da come funziona la sottotitolazione in tempo reale. Io utilizzo una tecnica, che è quella del respeaking, che consiste nel dettare a un software che riconosce la mia voce quello che io sto sentendo, per poterlo poi trasmettere a un pubblico per esempio non udente. Se per esempio in questo momento un oratore sta parlando l’italiano, io voglio rendere il messaggio a un pubblico sordo, il quale, non potendolo ascoltare, lo può leggere. In sostanza quello che faccio è dettare il messaggio a questo software che riconosce la mia voce e trascrive quello che ho detto, in modo che il pubblico sordo lo possa leggere. Con questa tecnica io faccio un servizio di sottotitolazione in tempo reale. Potendolo fare dall’italiano, che è la mia madrelingua, verso l’italiano, lo posso fare anche come interprete, cioè considerando che un oratore parla una lingua che io posso tradurre in simultanea, ma non per un pubblico che mi ascolta, bensì per un software che lo trascrive e poi lo proietta su uno schermo affinché il pubblico lo possa leggere. Quindi l’interpretazione simultanea sottotitolata combina le tecniche dell’interpretazione simultanea classica con la tecnica del respeaking o respeakeraggio, in cui l’interprete “ridice” quello che sta dicendo l’oratore, e nel caso della simultanea aggiunge questo passaggio interlinguistico, per esempio l’oratore parla in inglese e io proietto i sottotitoli in italiano. Si tratta di un servizio in più destinato a un pubblico qualsiasi che può richiedere questo tipo di servizio. Chiaramente può essere un pubblico sordo, come nel caso del respeaking intralinguistico (la sottotitolazione in diretta da una lingua alla stessa lingua), oppure un pubblico straniero (con il passaggio da una lingua a un’altra).

Quand’è che viene applicato: quando si fa una conferenza, insieme all’interpretazione simultanea, in parallelo o sono due cose che si possono adottare separatamente?

Se parliamo di una conferenza, l’interpretazione simultanea sottotitolata si fa in un contesto ideale nel quale ci sono (come nel caso della simultanea classica) un pubblico straniero e un oratore che parla una lingua diversa. Come funziona? O è lo stesso interprete a essere anche respeaker, e in quel caso l’interprete funge da interprete-respeaker, dettando al software il messaggio in un’altra lingua, allo stesso tempo facendo la simultanea, dettandola al software, manovrando i comandi del software e correggendo per fare in modo che la resa non sia sbagliata. Poiché per questo è richiesto un carico cognitivo molto elevato (dato dalla combinazione delle varie tecniche, dall’utilizzo della tecnologia, per cui si hanno sotto controllo tante cose in più), in questo caso si può pensare anche di avere due interpreti (chi fa l’interprete ha sempre bisogno di un collega di cabina o da remoto che lo sostituisca ogni venti minuti, per cui ogni venti minuti lavora uno dei due interpreti) e due respeaker, altrimenti il livello di stress per combinare tutti i servizi credo sia almeno il doppio di quello della simultanea classica. Questo è il motivo per cui questo tipo di servizio, richiedendo quattro professionisti anziché due, forse fatica un po’ a prendere piede, ma è anche vero che avere due interpreti-respeaker per tutta la giornata è difficile senza che si raggiungano livelli di stress elevati. A volte succede, mi è capitato, però chiaramente anche lì dipende dal cliente, perché anche per il cliente, seguire per tutto il tempo una trascrizione o un sottotitolo piuttosto che ascoltare è più faticoso. Per questo credo che difficilmente riusciremo a soppiantare la simultanea tradizionale, è soltanto un tipo di servizio diverso per un utente diverso che richiede una resa diversa, però non sono servizi concorrenti.

Chiaramente questa tecnica può essere applicata anche da remoto, giusto?

Esatto, può essere applicata molto bene anche da remoto. Questo è vero sia se parliamo di semplice simultanea sia se parliamo di simultanea sottotitolata sia se parliamo anche solo di respeaking. Chiaramente è possibile anche farlo da remoto, aggiungendo in più delle piattaforme in tutti i casi.

Ho detto questo perché chiaramente adesso è tutto bloccato e non c’è più la conferenza fatta nella maniera tradizionale, ma ci sarebbero le conferenze da poter organizzare in streaming. Anche questo è un appello che vorrei lanciare: purtroppo, in questo momento in cui siamo tutti fermi, ci sono delle modalità che possono essere adottate. Ci sono tantissime piattaforme che hanno concesso licenze a titolo gratuito, non solo alle istituzioni, o hanno fatto degli sconti abbastanza importanti, quindi l’evento che non si potrà più organizzare di persona come prima si può fare in streaming. Tutti i servizi che sono connessi a un evento (chiaramente l’unico che non c’è è il coffee break, ma forse quello si può fare virtualmente) come l’interpretariato si possono fare da remoto, quindi anche questa sottocategoria dell’interpretariato in simultanea si può fare allo stesso tempo da remoto; le soluzioni si possono trovare. Questa diretta di oggi serve anche a trasmettere messaggi come questo: si possono organizzare comunque eventi, si possono comunque adottare soluzioni alternative.

Esatto, più che altro perché sono servizi molto utili e più che sottocategorie della simultanea sono modalità ancora diverse di poter effettuare e usufruire della simultanea. Il fatto che sia da remoto non dovrebbe bloccare gli utenti o evitare che la utilizzino per dubbi di funzionamento, perché adesso le piattaforme si stanno evolvendo e sviluppando sia dal lato cliente che dal lato interprete. Anche gli stessi interpreti non incontreranno (se la tecnologia continua a evolversi) tante più difficoltà rispetto alla simultanea tradizionale, perché comunque i problemi tecnici possono esserci sia in una situazione dal vivo che in una situazione da remoto. Chiaramente quando si lavora in remoto non c’è nulla di tangibile, l’impatto è diverso, però anche lì è una questione di abitudine: ci sono piattaforme che trasmettono un audio molto pulito e molto buono sia per gli interpreti che ascoltano e quindi riescono a lavorare sia per chi usufruisce del servizio. Molto spesso queste piattaforme garantiscono la resa al cliente direttamente su smartphone con una app, tramite la quale si riesce ad ascoltare la simultanea come se il telefono diventasse un ricevitore che si utilizza nella simultanea classica.

Adesso mi è venuto in mente anche un altro argomento, parlando del telefono: esiste anche l’interpretariato in consecutiva tramite telefono?

La tecnologia può fare miracoli e, almeno per quella che è la mia esperienza, a volte l’interpretazione è possibile farla anche al telefono. Quando dico al telefono non intendo solo una piattaforma come può essere Skype o qualsiasi piattaforma telefonica, ma proprio lo smartphone. In quel caso si fa molto spesso consecutiva più che simultanea, ovvero, piuttosto che la simultanea, nella quale la voce dell’interprete si sovrappone a quella di chi parla, la consecutiva serve per rendere un messaggio dopo che l’oratore finisce di parlare. Se si tratta di interviste telefoniche, è possibile che l’interprete consecutivista sia chiamato anche a svolgere dei servizi di interpretariato telefonico in consecutiva. Chiaramente lì il problema è che la voce o l’audio che arrivano dal telefono non sono quelli che possono arrivare in cuffia; dovrebbe essere un audio pulito, ma non è sempre così. Questo potrebbe essere un problema, perché chiaramente l’interprete l’audio lo vuole avere pulito in quanto è proprio lo strumento del suo lavoro: senza ricevere l’audio, il messaggio non arriva. Tuttavia è una modalità fattibile nel momento in cui si conosce l’argomento o ciò di cui si sta parlando: in quel caso non è nulla di impossibile.

Certo, conoscere l’argomento aiuta: se c’è un buco nell’audio oppure non si sente bene, magari si riesce a ricostruire il discorso.

Sicuramente aiuta. Certo, l’audio pulito è sicuramente la situazione ideale. Però se vogliamo parlare di evolversi e di quello che sarà il futuro, senza rimanere soltanto con i sistemi tradizionali, sebbene sicuramente funzionanti, dobbiamo anche aprirci per far funzionare bene gli strumenti tecnologici che ci serviranno per l’interpretariato del futuro.

Sicuramente qualcuno ideerà una app che pulirà anche l’audio…

Non so se sia possibile, ma vorrei sperare che sia così. Questo non vuol dire che l’interpretariato da remoto o telefonico o comunque la tecnologia debbano sostituire per forza l’interpretariato tradizionale. Sarà comunque il mercato a dettare la linea guida e se sarà più richiesto un servizio o un altro non sarà sicuramente l’interprete a deciderlo, se non promuovendo le condizioni ottimali per svolgere il servizio, però oltre a quello si tratta sempre di una combinazione tra quello che si offre e quello di cui si fruisce.

Certo, è un adattamento, un cambiamento, poi piano piano ci si adatterà, ci evolveremo e vedremo qual è la soluzione migliore per adottare anche questa diversa tipologia di interpretariato.

Può essere un servizio diverso e complementare, che non necessariamente deve rimpiazzare l’interpretariato di persona. Anzi, sono proprio servizi diversi nei quali molto spesso l’utenza è diversa, la soluzione è diversa, quindi il risultato è diverso. Una cosa non esclude l’altra, almeno io non ho una visione esclusiva, secondo me sopravviveranno in ogni caso.

Insieme, cioè sono varie tipologie che possono essere adottate “o” oppure “e”, nell’unione delle due cose. Ho visto che già siamo a trenta minuti di diretta, quindi faccio l’ultima domanda che farò a tutti: un consiglio che daresti a uno studente e un consiglio che daresti a un tuo collega interprete ma anche traduttore.

Se vogliamo parlare di consigli, io direi che questo vale sia per la traduzione che per l’interpretariato e vale in generale sia per uno studente che per un professionista. In sostanza darei uno stesso unico consiglio che ritengo essenziale per poter svolgere al meglio la professione. Trattandosi di una professione molto pratica, si inizia già a praticarla nel momento in cui si studia. Chiaramente poi si approfondisce, ma questo è il motivo per cui si tratta di un continuum ed è difficile, dal mio punto di vista, dare un consiglio separatamente a uno studente e a un professionista. Per entrambi io direi che il consiglio è questo: non smettere mai di essere curiosi, non smettere mai di leggere, di ascoltare, di indagare, di approfondire. Meglio si conosce un argomento e meglio lo si può interpretare, e in generale, più si conosce il mondo, più si ha una cultura generale ampia, più è facile essere un bravo traduttore e interprete. È sempre un percorso di miglioramento nel quale non si è mai arrivati. Secondo me questo è un mestiere nel quale chiaramente l’esperienza conta molto, perché con l’esperienza si riesce a essere migliori, ma non vuol dire che tanta esperienza sia sufficiente. È un continuo evolversi, un continuo imparare, quindi bisogna calarsi già in questa ottica da studenti senza limitarsi o fermarsi a quello che si studia all’università. Gli esami sono utilissimi, imparare la tecnica è utile, la lingua è utile, è tutto fondamentale e propedeutico, però non basta: è un punto di partenza che va scavalcato, bisogna andare oltre. Quindi: curiosità e mai smettere di indagare e seguire seminari. Tra l’altro adesso con la quarantena siamo anche facilitati in termini di tempo per poter seguire webinar di ogni tipo, per leggere, e per informarsi, perché solo con un’ampia conoscenza del mondo si riesce a lavorare al meglio. L’interprete questo fa: trasmette un messaggio, e senza sapere di cosa si parla è difficile trasmettere un messaggio.

Sì, poi più si ha cultura e meglio è sicuramente. Io penso anche che più ci si informa dapprima e meglio è, perché chiaramente si inizia ad acquisire più bagaglio culturale. Se io per esempio mi sveglio dopo dieci anni che mi sono laureato e inizio in quel momento a capire che forse quello che ho studiato non basta e devo andare oltre, allora lì ci saranno già tutti quelli che hanno iniziato durante il percorso universitario che saranno 20.000 anni luce rispetto una persona che ha iniziato troppo tardi. Quindi secondo me anche la tempistica è fondamentale.

Sicuramente sì, in questi casi lo è assolutamente. Credo anche che forse sia automatico, perché scegliere questo mestiere dovrebbe essere anche indice di curiosità.

Sì, però spesso e volentieri è una consapevolezza che si acquisisce con la maturità, magari quando si è piccoli questo ancora non si capisce. Per un interprete penso che lo sia ancora di più: se un interprete inizia subito ad approfondire, penso che sia molto più avvantaggiato rispetto a qualcun altro che inizia a farlo dopo. Poi è un cane che si morde la coda, perché magari troverà lavoro prima rispetto a chi invece non lo ha fatto…

Queste poi sono sempre situazioni da valutare caso per caso, non è automatico, però chiaramente la regola generale è che più si sa e meglio si può interpretare o tradurre. Se parlassimo la stessa lingua ma dicessimo cose diverse, non ci capiremmo lo stesso. Non si tratta solo di una questione linguistica, ma anche di contenuti e di conoscenza dell’argomento.

Anche di cultura, di conoscere anche l’origine di un paese oppure da dove viene la persona. Quando si parla di interpretare o tradurre due lingue diverse, non sono solo le due lingue, ma è tutto un mondo quello che ci si porta dietro.

Sicuramente anche la cultura, infatti è un’opera di mediazione, non soltanto un’opera di traduzione. La traduzione non esiste senza mediazione, non a caso il percorso non è inverso: si inizia con la mediazione e poi si va avanti per studiare o approfondire l’interpretariato o la traduzione. È un percorso sicuramente obbligato: non conoscendo la cultura di un paese, non si conosce nemmeno appieno la lingua, o meglio, non si sa trasmettere un messaggio. Questo mestiere è fatto di tante cose. Molto spesso chi non lo conosce o chi non è addentro tende a pensare che faccia tutto Google Translate oppure lo fa la app che mi parla e mi dice le cose in un’altra lingua. Perché, non si può fare così? Sì, liberissimi! Il problema è che il risultato non sarà lo stesso e alla fine non vi capirete.

Che era proprio l’obiettivo iniziale: cercare di capirsi.

Esatto, quindi l’aspetto umano non andrebbe assolutamente trascurato, oltre che l’aspetto culturale.

Ti ringrazio per aver partecipato a questa nostra iniziativa. Saluto tutti quanti, chi ci ha seguito. Buon pomeriggio a tutti.

Grazie mille e buon pomeriggio a tutti.

 

Il video integrale dell’intervista è disponibile su YouTube al link: https://www.youtube.com/watch?v=5cQUeO_0fS8 

L’iniziativa “CuoconA.I.R.”: ricette in dialetto e sottotitoli

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Nei giorni del lockdown il direttivo dell’Associazione Internazionale di Respeaking onA.I.R. ha lanciato l’iniziativa “CuoconA.I.R.”.

L’idea è quella di coinvolgere chi ama cucinare nella realizzazione creativa di un breve video di 5 minuti nel quale prepara una ricetta e ne spiega la procedura nel suo dialetto. I partecipanti all’iniziativa dovranno inviare il video e la trascrizione in italiano all’indirizzo email info@respeakingonair.org. L’associazione si occuperà della sottotitolazione del video e lo pubblicherà sul canale YouTube “onA.I.R. Intersteno Italia” e sulle sue piattaforme social.

L’obiettivo è da un lato quello di coinvolgere i soci in un progetto divertente e creativo per diffondere la conoscenza del nostro patrimonio culturale, culinario e dialettale, dall’altro quello di incuriosire e invogliare nuovi potenziali soci a prendere parte alla promozione e alla diffusione della cultura dell’accessibilità e dell’inclusività delle persone svantaggiate a livello linguistico e sensoriale.

L’Associazione onA.I.R. è il gruppo nazionale italiano di Intersteno, la federazione internazionale per il trattamento dell’informazione e della comunicazione, e ha tra i suoi obiettivi generali la divulgazione della pratica della sottotitolazione in tempo reale e in differita, della trascrizione e della ripresa del parlato tramite la tecnica del respeaking (trascrizione in tempo reale del parlato tramite software di riconoscimento del parlato).

 

Per maggiori informazioni sull’Associazione Internazionale di Respeaking onA.I.R. (associazione no profit costituita nel 2012) si veda: http://www.respeakingonair.org.

L’uomo e la scoperta del cielo (parte 2)

Scoperta del cielo 2

Proseguiamo con le tappe che hanno portato l’uomo a scoprire il cielo: dopo aver raccontato i primi tre gradini mentali nel post precedente, passiamo agli ultimi due, i numeri 3 e 4.

Il gradino 3: l’età della rivoluzione e del telescopio

Il quarto passo mentale ha sostituito gli oggetti extraterrestri alle superstizioni del terzo e agli spiriti del secondo. Fu l’epoca in cui l’Olanda iniziò a costruire i primi telescopi.

L’età della rivoluzione iniziò in Polonia con le scoperte di Niccolò Copernico, che servendosi delle equazioni di trigonometria sferica dei matematici indiani e arabi, mise il sole al centro dell’universo e i pianeti a ruotargli intorno seguendo orbite circolari a velocità costante. Era quindi la terra a ruotare intorno al sole, oltre che a girare intorno al proprio asse, e non il contrario. Questa nuova teoria rivoluzionaria fu presentata nel libro “Rivoluzione dei corpi celesti”, che l’allievo di Copernico Giorgio Rheticus pubblicò a Norimberga nel 1543.

Ad esso seguirono gli studi di Tycho Brahe (Ticone) in Danimarca, che fece un’osservazione dettagliata del movimento dei pianeti e concluse che i pianeti ruotavano intorno al sole e tutto l’insieme ruotava intorno alla terra. Per perfezionare la sua teoria, Ticone aveva bisogno di un matematico, e lo incontrò a Praga nella figura dell’insegnante tedesco Giovanni Keplero.

A Keplero sono attribuite le leggi del moto planetario (1: l’orbita di un pianeta è un’ellisse con il sole posto in uno dei fuochi; 2: il segmento che congiunge un pianeta con il sole ricopre aree uguali in intervalli di tempo uguali; 3: il quadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta è proporzionale al cubo della sua distanza media dal sole) e lo studio approfondito della cabala mistica.

Le idee di Keplero rimbalzarono in Italia e furono accolte dalla figura più controversa del Rinascimento scientifico, Galileo Galilei. Sperimentatore, evangelista e plagiario, riportò tutte le sue osservazioni e i suoi commenti cronologici e teologici nell’opuscolo Sidereus Nuncius e ne Il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Galilei spiegò i concetti di forza e di accelerazione, fu sul punto di scoprire la forza di gravità, inventò il calcolatore analogico per prevedere la posizione della luna nelle orbite, scoprì le quattro lune di Giove, le appendici di Saturno, i moti della luna, le stelle della Via Lattea e il pianeta Nettuno (anche se questa scoperta rimase segretamente conservata a lungo nel suo libro di appunti alla Biblioteca Nazionale a Firenze). I primi telescopi di Galilei, ispirati a quelli olandesi e in seguito perfezionati da Keplero, Netwon e Herschel, furono utilizzati dagli scienziati dell’epoca per l’astronomia e la misurazione.

Isaac Newton fu un altro genio del gradino mentale 3: all’Università di Cambridge scoprì la forza di attrazione tra i corpi del sistema solare e, con l’invenzione del calcolo differenziale, dimostrò che le tre leggi di Keplero sono la diretta conseguenza e la prova della legge di gravitazione universale, in seguito perfezionata da Albert Einstein. Studiò l’ottica (confermando che la luce bianca è scomposta nei sette colori dell’arcobaleno) e percorse la moderna teoria dei fotoni, spiegò la causa delle maree, la forza centrifuga e l’effetto giroscopico. Inoltre inventò il calcolo degli integrali per scoprire la teoria orbitale (in base alla quale la terra agisce come se tutta la massa fosse concentrata in un punto centrale o centro di gravitazione). In fondo a Principia Mathematica scrisse queste bellissime parole:

Questo sistema sommamente elegante dei pianeti e delle comete non avrebbe potuto essere prodotto che da un essere intelligente e potente e sotto il suo governo e dominio. E se le stelle fisse sono il centro di altri sistemi simili, poiché sono tutte inquadrate nello stesso consesso saranno tutte soggette al dominio di Uno solo, in ispecie quando si vede che la luce delle stelle fisse è della stessa natura di quella del sole e che la luce di tutti i sistemi passa mutuamente dall’uno all’altro. Egli governa tutte le cose, non come anima del mondo, ma come Signore dell’Universo.

Un altro colpevole di eresia astronomica all’epoca fu Giordano Bruno: la sua colpa fu quella di aver scritto sulla dimensione illimitata del cosmo e sull’immortalità dell’anima umana in esso e di aver supposto l’esistenza di un’infinità di mondi. Secondo lui, il campo delle stelle era tridimensionale ed esteso all’infinito e oltre l’infinito esisteva un altro infinito. Tutto questo era intollerabile per la Chiesa, secondo la quale Dio non poteva aver creato un universo infinito, per cui chi lo affermava negava la sua esistenza. Fu proprio dieci anni dopo la condanna al rogo di Giordano Bruno che Galileo Galilei vide un’infinità di stelle, scompose la Via Lattea e intravide il debole luccichio di quella che avrebbe potuto essere un’altra galassia.

Edwin Hubbler scoprì infatti che quella confusa macchia di luce era una galassia a spirale con 100 miliardi di stelle: la nostra gemella Andromeda. Riconobbe così ben tre tipi di galassie (spirali, spirali sbarrate e galassie ellittiche) e gli si aprì davanti agli occhi un universo che sembrava senza fine, le cui stelle si allargavano in ogni direzione e a velocità enormi: era la rivelazione della relatività generale di Einstein. In seguito George Gamov parlò del fenomeno della compressione delle galassie, avvenuto 18 miliardi di anni fa, giungendo alla conclusione che l’universo potrebbe finire o in ghiaccio (in caso di massima espansione delle galassie nello spazio nero) o in fuoco (in caso di rallentamento dell’espansione e inversione del movimento verso la compressione): nel secondo caso, si creerebbe un nuovo buco bianco fatto da tutto ciò che è esistito e tutto ciò che esisterà. Fred Hoyle avanzò l’ipotesi che l’universo non sarebbe stato creato a partire da una sfera di fuoco primordiale, ma che la densità del cosmo si regolerebbe in modo da rimanere sempre costante. Gerald Hawkins escluse invece la necessità di un istante di creazione, avanzando l’idea che l’universo sarebbe eterno, con l’origine del tempo al meno infinito e un cosmo che è sempre stato, è e sempre sarà.

Il gradino 4: l’uomo nello spazio
Non vi è certezza sull’inizio del quinto passo mentale: forse il 1865 (quando Jules Verne scrisse “Dalla terra alla luna”), il 1899 (quando Konstantin Tsiolkovski affermò che fosse possibile lasciare la terra con razzi a combustibile liquido), il 1897 (con “Guerra dei mondi” di H. G. Wells) oppure la metà del XX secolo, con il lancio dello Sputnik il 4 ottobre 1957, l’invio del cane Laika sulla luna, e la successiva missione americana dello sbarco di Neil Armstrong sul Mare della Serenità (si veda l’articolo “A 50 anni dallo sbarco sulla Luna”)? Quel che è certo è che oggi migliaia di veicoli spaziali ruotano intorno alla terra e al sole, altri sono in viaggio verso le stelle, vi sono sonde sui pianeti e gli astronauti ci possono raccontare lo spettacolo dei monti e delle pianure lunari.

Più ci perdiamo nell’immensità del cosmo, più ci sentiamo insignificanti e più cerchiamo di riaffermare il nostro posto nell’universo. I principi antropici lo dimostrano: l’universo non potrebbe esistere se non ci fossero esseri intelligenti a osservarlo; le leggi fisiche del cosmo sono predisposte per produrre la vita intelligente; “poiché siamo qui il cosmo ne è alterato”, ovvero l’osservatore ha un effetto sulle cose e ne influenza gli sviluppi.

I gradini mentali successivi
Nessuno sa dove ci condurrà la continua scoperta del cosmo, ma è probabile che i prossimi passi mentali saranno: la comunicazione extraterrestre (gradino 5), il viaggio nel tempo e nel mondo dello spirito (gradino 6) e il contatto tangibile con l’Onnipotente (gradino 7), la mente universale di Aristotele incarnata nelle religioni del mondo.

A mano a mano che la conoscenza dell’universo si espande, l’uomo si fa più piccolo e insignificante e il contatto con Dio si fa più vicino. I gradini mentali successivi potrebbero anche non arrivare mai, ma più la curiosità umana allarga i suoi orizzonti, più il confine tra il mondo scientifico e quello umanistico si fa labile.

L’uomo e la scoperta del cielo (parte 1)

Scoperta del cielo 1

Secondo Kant, Cartesio e Leibniz l’universo, così come la mente umana, è caratterizzato da una dualità: per Platone e Aristotele era il visibile e l’invisibile, ai tempi del poema epico di Gilgamesh era il mortale e l’immortale, nell’antica Cina era la materia inerte Yin e la forza creativa Yang.
Nella storia dell’uomo, la grande dualità consiste nella spaccatura tra mondo degli scienziati da un lato e il mondo degli umanisti dall’altro.

Fin dai tempi dell’invenzione dell’arte e della scrittura, l’uomo volgeva lo sguardo verso il cielo in cerca di qualcosa di più alto e più grande di lui, che fosse una natura cosmica, un signore dell’universo o i segni del suo destino. Plutarco raccontò che l’assassinio di Giulio Cesare fu preceduto dall’apparizione di una cometa; Aristotele disse che fu una cometa a causare il terremoto nelle città greche di Elice e Bura; gli Aztechi anticiparono la venuta di Cortés con le comete; Guglielmo il Conquistatore usò la Cometa di Halley, apparsa per la prima volta nella battaglia di Hastings nel 1066, per la guerra psicologica; Sodoma e Gomorra furono distrutte dall’urto con una cometa, e tra la fine del Cretaceo e l’inizio del Terziario fu una cometa a portare i dinosauri, vissuti per 150 milioni di anni, all’estinzione.

La storia della scoperta del cielo è fatta di gradini o passi mentali. Un passo mentale è un cambiamento nel modo di pensare dell’uomo che ne modifica la relazione con il cosmo. Lo scienziato Gerald Hawkins (Mindsteps to the Cosmos, 1983) distingue cinque tappe o “gradini mentali” che hanno portato l’uomo alla scoperta del cielo, partendo dal gradino 0 (35.000 anni fa) fino ad arrivare al gradino 4 (dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri).

Il gradino 0: la fusione di terra e cielo nell’arte matematica
Il primo passo mentale è stato raggiunto da diverse culture indipendentemente l’una dall’altra, a partire dalla comparsa sulla terra dell’Homo Sapiens Sapiens 35.000 anni fa, che ha seguito la comparsa dell’Homo Sapiens Neanderthalensis 100.000 anni fa.

Mentre l’uomo di Neanderthal era un abitudinario che per ragioni di sopravvivenza ricorreva già al linguaggio, l’uomo Sapiens sviluppò una maggiore capacità di adattamento e di intuizione creativa. L’arte matematica delle caverne era la testimonianza che una nuova consapevolezza cosmica aveva pervaso la vita dell’uomo, che in precedenza era limitata alla sola conoscenza della terra. L’osso di Gontzi (15.000-10.000 anni fa) ritrovato in Ucraina è la rappresentazione di una storia lunare ovvero il passaggio di quattro mesi lunari o lunazioni. In Spagna, le Caverne di Abris de las Viñas (7.000 a.C.) raffigurano un idolo circondato da punti e falci di luna e la Caverna di Canchal de Mahoma raffigura 27 punti che cambiano: da falce di luna crescente a forma rotonda a falce di luna calante. Le testimonianze dello strato archeologico dell’Arziliano erano ciottoli che rappresentavano punti, linee rette e a zig-zag, tutti probabili simboli delle fasi lunari.

Il gradino 1: la separazione di terra e cielo nella scrittura
Il secondo passo mentale si è verificato 7.000-5.000 anni fa, prima della nascita delle grandi civiltà, quando il tempo Cronos separò con la spada la madre terra Gea dal padre dei cieli Uranus. Nell’epoca dei miti e delle leggende, la luna assunse un volto e il percorso del sole fu segnato dalle costellazioni dello zodiaco che si adattavano alle stagioni. In quel tempo il Medio Oriente ospitò l’invenzione della scrittura: i caratteri cuneiformi nell’antica Mesopotamia e i geroglifici in Egitto.

La storia scritta più antica del vecchio mondo risale a 2.000 anni prima di Omero ed è il poema epico di Gilgamesh, il quinto re di Uruk (2.700 a.C.), ritrovato nell’antica città di Nippur nell’Iraq centrale. Il poema è la storia originale del diluvio raccontata in 12 tavolette intere, ciascuna contenente 6 colonne di 300 righe, e recitata per secoli sotto forma di ballata. È la cronaca più antica sul sole (Gilgamesh), la luna (Enkidu) con le sue fasi e il cerchio dello zodiaco, una straordinaria fusione di leggenda e allegoria, filosofia e letteratura, ispirazione e religione. A quei tempi il cosmo era un planetario di 7 corpi celesti: il sole, la luna e i pianeti (la stella del mattino Venere insieme a Mercurio, il rosso Marte, il bianco Giove, e il giallo Saturno).

La storia scritta più antica del nuovo mondo risale invece ai tempi delle culture precolombiane ed era quella del dio Quetzalcoatl, presa come riferimento allegorico da Hernando Cortés per la conquista del Messico. Fin da allora i Maya usavano specchi curvati come telescopi riflettori per studiare il cielo, come quelli nell’osservatorio dello Yucatan Caracol e nel palazzo del governatore.

Il mondo anglosassone ci offre altre straordinarie testimonianze del gradino mentale 1: esemplari sono i megaliti di Stonehenge nell’Inghilterra meridionale del 3.500 a.C. Si narra che furono costruiti da mago Merlino ed erano già in rovina quando i Romani conquistarono la Britannia e quando re Artù formò la Tavola Rotonda. Erano centri di sapienza e conoscenza, luoghi di adorazione e di raduno dove si studiava il percorso del sole, della luna e dello zodiaco. Sono una commistione di antropologia culturale, archeologia, mitologia, sociologia, e studio del folclore. In Irlanda, i Circoli di New Grange del 3.300 a.C. erano luoghi di sepoltura che raffiguravano lo schema degli allineamenti di sole, luna e stelle. Una funzione simile la avevano anche il Circolo di Temple Wood in Scozia (2.000 a.C.) e i Circoli di Avebury in Gran Bretagna (2.500 a.C.).

Altri meravigliosi esempi del passo mentale 1 sono le ziggurat babilonesi e le piramidi d’Egitto, prime tra tutte Cheope e Giza (2.700 a.C.). Le piramidi sono state le prime strutture in pietra tagliata e lavorata nonché le più grandi costruzioni di pietra del mondo antico e moderno. La forma piramidale rappresentava i raggi del sole che scendevano inclinati per preparare l’ascesa in cielo del re defunto: erano il simbolo del dio-sole nonché veri e propri ponti tra la terra e il cosmo.

Il gradino 2: tra filosofia e superstizione
Il terzo passo mentale è iniziato nel 150 d.C. grazie all’apporto della filosofia della Grecia classica e delle culture orientali.

La Grecia classica produsse un grande spirito di ricerca, insieme all’indagine spazio-tempo e al primo alfabeto con le vocali. Talete di Mileto predisse l’eclissi solare del 585 a.C. e misurò il diametro angolare del sole. Anassimandro vedeva il cielo come una sfera celeste solida e trapunta di fori attraverso i quali era visibile il fuoco eterno. Pitagora, allontanandosi dall’idea del 500 a.C. che la terra fosse piatta, riteneva che tutto, compreso il sole e la terra, ruotasse intorno a un fuoco centrale, e che le stelle fossero appese alla sfera celeste fissa che ruotava lentamente su supporti di cristallo, generando la musica delle sfere. Eratostene appoggiò l’idea di Pitagora e misurò la dimensione della terra sferica. Ipparco fu il primo astronomo osservatore ed elaborò le carte del cielo con la posizione e la luminosità delle stelle. Aristotele riteneva che la terra fosse fissa e separata dal cosmo e che esistesse un’intelligenza creativa invisibile che pervadeva il tutto. Aristarco di Samo riteneva che la terra ruotasse intorno a un asse e si muovesse lungo un’orbita intorno al sole (ed era solo il 270 a.C.!).

L’astronomo Tolomeo era un teorico che, riprendendo Euclide, pose la terra al centro con il sole, la luna e i pianeti che le ruotavano attorno e le stelle appese dentro una sfera cristallina rotante; relegò gli spiriti oltre Saturno, tra le stelle fisse, al di fuori del sistema ordinato dei pianeti nello spazio tra terra e cielo. Il suo trattato di geografia universale fu usato per 1.000 anni anche da Colombo e le sue teorie divennero un punto di riferimento nella grandiosa Biblioteca di Alessandria, che rimase la memoria centrale del mondo antico per più di 600 anni fino all’incendio nel 389 d.C. Lo spazio celeste, lo spazio terreno e l’inferno erano ancora in armonia con la visione di universo ordinato e di spazio infinito decantata dal giudaismo, dal cristianesimo, dall’islamismo e dall’induismo.

L’India contribuì allo sviluppo del gradino mentale 2 con l’invenzione del concetto di zero e della trigonometria sferica. La Cina, nonostante l’influenza di Marco Polo che tentò di avvicinarla alla visione occidentale del cosmo, rimase umanistica, artistica, filosofica e mistica: il cosmo era un organismo non ordinato diviso in parti separate, nel quale solo il sole, la luna e le stelle si muovono in uno schema ritmato per rispondere a una volontà armonica. La diffusione dell’Islam nel VII-VIII secolo nel Mediterraneo, in Africa e in India, portò alla fioritura delle scienze e con essa alla contestazione della teoria tolemaica da parte dello scrittore al-Tusi nel XIII secolo.

L’età della rivoluzione che fece dell’astronomia una scienza iniziò con il gradino mentale 3, che racconteremo nel prossimo post, fino ad arrivare ai nostri giorni.

Aria di primavera in cucina

Siamo tornati con le freschissime ricette primaverili della dottoressa Giovanna Mormina!

Lasagna di patate e carciofi

Lasagna di patate e carciofi

Gli ingredienti speciali della ricetta sono le patate, che apportano potassio (che contrasta la ritenzione idrica) e i carciofi, ricchi di inulina (una fibra che contrasta la stipsi e aumenta il senso di sazietà) e di cinarina (che facilita il valoro del fegato),

Patate – carciofi – ricotta – grana grattugiato – olio extravergine di oliva – sale

Affettare le patate e i carciofi. Disporre su una teglia rivestita con carta da forno uno strato di patate coperto con uno strato di crema di ricotta. Coprire con uno strato di carciofi e uno di crema di ricotta. Proseguire fino a esaurimento degli ingredienti. Spolverizzare il piatto con il grana e cuocere in forno a 200° per 15 minuti.

Tortino di alici con origano e pomodorini

Tortino di alici

Alici – pomodorini Piccadilly – olio extravergine di oliva – origano – sale

Disporre le alici pulite su una placca rivestita di carta da forno con un filo di olio. Tagliare i pomodorini a spicchi, condirli con olio, sale e origano e porli sullo strato di alici. Fare altri strati fino a esaurimento degli ingredienti. Cuocere in forno precedentemente riscaldato a 180° per 15 minuti.

Insalata di farro, carote e noci

Insalata di farro

Farro – carote – noci – feta o primosale – pomodorini – origano – olio extravergine di oliva

Lessare il farro. Riunire in una terrina le carote grattugiate, le noci tritate grossolanamente, il formaggio tagliato a cubetti e i pomodorini tagliati a metà. Aggiungere il farro e condire con olio e origano.

Rotolo con fragole o lamponi

Rotolo con fragole o lamponi

60 grammi di farina 00 – 60 grammi di fecola di patate – 100 grammi di zucchero a velo – 1 limone – 3 uova – 200 grammi di fragole o lamponi – 30 grammi di mandorle tritate – 100 grammi di ricotta

Montare i tuorli con 60 grammi di zucchero a velo, poi incorporare la scorza del limone grattugiata, la farina, la fecola e gli albumi montati a neve. Versare il composto su una placca rivestita di carta da forno e infornare a 200° per 15 minuti. Capovolgere il panbiscotto su un canovaccio e farlo raffreddare. Eliminare la carta da forno, arrotolare il panbiscotto su se stesso e avvolgerlo nel telo. Lavare le fragole o i lamponi e frullarne una parte con la ricotta. Spalmare la crema sul rotolo e distribuirvi la frutta rimasta. Arrotolare il dolce, avvolgerlo nella pellicola e porlo in frigo. Servirlo a fette dopo averlo spolverizzato con lo zucchero a velo.

E buon appetito!

Per saperne di più sulla dottoressa Giovanna Mormina, dietologa ed endocrinologa di Roma con esperienza trentennale, potete visitare e seguire la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/dottssagiovannamormina/, sempre ricca di idee, spunti e consigli utili e interessanti per una vita all’insegna della salute e del benessere!

“La primavera non lo sapeva” (2020), Irene Vella

La primavera

In questi giorni di quarantena obbligatoria dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19, la giornalista e scrittrice Irene Vella regala all’Italia un bellissimo messaggio di speranza, una poesia dal titolo “La primavera non lo sapeva”.

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare,
Ed il sole a splendere,
E tornavano le rondini,
E il cielo si colorava di rosa e di blu.
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni.
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse.
Era l’11 marzo 2020, i ragazzi studiavano connessi a Gsuite.
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette.
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa.
Dopo poco chiusero tutto,
Anche gli uffici.
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini,
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava.
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire.
Era l’11 marzo del 2020, tutti furono messi in quarantena obbligatoria,
I nonni le famiglie e anche i giovani,
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire.
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme,
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione,
Di leggere volando con la fantasia.
Ci fu chi imparò una nuova lingua,
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi,
Chi capì di amare davvero, separato dalla vita,
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza,
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti,
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico.
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri,
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco.
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.
E poi arrivò il giorno della liberazione.
Eravamo alla TV e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso,
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto.
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi,
Senza mascherine e guanti,
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello.
E fu allora che arrivò l’estate,
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci,
Nonostante tutto,
Nonostante il virus,
Nonostante la paura,
Nonostante la morte,
Perché la primavera non lo sapeva,
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.